Libia: il premier al-Serraj annuncia le dimissioni entro fine ottobre

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La sera del 16 settembre scorso il Primo ministro libico, nonché capo del Consiglio Presidenziale del governo di Tripoli, Fayez al-Serraj, ha annunciato la volontà di dimettersi dal suo incarico entro la fine di ottobre. L’annuncio è avvenuto in occasione del discorso che il Presidente ha pronunciato per l’anniversario della morte di Omar al-Mukhtar, considerato l’eroe nazionale che guidò la resistenza anticoloniale contro l’Italia negli anni Venti.

Consapevole della situazione di instabilità in cui il Paese vive dal febbraio 2011, al-Serraj si è detto timoroso rispetto agli sviluppi successivi, primo fra tutti il percorso che porterà alla delicata designazione di una nuova “autorità esecutiva”, incaricata di guidare il Paese nel corso della transizione. Proprio per questo, l’annuncio ufficiale vi sarà, presumibilmente, al termine dei colloqui necessari per giungere alla formazione di un nuovo esecutivo e alla nomina di un nuovo primo ministro.

Notando le divergenze e i fenomeni di polarizzazione che animano il “clima politico e sociale” del Paese, il Primo ministro ha insistito sulla necessità di evitare qualsiasi “rischio di rottura”, accusando “le parti libiche ostinate” di acuire ulteriormente tali fenomeni di “schieramento”.

A questo proposito, il premier del GNA ha esortato il “comitato del dialogo”, l’organo che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, sarà responsabile della formazione del nuovo governo, ad accelerare le procedure e ad adempiere ai propri impegni e alla propria “responsabilità storica”, così da garantire una transizione “pacifica e regolare”. Parallelamente, al-Sarraj ha accolto con favore le consultazioni e gli incontri tra i delegati delle due fazioni in lotta, anch’essi promossi dall’ONU, che mirano a unificare le istituzioni prima di indire elezioni legislative e presidenziali.

Come è noto, al Serraj è stato posto a capo del GNA dal marzo 2016, a seguito di 18 mesi di negoziati che nel dicembre dell’anno precedente avevano condotto alla firma dell’accordo di Skhirat, anche noto come Libyan Political Agreement (LPA). A firmare l’accordo, concluso sotto l’egida dell’ONU, furono i 90 membri della Camera dei rappresentanti di Tobruk — città della Cirenaica attualmente sotto il controllo del generale Khalifa Haftar —, e 69 deputati del Congresso Nazionale di Tripoli – città sede dl Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Serraj.

Tuttavia, i contrasti tra le due fazioni, come è noto, non sono mai cessati, rendendo ancora più difficile l’avvio di una effettiva transizione democratica. Ad oggi, dopo la conclusione nel mese scorso dell’accordo con Tobruk sul cessate il fuoco e la smilitarizzazione di Sirte e Jufra, Serraj è più che mai convinto della necessità di aprire una stagione di cambiamento: il Consiglio presidenziale ha ormai esaurito le sue funzioni, servono nuove elezioni, da indire entro il mese di marzo 2021. Una data che Serraj sarebbe disposto a spostare in avanti, qualora dai colloqui politici in corso dovesse invece emergere la preferenza per una fase transitoria in preparazione del voto. Alcuni osservatori internazionali hanno descritto come “tattiche” le dimissioni di al-Serraj, una mossa per accelerare le trattative in vista di un nuovo esecutivo già nel mese prossimo, e prima delle elezioni americane. Non a caso, è stata annunciata la convocazione, per il 5 ottobre prossimo, di un vertice internazionale sulla Libia, come naturale prosecuzione della Conferenza di Berlino del gennaio 2020.

 

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