Migranti: l’Unione europea propone l’istituzione di centri controllati di accoglienza e la conclusione di accordi regionali di sbarco

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Negli ultimi anni e significativamente dal 2015 – anno in cui si è registrato un raddoppio del numero delle persone che hanno attraversato le frontiere esterne dell’Unione europea – la crisi dei migranti ha posto in evidenza i limiti del sistema europeo di asilo, spingendo l’UE all’azione.

Rispondendo all’invito effettuato nell’ambito delle conclusioni stilate dai leader dell’UE in seno al Consiglio europeo il 28 e 29 giugno, la Commissione europea, nell’ambito del tentativo di dar vita ad un progetto di condivisione della questione dei flussi migratori, ha approfondito il concetto di centri controllati di accoglienza e ha preso in analisi varie misure a breve termine, aventi l’obiettivo di delineare una possibile via da seguire per la stipulazione di accordi regionali di sbarco con paesi terzi, misure che potrebbero essere adottate per migliorare la gestione dei flussi migratori.

Nel dettaglio, al fine di migliorare l’elaborazione e la registrazione dei migranti che sbarcano nell’Unione europea, è stata proposta l’istituzione di centri controllati di accoglienza, su base volontaria, nel territorio dell’Unione, aventi l’obiettivo di agevolare ed accelerare il processo di distinzione tra individui bisognosi di protezione internazionale e migranti irregolari. Tali centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante, con il sostegno dell’Unione europea e delle varie agenzie UE, inoltre, avrebbero carattere temporaneo o ad hoc, a seconda della loro ubicazione territoriale.

Tali centri controllati di accoglienza sarebbero dotati di un pieno supporto operativo con squadre di sbarco delle guardie di frontiera europee, esperti in materia di asilo, esaminatori del livello di sicurezza, ufficiali di rimpatrio e tutte le spese coperte dal bilancio UE; essi garantirebbero l’elaborazione e la registrazione dei migranti rapida, sicura ed efficace, fronteggiando il rischio di movimenti secondari ed accelerando il processo per determinare lo status dell’individuo interessato; inoltre, vi sarebbe un pieno sostegno finanziario agli Stati membri volontari al fine di coprire i costi operativi e delle infrastrutture, nonché un sostegno finanziario fornito altresì agli Stati membri che accettano il trasferimento dei migranti, pari a 6.000 € a persona.

Per testarne l’efficacia, il prima possibile potrebbe essere avviato un progetto pilota dotato di un approccio flessibile.

In tale contesto la Commissione europea assumerebbe un ruolo di coordinamento tra gli Stati membri che volontariamente partecipano a tali azioni di solidarietà ed in particolare, avrebbe un ruolo chiave nel processo di redistribuzione dei migranti; ciò a titolo provvisorio, nell’attesa dell’istituzione di un meccanismo completo nell’ambito delle riforme del sistema comune europeo in materia di asilo.

Oltre al progetto di istituzione dei centri controllati di accoglienza, i leader dell’Unione europea hanno altresì chiesto alla Commissione di prendere in analisi il progetto di stipulazione di accordi regionali di sbarco, in stretta cooperazione con l’International Organization for Migration (IOM) e l’United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) ed in collaborazione con Stati terzi.

L’obiettivo di tali accordi sarebbe quello di fornire ai migranti soccorsi uno sbarco rapido e sicuro su tutte le sponde del Mediterraneo, ai sensi delle regole dettate dal diritto internazionale, tra le quali si profila il principio del non respingimento e di una procedura resppnsabile post-sbarco; inoltre, l’intenzione è quella di garantire la formazione di una responsabilità regionale realmente condivisa, nell’ottica per cui una sfida globale necessità di una risposta altrettanto congiunta.

Tali accordi regionali di sbarco dovrebbero essere dotati di norme chiare per tutti: in particolare, al fine di ridurre il numero delle persone decedute in mare e garantire uno sbarco il più possibile ordinato e prevedibile, tutti gli Stati costieri del Mediterraneo dovrebbero essere motivati e stimolati ad istituire zone di ricerca e soccorso, nonché Centri di coordinamento del salvataggio marittimo (MRCCs); inoltre, vi sarebbe il ruolo cruciale dell’UNHCR e dell’OIM, volti  a garantire protezione ed eventuali programmi di reinsediamento ai migranti; i partenariati si svolgerebbero su un piano di parità: in particolare il progetto con i paesi terzi interessati sarebbe condotto sulla base di partenariati già esistenti, inoltre, sarebbe offerto un adeguato sostegno alle loro specifiche situazioni politiche, socioeconomiche e di sicurezza; relativamente alle possibilità di reinsediamento, esse non sarebbero disponibili per tutti i migranti sbarcati che necessitano di protezioni internazionale, inoltre, i centri di accoglienza dovrebbero essere istituiti il più lontano possibile dai punti di partenza irregolari; rilevante è che non ci sarebbe nessun campo e nessun centro di detenzione, bensì centri operanti nel rispetto dei diritti umani; infine, il progetto sarebbe dotato del supporto finanziario e logistico dell’UE, per tutte le attività di sbarco e post-sbarco, nonché per la gestione delle frontiere.

Con riguardo agli sviluppi successivi, tale proposta sarà analizzata nell’ambito delle imminenti riunioni istituzionali dell’Unione europea, inoltre, sarà oggetto di un summit con l’OIM e l’UNHCR che si terrà a Ginevra il 30 luglio; solo dopo aver concordato un approccio comune, l’UE coinvolgerà gli Stati terzi interessati.

Il Commissario europeo per le migrazioni, Dīmītrīs Avramopoulos, ha dichiarato: “Ora più che mai abbiamo bisogno di soluzioni europee comuni in materia di migrazione, siamo pronti a sostenere gli Stati membri ed i paesi terzi nella cooperazione, ma per far funzionare tutto, dobbiamo essere uniti, non solo ora, ma anche a lungo termine, dobbiamo lavorare verso soluzioni sostenibili “.

 

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