Valter Santilli: “Mettere a sistema i Big Data della scienza è la prossima grande sfida del sistema Sanitario”

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Ciascuno di noi è depositario più o meno inconsapevole di una quantità esorbitante di dati clinici, informazioni potenzialmente preziosissime per la nostra salute e per quella dell’intera popolazione, se efficacemente raccolte e messe a sistema. Quanto sarebbero state d’aiuto al Sistema Sanitario Nazionale l’ha dimostrato l’emergenza Covid con incontrovertibile evidenza. E se è vero che nessun archivio umano è capace di contenerle tutte e renderle connesse e fruibili, l’uomo può però utilizzare nel modo giusto la tecnologia per trovare una soluzione. Ce ne parla Valter Santilli, Professore Ordinario in Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università Sapienza di Roma e mentor di un progetto attraverso il quale le start up Digital Med e Noviplus Italy puntano a realizzare una rivoluzionaria cartella clinica informatizzata, che potrà essere di grande aiuto per la ricerca scientifica in ambito medico, grazie a tecniche di data-mining  per la classificazione e clusterizzazione dei dati. Tutti i dettagli, sabato 26 settembre, dalle ore 12.45 alle ore 13.30, nel corso della tavola rotonda coordinata dal Professor Santilli “Data science in sanità e riabilitazione” organizzata nell’ambito  di WELFAIR 2020, l’evento digitale dedicato alla salute promosso da Fiera Roma. 

In sempre più ambiti della nostra vita – e decisamente la medicina è uno di questi – siamo letteralmente inondati di dati. Come fare per trattenere quelli che servono e orientarcisi per darne una lettura utile?

 

In medicina, come in molti altri ambiti, si verifica un accumulo di enormi quantità di dati. La capacità di raccoglierli e memorizzarli, grazie allo sviluppo di strumenti di raccolta automatica, ha largamente superato la capacità umana di analizzarli. Eppure i Big Data in sanità possono essere oltremodo preziosi per migliorare le prestazioni del Sistema Sanitario e dunque la nostra salute. In questo ambito sta assumendo un ruolo cruciale la Data Science, settore interdisciplinare che utilizza metodi scientifici, processi, algoritmi e sistemi per estrarre valore dai dati: il machine learning e il data mining sono due suoi ambiti distinti. Tutto ciò in medicina può essere fondamentale perché ogni paziente può diventare un esempio di Big Data da cui ricavare interessanti regolarità o “pattern” sui cui basare il clinical decision making. Il machine learning, con la realizzazione di sistemi e algoritmi che si basano su osservazioni come dati per la rappresentazione di nuovi contenuti informativi, può essere usato anche per predire il valore di alcune grandezze non note o per classificarle, il che potrebbe avere un ruolo cruciale per migliorare anche aspetti di natura gestionale del mondo della sanità. Finora però siamo stati bravi a utilizzare Big Data, data minig e machine learning solo per fini commerciali o di propaganda politica, molto meno per programmare politiche sanitarie migliori e tutelare più efficacemente la salute dei cittadini.

 

 L’Università Sapienza sta lavorando a un progetto in questo senso?

 

Sì, c’è una Start up dell’Università Sapienza, Digital Med, che ha la Data Science tra i suoi ambiti di ricerca e sviluppo.  In particolare, collabora con la Start-up Noviplus Italy al progetto di realizzare una nuova cartella clinica informatizzata con caratteristiche che la rendono uno strumento unico per la ricerca scientifica in ambito medico: ha infatti al suo interno una sezione che implementa tecniche di data-mining  per la classificazione e la clusterizzazione di una parte dei dati contenuti nella cartella stessa. La Digital Med intende estendere le potenzialità di tale strumento a tutte le informazioni e i dati reperibili nella cartella informatizzata e collabora con il gruppo Expleo Italia al progetto “ Data Factor”, inerente l’analisi dei big data e l’applicazione delle tecnologie del  Data-Science in campo medico, e più specificamente nel campo della Medicina Fisica e Riabilitativa. Il tutto nel massimo rispetto della privacy.

 

Da qualche mese ciascuno di noi ha preso familiarità quotidiana con i numeri del Covid. Questo progetto potrebbe portare chiarezza in tal senso, corredando quei numeri di tutta una serie di informazioni fondamentali per una loro lettura più descrittiva della situazione reale?

 

Oggi siamo sprovvisti di dati certi a livello nazionale, informazioni che invece sarebbero di grande aiuto per stabilire le politiche sanitarie. Per esempio, per gestire meglio i non tanti letti di terapia intensiva, sarebbe utilissimo capire, all’interno di gruppi di persone a rischio – come i diabetici – quali sono i sottogruppi ancora più a rischio. Avere dati migliora la salute della popolazione e rende la sanità più intelligente. Ancora un esempio: quando si chiudono ospedali o punti di primo soccorso, avere dati più precisi sulle popolazioni che afferivano a quelle strutture può aiutare molto a fare tagli migliori e ottimizzare la distribuzione delle risorse. Il nostro progetto sarà pronto tra un anno o due e potrà essere uno strumento molto proficuo per le pubbliche amministrazioni, anche nel famigerato caso di altre epidemie.

 

Rispetto all’emergenza Covid, ritiene che il Sistema sanitario nazionale abbia retto bene?

 

Sì, il Sistema Sanitario Nazionale sta reggendo, anche se ci sono state cattive interpretazioni sugli esiti del Covid che non hanno aiutato. Questo virus non porta solo disturbi respiratori, ci sono conseguenze disabilitanti a livello di molteplici distretti: apparato cardio-vascolare, sistema nervoso centrale e periferico e apparato muscoloscheletrico, apparato gastro-intestinale, rene, fegato.

I pazienti gravi e critici inoltre sono soggetti a periodi di immobilizzazione prolungati, con conseguente grave decondizionamento, che si associa alla disfunzione respiratoria ed eventualmente all’interessamento anche del sistema nervoso. Insomma, dopo la fase acuta, serve un periodo di recupero e riabilitazione intenso, incentrato sulle caratteristiche individuali di ciascuno. Solo laddove c’è stata maggiore consapevolezza di questi aspetti il Sistema Sanitario ha funzionato bene, con l’organizzazione di strutture riabilitative apposite. Un ruolo fondamentale nel governare efficacemente l’emergenza l’hanno avuto i fisiatri, medici che devono coordinare un team multidisciplinare e interprofessionale che non deve solo gestire disfunzioni organiche dei differenti apparati, ma prendersi carico globalmente della “persona”. Questa è la vera riabilitazione, questo è il tema della tavola rotonda “Riabilitazione post-Covid”, venerdì 25 settembre dalle ore 17.00 alle ore 18.00.

 

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