GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

ECONOMIA - page 2

Selfiemployment: il nuovo incentivo rivolto ai NEET, donne inattive e disoccupati

ECONOMIA di

È stata avviata il 22 febbraio 2021 la nuova edizione dello strumento agevolativo noto come Selfiemployment, l’incentivo che ha l’obiettivo di offrire un’opportunità in più a chi ha perso il lavoro a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Selfiemployment, oltre ad essere una misura notoriamente vantaggiosa e ben strutturata, è migliorata nettamente grazie a tutte le novità previste con la nuova edizione. Continue reading “Selfiemployment: il nuovo incentivo rivolto ai NEET, donne inattive e disoccupati” »

Agenzia del demanio e Regione Siciliana firmano intesa per promuovere digitalizzazione

ECONOMIA di

Un rapporto di collaborazione istituzionale per l’avvio di iniziative di valorizzazione, razionalizzazione e digitalizzazione del patrimonio immobiliare pubblico di ambito regionale è quello sottoscritto dal direttore dell’Agenzia del DemanioAntonio Agostini, e dal vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao.
Obiettivo dell’accordo è la realizzazione di operazioni di sviluppo territoriale e innovazione tecnologica, orientate a implementare più efficaci strategie di modernizzazione nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico della Regione, per contribuire alla crescita del tessuto economico, sociale e culturale della Sicilia.

Continue reading “Agenzia del demanio e Regione Siciliana firmano intesa per promuovere digitalizzazione” »

Nuovi incentivi per l’industria del tessile, della moda e degli accessori

ECONOMIA di

Gli incentivi messi a disposizione dal nostro governo per far fronte a questo periodo di profonda crisi non si fermano. A questo proposito, un nuovo strumento agevolativo è stato posto in essere per le nostre imprese, con particolare riferimento all’industria del tessile, della moda e degli accessori.

A tal riguardo, è stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 8 febbraio 2021, il Decreto ministeriale del 18 dicembre 2020 facente capo al Ministero delle Sviluppo economico (MISE), che specifica le modalità ed i criteri necessari per poter usufruire degli incentivi rivolti alle piccole impresedi nuova o recente costituzione, che, come anticipato, operano nel settore dell’industria del tessile, della moda e degli accessori. Come riportato nel Decreto alla voce “Soggetti Beneficiari” (art. 5 par. 1), affinché le imprese possano prendere parta alla selezione per usufruire dei suddetti incentivi, quest’ultime dovranno essere “non quotate e che non hanno rilevato l’attività di un’altra impresa e non sono state costituite a seguito di fusione”.

Inoltre, per la misura in questione, è stato predisposto un ammontare cospicuo di fondi previsto dall’articolo 38-bisdel decreto-legge n. 34/2020 (cd. Decreto Rilancio), pari a 5 milioni di euro. Ma non è tutto. Il fondo stanziato comprende la concessione di contributi a fondo perduto a sostegno di progetti a forte impatto innovativo e tecnologico, sempre nell’ambito dell’industria del tessile.

L’obiettivo di questo strumento agevolativo è quello “di sostenere l’industria del tessile, della moda e degli accessori a livello nazionale, con particolare riguardo alle start-up che investono nel design e nella creazione, nonche’ allo scopo di promuovere i giovani talenti del settore del tessile, della moda e degli accessori che valorizzano prodotti made in Italy di alto contenuto artistico e creativo” (art. 38-bis del Decreto Rilancio).

Per concludere, l’intervento agevolativo è gestito dal MISE ma è previsto che il Ministero in questione si avvalga anche del supporto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa. 

Per maggiori informazioni sull’intervento agevolativo cliccare qui

Approfondimento sui nuovi incentivi per l’Industria del tessile, della moda e degli accessori con il dott. Marco Croella, esperto nel settore della finanza agevolata e dell’innovazione:

Iscriviti al Canale di European Affairs Magazine

 

EA Talks intervista Stefano dell’Orto

ECONOMIA di
Sostenibilità: per i manager italiani il cambiamento climatico sarà la sfida più importante dei prossimi anni. È quanto emerge dallo studio presentato da Deloitte nel corso del World Economic Forum 2021, quest’anno previsto in edizione totalmente virtuale

«La crescente consapevolezza dei rischi e delle opportunità legati al cambiamento climatico possono essere osservati anche nei bilanci della società», aggiunge Stefano DellOrto, Audit & Assurance Leader di Deloitte Italia. «È con questo obiettivo che abbiamo condotto lo studio Climate Change – Un’opportunità per veicolare un’informativa consapevole e responsabile al mercato, con il quale abbiamo rilevato che il 42% delle relazioni finanziarie include un’informativa climate, seppur con livelli di dettaglio molto diversificati tra loro», spiega dell’orto.

Ne parliamo in EA Talks proprio con Stefano dell’Orto in questa video intervista

 

 

L’Europa non si ferma: per l’Italia altri 4,45 miliardi dal piano SURE per preservare l’occupazione

ECONOMIA di

Nel pieno della crisi di governo e nel tentativo di creare un “governo di alto profilo” per fronteggiare le emergenze in atto, sanitaria e socioeconomica e, non in ultimo, gestire i 209 miliardi di euro del Recovery Fund, l’Italia riceve un’ulteriore tranche di sostegno finanziario che rientra nel piano comunitario SURE. In totale, la Commissione europea ha erogato 14 miliardi di euro in data 2 febbraio u.s., per 9 Paesi membri, coinvolgendo Belgio, Cipro, Ungheria, Lettonia, Polonia, Slovenia, Spagna, Grecia e Italia. Siamo, ora, alla quarta emissione di obbligazioni sociali nell’ambito del programma SURE e alla prima erogazione per il 2021. L’Italia ha usufruito, nuovamente, dell’ammontare di fondi più cospicuo, pari a 4,45 miliardi di euro, seguita dalla Polonia (4,28 mld) e dal Belgio (2 mld). Continue reading “L’Europa non si ferma: per l’Italia altri 4,45 miliardi dal piano SURE per preservare l’occupazione” »

Mario Draghi alla guida del paese

ECONOMIA/Senza categoria di

Mario Draghi ha sviluppato durante gli anni della sua carriera lavorativa una visione chiara e completa dei problemi dell’economia della società contemporanea e degli strumenti da utilizzare per migliorarla.

Lo dimostra sul campo in quanto uomo d’ azione, sia al tesoro negli anni novanta che a capo della BCE in seguito. Economista dalle scelte coraggiose, convinto che le incertezze non portino altro che al dissipamento delle potenzialità economiche.

La linea politica e umana di Draghi è fortemente condizionata dall’ insegnamento della Chiesa, la dottrina cattolica è  per lui fondamentale, il fatto che l’espulsione dell’ etica dal campo dell’ indagine scientifica sia stata messa in discussione abbia generato un modello incapace di dar conto compiutamente degli atti umani in ambito economico.

Il fine ultimo per Mario Draghi è il bene comune, se per raggiungerlo si è indifferenti all’ etica il profitto rischia di generare povertà.

Propone un modello in cui il trionfo delle disuguaglianze ampiamente sviluppatosi nell’ era della globalizzazione, venga abbattuto aggiornandosi al modello di concentrazione internazionale, non dimenticando i temi dell’uguaglianza e dell’ inclusione.

In questo momento storico afferma che la necessità sia di ricostruire la fiducia delle imprese, delle famiglie, delle persone nella capacità di crescita stabile delle economie.

La sua concentrazione al momento si focalizza sul Recovery Plan, cercando di spianare le incertezze di Bruxelles nei confronti della versione dell’ esecutivo uscente.

In tutto si tratta di 224 miliardi di euro ( circa 209 miliardi dal Recovery and Resilience Facility e 14 miliardi dal fondo Reacteu) che il nostro Paese riceverà entro il 2026.

Le critiche più pesanti sono rivolte alla mancanza di punti specifici in ciascun progetto, e di un crono programma dettagliato. Il recovery Plan così come si presenta nella versione del 12 gennaio rischia di aggravare il deficit di ulteriori 35, 6 miliardi di euro. Anche il piano industriale ha destato molte perplessità dopo le audizioni parlamentari con le principali forze produttive del paese, si dovrà quindi lavorare ad una versione aggiornata del piano anche mediante il confronto con gli steack holder.

Gli obiettivi da raggiungere prefissati sono sicuramente la crescita del PIL di tre punti al 2026, così da generare un impatto positivo su occupazione e su tutti gli indicatori del benessere, selezionando i singoli progetti  d’ investimento che puntano   a concentrare gli interventi su quelli trasformativi a maggiore impatto sull’ economia e sul lavoro.

Si procederà in oltre su un’ altra questione fondamentale,  Si procederà con la scelta di qualcuno che abbia più esperienza nella gestione di situazioni emergenziali? In molti, politici e tecnici, ipotizzano un maggior coinvolgimento della Protezione Civile, fin qui rimasta ai margini

Si vuole accelerare per la vaccinazione di massa, i volontari del sistema – 800mila persone, 300mila dei quali attivi – possono essere l’arma in più. Ma al di là dei nomi, è la linea che Draghi deciderà di seguire quella che conta.

L’altro aspetto importante a cui Draghi potrebbe guardare è quello indicato nelle raccomandazioni della Commissione europea in cui si chiedono due cose all’Italia “rafforzare resilienza e capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali”. 

F.B. Fumarola

Sostenibilità: Deloitte: l’informativa climate entrerà nei bilanci e li cambierà

ECONOMIA di

Stefano Dell’Orto: «Sostenibilità e cambiamento climatico rappresentano alcune delle sfide più importanti per le imprese, che dovranno cambiare i propri modelli di business per esserne all’altezza. In questo scenario, le aziende devono prepararsi a una crescente integrazione della rendicontazione finanziaria e non finanziaria: far trasparire la propria strategia aziendale di risposta al cambiamento climatico anche in bilancio sarà fondamentale per le imprese di successo»
Continue reading “Sostenibilità: Deloitte: l’informativa climate entrerà nei bilanci e li cambierà” »

La Cina destabilizza i rapporti Unione Europea – Stati Uniti in chiave economica

ECONOMIA di

 

Il 30 dicembre 2020 si sono conclusi i negoziati fra l’Europa e la Cina per il Comprehensive Agreement on Investment (CAI), l’accordo che lo stesso Xi Jinping ha definito una “pietra miliare della globalizzazione economica e del libero scambio”. In assenza di una leadership transatlantica, la Cina ha approfittato di questa finestra temporale per portare avanti le sue iniziative globali e acquisire influenza nei tradizionali forum multilaterali. La firma del partenariato economico regionale globale (RCEP) nel novembre 2020, che implica l’alleanza inedita tra Cina, Giappone e Corea del Sud, economie leader nel continente asiatico, ha aumentato la pressione sull’Unione Europea affinché agisse per non restare indietro nell’economia globale. Mettendo a dura prova le relazioni con gli Stati Uniti durante il mandato del presidente Donald Trump, Bruxelles ha cercato alternative strategiche per rappresentare meglio gli interessi europei. Continue reading “La Cina destabilizza i rapporti Unione Europea – Stati Uniti in chiave economica” »

In calo il numero di imprese a partecipazione pubblica in Italia secondo l’Istat

ECONOMIA di

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) chiude il 2020 con un interessante studio circa “Le Partecipate Pubbliche in Italia|Anno 2018” del 30 dicembre 2020 che riguarda il numero delle imprese attive partecipate da almeno un’amministrazione pubblica regionale o locale, relativo all’anno 2018. Il panorama economico italiano è, infatti, notoriamente caratterizzato da società partecipate da soggetti pubblici; a tal riguardo, si fa riferimento a due principali categorie: le società a partecipazione pubblicale società a controllo pubblico

In calo il numero delle unità a partecipazione pubblica

Negli ultimi anni, le unità economiche attive a partecipazione pubblica si sono ridotte in maniera considerevole. Dal 2012, infatti, l’Istat conta una flessione del 19.7%. Analizzando la categoria delle partecipate pubbliche, nel 2018, l’Istituto di Statistica ha individuato 8.510 enti partecipati dal settore pubblico, per un totale di 924.068 addetti (persona occupata in un’unità giuridica, come lavoratore indipendente o dipendente). Ciò che emerge dallo studio è un’ulteriore conferma rispetto alla tendenza registrata negli ultimi anni: prendendo come riferimento il 2018, il numero delle unità partecipate si è ridotto del 6.7% a fronte di una crescita degli addetti del 4.4%, rispetto al 2017. Sembra, invece, rimanere stabile rispetto al 2017 la percentuale di società a controllo pubblico, rappresentata dal 53.2%.

Tuttavia, è interessante notare come, tra le imprese a partecipazione pubblica rilevate per l’anno 2018, il 43.5% è costituito da società con forma giuridica a responsabilità limitata, mentre il 30% è costituito da società per azioni e il 18.2% è rappresentato da Consorzi di diritto privato e altre forme di cooperazione tra imprese. Le percentuali più basse di società partecipate pubbliche vengono ricoperte da società cooperative per il 6.1% e da aziende speciali, aziende pubbliche di servizi, Autorità indipendenti ed Enti pubblici economici per il 2.1%.

Inoltre, la quota di partecipazione da parte dei soggetti pubblici è variabile. Le società la cui partecipata pubblica è superiore al 50% (percentuale che considera le società controllate) rappresentano più della metà delle imprese italiane, il 58.9%; con una quota di partecipazione tra il 20% e il 50% si contano il 15.4% di unità, mentre, per una quota di partecipazione inferiore al 20% figurano il 25.7% delle imprese. 

Infine, andando ad approfondire la distribuzione delle imprese partecipate, si può confermare che la maggiore concentrazione è nel Centro Italia e il Lazio ne detiene, per quest’area di riferimento, certamente il primato. 

Partecipate pubbliche attive divise per settori

Tra i diversi settori in cui rientrano le partecipate pubbliche, si conferma essere il più ampio, in termini di imprese attive partecipate, quello delle Attività professionali, scientifiche e tecniche poiché comprende il 14.4% delle imprese, seguito dal settore della Fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento che conta il 12,4% di imprese. Se consideriamo il numero di addetti, invece, il settore più rilevante è il Trasporto e magazzinaggio con il 10,5% delle imprese partecipate.

Il valore aggiunto delle controllate pubbliche

Non meno importanti risultano essere le società a controllo pubblico. Come riporta l’Istat, le imprese controllate pubbliche generano, al netto delle attività finanziarie e assicurative, oltre 56 miliardi di valoreaggiunto, di cui il 7% proviene dal settore dell’industria e dei servizi. 

Nell’ambito delle controllate pubbliche, i settori più rilevanti possono essere così sintetizzati: la Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata realizza il 66,1% del valore aggiunto per il settore di riferimento; la Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento realizzail 60,8% del valore aggiunto e, infine, l’Attività estrattiva raggiunge un valore aggiunto pari al 66,8%.

Domitilla Palumbo
Vai a Inizio
× Contattaci!