Breve riflessione sul reddito di cittadinanza

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L’articolo di questa settimana ha per tema una breve riflessione sul reddito di cittadinanza, quale strumento di lotta alla povertà; strumento sul quale in questo ultimo anno si è sviluppato una fortissima polemica, non solo fra i partiti ma anche all’interno della società civile ed economica.

Certamente il reddito di cittadinanza deve essere considerato come una forma di sostegno temporaneo del reddito delle persone in difficoltà economica e strettamente collegato all’ avviamento al lavoro di quest’ultimi, dopo che abbiano fruito azioni di politiche attive del lavoro (ad esempio la formazione) da parte dello stato.

Perché come diceva il premio nobel per l’economia Samuelson, oramai più di 50 anni fa, le politiche di sostegno e i sussidi alla disoccupazione si giustificano eticamente e socialmente, solo a condizione che sia sempre incentivato e conveniente per i lavoratori trovarsi un’occupazione stabile di lavoro.

In questo senso per tale ragione la fruizione del reddito di cittadinanza deve essere, come già sottolineato, sempre accompagnata dalle gestione di politiche attive verso i fruitori di tale strumento, che consentano di raggiungere attraverso l’azione dei centri impiego i seguenti risultati

  • Favorire l’incontro fra l’offerta di lavoro e la domanda di impiego sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo;

 

  • Rappresentare uno strumento di orientamento per i lavoratori disoccupati per la scelta delle professioni e dei mestieri più ricercati dalle imprese (vedi nuove professionalità emergenti);

 

  • Rappresentare uno strumento per garantire la formazione di quelle competenze e skill dei lavoratori, necessari, per accedere alle offerte di lavoro delle imprese e in particolare professionalità emergenti.

In tal senso il mondo del lavoro è in continua evoluzione nell’era internet, che da un lato vede il declino di vecchie professionalità legate all’old economy e dall’altro la formazione di nuove professionalità emergenti quali ad esempio quelle legate al mondo digitale.

Inoltre è un dato acclarato che accanto al fenomeno della disoccupazione strutturale persiste anche quello delle numerose aziende che non riescono a trovare per le loro esigenze di manodopera qualificata, lavoratori con le competenze e professionalità da loro richieste; in particolar modo proprio per le professioni legate al mondo digitali.

Quindi si ribadisce il concetto che per affrontare la tematica della lotta alla disoccupazione è necessario un approccio non solo quantitativo ma anche qualitativo e legato alla formazione nei lavoratori di quelle   competenze e skill, collegate alle professionalità effettivamente richieste dal mercato.

Il sostegno del reddito di cittadinanza alle persone in difficoltà economica deve quindi essere temporaneo e collegato all’ adesione del lavoratore, agli strumenti di orientamento e riqualificazione professionale offerti dai centri impiego.

Per far questo sarà necessario propedeuticamente non solo incrementare i centri impiego (oggi in un numero insufficiente rispetto alle esigenze del mondo del lavoro), ma anche riqualificarne il personale, assumendo nel contempo anche professionalità specifiche e direttamente dal mercato ( ad esempio i famosi navigator), dotandole di tutti gli strumenti (ad esempio banche dati offerte di lavoro ma anche della professionalità necessaria), per svolgere il loro fondamentale lavoro di incontro fra domanda e offerta lavoro.

Così come avviene ad esempio con i centri impieghi dei paesi anglosassoni, dove infatti la disoccupazione è ha solo natura fisiologica e non ha carattere strutturale, ovvero riguardando solo le persone, che per una serie di motivi non sono in cerca di lavoro.

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