La Festa Nazionale in India diventa un’occasione di protesta contro le riforme agricole

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Il 28 settembre il presidente dell’India ha promulgato tre progetti di legge a conclusione dell’iter legislativo di riforma delle politiche agricole, il quale però non ha preso in considerazione le richieste e necessità degli agricoltori.

Le riforme nascono con l’obiettivo di liberalizzare il settore, e in particolare di allentare le regole sulla vendita, il prezzo e lo stoccaggio dei prodotti agricoli che hanno protetto per decenni gli agricoltori indiani dal libero mercato.

Gli agricoltori temono quindi che le nuove leggi minaccino le concessioni fatte sui i prezzi protetti e indeboliscano il loro potere contrattuale, lasciandoli vulnerabili allo sfruttamento da parte di aziende private.

La mancata partecipazione ai tavoli delle trattative dei rappresentanti degli agricoltori ha favorito dunque scioperi e proteste affinché le leggi venissero abrogate.

Inizialmente pacifiche, le manifestazioni si sono trasformate gradualmente in opposizioni violente, culminate nella giornata del 26 gennaio, in cui migliaia di agricoltori si sono scontrati con la polizia. Alcuni manifestanti radicali hanno poi fatto irruzione nella capitale Delhi e iniziato a prendere d’assalto lo storico Red Fort, simbolo della repubblica indiana. Un manifestante è morto e circa 400 poliziotti sono rimasti feriti.

La presa d’assalto del Red Fort ha coinciso peraltro con la Festa della Repubblica, una festa nazionale che segna l’anniversario dell’adozione ufficiale della costituzione dell’India il 26 gennaio 1950.

Sebbene i leader sindacali agricoli si siano dissociati da coloro che hanno compiuto questi atti, e abbiano condannato queste azioni come inaccettabili, sembra che le proteste agricole stiano andando incontro alla perdita non solo della legittimità, ma anche di credibilità e di una considerevole benevolenza pubblica.

Arrivati a questo punto, il rischio è che entrambe le parti diventino più trincerate nelle loro posizioni. Dopo diversi round di colloqui e un’offerta per sospendere le leggi per 18 mesi, il governo potrebbe rifiutarsi di impegnarsi ulteriormente. Allo stesso tempo, è difficile ipotizzare uno scenario in cui i contadini tornino a casa a mani vuote.

Un punto di incontro potrebbe pertanto essere trovato in occasione del prossimo bilancio federale del 1 ° febbraio, in cui il governo annunci concessioni e programmi per gli agricoltori, rassicurandoli che saranno adottate misure a garanzia del loro lavoro.

Intanto, la violenza di martedì dimostra che i movimenti di massa hanno bisogno di un leader politico unico. Questa agitazione è stata infatti una “protesta politica non partitica”, il cui punto di incontro non è stato la religione o la casta, come di solito accade con le agitazioni in India, ma nasce principalmente come un “movimento economico” di un gruppo di sindacati di tutte le convinzioni politiche contro il governo guidato dal primo ministro Narenda Modi.

Roberta Ciampo è una giornalista freelance con un Master in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ottenuto all’università di Roma La Sapienza. Ha conseguito un progetto di ricerca post-laurea in Cina in analisi e sviluppo delle politiche economiche volte alla sostenibilità, e ha collaborato con l’università di Aalborg, Danimarca, ad attività di analisi e monitoraggio delle pratiche di sviluppo nei paesi emergenti. Lavora a stretto contatto con diverse agenzie delle Nazioni Unite, Unione Europea, ONG e istituti di ricerca su temi di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario.

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