GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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La posizione della Cina nella crisi ucraina

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Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera.

A premessa di quanto verrà detto, è necessario sottolineare che la Cina è estremamente rigida nel sostenere la sua visione geopolitica strategica e vuole evitare che una qualsiasi restrizione, od opposizione da parte degli Stati Uniti, possa limitare o vanificare il conseguimento degli obiettivi che si è posta.

La situazione che si è venuta a creare con la crisi ucraina la pone, adesso, di fronte alla necessità di affrontare tre differenti sfide che possono incidere sul conseguimento del suo programma geopolitico.

Innanzitutto, il mantenimento di una reale partnership con la Russia.

Quindi, la necessità di sostenere la sua radicata posizione diplomatica di non interferenza e di rispetto dell’integrità territoriale.

Infine, il problema di come ridurre i danni collaterali che le sanzioni economiche adottate da USA ed EU nei confronti della Russia possono causare al sistema economico cinese.

La possibilità che questi tre obiettivi siano conseguiti simultaneamente, e con successo, appare quantomeno dubbia, in quanto ognuna delle tre linee d’azione espone la Cina a una serie di problematiche la cui soluzione incide sulle altre.

Nel primo caso la condivisione di una comune visione geopolitica con la Russia, espressa da una serie di intese in diversi campi e di accordi di collaborazione di vario tipo, suggellata durante le recenti Olimpiadi di Pechino con una dichiarazione congiunta nella quale la politica USA è identificata come l’elemento destabilizzatore del sistema mondiale e che, quindi, raffigura l’avversario che Cina e Russia devono fronteggiare uniti, rappresenta sì una forma di partnership economico politica, ma non può essere intesa come un’alleanza.

Di qui deriva la posizione assunta da Pechino che non ha espressamente condannato Mosca per le azioni intraprese in Ucraina. Tuttavia, le dichiarazioni cinesi hanno assunto una certa ambiguità – confermata dalla sua astensione nel recente voto espresso dal Consiglio di Sicurezza ONU – se pur velata, non definendo un’invasione quanto attuato dalla Russia ai danni dell’Ucraina.

In tale modo la Cina ha inteso sottolineare le legittime preoccupazioni russe per la propria sicurezza, ma, allo stesso tempo, ha reiterato la visione cinese per il pieno rispetto del concetto di mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale.

Questo atteggiamento, oltre a offrire un supporto di carattere politico alla Russia, avvalorandone in qualche modo le presunte motivazioni poste alla base delle sue recenti attività, tende, soprattutto, a sottolineare due elementi cardine della linea di condotta cinese.

In primis, nel considerare valide le preoccupazioni per la sicurezza espresse dalla Russia, la Cina vuole ribadire il concetto che la sicurezza dei propri confini e dei propri interessi è un elemento che ritiene essere di sua esclusiva pertinenza, che prescinde da qualsiasi condizionamento esterno. Questo significa che in un’eventuale situazione simile, in cui gli interessi territoriali e di sicurezza della Cina fossero considerati in pericolo, le autorità di Pechino non accetterebbero nessuna ingerenza da parte di organismi o elementi internazionali.

Successivamente, invece, la velata ma decisa presa di distanza dalla posizione di Mosca sul mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale, denota l’intenzione di mantenere intatta la libertà di manovra cinese, non compromettendo la sua autonomia qualora in un futuro prossimo fosse necessario affrontare problematiche simili, concernenti la gestione dei territori cinesi con aspirazioni autonomistiche.

Per quanto concerne, invece, la posizione di non interferenza e di rispetto dell’integrità territoriale che ha caratterizzato l’indirizzo diplomatico nel contesto politico internazionale della Cina, si pone la stessa dicotomia di atteggiamento. Un supporto deciso nei confronti della Russia che vada oltre dichiarazioni diplomatiche più o meno forti, costringerebbe la Cina a effettuare una scelta di campo, non voluta né ricercata, che limiterebbe sia la sua autonomia geopolitica sia la sua libertà di movimento in altri scacchieri dove la Russia può essere considerata più un avversario che un alleato.

Similmente, un appoggio aperto alle pretese territoriali russe sulla Crimea o sul Donbass o, addirittura, su porzioni più ampie dell’Ucraina costituirebbe un elemento le cui conseguenze potrebbero essere pericolose per l’integrità della Cina stessa, come precedentemente affermato.

Consideriamo adesso la terza linea d’azione, cioè quella che riguarda il supporto economico che la Cina può offrire alla Russia per mitigare o vanificare il pacchetto delle sanzioni economiche che l’Occidente ha configurato come risposta all’attacco in Ucraina.

Innanzitutto, va sottolineato che la Cina si è sempre dimostrata contraria al concetto di applicazione delle sanzioni economiche come mezzo di pressione diplomatica e che, quindi, nei confronti del partner russo esiste una premessa di carattere concettuale che può favorire un ruolo attivo e importante in tale frangente.

Inoltre, deve essere considerato che, nei recenti contatti sino-russi, diverse sono state le iniziative di carattere commerciale che sono state concluse dai due Paesi al fine di rinforzare l’idea di una partnership a 360° che supporta e solidifica una visione geopolitica comune nei confronti dell’Occidente.

Di conseguenza, la Cina potrebbe costituire un elemento di fondamentale importanza per l’economia russa (non solo nel comparto energetico, ma anche, nei settori alimentare e degli scambi di altri beni) che sicuramente è stato analizzato da Mosca nella fase di pianificazione che ha dato il via alle operazioni cinetiche in Ucraina.

Tuttavia, nel fornire supporto alla Russia in tale settore, la Cina deve considerare con molta attenzione un fattore critico importante: la sua bilancia commerciale è fortemente condizionata dagli scambi sia con gli USA sia con l’Europa. Un eccessivo allineamento con Mosca avrebbe come conseguenza un inasprimento delle tensioni che già esistono e rendono difficile il rapporto commerciale economico con i partner occidentali. Questo, anche nel breve termine, potrebbe costituire un danno di elevate proporzioni per la sua economia.

Per concludere, le conseguenze generate dagli sviluppi di questa fase della crisi ucraina, come abbastanza facilmente ipotizzabile, non sono circoscritte al solo scacchiere europeo ma investono direttamente anche gli altri protagonisti del sistema geopolitico mondiale e la Cina non fa eccezione.

Il rafforzamento dei rapporti con la Russia in chiave prioritariamente antioccidentale, il contrasto delle democrazie occidentali sul piano dei diritti umani, e la contestuale necessità di mantenere con esse crescenti legami economici, e il sostegno dei principi di non interferenza e della intangibilità dei confini nazionali sono gli elementi che riassumono le linee guida della visione geopolitica cinese.

Nonostante l’abilità diplomatica cinese e la sua ambiguità nell’assumere posizioni chiare mantenendo sempre aperte delle possibili vie di uscita da situazioni complesse, appare molto improbabile che in questa fase la Cina riesca a perseguire con successo le sue linee d’azione.

Siamo ancora nelle fasi inziali di questa crisi, ma le conseguenze che da essa deriveranno, non solo in Europa ma nel resto del mondo, fanno pensare che la Cina non possa più a lungo permanere in un limbo diplomatico senza mettere in pericolo il conseguimento della sua visione geopolitica.

 

Maurizio Iacono
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