La rete Europea contro l’Apolidia lancia il suo nuovo report

logo_ENSLa ENS – European Network on Statelessness (Rete Europea per l’Apolidia) sta lanciando in queste ore  il suo nuovo rapporto “Nessun bambino dovrebbe essere Apolide” parte integrante della sua campagna mirata a mettere fine all’apolidia infantile in Europa. L’ente è una charity di diritto inglese, con sede a Londra, e come tale è da intendersi quale un ente non governativo, che è alla continua ricerca di partnership col mondo accademico, organizzazioni internazionali, ed esperti del settore asilo ed immigrazione.

Il rapporto offre una sintesi di studi di ricerca condotti dai membri ENS in otto paesi europei, come pure un’analisi delle leggi nazionali in tutti i 47 Stati del Consiglio d’Europa (che ricordiamo, non è né il consiglio Europeo, né il Consiglio dell’Unione Europea, come abbiamo già spiegato su europeanaffairs.media, ma un’organizzazione internazionale che comprende anche Stati non UE, che ha come principale obiettivo la salvaguardia dei diritti dell’uomo) . Il documento spiega perché molte ibelong-fb-cover-Boy_itamigliaia di bambini continuano a crescere senza cittadinanza, a causa di lacune nelle leggi europee in materia o per via di ostacoli burocratici che talvolta impediscono la regolare registrazione delle nascite. Il rapporto rivela che anche tra gli Stati che hanno aderito alle convenzioni internazionali, più della metà non hanno ancora dato corretta attuazione ai relativi obblighi, volti a garantire che i minori acquisiscano una nazionalità. La ricerca di ENS fa luce anche sui casi nuovi ed emergenti di apolidia infantile e si focalizza proprio sul rischio corso da coloro che vengono adottati, o riconosciuti da coppie dello stesso sesso o da bimbi che nascono da rifugiati e migranti o attraverso la maternità surrogata.

Secondo i relatori,il cui lavoro quò essere scaricato qui, l’apolidia infantile – che genera inevitabilmente notevoli difficoltà nell’accesso a diritti e servizi – può essere un problema del tutto risolvibile: la relazione si conclude infatti con una serie di raccomandazioni volte a guidare l’azione per affrontare in modo più efficace il fenomeno in Europa.

Segnaliamo che l’argomento è oggetto di un hashtag su Twitter, #StetelessKids, e che una discussione passaportionline sul social è stata lanciata tra le 16.00 e le 18.00 (ora dell’Europa Centrale) di lunedì 21 settembre. Sull’argomento si è anche espresso Nils Muižnieks, Commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, con delle dichiarazioni su cui ritorneremo. All’evento ed alle discussioni nel settore partecipa anche l’UNHCR, con una campagna denominata #IBelong, che mira all’eradicamento dell’apolidia entro un decennio.

Il motto dell’ENS? “Ognuno ha diritto ad una nazionalità”.

 

 

 

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