Russia ed Europa sempre più distanti: il caso OSCE

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I rapporti fra Russia ed Occidente sembrano incrinarsi sempre di più alla luce del recente rifiuto dell’OSCE di inviare i propri osservatori alle prossime elezioni parlamentari russe.

Dopo un periodo di contrattazioni, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha preso la decisione di non prendere parte alle elezioni per i rappresentanti della Duma che si svolgeranno a partire dal 17 settembre di quest’anno. La conclusione negativa dei negoziati sembra essere la conseguenza di una serie di misure che la Russia ha dovuto intraprendere per garantire la sicurezza dei suoi ospiti e che l’Ufficio dell’OSCE per le Istituzioni Democratiche ed i Diritti Umani (ODIHR) ha interpretato come un segno di malafede da parte di Mosca.

Secondo quanto riportato da fonti locali, l’OSCE avrebbe richiesto di essere l’unica organizzazione ad essere invitata al monitoraggio delle elezioni parlamentari, per far fronte al taglio dei numeri previsto da Mosca. La reazione del Cremlino, nel rispetto della tradizione del paese che da sempre ha esteso l’invito a tutte le organizzazioni ed i giornalisti internazionali, è stata di diniego. Ulteriormente, il disaccordo si estendeva alla Costituzione russa, nello specifico alla clausola che prevede l’impossibilità alla candidatura per il ruolo di deputato della Duma di Stato per coloro aventi doppia cittadinanza. Il risultato delle reciproche consultazioni ha portato l’OSCE a rifiutare la sua partecipazione, non vedendo accolte le richieste avanzate come già avvenuto nel corso delle votazioni del 2007.

La controparte russa, però, ha sottolineato come in effetti il Comitato Centrale Elettorale (CEC) ed il Servizio Federale di Vigilanza in Ambito della Tutela dei Diritti dei Consumatori e del Benessere Umano (Rospotrebnadzor) abbiamo a lungo lavorato per garantire la possibilità di ospitare quanti più osservatori internazionali possibili e garantirne la sicurezza, compatibilmente con la grave crisi pandemica che sta colpendo il paese. Non tener conto dell’epidemia in corso e delle difficoltà organizzative in cui essa si traduc, sembra inserirsi all’interno di quel processo in atto fra Mosca e l’Occidente per cui ogni tentativo di lettura positiva delle precauzioni adottate dalla Russia sembra ormai impossibile. Le conseguenze di tale presa di posizione da parte dell’ente europeo non solo rappresenta una mancata possibilità per poter effettivamente testimoniare quanto osservato durante i processi di votazione e quindi poter vigilare, ma è l’ennesimo attacco all’integrità della Russia e della sua governance, che non vedrà altra possibilità se non volgere la propria lealtà ad Oriente.

Il rischio di una battaglia mediatica troppo serrata nei confronti della Federazione Russa, come avviene già da tempo (si pensi al caso Navalny, quando all’indomani dell’incidente senza le necessarie verifiche vi erano già accuse a carico del governo moscovita o della strumentalizzazione dei vaccini per condurre un gioco politico che colpisca Mosca attraverso il boicottaggio del suo vaccino, lo Sputnik V) rischia di allontanare ulteriormente il paese dall’Europa. 

In conclusione, va osservato che all’interno delle politiche internazionali, in particolare nella regione euroasiatica, la Russia gioca un ruolo fondamentale, oltre ad essere un partner commerciale importante per la vicina Europa. Una politica di rottura dei rapporti bilaterali fra le organizzazioni internazionali può risultare controproducente ai fini della politica estera europea, spingendo ulteriormente il Cremlino ad allontanarsi da quelli che potevano considerarsi i suoi partner naturali ed a stringere relazioni commerciali e di cooperazione politica con paesi come la Cina e l’Iran. Inoltre, boicottare un vaccino considerato valido anche da alcuni centri di studio europei, è una mossa altrettanto antidemocratica, che cela un gioco politico più ampio. In quest’ottica, la mancata presenza degli inviati OSCE alle prossime elezioni può essere riletta come ad un attacco diretto contro le istituzioni del paese e come un tentativo di ingerenza nei suoi legittimi regolamenti interni. Le accuse rivolte a Mosca, infatti, potrebbero sembrare inconsistenti se si tiene conto che tutti i paesi che si trovano ad affrontare le difficoltà organizzative legate alla pandemia da Covid-19 hanno messo in atto protocolli ancora più restrittivi, basti pensare ai recenti Europei di Calcio e i Giochi Olimpici di Tokyo.

Di Guido Keller

 

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