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CRONACA

Fatti di cronaca italiani di carattere nazionale e locale

Altaroma, la seconda giornata, con i brand Saman Loira, Setchu e Canaku.

Le sfilate di Altaroma nella seconda giornata iniziano con il brand Saman Loira che presenta la collezione Imbolc Fall Winter 23, che prende il nome dalla festività che celebra il ritorno della luce. Purificazione e rinascita: sono queste le parole chiave che definiscono la collezione “Imbolc” che, tra ricami, intarsi, plissé e lavorazioni dal gusto artigianale celebra la natura ispirandosi alla tradizione pagana, svelando così ciò che si cela nella data riportata nel logo del brand stesso.

Prosegue con Setchu e la collezione “2D to 3D“. Satoshi Kuwata manipola e drappeggia oggetti 2d per trasformarli in abiti 3D per qualcosa di unico.

Infine la sfilata del brand Canaku, passato alla cronaca anche per aver vestito artisti come Irama, Ghemon, Annalisa, Maneskin.

“Storia di un uomo magro”, la memoria rimane se viene raccontata.

In un periodo nel quale la guerra ci viene riproposta quotidianamente quasi al pari di un reality, quasi esclusivamente come oggetto di share televisivo, se volessimo veramente cercare di capire uno dei lati più bassi del genere umano dovremmo scegliere un buon libro oppure un altrettanto valido spettacolo teatrale.

Se preferite il secondo, che in questo caso vi rimanderà certamente al primo, segnate questo titolo, “Storia di un uomo magro” e segnatevi anche l’autore, Paolo Floris, autore, attore e regista che sceglie di commuoversi e far commuovere chi a teatro, in questo caso il Teatro di Villa Lazzaroni, ha deciso di vivere la storia di Vittorio Palmas, contadino, soldato e reduce sardo che per solamente due chilogrammi di peso tornerà vivo da un campo di concentramento.

Una storia vera che Floris ha ascoltato dalla voce del sopravvissuto al forno crematorio, e riadattata ai palcoscenici grazie all’aiuto di Ascanio Celestini e Giacomo Mameli, autore del libro “La ghianda è una ciliegia” fonte espiratoria dello spettacolo il cui titolo è ripreso da una frase raccolta dal giornalista: “Mangiavamo le ghiande e, quando le trovavamo, ci sembrava avessero il sapore delle ciliegie, tanta era la fame”, a raccontare la drammaticità della seconda guerra mondiale.

Una esperienza che dovrebbe essere resa obbligatoria, affinché la memoria rimanga perenne.

Ringraziamo Paolo Floris, il Teatro di Villa Lazzaroni e la scuola Fondamenta Teatro e Teatri per l’opportunità.

Articolo e fotografie di Giulio Paravani.

Messa Esequiale per il Sommo Pontefice Emerito Benedetto XVI

Alle ore 9.30 di questa mattina, sul Sagrato della Basilica di San Pietro, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Santa Messa esequiale per il defunto Sommo Pontefice Emerito Benedetto XVI.
Al termine della Celebrazione Eucaristica hanno luogo l’Ultima Commendatio e la Valedictio.
Quindi il feretro del Sommo Pontefice Emerito è stati portato nelle Grotte Vaticane della Basilica di San Pietro per la tumulazione.
Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia dopo la proclamazione del
Santo Vangelo:

Omelia del Santo Padre
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Sono le ultime parole che il Signore
pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro – potremmo dire –, capace di confermare ciò che
caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di
compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a
consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli. Il Signore, aperto alle storie che incontrava lungo il
cammino, si lasciò cesellare dalla volontà di Dio, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le
difficoltà del Vangelo fino a vedere le sue mani piagate per amore: «Guarda le mie mani», disse a

Tommaso (Gv 20,27), e lo dice ad ognuno di noi. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di
offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso (cfr 1 Gv 4,16).[1]
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» è l’invito e il programma di vita che sussurra
e vuole modellare come un vasaio (cfr Is 29,16) il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i
medesimi sentimenti di Cristo Gesù (cfr Fil 2,5). Dedizione grata di servizio al Signore e al suo
Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito: “Tu mi appartieni… tu appartieni a
loro”, balbetta il Signore; “tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore.
Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue”.[2] È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza
capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con Lui: prendete
e mangiate, prendete e bevete, questo è il mio corpo che si offre per voi (cfr Lc 22,19).
Dedizione orante, che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni
che il pastore deve affrontare (cfr 1 Pt 1,6-7) e l’invito fiducioso a pascere il gregge (cfr Gv 21,17).
Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per
il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità
(cfr Eb 5,7-9). In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire,
accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità
invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia (cfr 2 Tim 1,12).
Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue
decisioni ai tempi di Dio (cfr Gv 21,18): «Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere
pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della
parola di Dio, il nutrimento della sua presenza».[3]
Dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione:
nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo (cfr Esort. ap. Gaudete et
exsultate, 57), nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai
piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella
speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri
padri e alla sua discendenza per sempre (cfr Lc 1,54-55).
Anche noi, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la
sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle
mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo,
che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita (cfr Mt 25,6-7).
San Gregorio Magno, al termine della Regola pastorale, invitava ed esortava un amico a
offrirgli questa compagnia spirituale: «In mezzo alle tempeste della mia vita, mi conforta la fiducia
che tu mi terrai a galla sulla tavola delle tue preghiere, e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e
mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi». È la consapevolezza del Pastore che
non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi
alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato.[4] È il Popolo fedele di Dio che, riunito,
accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo
qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta,
l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che
egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani
consegniamo il suo spirito”.
Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e
per sempre la sua voce!

Ufficio Stampa della Santa Sede

Circo El Grito, Teatro Necessario e Blucinque in Auditorium Parco della Musica

(dal comunicato dell’ Auditorium Parco della Musica)

In Auditorium arriva il circo contemporaneo! Circo Suite
spettacolo in tre movimenti:

Danza e musica, una suite per movimento, elettronica e violoncello, dove il dialogo speculare tra lo strumento musicale, la voce e la coreografia trovano un punto d’incontro nel momento sonoro che attinge le suggestioni da frammenti cinematografici. 

Clown in libertà: un viaggio musicale di tre clown impegnati in coreografie acrobatiche, duelli al rallentatore, intricati passaggi di giocoleria, evoluzioni e piramidi. 

La ricerca del movimento aereo, dell’acrobatica e della destrezza circense si allea con il potere della musica e con la poesia del teatro e della danza. 

Uno spettacolo che riunisce insieme i tre nuovi Centri di Produzione di Circo Contemporaneo riconosciuti dal Ministero della Cultura: Circo El Grito, Teatro Necessario e Blucinque.

Ringraziamo l’ufficio stampa di Musica per Roma.

Fotografie di Giulio Paravani.

Il tradizionale tuffo nel Tevere di Capodanno

Come da tradizione anche quest’anno a Roma, da ponte Cavour, si celebra il Capodanno con il tuffo nel Tevere di Maurizio Palmulli, meglio conosciuto con il nome di Mr. Ok.

Oltretutto con il raggiungimento del 35mo tuffo nel Tevere alla bella età di 70 anni.

Una tradizione a Roma nata nel 1946 e che come sempre vedi affacciarsi sulle sponde del Tevere centinaia di romani e turisti da tutto il mondo per assistere all’evento.

Le facce del vino – I vignaioli al mercato

Le iniziative che riguardano il vino a Roma non mancano, ma trovarne fuori dai soliti canali guidati dalle etichette rinomate è sempre difficile, e quando ne scopri una ti rendi conto dell’importanza e del valore del lavoro di chi ci si dedica.

Al Mercato di Testaccio, diventato anche un punto di ritrovo del mondo gastronomico, esiste una di queste realtà che promuove sia la cucina ritrovata, fatta di ricette insolite della tradizione, sia il mondo dei vignaioli, del vino vero, che , parole loro, “racconta della terra a cui appartengono, e di chi la lavora e la ama”.

Promotore dell’iniziativa Corrado Giampietro e il suo Banco 18, che ha organizzato una serie di incontri finalizzati alla conoscenza di quella parte di enologia lontana dai canali commerciali tradizionali ma decisamente ricca di qualità e valori territoriali di una Italia da sempre esistita e che necessiterebbe di una maggiore vetrina.

Assistendo ad uno di questi incontri, “Destinazione Lambrusco: un viaggio infinito tra rigore e poesia“, abbiamo riscoperto un vino spesso dimenticato, in questo frangente rappresentato da una azienda agricola biologica emiliana, Ca’ De Noci, che dal 1970 porta avanti la filosofia dei vitigni autoctoni.

Canto Pasolini – Pino Ingrosso

CRONACA/CULTURA/TEATRO by

Il teatro di Villa Lazzaroni, con la sua nuova programmazione ospita tre serate all’insegna di Pier Paolo Pasolini, in particolar modo la visione del mondo interiore e di quello pubblico del poeta, vista e tradotta in musica da Pino Ingrosso, voce solista di Nicola Piovani per oltre venti anni.

Uno spettacolo tra sonorità e letture che ci riporta alla luce lo spirito, i sentimenti, l’intera vita di uno dei maggiori intellettuali che l’Italia abbia mai avuto.

Insieme al compositore leccese, alla fisarmonica Stefano Indino, alle tastiere Andrea Rossetti, al basso Umberto Malagnino, alla batteria e percussioni Raul Sceba, ai cori e colori percussivi Daniela Guercia

Completano il gruppo le voci recitanti di Luca Morciano e Francesco Perinelli.

Rachele Andrioli, presentazione del disco “Leuca”.

E’ uscito a fine giugno il primo lavoro come solistadella multistrumentista salentina. Rachele Andrioli.

Questo è il comunicato stampa:

In uscita oggi, 24 giugno, LEUCA il primo lavoro discografico in veste da solista di Rachele Andrioli in cui l’artista volge il suo sguardo musicale sul mondo come un faro, partendo dalla fine della terra, suo luogo di nascita e appartenenza: il Capo di Leuca.
Il lavoro è il frutto degli ultimi anni di ricerca sulle tradizioni musicali che legano il Salento a ogni Sud del Mondo; la musica e i testi inediti raccontano storie mediterranee sospese tra verità e leggenda. Un progetto che guarda il mare, attraversato da onde tutte al femminile che rinnovano la tradizione grazie alla partecipazione di Coro a Coro, un ensemble di circa 40 voci di donne fondato e diretto da Rachele. Presenti anche alcuni brani d’autore che rendono omaggio ad alcuni artisti come Victor Jara, Enzo Avitabile, Nusrat Fateh Ali Khan, Rina Durante.
A spiccare la voce e la grande forza interpretativa di Rachele e l’originalità delle sue composizioni che disegnano una modalità di fare musica concentrata sulle emozioni sollecitate da una melodia, da un ritmo, da un testo ogni volta sorprendente.

L’uscita del disco è stata anticipata da quella del videoclip “Fimmana De Mare”, il 17 giugno scorso. Fimmana de mare racconta una parte di mondo da cui scaturiscono le musiche della cantante multistrumentista salentina.  E’ un brano che dal titolo mette in evidenza il concetto di genere e la relazione con il mare, un mare che simboleggia lo scambio, le culture che si veicolano attraverso la musica, in questo caso con sole voci, quella di Rachele e delle quattro componenti del laboratorio polivocale femminile “Coro a Coro” e percussioni.
Le immagini del videoclip, come nel brano, mostrano facce corrispondenti alle tante realtà, alla nostra responsabilità e a quella dei modelli da cui prendiamo ispirazione, in cui ci identifichiamo a volte, le nostre piccole e grandi azioni che si compiono nel quotidiano, nella vita, nella Storia.
Azioni che ci hanno toccato e da cui prendiamo riferimenti, maschere di noi stessi che lasciano spazio a riflessione.
Fimmana de mare è anche una necessità di leggerezza, di lasciar fluire, di lasciare il giusto spazio all’espressione senza imposizioni o forzature.
La parola “Jeu”, ovvero “Io” nel dialetto del capo di Leuca, risuona nel brano quasi a sottolineare il senso di appartenenza al proprio luogo di nascita, e la continua trasformazione di noi, di questa nostra terra.
Il videoclip è stato realizzato da Giuseppe Rutigliano, con la regia di Rachele Andrioli e Marcelo Bulgarelli, prodotto da Finisterre con la partecipazione di Puglia Sounds.  Link al video:https://youtu.be/ep9pSEgXfBc

Il cd LEUCAsostenuto da Puglia Sounds e prodotto da Finisterre nella sua linea di produzione dedicata alle nuove proposte della world music internazionale, dopo l’anteprima di Roma, ieri 23 giugno al Teatro Villa Pamphilj, all’interno della programmazione del Festival Popolare Italiano, verrà presentato alla stampa il 14 luglio alle ore 17 al Medimex di Bari.

Queste le date del tour:
22 giugno – Rieti – Chiostro di Sant’Agostino – Ore 20
23 giugno – Roma – Festival Popolare Italiano / Teatro di Villa Pamphili – Ore 18:30 (presentazione stampa)
9 luglio – Venezia – Combo Jazz Club – Ore 21
10 luglio – Maranola / Formia (LT) – Festival La Zampogna – Ore 21
14 luglio – Bari – Medimex – Ore 17 (presentazione stampa)
26 luglio – Poggio Torreggiana (RN) – Mulino – Ore 21
28 luglio – Gombola (MO) – Festival Trasparenze – Ore 21
 
BIO RACHELE ANDRIOLI
Cantautrice e polistrumentista, ha acquisito un ruolo importante nell’ambito delle nuove proposte artistiche pugliesi testimoniato da una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Vanta la partecipazione a prestigiosi festival, in solo e con varie formazioni musicali di world music, jazz e classica collaborando con importanti artisti internazionali quali Arto Lindsay, Piers Faccini, Baba Sissoko, Roopa Mahadevan.
Nel suo lavoro di ricerca per uno sviluppo della voce secondo stilemi della tradizione utilizzando tecniche innovative, Rachele Andrioli parte dal repertorio popolare pugliese per fonderlo abilmente con altri mondi musicali. Nel live, accompagna la sua voce con tamburi a cornice, flauti armonici, scacciapensieri, strumenti a corde, facendo un uso sapiente dell’elettronica. Realizza laboratori di canto polifonico in Italia e nel mondo e ha fondato il laboratorio corale femminile “Coro a Coro”, che accoglie tante donne da tutto il Salento.

LEUCA

1. TE SPETTU (R. Andrioli)
Voce, tamburi a cornice, scacciapensieri: Rachele Andrioli
Violoncelli: Redi Hasa
Voci: Coro a Coro

2. L’AMAREGGIATA (R. Andrioli)

Voce, chitarra, mani: Rachele Andrioli
Voci e mani: Giulia Piccinni/ Giovanna Paola Ariano/ Giada Chiara Magagnino
Chitarra acustica baritona: Valerio Daniele

3. PREGHIERA DEL CAPO (R. Andrioli)

Voci, tamburi a cornice: Rachele Andrioli

4. FIMMANA DE MARE (R. Andrioli)
Voci, tamburi a cornice, darbukah, mani: Rachele Andrioli
Voci e mani: Giovanna Paola Ariano/ Giada Chiara Magagnino/ Giulia Piccinni/ Adele Benlahouar

5. LUNA OTRANTINA. (D. Durante / C. Durante)
Voce: Rachele Andrioli
Violoncello e Arrangiamento: Redi Hasa

6. DE FINIBUS TERRAE (R. Andrioli / R. Andrioli, E. I. Nitti Capone)
Voce, tamburi a cornice: Rachele Andrioli
Voci: Coro a Coro

7. LEUCA (R. Andrioli)
Voci: Rachele Andrioli

8. TUTT’EGUALE SONG ‘E CRIATURE (E. Avitabile)
Voce, tamburi a cornice: Rachele Andrioli

9. KHAN TI VOGLIO BENE (Nusrat Fateh Ali Khan)
Voci, mani: Rachele Andrioli / Coro a Coro
Darbukah: Marta Maggioni

10. MANIFIESTO (Victor Jara / testo italiano ispirato all’originale Rachele Andrioli)
Voce, chitarra: Rachele Andrioli

11. FINISTERRAE (R. Andrioli / R. Andrioli, U. Pedreira, E- Corre)
Voce, tamburi a cornice: Rachele Andrioli
Saz, Kamalè ngoni: Maurizio Pellizzari

Prodotto da Erasmo Treglia per Finisterre

Registrato, missato e masterizzato da Valerio Daniele – Chora studi musicali, Calimera (LE)
“Finisterrae” e voci finali di “Te spettu” registrati da Filippo Bubbico – Sun Village Records, San Cataldo (LE)
“De finibus terrae” e “khan ti voglio bene” registrati a Sudestudio di Stefano Manca, Guagnano (LE)

Consulenza artistica: Claudio Prima
Traduzioni: Adele Benlahouar

Copertina:
da un’idea di Rachele Andrioli

fotografia: Giuseppe Rutigliano
allestimento: Giulia Piccinni
illustrazione libretto: Maria Carmen Zirro “Zirrodistratto”
progetto grafico: Alessandro Colazzo – Sacostudio

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Giulio Paravani
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