GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Tag archive

EmmanuelMacron

Il piano francese per un’industria automobilistica più ecologica e più competitiva

EUROPA di

La crisi causata dalla diffusione del Covid-19 ha inferto un duro colpo al settore automobilistico francese. Per salvare questo importante settore economico e le centinaia di migliaia di posti di lavoro che rappresenta, il 26 maggio, il Governo di Emmanuel Macron ha presentato un vasto piano di supporto per rendere il settore automobilistico francese più ecologico e competitivo. Lo Stato stanzierà nel settore oltre 8 miliardi di euro di aiuti ed in cambio, le case automobilistiche francesi si impegnano a ricollocare la produzione del valore aggiunto in Francia nonché a consolidare e mantenere tutta la produzione industriale sui siti francesi.

Un piano di sovranità industriale automobilistica

Riavviare la domanda, ricollocare la produzione in Francia e ripristinare la competitività attraverso gli investimenti: queste le priorità rilanciate dal Presidente della repubblica francese Macron, annunciando un piano dal valore di 8 miliardi di euro di aiuti per sostenere la ripresa del settore automobilistico, rendendolo più verde e competitivo. Il piano è stato simbolicamente presentato a Etaples (Pas-de-Calais), nella grande fabbrica europea Valeo di macchine elettriche a 48 volt, in prima linea nella lotta alle emissioni di CO2.

I finanziamenti non saranno privi di condizioni: le case automobilistiche francesi sono chiamate ad impegnarsi nel ricollocare la produzione del valore aggiunto in Francia nonché nel consolidare e mantenere tutta la produzione industriale sui siti francesi.

“Questo è un piano di difesa per il nostro settore che dovrà affrontare una delle crisi più gravi della sua storia. Si tratta di un piano di sovranità industriale automobilistica che mira a ricollocare il valore aggiunto, lottare per quest’ultimo e per far sì che i settori del futuro si verifichino” queste le parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron “è quindi un piano dell’automobile del 21 ° secolo”.

I nuovi aiuti sono entrati in vigore il primo giugno, ai sensi di un decreto pubblicato il 31 maggio nella Gazzetta ufficiale francese. Tra questi premi e bonus, alcuni sono temporanei e cesseranno il 31 dicembre 2020.

I tre obiettivi

Il piano di 8 miliardi coprirà tre obiettivi ambiziosi per conquistare la sovranità industriale automobilistica. Il primo è aumentare la domanda e rinnovare il settore affinché diventi più ecologica. Ad ogni cambio di un vecchio veicolo dovrà seguire l’acquisto di un veicolo alimentato dal nuovo diesel o benzina, a motore ibrido o ancora meglio elettrico. L’imperativo è ridurre le emissioni di CO2. L’acquisto di un nuovo veicolo ha un costo significativo ma subentrerà l’aiuto dello Stato francese. Per consentire a più persone di guidare in modo più pulito ed economico il bonus ecologico per un veicolo elettrico al 100% aumenterà da 6.000 a 7.000 euro dal primo giugno ed è in fase di creazione un bonus ecologico pari a 2.000 euro per l’acquisto di veicoli ibridi plug-in con oltre 50 chilometri di autonomia, in modalità completamente elettrica e che costino meno di 50.000 euro. Inoltre, il premio di conversione per le aziende è stato aumentato da 3.000 a 5.000 euro. Il massimale delle entrate fiscali che consente di beneficiare di premi più elevati è stato, invece, aumentato a 18.000 euro mentre il premio di demolizione assegnato per la sostituzione di un veicolo con un altro meno inquinante viene esteso ai veicoli classificati Crit’Air 3, ovvero veicoli a benzina immatricolati prima del 2006 ma anche diesel prima del 2011.

Al contempo, è stato accelerato il dispiegamento di terminali elettrici in tutto il paese, con l’obiettivo di raggiungere 100.000 terminali entro il 2021. La Francia mira, così, a diventare il primo paese europeo ad avere un sistema di supporto così ambizioso per i veicoli elettrici e ibridi.

Un altro pacchetto di misure è entrato in vigore il 1 ° giugno: il raddoppio da parte dello Stato del miglioramento del premio di conversione per le persone che vivono o lavorano in aree a basse emissioni, entro il limite di 1000 euro, nonché il pagamento da parte dello Stato degli stessi aiuti concessi per l’acquisto di una bicicletta assistita elettricamente, fino a 200 euro.

Il secondo obiettivo del piano francese per sostenere il settore automobilistico è quello di ricollocare la produzione in Francia. “Ora dobbiamo pensare a costruire il domani” ha dichiarato il Presidente Macron “La nostra industria automobilistica deve essere al centro della sfida della modernizzazione, dell’elettricità e dell’autonomia. In questa prospettiva, il nostro obiettivo è chiaro: rendere la Francia la prima nazione a produrre veicoli puliti in Europa portando a oltre 1 milione entro 5 anni la produzione annua di veicoli elettrici, ibridi plug-in o ibridi”.

Il terzo obiettivo che si pone la Francia è investire nella modernizzazione delle società francesi incrementando la competitività. A tal fine è in fase di creazione un fondo per il futuro dell’automobile dotato di: 200 milioni di euro in sovvenzioni destinate ad aiutare la digitalizzazione, la robotizzazione e l’industria, compresa la trasformazione ecologica di piccoli attori del settore che non possono permettersi questi cambiamenti; 150 milioni di euro a supporto dello sforzo di ricerca delle aziende del settore; 600 milioni di euro per sostenere la crisi che ha investito i produttori.

 

Il discorso di Macron: in Francia “déconfinement” graduale dopo l’11 maggio

EUROPA di

Il 13 aprile, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è rivolto nuovamente al Paese in un discorso di 30 minuti, in cui ha annunciato l’estensione almeno fino all’11 maggio delle misure restrittive in vigore per contenere la pandemia da coronavirus. Macron ha confermato tutti gli aiuti messi in campo per sostenere le imprese e ha ricordato i meriti del personale sanitario. Il Presidente francese ha, altresì, ammesso i problemi riscontrati dalla Francia nella gestione della crisi attuale-come l’insufficienza di mascherine e test- ed ha spiegato che le prossime settimane di “confinement” serviranno proprio a risolvere tali problemi, oltre che ad introdurre forme di aiuto economico più inclusive e a definire la fase due.

 Il discorso del Presidente francese

 Il lockdown deve ancora continuare anche se la pandemia da Covid-19, il cui bilancio si avvicina a circa 15.000 morti in Francia, sta iniziando a rallentare: è quanto affermato dal Presidente della Repubblica francese nella serata di lunedì, in diretta televisiva dal Palazzo dell’Eliseo. Per non vanificare “lo sforzo fatto da tutti” Emmanuel Macron ha così deciso di tenere ancora i francesi a casa e l’appuntamento per la ripresa è prorogato a dopo l’11 maggio.

Dopo aver annunciato l’estensione del lockdown, aver ringraziato il personale sanitario ed aver fatto luce sui problemi francesi nella gestione dell’emergenza sanitaria, Macron ha affermato che sono in corso di definizione i tempi e le modalità della fase due, cioè del ritorno alla vita dopo aver superato almeno la fase più critica dell’emergenza dovuta al Covid-19. Il Presidente ha, così, dato un orizzonte ai francesi. “Il prossimo 11 maggio (…) sarà l’inizio di una nuova fase”, ha promesso il Capo dello Stato.

Dal giorno della fine del lockdown, gli ospedali, i laboratori di analisi, i medici di famiglia, dovranno essere in grado di testare chiunque al primo sintomo e metterlo in quarantena immediatamente. Dopo l’11 maggio, se il numero dei contagi sarà diminuito, Macron spera di riaprire le scuole-ma non i licei- e le università, la cui chiusura aumenta le diseguaglianze sociali, soprattutto nei quartieri popolari e nelle campagne francesi. Non tutti i bambini, infatti, hanno a disposizione strumenti digitali o l’aiuto dei genitori. “Vedremo dopo due settimane di riapertura se l’impatto è negativo”, ha affermato Pascal Crépey, epidemiologo presso la School of Advanced Studies in Public Health (EHESP).

 

Dopo l’11 maggio il Presidente francese vorrebbe anche riaccendere il motore economico del Paese, di concerto con le imprese. “L’11 maggio si tratterà di consentire a quante più persone possibile di tornare al lavoro, di riavviare il nostro settore, le nostre attività e i nostri servizi”, ha dichiarato nel suo discorso. “Le persone anziane e i più vulnerabili” rimarranno invece ancora a casa per scongiurare un contagio. Per lo stesso motivo, non potranno ancora riaprire bar, ristoranti, alberghi, teatri, sale da concerto e musei. “I principali festival ed eventi con un vasto pubblico non potranno essere tenuti almeno fino a metà luglio prossimo”, ha aggiunto Macron, indicando che “la situazione sarà valutata collettivamente da metà maggio, ogni settimana”. Ogni francese sarà “dotato di una mascherina per la circolazione in pubblico”, l’obbligo di indossarla potrebbe, infatti, diventare “sistematico”, in particolare sui mezzi pubblici.

“La speranza rinasce, ma nulla è già acquisito”, ha avvertito il Presidente, precisando che non bisognerà abbassare la guardia ed allentare i controlli, bensì, sarà necessario continuare a rispettare le misure di precauzione, poiché il virus probabilmente non sarà debellato presto e sarà necessario imparare a conviverci. “Le regole potrebbero essere adattate in base ai nostri risultati, perché l’obiettivo principale rimane la salute di tutti i francesi” ha insistito il Presidente. Il confinamento, in quest’ottica, sarebbe revocato gradualmente.

Infine, Emmanuel Macron, nel suo discorso, ha altresì invitato l’Europa ad una “maggiore audacia” ed i Paesi più ricchi a “ridurre in modo massiccio” il debito degli Stati africani.

 Le reazioni politiche

 Quella di Macron è una scelta politica non priva di rischi. Il suo annuncio è stato, infatti, immediatamente criticato dall’opposizione.

A destra, il Presidente dei repubblicani, Christian Jacob, ha invocato una gestione della crisi che includa un buon uso della logistica. Intervistato da Agence France-Presse (AFP), Jacob ha spiegato: “Tutto ciò dipenderà dalla sua capacità di suonare realmente la mobilitazione generale. Le parole non saranno più sufficienti. Possiamo vedere il ritardo che abbiamo in mascherine, attrezzature, test, ecc. Ora dobbiamo anticipare la ripresa economica, settore di attività per settore di attività”.

A sinistra, il Segretario del Partito Socialista, Olivier Faure, ha chiesto anche lui di verificare che le condizioni logistiche siano soddisfatte. “Per l’11 maggio abbiamo bisogno di garanzie di fattibilità, vedremo, è un obiettivo ambizioso, che dobbiamo condividere, dobbiamo mettere tutti i nostri sforzi insieme per raggiungerlo” ha ammonito in un programma in onda sul canale televisivo TF1.

All’estrema destra, il vicepresidente di Rassemblement National (RN), Jordan Bardella, ha descritto il graduale “deconfinamento” delle scuole come “estremamente pericoloso”. “Il Capo dello Stato ha indicato che renderebbe possibile il test per tutte le persone che presentano sintomi, eppure sappiamo che il 50% delle persone infette dal coronavirus è asintomatico e, tra questi asintomatici, ci sono anche molti bambini; quindi iniziare il deconfinamento rimettendo migliaia di bambini nelle classi scolastiche, lo trovo estremamente pericoloso, lo trovo una decisione sbagliata” ha dichiarato Bardella. Anche il leader dei deputati di La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, considera “estremamente pericoloso” il piano annunciato da Macron, descritto anche dagli ecologisti come una “una follia”.

Le prossime settimane, dunque, saranno un banco di prova per il Governo francese.

Francia, lo stato del Covid-19 tra l’avvio dell’Operazione Resilienza e le dichiarazioni di Macron

EUROPA di

Il Covid-19 continua a colpire duramente lo Stato francese. Il 25 marzo, Emmanuel Macron ha annunciato, a Mulhouse, il lancio dell’“Operazione resilienza”: una missione sanitaria e logistica, affidata all’esercito. Due giorni dopo, il 27 marzo, il Primo Ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato l’estensione del periodo di applicazione delle misure restrittive, imposte dallo scorso 17 marzo: le misure saranno prolungate-almeno-fino al 15 aprile, non cesseranno, dunque, a fine marzo, come era stato inizialmente annunciato dal Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Quest’ultimo, ha accettato di rispondere alle domande formulate da alcune testate giornalistiche italiane, invocando una solidarietà europea nella gestione dell’emergenza.

“Operazione resilienza”

Inventato dagli psichiatri, il concetto di resilienza è ora utilizzato per battezzare una nuova missione dell’esercito francese. Sulla strada per l’ospedale militare di Mulhouse (Alto Reno), colpito duramente dalla pandemia, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha annunciato l’Operazione chiamata “Resilienza”. Ai militari verrà affidata una triplice missione: salute, logistica e protezione, come sintetizzato dal Ministero delle forze armate.

L’ Operazione sarà interamente dedicata ad aiutare e sostenere la popolazione ed i servizi pubblici per affrontare l’emergenza, nella Francia continentale e nei territori di oltremare.

La direzione spetta al Capo dello stato maggiore, il Generale François Lecointre. Il 58enne ha avuto molte esperienze operative: nella Repubblica Centrafricana nel 1989, durante la Guerra del Golfo nel 1991, in Somalia nel 1993, in Gabon e poi in Ruanda nel 1994 ed a Sarajevo nel 1995.

L’Operazione sarà gestita sette giorni su sette dal Centro di pianificazione e gestione delle operazioni (CPCO), situato nei locali del Ministero delle Forze armate, a Balard, nel 15 ° arrondissement di Parigi. I militari non saranno responsabili dell’applicazione delle misure di contenimento della popolazione, ma potranno, di volta in volta, proteggere edifici o siti sensibili, come assicura il Ministro delle Forze armate, Florence Parly. “Gli eserciti non intendono emettere contravvenzioni in caso di inosservanza del confinamento (…) ma vi sono luoghi in cui sono immagazzinati attrezzature mediche, medicine e respiratori. Questi sono luoghi di importanza vitale. Proteggerli da possibili furti, che abbiamo visto moltiplicarsi negli ultimi giorni, è assolutamente essenziale”, ha dichiarato il Ministro. L’esercito verrà anche mobilitato per operazioni sanitarie e logistiche nelle zone di oltremare con meno risorse rispetto alla Francia continentale, dove il virus si sta propagando velocemente.

 

Le forze armate francesi sono state mobilitate dal 18 marzo per rimpatriare per via aerea 18 pazienti dall’Alsazia, 12 dalla Corsica in barca, nonché per installare una struttura ospedaliera dotata di 30 letti di rianimazione a Mulhouse: questi sforzi, tuttavia, prima dell’avvio dell’Operazione, sono stati fatti in ordine disperso. Avere un comando chiaro è positivo in termini di coordinamento e coerenza generale, guadagnando enormemente in velocità ed efficienza.

Tuttavia, regna l’incognita sul numero effettivo di uomini mobilitati. “Il nostro obiettivo è quello di essere in grado di soddisfare le esigenze espresse dalle prefetture regionali, che sollevano le richieste dei prefetti del dipartimento o delle agenzie sanitarie regionali”, ha affermato il Colonnello Frédéric Barbry, portavoce del Capo di Stato maggiore. “I numeri mobilitati dipenderanno dalle esigenze e quindi varieranno nel tempo” ha aggiunto.

Vi è chi mette in guardia da “aspettative non realistiche” e ritiene che manchino attrezzature e personale, sostenendo che lo strumento di difesa francese, nel 2020, non è più pensato per un’operazione nazionale di soccorso in caso di calamità. Il servizio sanitario militare ha subito, infatti, brutali tagli al bilancio negli ultimi vent’anni. All’inizio della crisi del coronavirus, un funzionario della difesa, interrogato su possibili rinforzi da impiegare, rispose: “Non li abbiamo”.

L’intervista a Macron

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha accettato di rispondere ad una serie di domande scritte dal “Corriere della Sera”, “la Repubblica” e “La Stampa”, nella sua prima intervista a media stranieri da quando è cominciata l’emergenza sanitaria, e nel momento cruciale in cui l’Europa si divide sulla risposta da dare all’emergenza. “Con Giuseppe Conte, Pedro Sánchez e altri sei capi di Stato e di governo abbiamo indirizzato, prima del Consiglio, una lettera a Charles Michel per inviare un messaggio chiaro: non supereremo questa crisi senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e di bilancio. Questo è il punto di partenza. Gli strumenti vengono in seguito e dobbiamo essere aperti: può trattarsi di una capacità di indebitamento comune, oppure di un aumento del bilancio Ue per permettere un sostegno reale ai Paesi più colpiti da questa crisi”- ha dichiarato il Presidente francese -“Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’ Europa della solidarietà, della sovranità e dell’avvenire”.

Sul tema del futuro dello spazio europeo senza frontiere Macron ha, poi, affermato “Dobbiamo fare tutto il possibile per fermare la diffusione del virus, ma sempre agendo da europei: coordinare le nostre misure sanitarie, chiudere le nostre frontiere esterne per evitare di esportare e di importare nuovamente il virus, mantenere il più possibile le nostre frontiere interne aperte per lasciar passare i lavoratori e i beni essenziali, dare prova di una solidarietà finanziaria e, domani, ridurre la dipendenza dell’Europa nei settori produttivi strategici, come le medicine e le attrezzature mediche. So che gli italiani e i francesi condividono questa battaglia e questa speranza nell’Europa”.

Libia, Khalifa Haftar vola a Berlino. Merkel: “nessuna soluzione militare”

AFRICA di

Lo scorso 10 marzo il generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. L’incontro è avvenuto il giorno successivo alla visita del generale a Parigi , dove ha incontrato il Presidente francese Emmanuel Macron.

 

Al centro dell’incontro tra il leader dell’LNA e la cancelliera Merkel vi è stato, anzitutto, il perdurare della crisi libica, ma anche il confronto sulle possibili soluzioni per porre fine al conflitto. A tal proposito, la cancelliera tedesca ha ribadito che la crisi libica non dovrà essere risolta militarmente e, pertanto, ha nuovamente invocato la necessità di un “cessate il fuoco” permanente.  Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, la cancelliera Merkel ha ribadito al leader libico la necessità di favorire l’avvio di un processo politico nel Paese nordafricano, in conformità con quanto stabilito alla Conferenza di Berlino, tenutasi il 19 gennaio scorso. Questo è quanto riferito dal portavoce del governo tedesco, il quale, però, non ha rivelato dettagli sulla risposta di Haftar.

 

Sappiamo però che lo scorso 9 marzo, nel corso dell’incontro con il Presidente francese, il leader libico ha dichiarato di essere pronto a raggiungere una tregua, a patto che tutti i gruppi armati, compreso l’esercito di Tripoli sotto il comando del Governo di Accordo Nazionale (GNA), si impegnino a fare lo stesso.

Il governo di Tripoli, dal canto suo, il 3 marzo scorso aveva invitato la comunità internazionale a proseguire il suo sforzo di pacificazione nel Paese, in particolare esercitando pressioni sulle forze di Haftar volte a porre fine agli scontri.

Il Paese, e soprattutto la capitale libica, continuano tuttavia ad essere caratterizzati da instabilità e da scontri continui tra le due fazioni in campo.

Fonti locali dichiarano infatti che venerdì 13 marzo, le forze dell’LNA hanno avviato un’offensiva su due diversi fronti. Una al centro di al-Aziziya, situata a 55 km a Sud-Ovest di Tripoli, ed un’altra presso al-Hira, vicino la città di Gharyan. Secondo quanto dichiarato, le forze di Haftar avrebbero parallelamente condotto un attacco aereo contro le postazioni delle forze del governo triplino, situate ad Est della città di Misurata. I raid aerei, secondo le stesse fonti, hanno preso di mira principalmente obiettivi militari.

Nel frattempo, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha riferito che la Turchia continua ad inviare a Tripoli combattenti siriani, ovvero militanti appartenenti alle divisioni di Sultan Murad, addestrati da Ankara per combattere a fianco dell’esercito tripolino. Secondo quanto riportato da al-Mismari, il numero di mercenari siriani il Libia ha raggiunto quota 7500, a cui vanno ad aggiungersi funzionari ed altri uomini di provenienza turca.

 

What will the African policy of French President Emmanuel Macron be?

BreakingNews @en di

No step backward in the fight against terrorism, sub-Saharan Africa will remain a theater of operation by  the African Union, the G5 Sahel and the Algerian partner. On the economic plan, Emmanuel Macron intends to put  the European Union at the centre of his plan. For the development aid, the famous 0,7 % of the French GDP is not denied. Between 2014 and 2016, Minister of Finance visits some countries of the CFA zone, meets Alassane Ouattara, Macky Sall. The candidate went to Algiers where he evokes the crimes against humanity committed by France, before returning to Paris.Who are men and women who will control the African policy of Emmanuel Macron? Jean-Yves Le Drian, Minister of Defence of François Hollande, architect of the military operations in Africa, is the inescapable man in the fight against terrorism. Cédric Lewandowski, very close to Jean-Yves Le Drian, and who negotiated  the liberation of the hostages in Sahel, should occupy a key post.

Redazione
Vai a Inizio
× Contattaci!