Crisi ucraina: cosa vuole ottenere Putin?

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Dopo aver firmato il riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk il Presidente della Federazione Russa ha dato ordine al suo esercito di entrare nel territorio ucraino. Resta ancora da capire se le truppe avanzeranno lungo tutto il Donbass.

Adesso si attendono dure sanzioni da parte di Ue, Uk e Usa.

L’alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue, Josep Borrell, ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio degli Affari Esteri dell’Ue e si è dimostrato ottimista sul fatto che le sanzioni verranno votate all’unanimità da tutti i Paese Membri. Da capire che posizione prenderanno Italia e Germania che nei giorni scorsi avevano dichiarato di esser contrarie alle sanzioni in quanto avrebbero compromesso l’accesso energetico per tutto il continente.

Il Commissario Europeo alla Giustizia, Didier Reynders, cercando il più possibile un compromesso trai Paesi Membri, ha dichiarato che la mossa di Mosca è un chiaro atto di guerra ma che il pacchetto di sanzioni, in caso di invasione dell’Ucraina, verrà imposto gradualmente.

E’ emersa, inoltre, una netta contrapposizione tra Unione Europea e Regno Unito sulla presenza di truppe russe nella regione del Donbass. Mentre secondo il segretario alla salute inglese, Sajid Javid, è la prova che l’invasione dell’Ucraina sia già iniziata, secondo l’Altro Rappresentante dell’Unione, Josep Borrell, ancora non vi sono i requisiti per poterla definire tale.

Dunque, appare evidente come all’interno della NATO non via sia una comunione d’intenti tra i suoi membri. L’Unione Europea sta procedendo in maniera molto cauta, consapevole del fatto che l’imposizione di sanzioni alla Russia avrebbe controeffetti devastanti per la sua economia già falcidiata dalla crisi pandemica, a differenza di Stat Uniti e Regno Unito che sembrano voler perseguire una linea dura.

Comunque andrà a finire sembra che Putin sia riuscito nel suo intento per due ordini di ragioni.

La prima: quella di mettere in evidenze le contraddizioni presenti in seno alla Nato. Un’alleanza all’interno della quale appare evidente che non ci sia una relazione tra pari tra i suoi componenti, una coalizione militare dove l’ultima parola spetta sempre agli Stati Uniti che, specie in questi ultimi anni (lampante il caso dell’Afghanistan), hanno dimostrato di usarla solo per perseguire i propri scopi particolari e n l’interesse generale dei Paesi che la compongono.

 La seconda: quella di aver saputo approfittare del momento giusto per ribadire al mondo intero la forte vocazione imperiale/imperialista della Russia, facendo trapelare che il ruolo in cui era stata relegata in questi ultimi 30anni, dopo il crollo dell’allora Unione Sovietica, comincia a starle stretto. L’ex leader del KGB ha capito che oggi la principale contrapposizione all’interno dell’arena internazionale è quella economico – ideologica tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese e ne ha approfittato per iniziare a rivendicare tutti quegli spazi strategici sui quali gli Stati Uniti hanno dovuto allentare la presa per via della più importante e delicata contrapposizione che li vede coinvolti col gigante asiatico. Non è un caso, infatti, che dai tempi dell’amministrazione Obama gli Stati Uniti abbiano cominciato a concentrare i loro sforzi militari sulla zona dell’Indo-Pacifico. Basti pensare che ripercussioni geopolitiche potrebbe avere la presa di Taiwan, tanto sognata da Xi Jin Ping, da parte della Cina. Ed è per questo che Putin ha approfittato di questo momento per tornare a reclamare un ruolo più influente in termini di politica estera.

Putin sa bene che gli Stati uniti, se volessero, avrebbero la forza militare di far morire sul nascere queste sue rivendicazioni ma sa bene anche che, se lo facessero lascerebbero aperto uno spazio aperto alla Cina che potrebbe avere ripercussioni gravissime sul loro ruolo di prima super potenza mondiale. Volendo fare un paragone col gioco degli scacchi, gli Stati Uniti attaccando la Russia mangerebbero la regina alla Russia ma lascerebbero scoperto il re alla Cina.

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