Teatrosophia – “Io ed Emma”

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“Teatrosophia – “Io ed Emma”

Valentina Cognatti scrive e dirige la pièce teatrale coinvolgendoci nel suo dramma sul femminicidio

Roma, 16 dicembre 2023

Articolo di Leonardo De Luca

Foto Ufficio Stampa Teatrosophia

Lo spettacolo tratta il tema del femminicidio dall’incontro dopo diversi anni di una madre, Emma, con sua figlia, interpretate rispettivamente da Loredana Piedimonte e Martina Grandin.

La casa dove vivevano era spesso luogo di casi di violenze domestiche da parte del padre nei confronti di sua moglie Emma. La figlia ha iniziato a lavorare da non molto e ha trovato stabilità lontano da casa con un uomo con cui sta per avere un bambino. Lei adesso si trova a dover diventare madre ma non si crede preparata e soprattutto teme di diventare come la sua di madre e con essa di ereditare la sua debolezza, le sue assenze e le bugie, tutte dovute alla volontà di nascondere la situazione di violenza da parte di suo marito.

Il suo tormento arriva a tal punto da mettere in discussione lo stesso procedere della gravidanza e la sua insicurezza la spinge a invitare sua madre a stare da lei, per darle la notizia e parlarle per aiutarla nella sua scelta. Da subito si percepisce la distanza che le ha tenute separate per anni, la difficoltà con cui si rivolgono l’una all’altra è palpabile. La loro fase di avvicinamento, che compiono quasi inconsapevolmente, è costellata da diversi racconti di ricordi ancora vividi nella loro memoria (dove la figlia da adolescente e da bambina è interpretata da Viola Sura e Nicole Caleffi), episodi felici come episodi sofferti. Questi riescono a scalfire le barriere della loro incomunicabilità specialmente mostrando Emma come madre amorevole ma vittima di una violenza brutale che purtroppo si è riversata su sua figlia sotto forma di un doloroso distacco tra le due. Allora, si rendono conto di essersi aperte a vicenda tramite i loro ricordi, che smussano da ogni genere di vittimismo e propensione a rimproverarsi sempre qualcosa, e sugellano il loro ricongiungimento con un solenne abbraccio. Il padre non viene mai rappresentato, è una figura esterna ma quasi raggelante per quanto però sia presente e così determinante nelle loro vite soprattutto in quella di Emma che ancora ci convive. Questo particolare fa si che siamo quasi intimoriti dalla sua figura, così violenta e capace delle più dissolute umiliazioni. È una storia che descrive una crudeltà che si consuma silenziosamente tra le mura domestiche nella piena complicità della sua triste normalizzazione. Mette in luce sapientemente la tematica del femminicidio a livello della quotidianità di una famiglia come tante altre, costruendosi in maniera tale da riuscire davvero a toccare nell’intimo, a partire proprio da queste relazioni familiari. Non vuole impartire una semplice lezione contro il femminicidio e la violenza domestica ma lascia che i loro sguardi e le loro urla, tanto traboccanti di ira quanto di disperazione, dei loro ricordi possano meglio di ogni altra cosa denunciare la profonda ingiustizia sotto la quale sono state costrette a vivere per anni. Probabilmente non c’è opera che potesse essere più adatta al periodo che stiamo vivendo soprattutto per la sua complessità che non viene mai banalizzata né trattata con frettolosa risolutezza.

Si ringrazia l’Ufficio stampa di Teatrosophia nella persona di AndreaCavazzini

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