La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

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foto Huiffington post.

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha distorto l’immagine.

Oggi, la decisa presa di posizione adottata dell’Europa per fronteggiare la crisi ucraina, ha avuto l’effetto di causare un brusco risveglio, obbligando la Germania a uscire da un torpore geopolitico profondo.

Il mea culpa del Ministro della Difesa che ha evidenziato il ruolo marginale del suo Paese nel concorrere alla risoluzione delle crisi legate all’attivismo russo (Georgia, Crimea, Donbass) è stato, ulteriormente, rinforzato dalle dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate tedesche che ha ammesso la limitata possibilità in termini di opzioni militari, che il suo Paese potrebbe rendere disponibili nel supportare le azioni che la NATO o gli altri partner decidessero di sviluppare per contrastare l’attività in Ucraina.

Queste affermazioni, inaspettate e particolarmente pesanti sotto un profilo politico hanno spinto le autorità tedesche a intraprendere delle azioni volte a dare un segnale significativo della volontà di adottare una nuova posizione in campo internazionale.

Oltre ad autorizzare la cessione di armamenti e materiale militare a un paese coinvolto in un conflitto, il governo tedesco ha lanciato un programma di revisione del proprio strumento militare, con l’intenzione di colmare le lacune lamentate e ammodernare le capacità delle Forze Armate.

Contestualmente, sotto la pressione degli altri Paese Europei, l’isteresi iniziale che aveva condizionato le reazioni della Germania è stata superata e il governo tedesco ha aderito alle iniziative di carattere finanziario ed economico che la Comunità Europea e gli Stati Uniti hanno definito quale risposta alla Russia.

Significativo è anche il fatto di aver sospeso le attività di completamento e messa in opera del gasdotto Nord Stream 2, progetto fondamentale per il perseguimento della politica energetica tedesca che ha favorito, negli ultimi dieci anni, lo stabilirsi di ottimi rapporti commerciali esclusivi con la Russia, creando un certo disappunto in ambito occidentale.

Tutto queste attività sono state stimolate e realizzate sotto l’effetto dell’onda emotiva dello shock causato dall’attacco all’Ucraina e dopo un pressing diplomatico europeo-statunitense.

Ma dureranno una volta che la situazione di crisi sarà finita? Avrà la forza la coalizione del semaforo di mantenere le linee tracciate adesso, oppure la Germania scivolerà di nuovo in un limbo opportunistico in termini di realpolitik?

Dopo l’inizio della crisi nei Balcani, dove la Germania sorprese tutti riconoscendo per prima, di fatto, il disfacimento della Iugoslavia e dove importanti modifiche legislative consentirono una partecipazione attiva delle Forze Armate tedesche ai vari contingenti militari che operarono a vario titolo nei Balcani, è seguito un trentennio di diplomazia dove il balance of power ha ceduto posto a un concetto di convenienza economico – finanziaria.

La domanda da porsi e se il nuovo establishment politico, che faticosamente ha raccolto l’eredità della Cancelliera, possieda le capacità per mantenere la linea tracciata in questi giorni?

Nel formulare tale domanda si devono tenere in considerazione alcuni fattori.

La nuova leadership tedesca non ha avuto sino ad ora un approccio differente dal passato; infatti, ha perpetrato un attivismo politico diplomatico basato unicamente su comportamenti ispirati al pieno rispetto del dialogo e dell’applicazione di forme di diritto dichiarate universali, nella profonda convinzione che tali regole fossero condivise e accettate da tutti gli altri protagonisti.

Questa illusione ha portato la Germania (e l’Occidente stesso) a ritenere che il conseguimento dei propri interessi nazionali potesse essere raggiunto senza dover, necessariamente, esprimere un rapporto di potenza a sostegno della propria posizione. L’aver rinunciato a priori nel dotarsi, anche, di un consistente strumento geopolitico in grado di supportare la politica estera, ha condizionato il dopo guerra fredda nell’illusione, abbastanza naïve, che la pace mondiale fosse stata raggiunta e che quindi non ci fosse più bisogno che di piccole limitate risorse per gestire occasionali e circoscritti episodi di disturbo dell’ordine mondiale (ben lontano da casa). La crisi ucraina ha invece dimostrato, purtroppo un’altra realtà!

Se l’establishment tedesco è deciso a colmare il gap evidenziato, oltre ai buoni propositi, è necessario anche che consideri l’indispensabilità dei seguenti due elementi: risorse economiche e tempo.

Quindi il governo tedesco deve decidere se è in grado di reperire gli stanziamenti di bilancio necessari – e a quale costo politico – e, nell’attesa di poter concretizzare questo progetto, quali saranno le sue linee guida in campo diplomatico internazionale.

La coalizione che adesso governa il Paese si regge su partiti con background piuttosto differenti e le azioni intraprese, di condanna e di allineamento alle sanzioni economiche, hanno rappresentato un disallineamento tra il programma politico iniziale e le azioni effettuate. A lungo andare questo elemento potrebbe costituire un problema di tenuta politica del governo stesso, qualora gli elettori non approvassero questo nuovo inedito corso della politica estera tedesca.

Altro elemento da valutare con attenzione riguarda il fatto se gli elettori siano disposti ad affrontare e sostenere un nuovo programma politico che prevede di reindirizzare risorse importanti, a scapito di altri programmi, per l’ampliamento e l’ammodernamento degli strumenti geopolitici necessari a sostenere il conseguimento degli interessi nazionali.

Infine, la Germania dovrà decidere come intenda ricoprire un ruolo di maggiore responsabilità nel campo internazionale e nell’ambito di quali organismi internazionali o multinazionali riterrà di potersi identificare per il conseguimento degli obiettivi di politica estera.

La risposta a tali quesiti non può esse immediata in quanto le variabili sono molteplici e ugualmente dotate di elevata importanza.

Per concludere si può auspicare che il risveglio della Germania e la sua presa di coscienza che una nuova realtà regolerà le relazioni geopolitiche da oggi in poi, possa coinvolgere e portare alla stessa consapevolezza l’Occidente europeo, stimolando la ricostruzione di quegli strumenti di geopolitica indispensabili per poter continuare a veicolare e sostenere i principi e i valori che contraddistinguono l’Occidente e l’Europa.

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