Lo stato delle relazioni sino-africane

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L’importanza crescente delle relazioni Cina-Africa rispetto al passato può essere in parte spiegata dal vuoto politico lasciato dai paesi occidentali. Infatti, sebbene la Cina abbia sempre avuto legami più o meno intensi con i paesi africani, solo negli ultimi anni questi sono stati abilmente inquadrati in una politica estera orientata.

Il risultato di questo nuovo orientamento è il Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC, in inglese) , il quale funge da framework per tutte le relazioni che la Cina intesse con i paesi africani.  Fondato tanto sull’idea di scambi culturali e politici quanto su quella di sicurezza e collaborazione economica, ad oggi 53 paesi africani su 54 vi partecipano. Tuttavia, ciò che cattura l’occhio della maggior parte degli analisti è evidentemente la creazione e il rafforzamento dei legami economici. A questo proposito, prestiti, investimenti e commercio sono gli elementi chiave a cui prestare attenzione. L’influenza della Cina è cresciuta dalla nascita della FOCAC nel 2000, diventando così il principale partner economico della maggior parte dei paesi africani. Di fatto, la presenza cinese in Africa non si articola solo nelle imprese statali, ma anche nelle grandi aziende private (le quali rientrano, in una certa misura, inevitabilmente nel radar del partito) e nelle aziende più piccole. Ma se le esportazioni cinesi in Africa hanno superato quelle di altri paesi come la Francia o gli Stati Uniti, dall’altro lato, i paesi africani hanno incontrato difficoltà ad esportare in Cina. Queste difficoltà sono evidenti quando osserviamo le statistiche della quota africana del valore del commercio globale con la Cina, che è di circa il 4% ($240 miliardi all’anno), in netto contrasto con altre regioni come l’Asia (47%) e l’Europa (18%). ma anche l’America Latina (7%). Ciononostante,il volume delle esportazioni africane in Cina è molto più elevatodelle esportazioni africane nell’UE ($ 142 miliardi), anche sequeste ultime detengono una quota relativamente maggiore degli import europei (7%).

Tra i paesi FOCAC, malgrado la maggioranza accetti di buon grado l’aiuto e il sostegno del Partito Comunista Cinese (PCC), solo pochi godono di una relazione relativamente più intima con la Cina. In effetti, tra questi troviamo una parte di paesi – come Angola, Etiopia, Zambia, Kenya, Nigeria, Camerun, Egitto, Sudan– i quali hanno contratto prestiti consistenti per oltre $95 miliardi nel periodo 2000-2019. La concessione di questi prestiti è gestita dalla Cina attraverso due importanti banche statali, la China EximBank e la China Development Bank, che guidano le operazioni. L’erogazione è prevalentemente effettuata per lo sviluppo diinfrastrutture, ma non sono affatto pochi i casi in cui sono stati concessi per progetti di altro tipo, come la costruzione di strutture sportive e stadi, cosa che ha portato gli analisti ha coniare la locuzione “stadium diplomacy”. Le condizioni strutturali dei paesi africani e della Cina gettano basi molti solide per una partnership strategica. La fondamentale mancanza di infrastrutture efficienti dei paesi africani, insieme al capitale umano cinese e al bisogno incessante di materie prime e fonti energetiche, porta le due parti a convergere sugli aspetti fondamentali della loro strategia. 

In ambito accademico e non solo, è in corso un dibattito su ciò che spinge lo stato cinese ad aiutare i paesi africani o se in realtà si tratti solo di una strategia a lungo termine per il land grabbing.Evocando lo spettro del neocolonialismo con caratteristiche cinesi,molti hanno sospettato che, dietro queste pratiche dissolute di erogazione di prestiti, la Cina stia creando le condizioni per una trappola del debito; altri invece hanno proteso per conclusioni che vedono la Cina sotto una luce migliore. Di fronte alle difficoltà di tale valutazione, sicuro è che l’intera situazione deve essere attentamente monitorata. Nonostante quanto accade in Africa sia generalmente trascurato nell’analisi dell’equilibrio globale di potenze, la presenza stessa del principale competitor statunitense in queste regioni non può essere ignorata. Man mano che la Cina continua a crescere nella sfera economica, tradurrà naturalmente sempre più energia e risorse nel suo apparato militare. Ecco perché la base militare di Gibuti sullo stretto di Bab-el Mandeb ha ricevuto molta attenzione. Infatti, nonostante Gibuti avesseaccolto diversi eserciti sul suo territorio, la relativa importanza – per il mondo e per la Cina – di questa base è sottolineata dal numero complessivamente esiguo di strutture militari all’estero.

Molta attenzione è stata riservata dagli osservatori durante l’ultimo vertice FOCAC tenutosi nel dicembre 2021 , quando Xi Jinping, tenendo conto dei tempi difficili portati dalla pandemia, ha annunciato una riduzione degli investimenti e dei prestiti cinesi ma, allo stesso tempo, criteri più efficienti per i progetti da scegliere per il finanziamento. La compressione dell’impressionante cifra di $ 60 miliardi – che è scesa alla ancora cospicua somma di $ 40 miliardi – non poteva essere ignorata. A leggere queste cifre, si può anche ammettere che le considerazioni sul presunto declino delle relazioni Cina-Africa (quello che Mao chiamava il Terzo Mondo, distinto dai due imperialisti: USA e URSS) non siano del tutto infondate; ma non significa che si siano fermate. Secondo alcuni osservatori , il miglioramento delle relazioni non sta nemmeno rallentando. In questa prospettiva, la riduzione degli investimenti è la conseguenza di una razionalizzazione, da parte della Cina, delle relazioni economiche con i Paesi africani. Ma è comunque difficile formulare unavalutazione certa della situazione, come dimostrano le opinioni divergenti degli studiosi.

Quel che è certo è che l’influenza culturale e politica sta crescendo più che mai. 
In ambito culturale, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impennata dell’utilizzo di tecniche e prodotti della medicina tradizionale cinese (MTC) come strumento di soft power in numerosi paesi africani. Infatti, nonostante la predominanza della scienza occidentale in ambito medico, i metodi della MTC si sono diffusi tra gli africani. Allo stesso modo, anche la forte influenza politica del PCC si fa sentire in Africa. Un esempio sono le scuole di partito sponsorizzate dal PCC, le quali si presentano come istituzioni per l’istruzione dei futuri leader africani. In tal modo, la Cina riesce sia ad esportare il proprio modello di governance, sia a costruire importanti reti sociali e informative con coloro che conteranno nel paese di origine un giorno.

È complesso fare un bilancio finale della situazione in quanto è complesso in primis raccogliere prove che dimostrino la malignità delle intenzioni cinesi di far cadere i paesi nella trappola del debito. Ma, inutile dirlo, la sua influenza sta crescendo così rapidamente che USA e UE stanno ottimizzando le proprie energieper contrastare questa tendenza. L’amministrazione Biden ha lanciato il progetto Build Back Better World, definito come “un’iniziativa affermativa per soddisfare le enormi esigenze infrastrutturali dei paesi a basso e medio reddito”. In modo simile, l’Unione Europea ha risposto alla Belt and Road Initiative (firmata da diversi paesi africani) con il Global Gateway, un piano da $300 miliardi per investimenti in tutto il mondo in settori quali clima ed energia, trasporti, salute, istruzione e ricerca. Di fronte alle buone intenzioni di questi tre megaprogetti, la speranza ultima è che il loro potenziale possa davvero dispiegarsi, portando un reale cambiamento nelle zone più povere del pianeta.

Di Alessandro Russo

Analista Centro Studi Roma 3000

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