Il Califfato rallenta la sua corsa

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Nel 2014 gli attacchi terroristici in occidente aveva generato nell’opinione pubblica un nervosismo generalizzato, la paura di un trend in crescita difficile da fermare.

La serie di attacchi portati a termine da cellule indipendenti o da singoli ha avuto il suo culmine con la strage di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo furno stimolati dalla Fatwa che il portavoce dello Stato Islamico islamico Abu Muhammad al-Adnani aveva lanciato “…  l’incredulo americano, il francese, o uno qualsiasi dei loro alleati, spaccategli  la testa con una pietra, o  la  macellazione con un coltello, o  investitelo con la vostra auto, o  buttatelo  giù da un luogo elevato, o soffocatelo , o avvelenatelo. “

Dopo Parigi e Copenaghen però gli attacchi hanno subito un rallentamento ed è diventato chiaro che i Johadisti di base in occidente non sono stati in grado di mantenere il ritmo evidenziando il dato che quanto accaduto nell’ottobre del 2014 era una anomalia e non l’inizio di un trend inarrestabile.

Questo risultato può essere dovuto in parte all’intensificazione delle attività di intelligence e sicurezza delle varie nazioni ma anche dal fatto che la parte di popolazione a cui fa riferimento il terrorismo islamico abbia raggiunto la saturazione e il messaggio non faccia più breccia.

Questo non significa che spariranno in futuro le minacce terroristiche dei lupi solitari ma sicuramente saranno fenomeni isolati e sicuramente con un ritmo più lento.

Il fenomeno dei foreign fighters sembra essere diminuito forse anche per il fatto che i fattori di Appeal dello Stato Islamico sono in crisi,  meno successi sul campo, una espansione meno rapida, la differenza tra la vita sontuosa promessa e la realtà di una quotidianità da trincea difficile da sostenere.

In tal senso molti sono i rapporti filtrati dalle linee  parlano di esecuzioni ai danni di militanti che avrebbero voluto lasciare il campo di battagli a per tornare a casa e comunque i racconti di chi è riuscito a tornare minano fortemente la capacità di adesione che solo lo scorso anno sembrava inarrestabile.

Nonostante tutte queste difficoltà il messaggio dei terroristi islamici ha mantenuto un suo fascino quello della profezia che si avvera in un nuovo stato potente e accogliente che riporta alla memoria i fasti di un impero medioevale.

La brutale strategia del saccheggio e degli stupri non hanno allontanato o del tutto  le potenziali reclute che provengono dall’occidente mentre per i molti all’interno delle linee occupate la scelta è quella di obbedire o morire.

In sintesi il miraggio profetico di un nuovo stato islamico non scomparirà  immediatamente ma sarà sgretolato con il tempo e non riuscirà ad aumentare le sue fila cosi velocemente come si è visto recentemente. Le esecuzioni barbare, la sistematica distruzione del capitale culturale e storico delle zone occupate risveglia nei molti una indignazione più forte della volontà di appartenenza.

 

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