Usa: proposto un embargo petrolifero a Putin. Da capirne i potenziali effetti sui suoi alleati europei

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Stop alle importazioni di petrolio dalla Russia. <<Aspettatevi una legge negli Usa per bandire le importazioni di petrolio russo, forse già questa settimana>>. Stando alle fonti questa sarebbe la prossima mossa messa sul tavolo da Washington per cercare di piegare il Cremlino e costringerlo a un passo indietro rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina. La speaker della Camera dei rappresentanti americana, Nancy Pelosi, ha dichiarato che il testo di legge per porre in atto le sanzioni a Mosca sarebbe già pronto mentre il segretario di Stato, Antony Blinken, ha rivelato che gli Stati Uniti, a riguardo, hanno già intavolato negoziazioni con gli europei. Un embargo petrolifero sarebbe un durissimo colpo per Putin, infatti, stando ai dati dell’International Energy Agency, Mosca è il terzo produttore al mondo di petrolio, dopo Usa e Arabia Saudita, ma, soprattutto è il primo esportatore. In termini economici i ricavi dagli idrocarburi equivalgono per Mosca al 36% del bilancio nazionale (24 miliardi nel 2019). Dunque, imporre tali sanzioni significherebbe togliere al Cremlino più di un terzo delle sue risorse economiche, paralizzare la sua economica e dunque generare un malcontento interno che potrebbe, seriamente, mettere in discussione la leadership di Putin.

Tuttavia, non è sempre oro quel che luccica. Questo tipo di sanzioni alla Russia comporterebbe una serie di ricadute che andrebbero ad intaccare anche l’economia europea. Il 60% delle esportazioni russe, infatti, va in Europa, che quindi subirebbe un danno economico incalcolabile. Inoltre, una tale misura facendo ridurre la fornitura mondiale di energia provocherebbe un aumento del prezzo della benzina anche per gli americani. DI fatti su tali manovre, come dimostra l’esternazione della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaky, non sembra esserci consenso unanime nemmeno tra le file del governo americano. <<Il nostro obiettivo è massimizzare l’impatto su Putin, riducendo al minimo quello su noi, i nostri alleati e i partner. Non abbiamo alcun interesse a ridurre la fornitura globale di energia>>.

Ovviamente a questa serie di problematiche si accompagnerebbe anche quella relativa alla lotta al cambiamento climatico. I governi europei, per esempio, si troverebbero ipoteticamente costretti a dover ricorrere a fonti di energia come il carbone e il nucleare che si credevano oramai superate. Sostanzialmente si lascerebbe la strada spianata a tutte quelle lobby economiche che chiedono di mettere da parte la riduzione delle emissioni di CO2 in nome dell’aumento della produzione. Dunque, resta difficile da capire se l’Unione Europea si accoderà a questo tipo di sanzioni, qualora venissero messe in campo. Un embargo simile per Bruxelles significherebbe compromettere quasi la totalità della sua produzione e della manutenzione dei suoi impianti.  Gli Stati Uniti a differenza degli Stati europei importano da Mosca solamente il 3% del loro fabbisogno petrolifero.

Dunque, qualora Washington volesse imporre un embargo di questo tipo nei confronti della Russia senza però intaccare gli interessi dei suoi alleati, come dimostrano le parole della Psaky, dovrebbe accompagnare alle sanzioni tutta un’altra serie di misure tese a limitare i danni ai suoi partner. In Primis gli Usa dovrebbero aumentare la propria produzione petrolifera, spingere gli alleati mediorientali e africani a fare altrettanto e iniziare ad acquistare più barili da Messico e Canada. Non a caso in questi ultimi giorni dopo anni di assenza è tornata a Caracas una delegazione diplomatica americana. Questo tentativo di riavvicinamento rientra all’interno di una strategia finalizzata a sfilare alleati a Putin e a riprendere i contatti con il Venezuela che, avendo le più grandi riserve petrolifere mondiali non sfruttate, sarebbe un socio d’oro per trovare alternative valide alla dipendenza d’oro nero dalla Russia. Gli Usa, infatti, qualora riuscissero ad aumentare le proprie riserve cominciando ad importare dal governo Nicolas Maduro potrebbero permettersi di aumentare le esportazioni per Bruxelles. Bruxelles che se riuscisse a sopperire alla dipendenza energetica da Mosca, comprando petrolio da Washington, potrebbe permettersi anch’essa di imporre sanzioni. infliggendo a Putin un colpo durissimo.

 

 

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