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Grazia Menna

Grazia Menna has 51 articles published.

LA ROSA NON CI AMA – Teatro “Lo spazio”

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

Via Locri 42, Roma 339 775 9351  – 06 7720 4149

 

Lab di Tizana Beato

presenta

 

CLORIS BROSCA    GIANNI DE FEO

in

LA ROSA NON CI AMA

Carlo Gesualdo vs Maria D’Avalos

di Roberto Russo

Drammaturgia musicale e regia cura di Gianni De Feo

Impianto scenografico e costumi Roberto Rinaldi

Musiche originali su testi di Torquato Tasso composte

da Alessandro Panatteri

Assistente alla regia Alessandra Ferro

Foto e grafica Manuela Giusto

ufficio stampa Andrea Cavazzini

 

TEATRO LO SPAZIO – ROMA

Dal 22 al 25 febbraio 2024

 

In una piazza notturna, dove fanno da sfondo le mura della Basilica di San Domenico Maggiore circondata da silenziosi palazzi cinquecenteschi, emergono le ombre di due personaggi: un uomo e una donna. Vestiti di cenci, potrebbero essere due clochards o vagabondi casuali senza tempo.

Siamo nella città di Napoli, in un’epoca non definita, davanti al palazzo che appartenne al Principe Carlo Gesualdo da Venosa e dove, nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 1590, lo stesso Principe infierì con efferata violenza sul corpo di sua moglie Maria D’Avalos e dell’amante di lei Fabrizio Carafa, Duca D’Andria. Questa la cronaca di uno dei più famosi delitti passionali.

Durante l’azione scenica l’identità dei due personaggi gradualmente si svela. Questi sono proprio le ombre dei due nobili coniugi, fantasmi senza pace costretti ogni notte a ritrovarsi per ripetere, nei secoli, lo stesso rito necessario a rielaborare gli eventi sanguinolenti del passato. Attraverso la ricomposizione dei colori del cubo di Rubik, essi rivivono tutta la gamma cromatica delle loro anime. Lui, uomo sensibile e geniale inventore dei colori della musica, raffinato madrigalista e stimato ispiratore dei tempi a venire. Lei, bellissima donna passionale e vitale. Tuttavia, entrambi vittime dei loro ruoli e del loro tempo! La Rosa, simbolo d’amore di tutte le epoche, attrae e affascina con la seduzione del suo profumo e la bellezza dei suoi colori, ma può anche uccidere con la sola punta sottile di una spina.

In uno scontro verbale dai toni rabbiosi, appassionati e talvolta violenti, i due si affronteranno e si scontreranno fino al punto di riconoscere e accettare le reciproche colpe. Solo così, in un abbandono catartico, i due fantasmi potranno infine purificare la propria anima e raggiungere la pace.

La trama drammaturgica concepisce la presenza di altri personaggi che si alternano e si contrappongono ai due protagonisti. E dunque, in questa messa in scena che si articola tra azione vivace e lettura a leggio, saranno proprio loro, Carlo e Maria, a evocare e a far rivivere, attraverso la loro voce come gli accusatori di un tribunale, tutte quelle figure intorno alle quali ruota la vicenda stessa. Così pure si mescoleranno le lingue, dallo spagnolo del 500 al napoletano antico fino al latino, attraverso un linguaggio forbito a tratti lirico ma al tempo stesso contemporaneo.

Alla parola farà da contrappunto l’elemento musicale che percorre quasi tutta la trama drammaturgica scavalcando anche in questo caso epoche e gusti.

Inoltre, due testi di Torquato Tasso scritti espressamente per Gesualdo, ma mai messi in musica da questi, sono stati ora rielaborati con musiche originali e cantati dal vivo nello stile dei madrigali.

Info:

TEATRO LO SPAZIO

Biglietti: intero 15 euro – ridotto 12 euro

(bar aperto per aperitivo dalle 20.00)

Da giovedi a sabato ore 21, domenica ore 17

Teatro Lo Spazio

Via Locri 43, Roma

informazioni e prenotazioni

339 775 9351 / 06 77204149

info@teatrolospazio.it

Teatro Lo Spazio – CARLO GESUALDO, IL GENIO E IL TORMENTO

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

Via Locri 42, Roma 339 775 9351  – 06 7720 4149

 

Martedì 20 febbraio 2024 – ore 20,30

CARLO GESUALDO, IL GENIO E IL TORMENTO

Interverranno

Roberto Russo

Autore de “La Rosa non ci ama”

Chiara Pelliccia

Musicologa

 I maestri

Alessandro Panatteri – Clavincembalo

Romeo Ciuffa – Flauto dolce – Viola da gamba

Martedì 20 febbraio, alle 20,30 l’evento a ingresso libero “Carlo Gesualdo, il Genio e il tormento “, apre al Teatro Lo Spazio la settimana dedicata al Principe madrigalista grande innovatore dell’Arte musicale, che continuerà dal 22 al 25 con lo spettacolo La Rosa non ci ama (Carlo Gesualdo vs Maria d’Avalos).

Il giorno 20/2/24, le esecuzioni dei maestri e l’ascolto di alcuni madrigali si arricchiranno dell’approfondimento tecnico della musicologa Chiara Pelliccia

A completare l’evento, Cloris Brosca e Gianni De Feo, leggeranno alcuni brani tratti da “La Rosa non ci ama”.

Coordinamento Andrea Cavazzini

 

Teatrosophia – HERBARIE, LE CHIAMAVANO STREGHE

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

Presenta

HERBARIE, LE CHIAMAVANO STREGHE

Di Silvia Pietrovanni

Regia di Ivan Vincenzo Cozzi

Personaggi e interpreti

Mercuria: Brunella Petrini

Caterina: Elena Stabile

Lucia: Silvia Mazzotta

Adattamento: Isabella Moroni

Musiche originali: Tito Rinesi

Costumi: Rosanna Grassia rivisitati da Arianna Longobardi

Luci e fonica: Andrea Memoli

Si ringrazia l’atelier di Marina Sciarelli

DA VENERDÌ 16 A DOMENICA 18 FEBBRAIO 2024

Torna in scena a Teatrosophiadal 16 al 18 febbraio, lo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghe, il testo di Silvia Pietrovanni adattato da Isabella Moroni, con Silvia Mazzotta, Brunella Petrini, Elena Stabile, frutto di un lavoro di ricerca sulla figura ancestrale e sulle origini sacre della domina herbarum, l’erborista del popolo, definita saggia dalla gente del popolo e strega ciarlatana dal potere che inizia così la distruzione capillare del sapere femminile.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.

Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche

come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

NOTE DI REGIA

Con Herbarie. Le chiamavano streghe, progetto culturale con una forte componente di teatro civile e di tematiche di genere, Argillateatri prosegue il percorso dedicato alle molteplici forme del femminile, iniziato nel 2005.

Le tre donne di Herbarie sono legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano la loro libertà espressiva, la dedizione e la ribellione; l’anima creativa e quella politica di queste donne che, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale, apprendevano le conoscenze, creando reti di cura e salvezza e trasmettendosi le proprie esperienze.

Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro, che saprà cambiare le sorti della Storia.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali e fare luce sulla medicina delle donne…

Un invito alla meraviglia della scoperta di un mondo, spesso sconosciuto, fatto di saperi antichi e profondi come l’erboristeria, i ritmi naturali, la medicina delle donne per secoli perseguitati, oscurati e ridicolizzati.

Uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

 Teatrosophia: via della Vetrina 7 – 00186 Roma

Orari: venerdì e sabato h 21:00/domenica h 18:00

 Biglietti: Intero: Euro 14,00+5,00 per tessera associativa

Ridotto: Euro 11,00+5,00 per tessera associativa

Prenotazioni: Tel: 06 68801089 /353.39.25.682  – info@teatrosophia.com

Andrea Cavazzini
Giornalista e Ufficio Stampa
cell. 329.41.31.346
press@quartapareteroma.it

Teatro Vascello – L’Uomo Calamita : Nemesi della lotta al Fascismo

in CULTURA/PHOTOGALLERY/TEATRO by

L’UOMO CALAMITA –  Nemesi della lotta al Fascismo

La tragedia del Fascismo prende corpo con la drammaturgia tridimensionale di Costantini

Roma 02 febbraio 2024

Foto e articolo di Grazia Menna

Oggi, 2 Febbraio 2024 : sono trascorsi cinque anni da quando al Teatro Vascello venne proposta al pubblico la prima de: L’uomo Calamita.

Cinque anni dopo lo spettacolo, seppur in minima parte rimodulato grazie all’esperienza scaturita durante questo periodo dalle tante rappresentazioni, continua a far vibrare di emozione, gioia, stupore, continua a far rimanere gli adulti con il “naso all’insù”, i giovanissimi spettatori “rapiti” dalle meraviglie acrobatiche di Giacomo Costantini.

Il lavoro teatrale scaturisce dalla collaborazione tra il Circo El Grito (https://www.elgrito.net/) , diretto e interpretato da Giacomo Costantini , Wu Ming 2 ( www.wumingfoundation.com) con i suoi testi e la sua voce narrante e Fabrizio “Cirro” Baioni  che contribuisce con le sue musiche dal vivo, scritte specificatamente per questa rappresentazione.

L’allestimento scenico ci presenta tre persone sul palco – musicista, circense, scrittore; a costui è demandata la narrazione della storia in parte vera, per quanto attiene la persecuzione della popolazione Sinti e Rom nell’Italia fascista (Normativa Antizigana nell’Italia Fascista ), in parte immaginaria che si sviluppa tra il 1940 ed il 1945;  periodo di guerra, invasione tedesca, il potere dei fascisti, fame, freddo e i rifugi nella montagna che nasconde. Tutti i componenti di un circo che ogni anno si ferma nel paese immaginario di Corniolo, ipoteticamente collocato sugli appennini, debbono fuggire ed abbandonare il loro tendone già montato. Vengono ricercati alla stregua degli ebrei e delle altre minoranze non gradite ai tedeschi e, di conseguenza, ai fascisti; il loro essere nomadi, giostrai, forse proprio zingari, gente prevalentemente proveniente dall’Est Europa, li accomuna al pericolo “comunista”.

Essi scelgono sì di nascondersi, ma anche di organizzarsi in un “improbabile” battaglione partigiano. Capitanati come sulla pista del circo dall’Uomo Calamita, un supereroe che si dice con poteri magnetici che può attirare a sé ferri da stiro e stoviglie, combattono con le “loro” armi: fantasia ed abilità circensi.

Mentre il narratore Wu Ming 2, alias di Giovanni Cattabriga, membro del collettivo italiano Wu Ming , avanza nella storia e nei suoi passaggi sempre più drammatici, gli esercizi di Giacomo Costantini si fanno via via più estremi e complicati, la musica di Cirro si fa più incalzante e narrante di un clima di pericolosità, con la sua batteria suonata su basi elettroniche

L’apoteosi della pericolosità nello spettacolare esercizio che chiude anche la rappresentazione:  l’Uomo Calamita esegue la “Tortura Cinese dell’Acqua”, esercizio di mesmerismo portato in scena  la prima volta dal grande Harry Houdini, che significa farsi calare a testa in giù in una vasca colma d’acqua, con le manette ai polsi, e provare a uscirne dopo tre minuti di apnea.

La vittoria dell’Uomo Calamita, che si libera dalle manette ed esce dalla vasca, simboleggia la vittoria o la speranza di essa, dell’Antifascismo sui tedeschi, sul regime di oppressione fascista di quell’Italia del 1940.

A conclusione dello rappresentazione gli artisti con la conduzione della foto-giornalista Laura Salvinelli, hanno condiviso con il pubblico un momento speciale di domande e risposte inerenti lo spettacolo; è stata data voce ai tanti bambini presenti in sala incuriositi dagli esercizi di Giacomo Costantini.  Ognuno degli artisti ha raccontato il suo percorso professionale che lo ha condotto a realizzare e partecipare a questo progetto teatrale.

La sfida che questo lavoro teatrale,  che ha esordito in teatro a Maiolati Spontini nel dicembre 2017, porta avanti ossia combinare acrobazie circensi, reading teatrale e musica dal vivo,  si può asserire sia assolutamente VINTA; i numeri parlano chiaro: ad oggi oltre ventimila spettatori per oltre cento rappresentazioni.

 

si ringrazia la GDG Press nella persona di Diletta Maurizi e Luca Pakarov Ufficio stampa della compagnia

CIRCO EL GRITO – WU MING FOUNDATION – L’uomo Calamita ; Teatro Vascello

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

CIRCO EL GRITO – WU MING FOUNDATION 

presentano

 

L’Uomo Calamita

Dal 2 al 4 febbraio al Teatro Vascello

venerdì h 21; sabato h 19; domenica h 17

L’Uomo Calamita, Wu Ming 2 e Cirro insieme in uno spettacolo di circo contemporaneo, illusionismo, musica e letteratura.

Per festeggiare il quinto anno di tour, per la prima volta dopo ogni replica è previsto un momento di incontro con il pubblico per svelare i retroscena di uno spettacolo che conta oramai più di 20mila spettatori

Scritto e diretto da Giacomo Costantini

Con Uomo Calamita, Wu Ming 2, Cirro

Testo e libro originale Wu Ming 2

Musiche Fabrizio “Cirro” Baioni

Voce narrante Wu Ming 2

Uomo calamita_ph.Laura Salvinelli

Uomo calamita_ph.Paolo Cudini

“Lo spettacolo che dimostra che l’arte circense merita di conquistare i teatri”

L’Espresso

“L’Uomo Calamita, l’ultima frontiera del circo”

Il Corriere della Sera

“È il Circo El Grito, rivelazione degli ultimi anni, in grado di collezionare «tutto esaurito» e richiamare folle”

La Stampa

Dopo il debutto nel 2019 al Teatro Vascello, torna a Roma L’Uomo Calamita, lo spettacolo che ha mostrato al pubblico europeo le infinite potenzialità del circo contemporaneo come cerniera tra le arti. Scritto e diretto da Giacomo Costantini della compagnia El Grito in collaborazione con Wu Ming 2 di Wu Ming Foundation, in questi anni L’Uomo Calamita ha collezionato ben 20mila spettatori nelle oltre 100 rappresentazioni svolte nei teatri italiani e stranieri.

Un lavoro frutto della riuscita contaminazione tra performance e parola, Circo El Grito e Wu Ming Foundation intrecciano infatti la scrittura narrativa con la drammaturgia circense per uno spettacolo che tiene insieme circo contemporaneo, illusionismo, musica e letteratura.

Tra spericolate acrobazie, colpi di batteria e magie surreali, la voce dal vivo di Wu Ming 2 guida lo spettatore in un circo clandestino durante la seconda guerra mondiale.

L’11 settembre 1940 con una circolare telegrafica, il capo della polizia ordina che vengano controllati tutti i carrozzoni, i circhi e le carovane, affinché “vengano rastrellati e concentrati sotto rigorosa vigilanza”. L’Uomo Calamita e altri fenomeni da baraccone si ritrovano così senza tendone, senza lavoro e ricercati dalla polizia. Lena – una bimba di otto anni – si ritrova invece senza il suo supereroe preferito e senza lo spettacolo che attendeva dall’anno prima. Per sfuggire alla persecuzione, i circensi sono costretti a darsi alla macchia ma, con l’aiuto di Lena, usano i propri poteri, l’astuzia e il magnetismo per combattere il nazi-fascismo.

L’Uomo Calamita è un super eroe che combatte l’assurdità della guerra tra funambolismi del corpo e della lingua con i suoi pericolosi esercizi di equilibrismo magnetico che lasciano il pubblico con il fiato sospeso, mentre Cirro sfoga sulla batteria tutta la rabbia accumulata da quando i nazisti hanno ucciso suo fratello. Wu Ming 2 prende parte alla storia non soltanto attraverso la voce narrante ma cimentandosi in un esercizio dalla cui riuscita dipende la vita dell’Uomo Calamita. “Siamo circensi, quando sfidiamo la morte lo facciamo sul serio”, dice Costantini che in uno dei suoi numeri è incatenato, appeso per i piedi, immerso dentro una vasca d’acqua.

Riconosciuto sin da subito come esempio virtuoso del rapporto tra circo e letteraturaL’Uomo Calamita è diventato un punto di riferimento per la costruzione della drammaturgia circense, i due autori si sono confrontati in un fecondo scambio durato due anni: se Costantini ha potuto appoggiarsi sugli approfondimenti storici e narrativi del libro in costruzione, Wu Ming 2 man mano che avanzava con la scrittura ha visto concretizzarsi in gesto circense l’universo che stava scrivendo. La scrittura scenica dello spettacolo ha visto coinvolto anche il compositore e batterista Fabrizio “Cirro” Baioni per la parte musicale, interamente eseguita dal vivo e parte integrante del percorso di creazione dello spettacolo.

Per festeggiare i 5 anni de L’Uomo Calamita, al termine di ogni replica per la prima volta è previsto un momento speciale in cui gli artisti svelano alcuni retroscena di una produzione che conta, fra l’altro, un libro illustrato da Marie Cécile, ormai introvabile, con il testo dello spettacolo scritto da Wu Ming 22500 copie vendute al termine delle varie repliche, 2800 minuti di lettura, 345 di apnea e 47 bacchette da batteria spezzate.

“All’inizio sembrava soltanto un esperimento, destinato a girare per teatri e festival nel corso di un anno” afferma Wu Ming 2. “D’altronde il circo vive proprio di azzardi, rischi e camminate sulle funi. Così, quella che poteva sembrare una stravaganza, buona giusto per qualche serata, si è trasformata in un vero e proprio genere, un tipo di spettacolo che il pubblico ha dimostrato di apprezzare e comprendere, in maniera del tutto immediata, decretandone il successo. Ma noi ancora ci chiediamo cos’ha reso possibile quest’amalgama imprevista, in cui finalmente non è la letteratura che parla di circo, ma il circo che parla attraverso la letteratura”.

Bio

Giacomo Costantini è considerato dalla stampa uno dei pionieri del circo contemporaneo in Italia. È un circense che sul finire degli anni ’90 inizia una ricerca sulla sintesi tra diversi ambiti artistici che lo porterà a occuparsi di drammaturgia circense contemporanea e quindi a firmare diverse regie di circo contemporaneo e di opera lirica internazionali.

Wu Ming 2 è docente di “Teorie pratica della narrazione” presso l’Università di Urbino e presso l’Università di Bologna, ha scritto insieme al collettivo Wu Ming: Q, Altai, L’Armata dei Sonnambuli, Proletkult, Ufo 78, e svariati altri romanzi di successo editi da Einaudi e tradotti in oltre 10 lingue. Collabora con Circo El Grito dal 2015 allo studio del rapporto tra circo e letteratura.

Cirro è il progetto musicale solista ideato da Fabrizio Baioni che, per l’occasione, ha riarrangiato i pezzi dell’album Sequoya Teeth”. Baioni è batterista e autore dei Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, Drunken Butterfly, Leda, Bushi, Spirale, Bruxa. Ha suonato per Il Teatro degli Orrori, Marina Rei, Serena Abrami e tanti altri.

Circo El Grito è circo contemporaneo ma anche antico, perché fa tesoro di secoli di arte circense. La compagnia fondata dall’acrobata Fabiana Ruiz Diaz e dall’artista multidisciplinare Giacomo Costantini, con oltre dieci spettacoli all’attivo e più di due mila repliche in tutta Europa, rappresenta un grande motore per la sperimentazione spaziando tra gli ambiti della danza, del teatro, della musica e della letteratura, puntando a elaborare un linguaggio di qualità attraverso spettacoli trasversali. Circo El Grito è riconosciuto da Regione Marche come progetto di Primario Interesse Regionale e dal Ministero della Cultura che, dal 2015 ad oggi, ha assegnato alla compagnia il punteggio più alto sulla qualità artistica di tutto il settore circo. Collabora inoltre con le più prestigiose istituzioni culturali europee, dall’ Ambasciata Francese alla Biennale Internazionale del Circo di Bruxelles, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma al Teatro Regio di Parma. Nel 2022 Circo El Grito annuncia la nascita del SIC/Stabile di Innovazione Circense, il primo centro internazionale di produzione multidisciplinare dedicato al circo contemporaneo e riconosciuto dal MiC.

CIRCO EL GRITO – WU MING FOUNDATION

presentano

L’UOMO CALAMITA

Dal 2 al 4 febbraio 2024

Teatro Vascello, via Giacinto Carini, 78

venerdì ore 21.00, sabato ore 19.00, domenica ore 17.00

Scritto e diretto da Giacomo Costantini

Con Uomo Calamita, Wu Ming 2, Cirro

Testo e libro originale Wu Ming 2

Musiche Fabrizio “Cirro” Baioni

Voce narrante Wu Ming 2

Costumi Beatrice Giannini

Luci Domenico De Vita

Ideazione e costruzione macchinari Simone Alessandrini

Occhio esterno Fabiana Ruiz Diaz, Giorgio Rossi, Tonio De Nitto

Consulenza alla drammaturgia Luca Pakarov

Prodotto da Circo El Grito

Sostenuto da Ministero della Cultura

Consigliato a partire dai 6 anni

DURATA: 60’

Biglietti

Da 16 a 25 euro

https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-uomo-calamita/210382

Info biglietti

https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/

Teatrosophia – “Poliphonia” Una nuova chiave di lettura per i disturbi della personalità

in CULTURA/PHOTOGALLERY/TEATRO by

Teatrosophia – “Poliphonia”

Una nuova chiave di lettura dei disturbi della personalità

Roma, 18 gennaio 2024

Articolo di Leonardo De Luca

Foto di scena: Maria Letizia Avato

Al Teatrosophia in scena lo spettacolo “Poliphonia” di Maria Letizia Avato con Valentina Maselli, Tania Lettieri e Simone Destrero.

Diviso in due atti. Nel primo avviene il racconto di un delitto a partire dalla ricostruzione dell’accaduto dalla polizia e i ricordi di una donna, la quale memoria affoga tra il moltiplicarsi delle sue molteplici personalità. Esse sono rumorose, diversificate e hanno pian piano assemblato, come dei tasselli, il mosaico della sua storia così struggente e segnata dalla violenza, a tal punto da ripercuotersi in un atto che potesse mettere fine al suo sofferto sopruso.

Nel secondo atto, una moglie oppressa da uno smodato controllo da parte di un marito violento e tendente ad eccedere con gli alcolici si libera e prende coscienza del suo forzato servilismo, tramortendo il marito e trattenendolo in casa legato fino ad essere costretta ad ucciderlo.

L’opera evidenzia le motivazioni interiori della liberazione della donna da uno stato di stretta vigilanza e di esigenza, percepita come imprescindibile da soddisfare, che la lega al marito, e sono proprio questa a costituire lo scheletro di rapporti logorati e logoranti. La vittima allora reagisce in una sorta di raptus, commettendo atti disperati e raffazzonati, carichi di tutta la violenza subita, col fine di mettere un punto alla violazione. Ci troviamo difronte a due scene di evidente difficoltà e complessità.

Il tema del disturbo delle personalità multiple è sicuramente un argomento tanto interessante quanto innovativo nelle sue sfaccettature e spunti, la seconda parte invece mostra una situazione di stallo ai limiti del verosimile, che viene percepita con un grande carico di angoscia. Questa pressione viene però attenuata dall’eccessivo protrarsi delle scene del secondo atto che, specie in quelle finali, porta al calo di un ritmo inizialmente incalzante e pieno di dinamismo. In generale risulta un testo con disomogeneità nel ritmo narrativo, eccessivamente lento laddove richiede maggiore intensità e viceversa. Alcuni dialoghi invece risultano davvero un viaggio contorto all’interno dell’inquietudine dei protagonisti. Ci portano quasi ad una grande psicoanalisi di figure grottesche, temprate dalla spietatezza di una violenza che pare non impietosirsi mai.

 

Si ringrazia l’Ufficio stampa di Teatrosophia nella persona di AndreaCavazzini

Teatrosophia – La Topa Bianca

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

Presenta

 LA TOPA BIANCA

Gabriella Ferri racconta se stessa

 Scritto e diretto da Emanuele Billotta

Con: Daniela AntoliniFlavio AccorintiAntonio Antolini

DA GIOVEDI 1 A DOMENICA 4 FEBBRAIO 2024

Flavio, musicista di strada è intento a presentare alcuni brani del suo nuovo album ai passanti, sperando di poter guadagnare qualcosa dalle offerte a cappello. Irrompe Gabriella Ferri che, approfittando del gruppetto di persone che si sono attorniate davanti a lui, prende la scena per parlare un minuto ma, in realtà, travolge il povero Flavio e le altre persone in un’ora e mezza di ricordi, aneddoti, canzoni ed emozioni che ripercorrono la sua vita, la sua poetica e il suo sentire.

Progetto artistico

Nel 2024 ricorre il ventennale dalla morte di Gabriella Ferri, artista romana poliedrica, cantautrice e interprete, poetessa, pittrice e attrice, ha rappresentato la Capitale in tutte le sue sfaccettature, arrivando a girare il mondo non solo come rappresentate di Roma, ma artista capace di interpretare colori e suoni di ogni luogo che ha incontrato. Da Napoli a Milano, viaggiando per l’America Latina.

Anima fragile ha sempre avuto un rapporto di amore/odio con il successo e con i riflettori, altalenando periodi di forte presenza a periodi di completa sparizione dalle scene, elemento che l’ha portata a non confondersi con il business che ruota attorno al mondo artistico ma mantenendo lo spirito popolare che la contraddistingueva. Divenuta famosa con la riscoperta del brano La società dei Magnaccioni ha presentato un repertorio che ha toccato brani della tradizione e ha portato alla ribalta propri brani cantautoriali entrati prepotentemente nella storia della musica.

Lo spettacolo dal titolo La Topa Bianca: Gabriella Ferri racconta sè stessa che ha debuttato nell’Agosto 2023 è un testo dalla struttura semplice, in quasi un’ora e mezza di racconti, aneddoti, canzoni, momenti di forte comicità, di dramma, poesia e riflessione.

Partendo dalla sua infanzia il racconto si snoda dal rapporto con il padre quello con la Roma delle bancarelle di via Sannio, un tempo “campo de carciofi dove ce passava in mezzo la marana”, con la Roma del Monte dei Cocci e delle osterie. Il suo rapporto con Pasolini, dell’amore totale nei suoi confronti e della sua paura ad avvicinarlo, e il suo rapporto con il pubblico.

Il testo, scritto da Emanuele Bilotta, che si è occupato anche della regia, è corredato da molte canzoni portate al successo da Gabriella Ferri, in una struttura di commedia musicale con un accompagnamento realizzato completamente dal vivo con voce e chitarra e la presenza di scene danzanti, in cui si alternano momenti di cantato a dialoghi tra l’artista romana e il giovane cantautore e monologhi che la poliedrica rappresentante di Roma regala al pubblico con la schiettezza che la contraddistingue, in una multidisciplinarietà che abbraccia teatro, canto e danza popolare.

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

INFO:

La Topa bianca

Scritto e diretto da Emanuele Bilotta

Orari: Giovedì a Sabato h 21:00/Domenica h 16:00

Teatrosophia – “La Bambola Spezzata”: per il giorno della memoria per non dimenticare 

in CULTURA/PHOTOGALLERY/TEATRO by

“Teatrosophia – “La Bambola Spezzata”: per il giorno della memoria per non dimenticare 

No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo, non posso amarti

Roma, 26 gennaio 2024

Foto ed articolo di Grazia Menna

Gianni De Feo, con la magnifica interpretazione di Irma Ciaramella e Alessandra Ferro, portano di nuovo in scena il testo “La Bambola Spezzata” di Emilia De Rienzo, già rappresentato in Italia e con tantissimo successo dal 2014, sempre con De Feo alla regia ed alla partecipazione nella recitazione.

De Feo con la sua regia, accompagna il pubblico presente a vivere il dramma di una figlia (Eva) abbandonata dalla madre a sei anni perché ella, la madre, ha scelto di abbracciare l’ideologia nazista ed entrare nelle SS, tutto ciò a scapito del rapporto sia con il marito quanto con la figlia che difatti abbandona.

I tempi sono quelli dell’estate del 1939, la città Berlino, da una parte una famiglia tedesca : padre madre ed una bella figlia bionda da sfoggiare come un trofeo, una vera ariana di razza pura; dall’altra il fervente nazionalismo tedesco che di lì a poco sfocerà nell’ideologia nazista, nella costituzione delle SS.

Il ruolo della madre è affidato alla bravissima Alessandra Ferro che con la sua efficace recitazione, basandosi sui passaggi di tono dalla cattiveria più feroce a momenti di goffa comicità, a momenti di “calore materno” quando chiede di esser chiamata “mamma”, incarna le tante sfaccettature di una donna che ha scelto di abbracciare tout-court l’ideologia nazista, per sentirsi partecipe della storia. L’allestimento scenico la ritrae seduta in un angolo, su una sorta di trono ad elevarla dalla “plebea altezza dei non-SS” ed  avvolta in una sorta di mantello con una svastica nera impressa in bella evidenza.

Irma Ciaramella nel ruolo della figlia che spera, molti anni dopo, rincontrando la madre, di capire le ragioni dell’abbandono e forse sperare di riavvicinarsi a lei che chiama “MADRE” e non “mamma”.

Chiamarla “MADRE” per porre una distanza affettiva da colei che mamma non è mai stata.

Oggi quella bambina di sei anni è una donna con un vissuto, che ha scelto di essere un’artista, un’attrice e questa scelta pone le due donne ancora in antitesi perché secondo sua madre la cultura è decadenza, perché “la Germania ha bisogno di carattere” ed è con questa affermazione che giustifica i roghi di libri del maggio del ‘39.

Tra di loro, come un cordone ombelicale per riavvicinare le due, la bambola che la madre regalò alla figlia ed a cui Eva è rimasta profondamente legata, tanto da conservarla nella sua valigia.

La bambola è la vera unica testimone oggi di quanto accaduto in passato; e se c’era la possibilità di riavvicinare le due donne attraverso questa bambola, ricordo di un gesto tenero di madre verso la figlia, questa possibilità svanisce dolorosamente quando Eva scopre la provenienza e la reale storia della sua bambola: ad Auschwitz, racconta la madre, c’erano solo quattro camere a gas e poteva capitare che qualcuno non morisse e, spesso, i più forti erano proprio i bambini. Quando, invece, anche questi diventavano “polvere”, rimanevano integri solo i giocattoli da cui erano accompagnati.

Cruda verità per la bimba che Eva era allora, ma ancor di più per la donna che è oggi, alla quale si spezza il cuore identificandosi con quella bambola spezzata dalla quale è incapace di separarsi.

No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo, non posso amarti

Si ringrazia l’Ufficio stampa di Teatrosophia nella persona di Andrea Cavazzini

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Grazia Menna
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