Russia tra elezioni, pressione mediatica e società civile: report da Mosca e San Pietroburgo

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di Silvia Boltuc

Mosca e San Pietroburgo – Si sono concluse il 19 settembre 2021 le elezioni in Russia dopo tre lunghi giorni di votazioni che hanno visto un’affluenza pari al 51,27% degli elettori e una organizzazione imponente dovuta all’emergenza sanitaria del Covid-19 e alla necessità dell’autorità russe di garantire la legittimità e trasparenza del processo elettorale attraverso la realizzazione di un sistema di sicurezza caratterizzato dall’installazione di telecamere video nei seggi elettorali e dal voto elettronico.

La vittoria di Edinaya Rossiya (Russia Unita) con il 49% dei voti alle elezioni della Duma di Stato della Federazione Russa conferma la leadership nazionale del partito di Vladimir Putin con una leggera flessione e l’ascesa di Kommunisticheskaya Partya Rossiyskoy Federatsiy (Partito Comunista della Federazione Russa) con circa il 19% delle preferenze. Ad oggi è chiaro che nella Duma di Stato saranno rappresentati non solo i membri di Russia Unita e del Partito Comunista, ma anche quelli di Liberal’no-Demokraticheskaya Partya Rossiy LDPR (Partito Liberale Democratico), Spravedlivaya Rossiya – za Pravdu (Russia giusta – per la verità) e Noviye Lyudi (Nuovo Popolo) fornendo così una configurazione eterogenea e plurale a livello politico.

A fare da cornice alla rinnovata leadership di Russia Unita un clima internazionale caratterizzato da grande attenzione e pressione mediatica nei confronti del Cremlino a seguito di un anno influenzato dal caso Navalny, dal confronto tra Mosca e Bruxelles per il vaccino Sputnik V e dalla decisione dell’OSCE di non inviare i propri osservatori in Russia (Russia ed Europa sempre più distanti: il caso OSCE).

Parlando del processo elettorale, dopo una visita in loco durante tutti e tre i giorni delle votazioni, è apparso chiaro come le autorità russe abbiano affrontato uno sforzo gigantesco per garantire la sicurezza degli elettori attraverso il controllo della temperatura e l’obbligo di indossare le mascherine e i guanti fatto da parte dei membri dei seggi muniti di camici sterilizzati, l’innalzamento degli standard di sicurezza e trasparenza del processo elettorale garantito dall’installazione di telecamere e dalla presenza delle forze dell’ordine, l’attivazione di un numero telefonico dedicato al quale ogni cittadino russo poteva riportare problemi o irregolarità, e la presenza in loco di membri dei partiti politici e delle associazioni come osservatori.

A fronte di questa organizzazione occorre, però, rilevare diverse polemiche sorte sia prima che durante e dopo le votazioni sul processo elettorale russo: secondo quanto traspare dagli incontri avuti con i membri della Commissione elettorale russa di Mosca e San Pietroburgo la guerra dell’informazione ha completamente influenzato le votazioni per i membri della Duma di Stato attraverso la diffusione di fake news e la creazione di un clima di ostilità più utile per le strategie geopolitiche di alcuni attori stranieri piuttosto che per garantire il diritto al voto e alle elezioni regolari per la popolazione russa.

Di interesse internazionale è stata anche la prima conferenza scientifica “Il ruolo della società civile nel garantire gli standard democratici per l’organizzazione e lo svolgimento delle elezioni” organizzata dalla Camera della Società Civile della Federazione Russa e dall’Associazione russa dei politologi dal 14 al 15 settembre 2021 presso l’Università Statale di Mosca Lomonosov che ha richiamato ricercatori, politici, esperti e giornalisti da tutto il mondo e ha preceduto proprio le elezioni. Conferenza che ha visto esperti russi e stranieri discutere diverse tematiche inerenti il processo elettorale focalizzando l’attenzione sul ruolo che le nuove tecnologie possono avere per garantire e monitorare la legittimità e trasparenza delle votazioni così come il peso che giocano i media e i social network nell’influenzare l’elettorato e la percezione nazionale e globale su determinate elezioni. È proprio in questa ottica che diversi ricercatori e giornalisti internazionali intervenuti all’evento hanno posto in risalto il peso della comunicazione strategica e della guerra dell’informazione sulle votazioni in Russia focalizzandosi su come la forte pressione mediatica che dal caso Navalny in poi ha interessato la Federazione Russa sia stata organizzata per delegittimare il processo elettorale russo e promuovere strategie di diversi attori internazionali interessati a indebolire l’autorità del Cremlino nel proprio paese.

Rumors mediatici, polemiche, accuse varie confermano ancora una volta, però, quanto la Russia sia un attore geopolitico di primaria importanza strategica a tal punto che ogni evento riguardante la sua politica interna ha la capacità di monopolizzare l’attenzione degli organi di informazione internazionali e di attrarre gli interessi di diversi attori pronti a elaborare strategie volte a contrastare il Cremlino sullo scacchiere geopolitico internazionale tramite lo sfruttamento della comunicazione strategica.

 

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