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USA chiama Italia: Robert Bianchi e gli italoamericani dell’OSDIA “rinsaldiamo i legami con la Madrepatria”

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Robert A. Bianchi, Esq. ex Pubblico Ministero  nominato dal Governatore del New Jersey, oggi avvocato penalista del New Jersey e volto noto della televisione americana, ha rilasciato, in qualità di Presidente della più antica e consolidata organizzazione a sostegno degli italiani in America, l’Order Sons and Daughters of Italy in America un’intervista a Wetheitalians.com, una community che tratta argomenti di interesse per gli italiani d’America.

Nel corso dell’intervista, il Presidente Bianchi, racconta alcuni dettagli relativi alla discendenza italiana della sua famiglia e illustra, partendo dalla tradizione centenaria dell’Ordine Sons and Daughters of Italy in America, il nuovo corso dell’organizzazione e le novità che stanno stimolando la vita associativa degli associati, che rappresentano una parte considerevole dell’influente comunità di discendenza italiana negli Stati Uniti.

Oggi – spiega Bianchi – rappresentiamo un’organizzazione di uomini e donne che dona decine di milioni di dollari in beneficenza, borse di studio, soccorsi in caso di calamità, combattendo gli stereotipi negativi e promuovendo al contempo il patrimonio culturale italiano attraverso l’immagine positiva delle grandi realizzazioni degli italoamericani a beneficio di tutti gli americani. “.

L’OSDIA è costruita su capitoli locali presenti in tutti gli Stati Uniti e in Canada. Viviamo la nostra esperienza associativa incontrandoci insieme, organizzando eventi, raccogliendo fondi per beneficenza, creando amicizie che durano tutta la vita ed offrendo l’opportunità di stare con persone che condividono un’esperienza comune… essere italoamericani. Detto questo, l’organizzazione nazionale con sede a Washington, D.C. ci fornisce il potere di sostenere le questioni d’interesse per la comunità italoamericana a livello federale, statale e locale. Stiamo inoltre facendo una campagna per reclutare membri più giovani e per dare alle ragazze e alle donne la possibilità di unirsi a noi e assumere posizioni di leadership“.

L’organizzazione è presente in Italia dal 2020, quando è stato rilasciato il certificato di charter al “Capitolo di Roma”, la 3002esima unità locale dell’OSDIA e la prima fondata al di fuori del continente nordamericano negli oltre 115 anni della sua storia. “Ci stiamo espandendo anche in Italia – sottolinea Bianchi a questo proposito – e siamo onorati di avere il nostro primo capitolo in Italia. Sono rimasto sorpreso nell’apprendere che non eravamo mai stati rappresentati in Italia. Ma è valsa la pena aspettare. Siamo molto soddisfatti, questo nuovo capitolo ci permette di incontrare nuove persone, costruire relazioni strategiche e lavorare per il bene comune rafforzando la relazione transcontinentale con l’Italia.“.

L’OSDIA, nel perseguimento delle sue finalità istituzionali, ha sempre curato la comunicazione attraverso i suoi organi ufficiali e oggi, grazie all’impegno del Presidente Bianchi, questi mezzi vengono messi a disposizione anche per i rapporti con l’Italia, rappresentando uno strumento efficace per le industrie del “made in Italy” che vogliono promuovere oltreoceano i loro prodotti di eccellenza: “Stiamo lavorando – aggiunge – per costruire opportunità economiche e commerciali per i nostri associati, stiamo sviluppando i canali mediatici dell’OSDIA in modi mai fatti prima, come le nostre serie Facebook Live, il canale YouTube, e siamo anche in tv [sul canale americano News12+ n.d.r.] raggiungendo direttamente 3,8 milioni di case, e con il live streaming siamo in tutto il mondo. Stiamo anche avviando partnership strategiche con le grandi imprese italiane.”.

Quella di rafforzare i legami con la madrepatria è dunque una delle linee fondamentali del nuovo corso post-pandemico dell’OSDIA, la più antica e consolidata organizzazione a sostegno degli italiani in America. 

Fondata a New York nel 1905 con il nome di “Ordine dei Figli d’Italia in America” dal dottor Vincenzo Sellaro, un medico siciliano emigrato negli Stati Uniti, nel corso della sua storia, parallelamente al sostegno della comunità italo-americana, l’OSDIA non ha mai fatto mancare il suo contributo alla madrepatria. 

Negli anni ’50, si è attivata per garantire che l’Italia fosse adeguatamente posizionata all’interno del “Piano Marshall”, il programma di aiuti post-bellici finanziato dagli Stati Uniti per l’Europa. Da allora, l’OSDIA ha contribuito a sostenere economicamente varie cause anche in Italia, compresi i soccorsi per terremoti e inondazioni, per citarne alcuni. Recentemente, ha anche offerto il proprio sostegno alla ricostruzione di una scuola attraverso la Fondazione Bocelli.

L’OSDIA Commission for Social Justice, dal 1979 a difesa dell’immagine degli italiani in USA

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La Commission for Social Justice (CSJ) è stata fondata nel 1979 per combattere gli stereotipi sugli italoamericani da parte delle industrie dell’intrattenimento, della pubblicità e dei media e, sin dalla sua costituzione, collabora anche con altri gruppi per assicurare che persone di tutte le razze, religioni e culture siano trattate con dignità e rispetto. Il CSJ conduce campagne sia a livello comunitario che nazionale a sostegno di questioni culturali e sociali di cruciale importanza per gli italoamericani.

L’attività principale della Commissione consiste nel monitorare l’industria dell’intrattenimento, della pubblicità e dei media, intervenendo con tempestività nei casi in cui venga lesa la reputazione della comunità italoamericana. In questi casi la CSJ si attiva insieme ad altre organizzazioni italo-americane, reti di posta elettronica e singoli individui interessati dal problema, intervenendo a livello di opinione pubblica per ristabilire la verità dei fatti. Per raggiungere i suoi obiettivi, la CSJ si impegna nelle relazioni con la comunità e con il Governo, così come nelle campagne di base e nella raccolta di fondi. Tuttavia, dato il suo status non-profit, la CSJ non può offrire consulenza legale o assistenza nelle cause legali.

Attraverso il suo Positive Image Program, la CSJ informa regolarmente i media e il pubblico in generale sulle conquiste, i contributi, la storia e la cultura italoamericana e diffonde documentazione a supporto dell’immagine degli italoamericani. La documentazione, composta da libri, interviste, articoli e video, mira a fornire informazioni utili, e soprattutto verificate, su argomenti molto attuali che riguardano la comunità italoamericana, e più in generale la reputazione dell’Italia, negli USA.


La CSJ è un ramo operativo dell’Order Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA), la più antica e consolidata organizzazione a supporto della comunità di cittadini americani di discendenza italiana, fondata a New York nel 1905, oggi presieduta da Robert A. Bianchi, Esq. avvocato penalista con base nel New Jersey, volto noto della TV americana. In Italia l’OSDIA è presente con un proprio Chapter a Roma e con numerosi members at large, soci sostenitori che pur non partecipando attivamente alla vita dell’organizzazione, ne condividono scopi e valori.

Associati e donazioni in crescita per l’Order Sons and Daughter of Italy in America

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La Sons of Italy Foundation (SIF), il ramo filantropico dell’OSDIA, ha supportato nel 2021 il #GivingTuesday, la Giornata Mondiale del Dono, il più grande evento internazionale dedicato alla generosità e alla solidarietà che coinvolge oltre 75 paesi nel mondo, ottenendo risultati ben oltre le aspettative. Nell’anno appena trascorso, inoltre, ha donato 20.000 dollari ad Help Our Military Heroes, il settimo contributo in otto anni, raccogliendo oltre 200.000 dollari nell’ultimo biennio per enti di beneficenza. 

Fondata nel 1959, la Sons of Italy Foundation (SIF), sostiene a sua volta numerosi enti di beneficenza: l’Associazione Alzheimer, la Cooley’s Anemia Foundation, Veterani, la Doug Flutie, Jr. Foundation for Autism , Gary Sinise Foundation, Foundation for Cancer Research, Garibaldi-Meucci Museum, Ronald McDonald House of New York, e la Washington D.C. Police Foundation, solo per citarne alcune. 

Oltre al supporto di cause filantropiche nazionali ed internazionali, la Fondazione Sons of Italy assegna borse di studio a studenti universitari e laureati di origine italiana per prestazioni accademiche esemplari, leadership scolastica e servizio alla comunità. Dalla sua fondazione, la fondazione ha raccolto decine di milioni di dollari per enti di beneficenza e borse di studio, sovvenzioni per la conservazione e l’avanzamento culturale, la ricerca medica, i soccorsi in caso di disastri e le cause delle truppe ferite e dei veterani sono stati al centro dell’attenzione per diversi decenni.

Una parte delle donazioni, viene raccolta in occasione della cena di gala annuale denominata National Education & Leadership Awards (NELA) che si tiene ogni anno dal 1989. Ad oggi, i partecipanti alle 32 edizioni del NELA Gala, includono presidenti degli Stati Uniti, membri del Congresso e diplomatici stranieri. Hanno ricevuto infatti l’ambito premio: il presidente Bill Clinton; il presidente George W. Bush; il presidente italiano Giorgio Napolitano; i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin Scalia e Samuel Alito; l’ex segretario alla difesa Leon Panetta; l’ex amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne; i luminari della scienza e della medicina dott. Anthony Fauci, Robert Gallo e Michael Sofia; gli intrattenitori Frank Sinatra, Tony Bennett, Annette Funichello e Gary Sinise; e le leggende dello sport Lou Carnesecca, Mario Andretti, Geno Auriemma e Tommy Lasorda. 

Mentre l’OSDIA celebra questi risultati, lo slancio in avanti continua nel 2022. I soci dell’OSDIA sono in aumento e la generosità di spirito è esemplificata nelle donazioni SIF che crescono nonostante la pandemia.

Presidente nazionale dell’Order Sons and Daughters of Italy in America è Robert A. Bianchi, Esq. avvocato penalista con base nel New Jersey, volto noto della TV americana.

Il Centro Studi Italia-Canada partecipa al Business Forum sull’Intelligenza Artificiale della ICCC

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L’Intelligenza Artificiale (IA) e le sfide dello sviluppo sostenibile saranno al centro della terza edizione del Business Forum sull’Intelligenza Artificiale organizzato, per il prossimo 18 e 19 novembre, dalla Camera di Commercio Italiana in Canada (ICCC).

Sostenibilità e transizione verso un’economia circolare sono temi centrali delle agende politiche di tutto il globo, incluse l’Europa, l’Italia e il Canada. Il Centro Studi Italia-Canada (www.centrostudi-italiacanada.it) sarà parte della tavola rotonda con un focus su Etica e Intelligenza Artificiale, attraverso l’esperienza del professor Edmondo Grassi, docente presso l’Università Telematica San Raffaele e componente del Comitato tecnico-scientifico del Centro Studi Italia-Canada..

L’approccio etico all’intelligenza artificiale, allo scopo di ridurre il rischio di bias e disuguaglianze prodotti dagli algoritmi, è da considerarsi tra gli obiettivi di sostenibilità del secolo, intesa come accesso equo a tecnologia, garanzie e tutele. In quest’ottica, l’Intelligenza Artificiale è un ottimo acceleratore e facilitatore del passaggio a un modello di sviluppo sostenibile che tuteli la crescita economica e contemporaneamente le risorse a disposizione delle nuove generazioni.

Per alcune filiere, sostenibilità e IA hanno acquisito un significato peculiare e strategico anche a causa delle nuove esigenze produttive e gestionali imposte dalla pandemia Covid-19, basti pensare al tema della salute. Il digital health è senza dubbio tra i settori che hanno registrato esperienze e sviluppi più significativi nell’ultimo anno. Inoltre, il Canada sta ponendo il dialogo sui grandi temi del futuro al centro della discussione, grazie ad un ecosistema estremamente sensibile al tema dello sviluppo sostenibile, che si traduce in risorse, azioni e iniziative concrete.

La due giorni di conferenze vedrà anche momenti di matchmarking dedicati a facilitare il confronto, lo scambio di buone pratiche, l’identificazione di potenzialità di business development tra Italia e Canada sul tema dell’IA come strumento di facilitazione alla transizione verso uno sviluppo più sostenibile, in particolare nei settori strategici della sanità, dell’energia e dell’economia circolare, della mobilità.

Partecipano al forum giornalisti, leader canadesi e italiani, università, centri di ricerca, start-up, PMI e grandi aziende del mondo dell’IA tra cui: Sara Moraca, Journalist; Désirée Tremblay, INNOVÉE; Pietro Leo, IBM Italia; Nathalie Ouimet, Montréal InVivo; Maurizio Sobrero, Bologna Business School; Edmondo Grassi, San Raffaele University; Michele Colajanni, UniBo; Sanzio Bassini, IFAB / Cineca; Marcel Labelle, Cybereco; Marianna Simeone, Déléguée du Québec à Rome; Silvia Costantini, Consul General of Italy; Ruben Sacerdoti, Region of Emilia Romagna: Danielle Virone, Italian Chamber of Commerce in Canada.

Webinar sull’industria aerospaziale del Québec: tendenze e opportunità emergenti

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La Camera di Commercio Italiana in Canada, Il Centro Studi Italia-Canada, AeroMontreal e l’Umbria Aerospace Cluster organizzano un webinar per le imprese italiane della filiera dell’aerospazio, con l’obiettivo di facilitare la condivisione di informazioni sul mercato canadese e in particolare con la sua più importante area di specializzazione: Montreal e il Québec.

Il cluster di Montreal, una delle capitali mondiali del settore aerospazio, ha risentito della crisi e ha intrapreso un percorso di riqualificazione e riposizionamento. In tale contesto, le opportunità di integrazione e scambio per le imprese italiane stanno velocemente cambiando.

Il mercato canadese resta un possibile target ma è necessario comprendere l’evoluzione del contesto, delle specializzazioni emergenti, dell’evoluzione della domanda per valutare le potenzialità di posizionamento e le opzioni possibili di accesso al mercato.

Interverranno: Danielle Virone, Executive Director, ICCC; Daniele Tonti, President, Umbria Aerospace Cluster; Paolo Quattrocchi, Director, Centro Studi Italia-Canada; Suzanne Benoit, President, AéroMontreaI; Ruggiera Sarcina, Director-Italy, ICCC; Charlotte Laramée, Vice-President Operations AéroMontréal;Francesco Norante, President, Leonardo Canada; Christopher O’Neill, President and COO, Mecaer America Inc.

L’evento digitale, dal titolo “Quebec aerospace industry: emerging trends and opportunity” si terrà il prossimo giovedì 11 novembre 2021 alle 15:00 (CET).  Il webinar si svolgerà in lingua inglese. Ai fini della partecipazione è obbligatoria la registrazione al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfjsFyw78boW0Fs9fW46z0XIMxP4X139aFgqIJa7Gda_nL9Vg/viewform

 

Rinnovato il board dell’Ordine dei Figli d’Italia in America (OSDIA), l’avvocato Robert A. Bianchi nuovo presidente

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L’avvocato penalista di Morris County (NJ) Robert A. Bianchi ha prestato giuramento, il 14 agosto, come 38esimo presidente nazionale dell’Order Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA), la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana. La cerimonia d’installazione è stata trasmessa in live-streaming sul canale YouTube dell’OSDIA.

Nella sua qualità di procuratore di Morris County (NJ), l’avvocato Robert A. Bianchi è stato il capo delle forze dell’ordine della contea dal 2007 al 2013 ed oggi guida un team di avvocati penalisti del New Jersey presso lo studio professionale Bianchi Law Group. Bianchi è anche un anchorman del canale televisivo legale Law & Crime Network ed è spesso intervistato in qualità di analista legale da canali televisivi nazionali quali CNN, ABC, FOX, NBC, CBS e MSNBC. È inoltre apparso in talk show e documentari legali tra cui The Geraldo Rivera Show, Due Process, e New Jersey Capitol Report.

Nell’OSDIA Bianchi ha ricoperto ruoli di primo piano, interfacciandosi spesso con i funzionari della Casa Bianca, i membri del Congresso e altri alti funzionari federali su questioni che riguardano gli italo-americani.

Il Presidente Bianchi sarà affiancato da nuovo board, di cui fanno parte: Joseph A. Boncore del Massachusetts, Primo Vice Presidente Nazionale; Michael G. Polo del Connecticut, Secondo Vice Presidente Nazionale; Thom A. Lupo di New York, Terzo Vice Presidente Nazionale; Dr. Mark S. DeNunzio della Florida, Quarto Vice Presidente Nazionale; Tony Bisceglia Anderson del Nord Ovest, Quinto Vice Presidente Nazionale; Frank Gattuso della Pennsylvania, oratore nazionale; John Saladino del Massachusetts, segretario nazionale; Louis R. Santoro del New Jersey, segretario finanziario nazionale; Joseph F. Rondinelli di New York, tesoriere nazionale; Lynn Lawrence-Murphy della California, storico nazionale; Rev. R. Adam Forno della Florida, cappellano nazionale.

Il Past Presidente Nazionale Joseph Sciame di New York è stato riconfermato alla presidenza della Sons of Italy Foundational (SIF), il braccio filantropico dell’OSDIA, per un intero mandato di due anni. Il Past Presidente Statale Robert M. Ferrito di New York è stato riconfermato quale Presidente Nazionale della Commissione per la Giustizia Sociale (C SJ), il braccio anti-diffamazione dell’OSDIA.

Claudio Frasca, Presidente del “Capitolo di Roma” OSDIA, l’unica unità territoriale di questa organizzazione fondata al di fuori del continente nordamericano, dichiara: “Con viva soddisfazione apprendiamo che è stato eletto come Presidente OSDIA Robert A. Bianchi, noto avvocato penalista apprezzato per esperienza ed etica professionale, fondatore dello Studio Bianchi Law Group, che subentra all’uscente Nancy Difiore Queen, che ringraziamo per l’impegno profuso in questi anni difficili di pandemia. Formuliamo i nostri migliori auguri al nuovo Presidente per un mandato proficuo e pieno di soddisfazioni. “.

Carmelo Cutuli, esperto in relazioni tra l’Italia ed il Nord America ed Immediate Past President (IMP) del “Capitolo di Roma” OSDIA, sottolinea: “Oggi più che mai i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti sono fondamentali al fine della ripresa della nostra economia. Gli Stati Uniti costituiscono da sempre un Paese amico ed un grande sostenitore dell’Italia. Bob Bianchi da anni si batte a favore della causa degli italoamericani, rivestendo ruoli importanti nell’OSDIA. Auguriamo pertanto buon lavoro al nuovo presidente dell’Order Sons and Daughters of Italy in America, assicurandogli il pieno supporto da parte dei soci dell’OSDIA residenti in Italia ed auspicando una sua visita a Roma nei prossimi mesi.”.

L’Ordine dei Figli d’Italia in America (www.osia.org) è stato fondato nel 1905 a supporto del processo d’integrazione degli immigrati italiani.  Ad oggi, i membri dell’OSDIA hanno donato più di 164 milioni di dollari a favore di programmi educativi, borse di studio, donazioni di beneficenza, soccorso in caso di disastri, promozione culturale e ricerca medica. Il gruppo ha unità territoriali in tutti gli Stati Uniti, Canada. In Italia l’OSDIA ha fondato, nel 2019, il Capitolo di Roma (https://osiaroma.altervista.org) con l’obiettivo di curare i rapporti tra la sede di Washington e le istituzioni italiane.

La “propulsione al plasma”: la sfida tra Wuhan e Boston sulla costruzione di aerei a zero emissioni.

Sin dal primo volo aereo più di 100 anni fa, gli aeroplani sono stati azionati utilizzando superfici mobili come eliche e turbine. La maggior parte è stata alimentata dalla combustione di combustibili fossili. L’Electroaerodynamics, in cui le forze elettriche accelerano gli ioni in un fluido, viene proposta come metodo alternativo di propulsione di aeroplani — senza parti in movimento, quasi silenziosamente e senza emissioni di combustione. Tuttavia, nessun aereo con un tale sistema di propulsione a stato solido, è riuscito a spiccare il volo. La rivista Nature nel suo studio “Flight of an aeroplane with solid-state propulsion” dimostra come un sistema di propulsione a stato solido può sostenere il volo a motore, progettando e pilotando un aereo più pesante dell’aria a propulsione elettro-aerodinamica.

Leggi la pubblicazione originale sulla rivista scientifica Nature: Flight of an aeroplane with solid-state propulsion.

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Covid-19: una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale

Con “trappola di Tucidide” il grande storico attribuiva lo scoppio della guerra fra Atene e Sparta alla crescita della potenza ateniese, e alla paura che tale crescita causava nella rivale Sparta. Oggi mentre il mondo affronta una delle sue sfide più importanti, lo scenario internazionale ci pone di fronte alla possibilità che questa trappola scatti. Ancor prima dell’emergenza Covid-19, si scorgeva una fase storica in cui una potenza a lungo dominante -gli Stati Uniti- fronteggiava una potenza emergente -la Cina- e in molti, sullo scenario internazionale, temevano per gli effetti di questa competizione.

Un duello già visto

Quest’anno per l’economia globale sarà il peggiore degli ultimi cent’anni. Solo negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione nel mese di aprile è passato al 14,7%, il più alto dalla Grande Depressione, e sicuramente le continue pressioni tra Stati Uniti e Cina non porteranno a sviluppi migliori. Nel giro di pochi mesi gli umori dell’amministrazione americana verso Pechino si sono più volte capovolti. Prima le battaglie su Huawei, il 5g e lo spionaggio informatico che, ad un certo punto, sembravano risolte con una stretta di mano tra i due leader, ma con lo scoppio del contagio il Covid-19 è diventato una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale.

Il Coronavirus appare in Cina a “fine dicembre” e per il mese di gennaio si rivela un problema solo cinese. Trump e i suoi esperti non esternano preoccupazione, anzi per tutto il mese e quello successivo, Trump elogerà la Cina: il 24 gennaio sul suo profilo Twitter il Presidente statunitense scriveva: “China has been working very hard to contain the Coronavirus. The United States greatly appreciates their efforts and transparency. I twill out well. In particular, on behalf of the American People. I want to thank President Xi”. Non solo Trump ringraziava il Presidente Xì per il lavoro svolto, ma il 10 febbraio si congratulava anche con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per poi accusarla a metà aprile di aver “portato avanti la disinformazione della Cina riguardo al coronavirus” e decidere la sospensione degli aiuti per un periodo tra i 60 e i 90 giorni.

La comunicazione si fa sempre più difficile

Mentre l’epidemia cresce negli Stati Uniti, a inizio marzo gli infètti sono 1300 e i morti 36, Trump dichiara emergenza nazionale e il tono nei confronti di Pechino cambia. Il Covid-19 inizia e diventare il “virus cinese” mentre il portavoce del Ministro degli esteri cinese accusa “il virus potrebbe essere partito dagli Stati Uniti e portato a Wuhan dall’esercito statunitense, quando lo scorso ottobre più di 300 soldati americani si trovavano a Wuhan per il campionato mondiale di giochi militari”.

La battaglia si sposta sul controllo della narrazione della pandemia e la comunicazione diventa la chiave per decidere chi uscirà vincitore su scala mondiale. Iniziano le ripercussioni sui giornalisti. Il 19 febbraio Pechino espelle tre cronisti del “Wall street journal”, accusati di aver utilizzato un titolo dispregiativo “China is Real Sick Man of Asia”, a cui si accoderanno più tardi anche i giornalisti del New York Times e del Washington Post. D’altra parte, Washington risponde allontanando 60 inviati cinesi dei principali media filogovernativo.

Nel frattempo, le voci che il virus possa provenire dai laboratori di Wuhan, viene smentita il 17 marzo dalla rivista scientifica “Nature medicine”. Il Covid-19 è il risultato di un’evoluzione naturale, arrivata dal pipistrello, ma questo non ferma né la propaganda americana né il Presidente Trump che annuncia l’intervento dell’intelligence americana per investigare sulle origini del Covid-19, mentre la Cina rispedisce le accuse al mittente affermando che gli Stati Uniti spostano l’attenzione dei loro ritardi nell’agire contro il coronavirus.

Lo scontro comunicativo si rinvigorisce con le esternazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo che domenica scorsa davanti all’Abc, affermava di avere enormi prove che il virus provenga dai laboratori di Wuhan. Posizione ritrattata parzialmente pochi giorni dopo, “ci sono solo delle evidenze ma non delle certezze” e riaccusa Pechino di mancata trasparenza nella fase iniziale del contagio e di continuare a essere “opaca” e a “negare l’accesso” alle informazioni.

Il Covid-19 e la leadership internazionale

Quello che oggi appare più evidente non sono solo le conseguenze del Covid-19 nel mondo ma anche il ruolo che esso ha assunto nella contrapposizione tra Stati Uniti e Cina. Quello che la storia ci dirà è che quel “rinoceronte grigio” (espressione coniata dall’analista politico americano Michele Wucker che si riferisce ai pericoli grandi e trascurati) è già in casa nostra ed ha subito un processo di fusione. Come i tentacoli di una piovra che si legano immediatamente a qualsiasi cosa, il Covid-19 è progressivamente diventato la nuova pedina da sfruttare per respingere l’ambizione della Cina di colmare il vuoto di leadership con gli Stati Uniti. E l’Europa? La sensazione è che l’Ue abbia bisogno di un processo rigenerativo per poter acquisire quel sentimento di unione tanto promosso quanto artificioso. Nell’attesa che questo processo possa presto manifestarsi, la speranza è quella di non restare intrappolati nello scontro tra Usa e Cina. La sensazione è che l’Ue non dovrà fronteggiare solo le gravi conseguenze che il Covid-19 lascerà, oltre a far fronte a questa pandemia che colpisce in maniera orizzontale ogni paese, l’Ue dovrà contrastare da un lato, il forte euroscetticismo presente nei propri confini e dall’altro, la prospettiva di una contrapposizione sempre più forte tra Cina e Usa. Dalle sue risposte dipenderà il suo futuro, la sua leadership internazionale e la sua indipendenza rispetto ai due principali contendenti a livello globale.

Terre e comunità rare. Gli indios chiudono le loro terre.

Americas/AMERICHE/Diritti umani di

Il numero dei contagiati da coronavirus in America Latina ha ormai raggiunto quota 90.059, dei quali 4.247 sono morti. É quanto emerge da una statistica elaborata dall’ANSA sulla situazione esistente in 34 nazioni e territori latinoamericani. In appena tre giorni la regione è passata da 80.120 contagi e 3.364 morti, al bilancio odierno. Il Brasile continua a essere il primo Paese nella regione per numero di casi e di deceduti, registrando oltre un terzo dei positivi dell’America Latina.

Gli indigeni abbandonati di fronte alla pandemia

Per evitare il contagio, in almeno 12 Stati del Brasile, gli indios di varie etnie hanno chiuso l’accesso alle loro terre per cercare di impedire l’arrivo del coronavirus: lo rende noto il portale di notizie Uol, sottolineando che coloro che vivono nei villaggi sono più vulnerabili alle epidemie virali e temono che i casi di Covid-19 si diffondano nei loro territori. “Per il momento non abbiamo nessun caso sospetto, ma stiamo chiudendo il villaggio per non far entrare persone da fuori che possano contaminarci”, ha spiegato il capo tribù Almir Narayamoga, dell’etnia Suruì, che vive a Rondonia.

Il primo nativo sconfitto dal coronavirus è stato Alvanir Xirixana, 15enne che viveva nel villaggio Rehebe, lungo il fiume Uraricoera, una regione dove trafficano migliaia di garimpeiros (ricercatori illegali d’oro) che fanno affari illeciti nella Terra indigena yanomami. “La morte del ragazzo ha diffuso la preoccupazione tra gli yanomami”, scrive la Folha de S.Paulo. “Molti temono che si ripeta la tragedia provocata dall’invasione dei ricercatori d’oro tra gli anni sessanta e ottanta del novecento, quando il 15 per cento della popolazione morì a causa di malattie virali, in particolare del morbillo”. La stessa organizzazione che rappresenta i diritti degli Yanomami, l’Hutukara Associação Yanomami, pone l’attenzione sulle migliaia di ricercatori d’oro che ogni anno attraversano queste zone, sottolineando come il villaggio dove viveva Alvanir sia un loro percorso.

La diffusione del virus nei popoli nativi dell’America Latina è particolarmente preoccupante se consideriamo che per queste popolazioni la situazione è già estremamente drammatica. La malattia si aggiungerebbe ad altri problemi cronici come la malnutrizione o la carenza d’acqua potabile. Una delle raccomandazioni di base per evitare la diffusione del coronavirus è proprio il lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone. Tuttavia, in America Latina, questa semplice raccomandazione può essere difficile da soddisfare poiché la regione convive con una costante contraddizione. Sebbene la regione abbia il 31% delle fonti di acqua dolce del mondo, quasi 37 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, secondo fonti della Banca mondiale. Mentre in Bolivia le comunità indigene praticano la semina dell’acqua, in Perù l’acqua viene catturata dalla nebbia. La popolazione zapoteca in Messico svolge da molti anni lavori di raccolta dell’acqua in buche costruite a tale scopo.

Oltre a tutto questo, le popolazioni native continuano ad affrontare vecchie sfide, come l’invasione delle loro terre, il disboscamento illegale o le estrazioni minerarie illegali che probabilmente, sono gli stessi vettori del virus. Per il momento i nativi stanno facendo la loro parte, cercando di non entrare in contatto con i ricercatori d’oro o con i narcotrafficanti che hanno grandi interessi economici nella regione, ma fin quando sarà presente il disinteresse dello stato, e nel caso del Brasile di Jair Bolsonaro gli attacchi frontali alle comunità indigene, l’autoisolamento dei nativi sarà fragile e forse inutile. Per tutte queste ragioni è necessario articolare un piano nazionale di emergenza che veda la partecipazione di organizzazioni indigene e istituzioni partner per riuscire a evitare il crollo di queste rare comunità.

 

La criminalità organizzata in America Latina, azioni e reazioni ai tempi del Covid-19.

L’attuale crisi provocata dal coronavirus in ogni angolo del mondo ha effetti sociali, economici e politici che sono riscontrabili anche negli affari delle organizzazioni criminali.

In Italia come negli altri paesi per frenare il contagio da Covid-19 si fermano imprese e industrie, e anche le mafie rallentano in alcuni settori criminali come la prostituzione, la tratta dei migranti o lo spaccio di droga. Tuttavia, come ha ben sottolineato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, le “Mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere. E le élite delle mafie fanno molte operazioni non per arricchirsi, ma per avere consenso, potere…”

Ora, se per un’istante pensiamo di far valere questo monito non solo per le organizzazioni criminali italiane, possiamo pensare che tutta la criminalità organizzata mondiale oggi patisce e reagisce agli effetti del Covid-19. Le parole del procuratore di Catanzaro hanno una grande rilevanza universale e riassumono benissimo le intenzioni delle organizzazioni criminali di tutto il mondo.

La crescente minaccia rappresentata dal coronavirus ha portato in superficie le già presenti disuguaglianze sociali sottostanti e ciò vale anche per le lacune della presenza statale e il ruolo dei gruppi criminali nel colmare tale vuoto.

Basta guardare al Brasile per vedere come i trafficanti di droga del Comando rosso (Comando Vermelho – CV) nella favela Ciudade de Deus di Rio de Janeiro, scalcando il governo centrale, soffocano l’espansione del virus imponendo il coprifuoco ai residenti.

Al contempo, l’esercito nazionale di liberazione in Colombia (Ejército de Liberación Nacional – ELN) ha annunciato il 30 marzo un cessate il fuoco di un mese, che è arrivato in seguito all’appello dell’ex leader ribelle Francisco Galá, il quale ha dichiarato “di cessare il fuoco… e di liberare il paese dalla paura della guerra, almeno per questi tempi di emergenza”, secondo El Tiempo.

Mentre nel vicino Venezuela diversi video testimoniano che gruppi di “colectivos” o gruppi armati filo-governativi impongono ai residenti nel quartiere 23 di Enero di Caracas e nel quartiere di Petare vicino a Caracas di rispettare i protocolli di igiene e di quarantena. Inoltre, secondo i media locali lo stesso regime di Nicolás Maduro ha invitato i civili armati ad affiancare i membri delle forze armate per imporre le restrizioni di quarantena.

In Guatemala, l’emergenza dichiarata dal governo ha spinto i membri della banda del Barrio 18 a concedere la sospensione del pizzo da parte dei venditori locali. Tuttavia, bande come la Unión de Tepito a Città del Messico, hanno mantenuto il racket nonostante la pandemia. In El Salvador, membri della banda della MS13 ed entrambe le fazioni del Barrio 18, i Rivoluzionari e Sureños, minacciano la popolazione locale con violenza a restare in quarantena.

Angélica Durán-Martínez, criminologa dell’Università di Chicago e Benjamin Lessing professore all’Università del Massachusetts, studioso di violenza criminale e governance in America Latina, hanno sostenuto a InSight Crime, che le ragioni delle bande per esercitare questo tipo di governance vanno ben oltre il semplice garantire il loro potere e controllo. Il loro tentativo è indirizzato a ottenere più capitale sociale, per favorire le loro operazioni criminali. Benjamin Lessing sostiene che, quando lo Stato non agisce, spesso gli attori criminali si assumono la responsabilità nel prendersi cura delle loro comunità.

“Riflette il loro interesse a mantenere il supporto sociale”, ha dichiarato Durán-Martínez. “Questi gruppi vedono sul territorio i chiari rischi che la comunità deve affrontare come il mancato accesso ad acqua pulita, sapone o disinfettante e nel momento in cui lo stato non adotta misure concrete per la tutela della salute pubblica, la responsabilità di quest’ultima finisce per essere nelle loro mani.”

Il paradosso del modus operandi delle organizzazioni criminali sta nel non essere sempre contraria o antagonista a come lo stato vuole governare. L’attuale crisi sanitaria, sociale ed economica riflette in realtà un caso in cui sia gli interessi statali e quelli criminali sembrano essere abbastanza convergenti. Proprio per questo è da considerare che l’altro virus che punta a rafforzarsi, sfruttando l’emergenza della pandemia, sono le varie organizzazioni. D’altronde quando lo stato è assente o come nel caso brasiliano sopraffatto dalla superficialità, la criminalità organizzata trova terreno fertile per proliferare e rafforzarsi.

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Antonello Salvatore Cossu
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