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MOSTRE

Maddalena Live a Videocittà

Nell’ambito della manifestazione Videocittà, il Festival della Visione, abbiamo seguito il concerto di Maddalena.

Al momento ha pubblicato il singolo Anxiety is a modern cliché, metà in inglese e metà in italiano, ma l’esibizione live ha dimostrato che ha tutte le carte in regola per avere successo, “con la musica io ho imparato a domare l’ansia” ha raccontato in varie interviste. Di seguito la scaletta della serata:

  • Dr Jekyll and Mr Hyde
  • Suono buono che fa bene
  • Therefore I am (cover Billie Eillish)
  • FM
  • Seeking for l’aria
  • Bye bye (cover Oscar Anton)
  • Coraggio e paura
  • M tu come stai ?
  • Anxiety is a modern cliché
  • Reckoning Song (cover A. Avidan)

Maddalena è una giovane cantautrice con una grande passione per la musica. 

Inizia il suo percorso musicale con “Anxiety Is A Modern Cliché”, un brano che parla non solo della sua vita, ma di tutta la generazione di cui fa parte.  

Per Videocittà 2022, l’artista porterà alcuni dei suoi brani, attraverso i quali esprime la sua capacità di empatizzare con i suoi coetanei, cifra stilistica che meglio la rappresenta e che più la collega a questa edizione del festival.

Maddalena Morielli, in arte Maddalena, è una giovane artista romana, classe ’98. Ha frequentato il Saint Louis College of Music di Roma, il programma estivo di musica e movimento al Berklee College of Music di Boston e il corso per autori del CET di Toscolano fondato da Mogol. Si dedica alla scrittura parallelamente al corso di laurea triennale in Filosofia in cui, tra le altre cose, approfondisce il suo grande amore per il cinema.

Dal sito Videocittà.

Di seguito la Gallery Fotografica.

La manifestazione che si svolge all’interno del Gazometro, permette ai visitatori di interagire con le varie opere visuali e partecipare ai vari Talk nelle varie aree. Abbiamo seguito Andrea Moccia, Martelli ed il concerto di Sick Luke.

Da non perdere la LUNA SOMNIUM, la valorizzazione delle Architetture Monumentali, attraverso l’utilizzo di linguaggi audiovisivi contemporanei, è un aspetto caratterizzante delle azioni di Videocittà


L’architettura industriale del Gazometro accoglierà per 5 giorni una sfera sospesa al suo interno, proiettata su 360°, visibile gratuitamente da gran parte del territorio urbano, catturando l’attenzione del pubblico da ogni possibile punto di osservazione in tutto il contesto metropolitano.

Videocittà offrirà altresì la possibilità al pubblico di compiere una vera esperienza immersiva all’interno del reticolo metallico, completamente trasformato grazie ad un sound spazializzato che trasformerà l’opera in un percorso altamente emozionale.

L’installazione, dal titolo Luna Somnium, si ispira a quella che viene considerata la prima opera letteraria di fantascienza: un racconto scritto da Keplero in cui il lettore, insieme al protagonista, si ritrova sulla Luna e guarda la Terra con occhi diversi, grazie a un nuovo punto di vista sull’Universo. 

Luna Somnium è un’installazione site specific di fuse* prodotta per Videocittà 2022 da Eni.

Oggi è la quinta ed ultima giornata, ingresso 10€.

Di seguito la Gallery Fotografica.

Julius Evola e lo spirituale nell’arte

MOSTRE by

A un secolo dall’esperienza artistica, il pittore e pensatore romano viene celebrato in uno dei più  importanti musei d’Europa. 

Si profila un momento di grande rilievo storico per l’arte italiana con la mostra “Julius  Evola. Lo Spirituale nell’Arte” al MART di Rovereto, che ha aperto i suoi battenti al  pubblico il 15 maggio 2022.  

La mostra di Julius Evola (Roma 1898-1974) è la più vasta retrospettiva mai realizzata  sull’artista filosofo, ed entusiasma seguaci evoliani, addetti al settore e non, per le 55  opere che finalmente si possono ammirare per la prima volta tutte insieme nelle ampie  sale dell’avveniristico museo trentino. Una mostra ambiziosa, che nasce su un’idea di  Vittorio Sgarbi e curata da Beatrice Avanzi e Giorgio Calcara. Oltre alle opere pittoriche,  esposti molti documenti – scritti e pubblicazioni – così come alcune testimonianze,  provenienti da prestigiose collezioni private e museali.  

I curatori della mostra Giorgio Calcara e Beatrice Avanzi, e Guido Andrea Pautasso della Fondazione Julius Evola

L’importanza dell’artista Evola è stato per troppo tempo negata dal mondo culturale  predominante, che l’ha sempre voluto associare a sfere ideologiche del primo Novecento,  erroneamente, bisogna sottolineare, perché ignorano il fatto che il suo periodo artistico ha  preceduto l’avvento anche del Fascismo.Tanto è vero che l’esperienza di Julius Evola  nell’arte è tanto breve quanto intensissima e si svolge in un periodo che va dal 1915 al  1922 circa.  

La mostra è frutto di un approfondito lavoro di ricerca storica e scientifica che dura da  anni, motivata dalla necessità di riconoscere in Evola il più importante esponente dadaista  italiano, nonché il primo artista ad aprire la strada all’astrattismo in Italia.  

E’ il 2017 quando Giorgio Calcara, da sempre studioso di Evola, si reca a Berlino per  cercare negli archivi della “Staatsbibliothek” le testimonianze per le importanti  partecipazioni di Evola ad alcune mostre tenutesi alla galleria berlinese “Der Sturm” su  iniziativa dell’acclamato gallerista e impresario d’arte Herwarth Walden. Calcara trova nei  cataloghi che accompagnavano le mostre del 1921 i titoli di 44 opere con cui Evola  partecipò a tre esposizioni; in queste occasioni espose al fianco, tra gli altri, di Paul Klee,  Franz Marc, August Macke, Fernand Léger e dello stesso Kandinskij. Con Kandinskij  Julius Evola condivideva una visione metafisica del cosmo, anche se nella sua  speculazione teoretica all’astrattismo aggiungeva, spingendosi oltre: “evidentemente,  perché disinteressata, l’arte deve essere priva di ogni contenuto usuale: in quanto esprime  tutto, essa non deve significare nulla: non vi deve essere nulla da comprendere, nell’arte”. Il titolo della mostra di Rovereto rievoca quello del libro “Lo Spirituale nell’Arte” Vassilij  Kandinskij pubblicato nel 1912, uno dei saggi spartiacque per l’arte novecentesca e  precursore se non annunciatore dell’arte astratta, per l’appunto.  

Il fondatore del Blaue Reiter teorizzava che “La liberazione dalla rappresentazione  oggettiva porta alla liberazione dalla Materia…”, aprendo in questo modo le porte all’Era  dello Spirito anche nel mondo dell’arte. 

Giorgio Calcara e il presidente del Mart, Vittorio Sgarbi, presentano la mostra “Julius Evola. Lo spirituale nell’arte”

Il contributo di Evola alle mostre berlinesi forse sarà stato un punto di arrivo per la sua  arte, l’affermazione del suo “astrattismo mistico” che caratterizza la sua produzione dal  1918 al ’21 con il quale prende già le distanze dalle avanguardie, aggiungendo un nuovo  tassello nel mosaico dell’arte italiana.

Andando per ordine, l’esperienza di Evola artista, circoscritta in un lasso di tempo di circa  7 anni, comincia giovanissimo frequentando l’atelier di Giacomo Balla a Roma. Lì avviene  il primo approccio col Futurismo, l’unica corrente d’avanguardia italiana in senso vero e  proprio: culto per la velocità, dinamismo, il conflitto antitradizionale e antiborghese, e  quella “modernolatria” che ambiva a rappresentare un nuovo paradigma estetico.  Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Depero, Soffici, Severini e molti altri, sono i chiassosi  alfieri di un movimento che rivoluzionerà radicalmente il modo di fare cultura, esaurendo il  campo delle manifestazioni artistiche: dalla pittura al teatro, dalla musica all’architettura,  dalla poesia, alla scultura, sino alla cinematografia. In pittura, ciò si traduce in forme  stilizzate dai colori sfavillanti, che generano nell’occhio dello spettatore paesaggi in  movimento. Julius Evola anima le serate futuriste tra cui la “Grande serata futurista”,  qualche volta vi rappresenta le sue composizioni poetiche, partecipa ad alcune mostre  importanti come alla “Grande Esposizione Nazionale Futurista” del 1919 alla Galleria  d’Arte Centrale di Milano esponendovi cinque dipinti.  

Nonostante Julius Evola fosse stato incluso nella schiera degli artisti futuristi, né  formalmente quantomeno idealmente vi aderisce mai. I quadri dipinti da Evola in questo  arco di tempo (1915-18), vengono da lui stesso definiti come ispirati da un Idealismo  Sensoriale in cui “il tema dell’arte è posto nella realtà pura dei sensi”, ma nel quale la  percezione sensibile coglie la realtà nel suo aspetto simbolico-rappresentativo. Così, Evola si discostava dal movimento futurista rifiutando quell’attitudine prepotente,  invadente e spontanea, poiché “rappresentava una sorta di dinamismo su base  essenzialmente sensoriale, una sorta di slancio vitale del tutto sprovvisto di una  dimensione interiore”. 

Invece, quella dimensione interiore “spiritualista”, intesa come accesso ad una dimensione  superiore attraverso l’evocazione di un caos primordiale Evola la trova alla conclusione del  primo conflitto mondiale, appena finito di leggere il Manifesto del Dadaismo di Tristan  Tzara nel 1918. Con il Manifesto, Tzara comunicava al mondo artistico il sovrano disgusto  che il movimento dadaista da lui fondato, nutriva nei confronti degli agonizzanti residui dei  canoni estetici e morali della cultura borghese. Evola afferma di sentirsi già profondamente  affine all’indole dada ancor prima di leggere il Manifesto, di averci aderito ancora prima di  conoscerlo.  

Per questo motivo si rivolge al poeta rumeno scrivendogli una lettera che sarà la prima di  un rapporto epistolare che si instaurerà tra loro e attraverso cui Evola fa l’elogio a questo  movimento artistico rivoluzionario e di rottura che cambierà sensibilmente i connotati  estetici dell’arte del Novecento. Qui l’arte raggiunge la sincope, percorrendo sentieri  immaginari, divorando anche sé stessa nella furia iconoclasta, a-logica, a-morale,  iperbolica. Manifesti, mostre, balletti, rappresentazioni teatrali, risse e ubriacature collettive  scandiscono i ritmi di una frenetica, incessante produzione che, al contrario dei costrutti  delle altre avanguardie, non è finalizzata alla ricerca di una soluzione definitiva. Evola in  Italia è affiancato da Fiozzi e Cantarelli, i redattori della rivista dadaista mantovana “Bleu”.  In questo orizzonte Julius Evola, poco più che ventenne, già studioso di testi di metafisica,  mistica ed esoterismo, quintessenza la sua pratica artistica, alternando l’attività pittorica  alle intense letture in ambito filosofico, di dottrine orientali e inerenti alla storia delle  antiche tradizioni religiose. Contemporaneamente, il giovane Evola pubblica le prime composizioni poetiche, una  brochure intitolata Arte Astratta (1920), e compone un poema a quattro voci, La parole  obscure du paysage interiéur, che verrà rappresentato alle “Grotte dell’Augusteo” a Roma,  accompagnato dalla musica dodecafonica di Schönberg, Satie e Bartok.  La raccolta delle dieci poesie Arte Astratta è stata recentemente per la prima volta (dopo  un secolo!)

Giorgio Calcara tra Gianfranco de Turris – presidente della Fondazione Julius Evola – e Giovanni Canonico – patron delle Edizioni Mediterranee.

recitata e musicata e resa disponibile per il pubblico in un catalogo con audio  cd dal titolo “L’arcaico raggio. L’arte astratta di Julius Evola”. 

Evola assurge al ruolo di organizzazione culturale, e soprattutto partecipa nel 1921 alle più  importanti esposizioni internazionali, come al Salon Dada alla Galerie Montaigne di Parigi  e alla Exposition Internationale d’Arte Moderne di Ginevra.  

Significative sono anche le mostre di Evola, tra personali e collettive, che si tengono  alla Casa d’Arte Bragaglia di Roma tra il 1920 e il ’21.  

Emergono gli elementi predominanti nella pittorica evoliana, metafore di un’esperienza che  si trasfigura in un dominio meta-artistico, in forza della quale l’autore può quindi maturare il  definitivo distacco da Dada, avendo egli direzionato il proprio ”impulso alla liberazione”. 

Opere estranee ai dettami esteriori e spogliate dalle connotazioni dello Zeitgeist, rese a temporali, e scavalcandolo esternano un qualcosa condotto dalla “necessità interiore” di  manifestarsi, covando già il seme e il “presentimento di un’arte nuova”. I quadri dell’ultimo periodo, perlopiù “Paesaggi Interiori” e “Composizioni”, testimoniano di  uno straordinario lavoro di autoperfezionamento. E’ questo il periodo in cui Evola,  disorientato dal labirinto dello spiritualismo più problematico, vive la propria “discesa agli  inferi”: quella fase di cupio dissolvi che conduce inevitabilmente alla follia o al suicidio, a  meno che non intervenga un deciso, repentino affiorare di energie insondabili e di risorse  spirituali tali da condurre ad un “autotrascendimento ascendente”. Giunto a quel momento  Julius Evola nel 1922 dichiara in un’altra lettera indirizzata all’amico Tzara che si sarebbe  tolto la vita, annuncio che si rivelerà il suicidio di Evola artista ma non della persona fisica.  Ormai l’incontro con il buddismo delle origini, con i Tantra (e con la tradizione magico ermetica, schiuderà ad Evola l’orizzonte lungo il quale si inoltra il sentiero della  liberazione. Da questo momento l’opera evoliana si arricchisce di contenuti sapienziali,  della simbologia della palingenesi alchemica, attraverso le tre fasi della Grande Opera,  che era già consapevolmente riflessa nei dipinti. 

Si avvia una ricca produzione di testi e trattati filosofici, numerose conferenze in tutta  Europa, forse tutte elaborazioni consequenziali e complementari di ciò che aveva già  potuto sperimentare nel suo fare artistico. 

Sul finire degli anni Cinquanta Evola viene riscoperto da Claudio Bruni, gallerista della  romana Medusa che riscopriva e rilanciava le avanguardie d’inizio secolo. A pieno diritto  Julius Evola, ormai maturo anche dell’esperienza di pensatore e filosofo, dopo aver  venduto tutti i quadri e con la casa “sguarnita” ormai, riprende tele, cartoncini e tavolozza e  ritorna a dipingere. Si sente onorato per il nuovo interesse che nasce nei confronti della  sua opera giovanile tanto da indurlo a realizzare delle repliche negli anni Sessanta di  alcuni suoi quadri risalenti agli anni 1918-20 e altre opere ex novo tra cui spiccano le tre  tele che raffigurano la donna ambientata in paesaggi simbolico-cosmico-alchemici.  

Il 1969 segnerà anche l’inizio della prolifera collaborazione con l’editore e amico Giovanni  Canonico, il quale stamperà poi negli anni tutta l’opera evoliana con le sue Edizioni  Mediterranee. Ultimo, in ordine di pubblicazione, la ristampa per conto di “Homo Faber –  Julius Evola tra Arte e Alchimia” di Elisabetta Valento studio pionieristico sull’iconologia  evoliana, attualizzato nel rinnovato interesse da un’appendice di Giorgio Calcara.  

Oggi, a 100 anni dalla fine del suo percorso artistico, Evola artista viene riconosciuto  sempre di più anche da un pubblico internazionale. 

La curiosità nei confronti dell’artista è testimoniata da passaggi in case d’asta italiane ed  estere, da un crescente interesse nella ricostruzione del tragitto biografico di colui che  emerge come l’unico vero esponente a rappresentare l’Italia nell’ambito dadaista  internazionale e per aver aperto la strada all’astrattismo in Italia.

Tuttavia, per riuscire a realizzare questa retrospettiva a Rovereto ci sono voluti anni di  ricerche intense, per fare chiarezza sull’esistenza di alcuni quadri e la loro collocazione, in  altri casi per verificare i titoli e attribuire le giuste datazioni, tenendo conto del fatto che il  Barone ha dipinto circa un centinaio di opere, e non una sessantina come si presumeva  fino a pochi anni fa. 

Oggi, passando per le sale della mostra e osservando le numerose tele, sembra che si  possa ancora udire l’eco delle poesie dadaiste, scorgere squarci in paesaggi interiori, farsi  avvolgere dagli intarsi di colori che appaiono come le note musicali di una composizione,  vedere esplosioni belliche che si trasformano in stelle e fiori, uccelli dipinti che diventano  aerei e che aprono la tela virtualmente per andare oltre. Come ha fatto Evola, quando  disse “esaurita l’esperienza andai oltre”. 

di Julie Kogler 

Link alla pagina della mostra al Mart 

https://www.mart.tn.it/mostre/julius-evola-lo-spirituale-nellarte-153256

Goya. I disastri della guerra

“Goya. I disastri della guerra”. La stagione artistica romana inizia a San Lorenzo

CULTURA/MOSTRE by

Mercoledì 18 maggio 2022, alle ore 19, sarà inaugurata la mostra “Goya. I disastri della guerra”. L’esposizione, che si terrà presso la Galleria delle Arti, nell’emblematico quartiere di San Lorenzo, in Via dei Sabelli 2, sarà aperta fino al 5 giugno 2022, dal mercoledì alla domenica, tra le ore 18:00 e le ore 21:00 e avrà ingresso gratuito.

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“Dialoghi Contemporanei”nelle Sale del MaVI per la Giornata del Contemporaneo.

MOSTRE by

L’undici dicembre 2021, alle ore 17,00, nel centro di Villapiana (Cosenza), in Via Umberto I°, in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa dall’AMACI (Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani), è stato presentato”Dialoghi Contemporanei”, l’allestimento permanente delle sale del MAVI (Museo Identitario di Villapiana) a cura del direttore Angelo Ventimiglia e dell’Associazione Villapiana Borgo Attivo.

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Prosegue a Roma la seconda edizione di Mirabilia of Music

MOSTRE by

La Musica apre i Musei, il percorso emozionale tra arte e musica proposto dalla Direzione Musei Statali della Città di Roma e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, diretti da Mariastella Margozzi, e curato e organizzato da Anna Selvi della Direzione Musei Statali della Città di Roma. Domenica 19 dicembre al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (ore 20.00) arriva Mario Brunello, musicista intenso e affascinante tra i più completi e ricercati della sua generazione. Brunello, al violoncello piccolo, sarà accompagnato al cembalo e organo da Roberto Loreggian, e da Francesco Galligioni alla viola da gamba e violoncello, per un repertorio che attraverso autori come Valentini, Boccherini e Bach da fine Seicento si spinge fino agli inizi dell’Ottocento. Solista, direttore, musicista da camera e di pioniere di nuove sonorità con il suo violoncello piccolo, Mario Brunello è stato il primo musicista europeo a vincere il Concorso Čaikovskij a Mosca nel 1986. Il suo stile autentico e appassionato lo ha portato a collaborare con i più importanti direttori d’orchestra quali Antonio Pappano, Valery Gergiev, Myung-whung Chung, Yuri Temirkanov, Zubin Mehta, Ton Koopman, Manfred Honeck, Riccardo Muti, Daniele Gatti, Seiji Ozawa, Riccardo Chailly e Claudio Abbado. Nell’arco della sua lunga carriera, Brunello si è esibito con le più prestigiose orchestre del mondo tra cui la London Symphony e la London Philharmonic Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la San Francisco Symphony, la NHK Tokyo, l’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Filarmonica della Scala e la Filarmonica di Monaco, per citarne alcune. Scrivono di lui: «Intenso e appassionato» (“The Strad”) / «Un grande spirito» (“Gramophone”) / «Il suono del violoncello piccolo, che oscilla tra quello del violino e del violoncello, viene fatto cantare da Mario Brunello con apparente leggerezza, con espressività e sempre con grande virtuosismo» (“Highresaudio”). L’ingresso è consentito ai visitatori fino ad esaurimento dei posti ed è incluso nel costo del biglietto dei Museo. Il biglietto per il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo + l’ingresso allo spettacolo (intero € 12; ridotto €2) può essere prenotato online sul sito https://www.gebart.it/musei o tramite call center Ticketone 06 32810 oppure acquistato anche direttamente al botteghino. PROGRAMMA Giuseppe Valentini (1651-1753), “Allettamento op. 8 n. 10” per violoncello piccolo e continuo (Grave, allegro, allegro, largo, allegro); Luigi Boccherini (1743-1805), “Sonata N. 25 in mi bemolle maggiore” per violoncello piccolo e continuo (Adagio, allegro, minuetto con variazioni); J.S. Bach, “Sonata in trio No. 3 in mi maggiore, BWV 1016” (17’) (Adagio, Allegro, Adagio ma non tanto, Allegro); J.S. Bach, “Ciaccona per violoncello piccolo dalla Seconda Partita in re minore BWV 1004”; J.S. “Sonata in trio No. 4 in do minore, BWV 1017” (17’) (Largo, Allegro, Adagio, Allegro) MARIO BRUNELLO | bio Mario Brunello è uno dei più affascinanti, completi e ricercati artisti della sua generazione. Solista, direttore, musicista da camera e di recente pioniere di nuove sonorità con il suo violoncello piccolo, è stato il primo Europeo a vincere il Concorso Čaikovskij a Mosca nel 1986. Il suo stile autentico e appassionato lo ha portato a collaborare con i più importanti direttori d’orchestra quali Antonio Pappano, Valery Gergiev, Myung-whung Chung, Yuri Temirkanov, Zubin Mehta, Ton Koopman, Manfred Honeck, Riccardo Muti, Daniele Gatti, Seiji Ozawa, Riccardo Chailly e Claudio Abbado. Nell’arco della sua lunga carriera, Mario Brunello si è esibito con le più prestigiose orchestre del mondo tra cui la London Symphony e la London Philharmonic Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la San Francisco Symphony, la NHK Tokyo, l’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Filarmonica della Scala e la Filarmonica di Monaco, per citarne alcune. Brunello suona un prezioso Maggini dei primi del Seicento, al quale ha affiancato negli ultimi anni il violoncello piccolo a quattro corde. Questo strumento, molto usato in epoca Barocca, è costruito nella tipica accordatura violinistica (mi, la, re, sol), ma un’ottava più bassa, mantenendo quindi la profondità e le sfumature più scure tipiche del violoncello. Proprio queste peculiarità hanno spinto Brunello ad esplorare i capolavori musicali del repertorio per violino di Bach, Vivaldi, Tartini e contemporanei. L’integrale delle Sonate e Partite di JS Bach al violoncello piccolo è stata la prima rivelatoria incisione discografica di Mario Brunello per ARCANA, nel 2019, ed ha ricevuto il plauso della critica nazionale ed internazionale. Diverse esecuzioni del ciclo completo dei capolavori bachiani sono in programma nelle prossime stagioni in Italia e in Europa. Un secondo album, intitolato ‘Sonar in Ottava’ e pubblicato nel marzo 2020, è stato accolto con unanime entusiasmo da pubblico e critica (Best Concert Recording del 2020 da BBC Music Magazine). In questa incisione Mario Brunello e Giuliano Carmignola, rivisitano Doppi Concerti di Bach e Vivaldi con una nuova sonorità per violino e violoncello piccolo. Le potenzialità del violoncello piccolo vengono esplorate appieno nel terzo disco pubblicato a novembre 2020 e dedicato a Giuseppe Tartini per il 250esimo anniversario dalla sua morte. L’album, premiato con il DIAPASON d’OR, comprende Sonate e Concerti di Vandini, Meneghini e Tartini con l’Accademia dell’Annunciata. L’ultima uscita discografia è del settembre 2021 con le ‘Sei Suonate a cembalo certato e violino solo’ di JS Bach. Questo album è il secondo volume della Trilogia BRUNELLO BACH SERIES per Arcana/OUTHERE; il progetto discografico si concluderà nel 2022 con l’ultimo disco ‘Bach Transcriptions’, ingegnoso programma dedicato ai Concerti, dove Mario Brunello sarà nuovamente affiancato dall’Accademia dell’Annunciata. Dalla stretta collaborazione con la Kremerata Baltica e Gidon Kremer sono nate due registrazioni d’eccezione: ‘The Protecting Veil’ di Tavener registrato al Festival di Lockenhaus e ‘Searching for Ludwig’ (novembre 2020) – tributo a Beethoven, che vede due quartetti di Beethoven nella versione per orchestra d’archi dividersi la scena con brani contemporanei d’ispirazione beethoveniana di Léo Ferré e Giovanni Sollima. Mario Brunello è il Direttore Artistico dei Festival Arte Sella e dei Suoni delle Dolomiti. A ottobre 2020 è stato nominato Direttore Artistico del Festival di Stresa, succedendo a Gianandrea Noseda. ROBERTO LOREGGIAN | bio “The excellent Loreggian brings an attractive improvisatory to his playing…” (Gramophone) / “Loreggian riesce a sorprenderci ogni volta per la virtuosistica perizia tecnica unita ad una straordinaria inventiva e fantasia espressiva” (L’Arena) / “Loreggian possède indéniablement le sense de la coloration, du contraste et de l’ornamentation” (Diapason) Dopo aver conseguito, col massimo dei voti, il diploma in organo e in clavicembalo, si è perfezionato presso il Conservatorio di L’Aja (NL) sotto la guida di Ton Koopman. La sua attività lo ha portato ad esibirsi nelle sale più importanti: Parco della Musica – Roma, Sala Verdi – Milano, Hercules saal- Monaco (D), Teatro Colon- Buenos Aires, Kioi Hall –Tokyo, Sala del conservatorio di Mosca. E per i più importanti festival: MITO, Sagra Malatestiana, Festival Pergolesi Spontini, Festival dei due mondi Spoleto, Accademia di Santa Cecilia, Serate Musicali Milano. collaborando sia in veste di solista che di accompagnatore con numerosi solisti ed orchestre Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra di Padova e del Veneto, L’arte dell’arco, I Solisti Veneti, I Barocchisti, Modo Antiquo. Ha registrato numerosi CD per case discografiche quali Chandos, Brilliant, Deutsche Harmonia Mundi, Erato, CPO, Glossa, Decca, Tactus, Arts, segnalati dalla critica internazionale. Ha registrato l’integrale della musica di G.Frescobaldi per l’etichetta Brilliant vincendo con il I volume il ‘Premio Nazionale del Disco Classico 2009’ e per la stessa etichetta l’integrale della musica per tastiera di Andrea e Giovanni Gabrieli, B.Pasquini, l’integrale dei concerti per clavicembalo e archi di B.Galuppi ed alcuni cd per clavicembalo dedicati a Haendel e Telemann. Le registrazioni dedicate alla musica per clavicembalo di B.Pasquini (Chandos-Chaconne) e di G.B.Ferrini (Tactus) sono stati segnalati dal ‘Preis der deutschen Schallplattenkritik’. Insegna presso il Conservatorio ‘C.Pollini’ di Padova FRANCESCO GALLIGIONI | bio Diplomato in violoncello al Conservatorio “C. Pollini” di Padova con il M° G. Chiampan; fin dal 1986 ha approfondito la conoscenza dello strumento seguendo corsi di perfezionamento in Italia e all’estero con M. Flaksman e T. Campagnaro. Ha successivamente proseguito gli studi con il M° Franco Maggio Ormezowski sia presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia in Roma, diplomandosi in soli due anni con borsa di studio, che presso la fondazione A. Toscanini di Parma nei corsi per “solisti e prime parti d’orchestra”. Ha poi partecipato a corsi di perfezionamento di violoncello barocco tenuti da W. Vestidello e G. Nasillo e collaborato con solisti e direttori di fama internazionale (Anner Bylsma, Giuliano Carmignola, Cecilia Bartoli, Max Emmanuel Cencic, Magdalena Kozena, Sergio Azzolini, Sara Mingardo, Victoria Mullova Angelika Kirschlagher, Andrea Marcon, Federico Guglielmo, Sir J. E. Gardiner, Diego Fasolis, Pedro Halffter, Bob Van Asperen, Michael Radulescu, Gustav Leonhardt, Christopher Hogwood,..) sia in veste concertistica che discografica. La passione per la musica antica lo ha naturalmente portato anche allo studio della viola da gamba con il M° Paolo Biordi presso il conservatorio di Firenze conseguendo nel 2004 il diploma in questo strumento con il massimo dei voti e nel 2007 il diploma accademico di secondo livello con 110 e lode. Membro fondatore dell’Accademia di S. Rocco e successivamente di Venice Baroque Orchestra, ha suonato in qualità di primo violoncello nelle più prestigiose sale, basti citare Royal Albert Hall e Barbican Hall (London), Lincoln Center e Carnegie Hall (New York), JFK Center for Performing Arts (Washington DC), Tonhalle (Zurigo), Konzerthaus (Berlino), Het Concertgebouw (Amsterdam), Musikverein e Konzerthaus (Vienna), Kyoi hall (Tokyo), Opera Berlioz (Montpellier), Theatre des Champs-Elysées (Parigi), W. Disney City Hall (Los Angeles), Gran Teatro La Fenice (Venezia). Ha effettuato registrazioni discografiche per ARCHIV (Deutsche Grammophon), Arts, ORF, Chandos, Brilliant, Naxos e per Sony Classical; con quest’ultima sia in qualità di primo violoncello-solista di VeniceBaroqueOrchstra che in formazioni cameristiche (trii con G. Carmignola e L. Kirtzof, sonate con A. Bylsma). Suoi concerti da solista sono stati trasmessi dalla WDR, ORF, dalla SWR2 e MDR (concerto per violino e cello di A. Vivaldi con G. Carmignola), dalla ABC, della NPR, dalla BBC3, dalla RDP e, in occasione di un tour in giappone, (settembre 2005) dalla TV nazionale di questo paese. Ha collaborato in qualità di prima parte, tra gli altri, con Tafelmusik (Toronto) Sonatori della Gioiosa Marca, Zefiro, Orchestra Barocca del Friuli Venezia Giulia “G.B.Tiepolo”, I Barocchisti, Oman Consort, L’Arte dell’Arco, Gambe di Legno Consort, i Virtuosi delle Muse, Opera Stravagante. E sempre come 1° vc. solista dall’ Orchestra Filarmonica di Gran Canaria e l’orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Recente l’incisione da solista per l’etichetta olandese “Brilliant Classics” dell’integrale dei concerti per violoncello di A. Vivaldi (4 CD), delle sei sonate a stampa dello stesso autore, l’integrale (5CD) delle sonate a stampa di Salvatore Lanzetti e i capricci per violoncello solo di Joseph-Marie-Clément dall’Abaco. Di prossima pubblicazione le 12 sonate di G.B. Platti e per l’etichetta FraBernardo le Suite di J.S. Bach per violoncello solo. Suona un violoncello Paolo Antonio Testore del 1740 e una viola da gamba originale dei primi ‘700. Ha insegnato violoncello presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce, “F. Cilea” di Reggio Calabria, “N. Paganini” di Genova, “A Buzzolla” di Adria e attualmente presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto (TV); viola da gamba presso il conservatorio “J. Tomadini” di Udine. In collaborazione con la SIAE La rassegna si terrà nel rispetto delle norme anti Covid-19. 

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