Centrafrica, Seleka cambia nome ma continua ad uccidere

Nei giorni scorsi un grave attacco dei SELEKA, oggi “Fronte popolare per la Rinascita”, si è verificato nel villaggio si Ngaundaye dove un gruppo di guerriglieri che scortava una mandria ha rifiutato di deporre le armi quando la gendarmeria locale li ha fermati.

Ne è derivato uno scontro armato che ha provocato 7 morti tra i Seleka e un ferito tra i gendarmi locali. Naturalmente lo scontro ha provocato una reazione da parte dei Seleka che sono calati in forze sul villaggio minacciando la popolazione e bruciando le abitazioni costringendoli a rifugiarsi nella missione locale.

Molti i feriti tra la popolazione civile tra i quali anche dei bambini che hanno avuto bisogno di cure mediche nel villaggio di Bocarangia.

Le forze di pace della missione Minusca presenti in zona sono intervenuti a protezione della popolazione  mentre le Forze dell’Esercito Centrafricano FACA sono arrivati dopo quattro giorni percorrendo un  tragitto che in genere si può percorrere in 16 ore, non appena giunti, come hanno detto alcuni testimoni, sono ripartiti dopo breve tempo, forse temendo ulteriori attacchi Seleka.

La testimonianza dei missionari presenti a Ngaundaye è molto sofferta, sono stati il punto di ritrovo della popolazione terrorizzata e sono stati più volte attaccati dai gruppi Seleka che si spostavano nel villaggio combattendo con i gendarmi. Solo quattro giorni dopo con l’Intervento delle forze ONU è stato ristabilito un minimo di ordine, per il momento.

La situazione in Centrafrica continua a deteriorarsi, le bande criminali assumono ormai il controllo di gran parte del territorio nonostante la presenza dell’ONU che non riesce a fornire il supporto necessario allo sviluppo di una sicurezza generale del paese

Il paese è ormai stremato da tre anni di guerra civile che ha tra le sue principali vittime i bambini.

Lo scontro vede contrapposti cristiani a musulmani, per motivazioni religiose ma soprattutto politiche, lasciando la popolazione senza cibo, acqua, educazione, cure mediche.

È il nuovo presidente Faustin Archange Touadéra, neo eletto al ballottaggio con il 62,7% dei voti contro lo sfidante Georges Dologuele, che dovrà affrontare questa situazione in continuo degrado.

c662863a-0512-4c17-b6f1-28fb2263a499_large.jpgSono quasi un milione i cittadini della Repubblica Centrafricana in fuga da fame e guerra. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha censito circa 455mila rifugiati centrafricani, scappi in Congo, Camerun o Chad dall’inizio della nuova guerra civile. Dal dicembre 2013 si è registrata una costante crescita del numero di rifugiati, da 235mila ai 455mila di marzo 2016. Gli sfollati interni sono al momento 435mila, dopo aver raggiunto il picco di 825mila a gennaio 2014.

 

QUESTO ARTICOLO E’ STATO MODIFICATO A SEGUITO DI UN APPROFONDIMENTO SULLE INFORMAZIONI DALLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA

 

 

giornalista, direttore ed editore delle testate European Affairs Magazine e Bookreporter. Si occupa di geopolitica, difesa e relazioni internazionali, ambiti nei quali ha maturato una lunga esperienza seguendo le missioni della Difesa italiana in Afghanistan, Libano, Kosovo e Iraq, realizzando reportage e documentari dalle principali aree di crisi. Appassionato di innovazione tecnologica ed esperto del settore delle telecomunicazioni, approfondisce i processi di trasformazione digitale e l’evoluzione tecnologica nei settori strategici della difesa, della sicurezza e della comunicazione.

1 Comment Lascia un commento

  1. l’articolo ha alcune inesattezze.
    Pur non avendo un’alta considerazione per i Caschi Blu (la MINUSCA) bisogn riconoscere che è grazie al loro intervento che il peggio è stato evitato.
    Quelli che ci hanno messo 4 giorni invece sono i FACA (l’esercito centrafricano). Oltre al ritardo, appena arrivati sono ripartiti, perchè c’era pericolo di attacchi da parte dei Seleka….

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