Il braccio di ferro tra Unione europea e Ungheria sui temi LGBT

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Negli ultimi giorni il governo ungherese ha acquistato pagine pubblicitarie su diversi giornali europei di orientamento conservatore per criticare l’Unione Europea e illustrare «le proposte dell’Ungheria» per il futuro dell’Unione. Il gesto simbolico è stata una risposta alle critiche che l’Ungheria ha ricevuto nelle ultime settimane in seguito all’approvazione della contestata legge che vieta di affrontare temi LGBT in contesti pubblici frequentati dai minori. Contro la legge i rappresentanti di 14 Stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno firmato un documento congiunto di condanna, il quale si è posto alla base delle discussioni avviate nell’ambito dell’ultimo Consiglio europeo: le forti critiche provenienti dagli altri Stati membri dell’UE, tuttavia, rischiano di non avere un impatto rilevante.

La contestata legge ungherese

Il 15 giugno il Parlamento ungherese ha approvato una legge che paragona di fatto l’omosessualità alla pedofilia e che impedirà di affrontare temi LGBT in contesti pubblici frequentati dai minori. Il giorno precedente più di 5mila persone si erano riunite davanti al Parlamento di Budapest per chiedere al governo di non approvare la legge, sostenendo che avrebbe limitato ulteriormente i diritti della comunità LGBT in un paese già ostile agli omosessuali. Tutti i partiti di opposizione, tranne i neofascisti di Jobbik, hanno boicottato la votazione, ritenendo che il contenuto della legge fosse «discriminatorio» e «diffondesse l’odio». Tuttavia, la legge in questione è stata approvata senza criticità, con 152 voti favorevoli su 199.

La proposta di legge era stata presentata dal partito di estrema destra Fidesz del Primo Ministro Viktor Orbán, che detiene la maggioranza assoluta in Parlamento. Ufficialmente ha lo scopo di tutelare i bambini dalla pedofilia, ma nella sostanza vieterà alle associazioni legate alla comunità LGBT di promuovere i propri programmi educativi e di diffondere informazioni sull’omosessualità o sulla possibilità di richiedere un intervento chirurgico per la riassegnazione del sesso. Inoltre, con la nuova legge sarà possibile vietare o censurare libri per ragazzi che parlano apertamente di omosessualità; non sarà permessa nemmeno la diffusione di campagne pubblicitarie in favore dell’inclusione nei confronti della comunità LGBT+, come quella realizzata da Coca Cola nel 2019 proprio in Ungheria; secondo il canale televisivo RTL Klub Hungary, in aggiunta, anche serie tv come Friends o film come Billy Elliot e Harry Potter, in cui si parla di omosessualità, potrebbero essere mostrati in seconda serata o vietati ai minori.

La reazione dell’UE

Il 23 giugno dopo una lunga discussione, i rappresentanti di 14 paesi membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno firmato un documento congiunto in cui condannano la nuova legge ungherese definendola «una evidente forma di discriminazione». Formalmente la discussione sulla nuova legge ungherese è stata inserita nell’ambito della procedura disciplinare avviata nei confronti dell’Ungheria circa tre anni fa in applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, che permette alla maggioranza degli stati membri di punire uno stato che violi i valori dell’articolo 2 del Trattato, cioè «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani».

Nel dettaglio la dichiarazione è stata firmata da Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svezia e Italia: inizialmente l’Italia non aveva aderito, in attesa di chiarimenti da parte dell’Ungheria, ma poi si è aggiunta agli altri stati.

La dichiarazione è giunta in un contesto caratterizzato da ampi dibattiti e polemiche: in particolare, il giorno precedente, vi erano state ampie critiche nei confronti della decisione della UEFA di vietare all’amministrazione comunale di Monaco di Baviera di illuminare, in maniera simbolica, con i colori dell’arcobaleno l’Allianz Arena, lo stadio di Monaco, in occasione della partita degli Europei di calcio tra Germania e Ungheria. La UEFA aveva spiegato che l’illuminazione sarebbe rientrata in un «contesto politico», in contrasto con la sua linea neutrale.

La questione ungherese è stata altresì centrale il 25 giugno, quando i capi di stato e di governo dell’Unione Europea si sono riuniti nell’ambito del Consiglio Europeo a Bruxelles. La maggior parte dei leader ha criticato il primo ministro ungherese Viktor Orbán: alcuni lo hanno invitato a uscire dall’Unione e altri hanno minacciato di bloccare i fondi comunitari diretti all’Ungheria. Benché i toni siano stati piuttosto forti, rischiano tuttavia di non ottenere risultati rilevanti: la legge, come ha ricordato lo stesso Orbán durante il Consiglio europeo, è già stata approvata e l’Unione europea difficilmente riuscirà a trovare l’unanimità per ricorrere a misure drastiche. La Commissione Europea potrebbe chiedere l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo per bloccare la legge, ma i tempi rischiano di essere molto lunghi.

La pubblicità ai danni dell’Unione europea

«A Bruxelles vogliono costruire un superstato per il quale nessuno ha dato l’autorizzazione»; L’integrazione «è un mezzo, non un fine»; bisogna eliminare dai trattati dell’Unione Europea l’obiettivo di «un’Unione sempre più stretta fra i popoli d’Europa»; le decisioni devono essere prese dai parlamentari eletti «e non dalle ong». Queste sono solo alcune delle dichiarazioni contenute nelle pagine pubblicitarie di diversi giornali europei di orientamento conservatore, con lo stemma del governo ungherese e la firma del primo ministro Viktor Orbán, acquistate dal governo magiaro nelle ultime settimane per screditare l’Unione europea e presentare “le proposte dell’Ungheria”. 

Solo due giornali belgi, da quanto si è appreso, hanno deciso di non pubblicare la pubblicità del governo ungherese: De Standaard, in lingua olandese, e La Libre Belgique, in lingua francese. Il primo ha spiegato di non poter accettare che un governo possa sostenere assunti falsi semplicemente pagando ed eludendo il filtro del giornalismo; il secondo ha, invece, risposto al governo ungherese con un’intera pagina del giornale occupata da una bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBT+, con al centro i colori della bandiera dell’Ungheria e la scritta “Caro Viktor Orbán, le leggi non dovrebbero mai fare distinzioni tra forme di amore”.

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