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L’economia mondiale è donna: la nigeriana Okonjo-Iweala è la nuova direttice del WTO

AFRICA di

Il primo marzo scorso l’economista nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala ha assunto formalmente l’incarico di direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO nell’acronimo inglese). Il voto dei 164 Stati membri dell’Organizzazione, riuniti a Ginevra, ha dunque permesso di giungere ad una nomina storica: Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministra delle Finanze della Nigeria e già numero due della Banca Mondiale, è infatti la prima donna e la prima africana a rivestire l’incarico apicale del WTO.

Dopo il voto del Consiglio Generale, nelle prime parole da direttore generale in pectore ha ribadito la necessità di garantire accesso universale “ai vaccini e alle cure” contro il Covid-19, impegnandosi a mettere l’Organizzazione al servizio della ripresa dall’emergenza economica e sanitaria.

Un WTO forte è essenziale se vogliamo riprenderci completamente e rapidamente dalla devastazione causata dalla pandemia del Covid-19. Insieme possiamo rendere il WTO più forte, più agile e più adatto alle realtà di oggi“, ha aggiunto Okonjo-Iweala, tracciando così la rotta per il suo mandato, che scadrà poi nell’agosto 2025.

Una nomina attesa da tempo

Nei giorni antecedenti al voto la sua nomina appariva già come un fait accompli, a seguito dell’annuncio del sostegno di Washington, dichiarato da parte dell’amministrazione Biden. Prima dell’endorsement degli USA, infatti, nonostante fosse sostenuta dalla maggior parte dei Paesi membri dell’Organizzazione, la nomina di Okonjo-Iweala è rimasta bloccata per mesi a causa del veto posto dal predecessore di Joe Biden, Donald Trump, che, invece, sosteneva la candidatura di Yoo Myung-hee, attuale Ministra del Commercio della Corea del Sud. Proprio per questa ragione, la carica apicale della WTO è rimasta vacante dal mese di maggio 2020, quando l’ex direttore generale Roberto Azevêdo aveva presentato le sue dimissioni, un anno prima della scadenza del suo mandato.

In questa occasione l’amministrazione Trump — da sempre critica nei confronti delle organizzazioni internazionali e in particolare della WTO, accusata di agire contro gli interessi degli Stati Uniti nella risoluzione delle dispute commerciali — impedì dunque la nomina di un direttore generale ad interim. Nelle ultime settimane è stato dunque l’endorsement di Biden a permettere di superare l’impasse, una mossa decisiva, visto che la nomina deve essere adottata per consensus, e non a maggioranza.

Nel corso della sua prima dichiarazione pubblica sotto l’Amministrazione Biden, l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti ha perciò spianato la strada per la nomina di Ngozi Okonjo-Iweala, lodando la sua “ricchezza di conoscenze in economia e diplomazia internazionale” nonché la sua “comprovata esperienza nella gestione di una grande organizzazione internazionale”.

Lavorare per il rilanciare il WTO

Ngozi Okonjo-Iweala assume la guida del WTO nel momento più difficile della storia dell’Organizzazione simbolo della globalizzazione, in cerca di riforme e rilancio, di una nuova centralità, dopo essere stata messa all’angolo dal sovranismo di Trump.

Okonjo-Iweala punta il dito specialmente contro il meccanismo di gestione dei conflitti commerciali, paralizzato ormai da anni a causa della previsione di un voto unanime degli Stati membri per l’adozione di risoluzioni, e del conseguente sistema dei veti incrociati. Quanto detto, avviene contrariamente a uno degli obiettivi primari dell’Organizzazione stessa, ovvero quello di configurarsi come il luogo preposto per la risoluzione di tali conflitti.

Negli ultimi anni, la diretta conseguenza di queste dinamiche, è stata quella di portare i vari Stati ad agire al di fuori del WTO, e ad optare per la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali, esonerando di fatto l’Organizzazione dal suo ruolo fondativo.

In un clima internazionale caratterizzato da nazionalismi economici e crescente protezionismo, cui si aggiungono gli squilibri macroeconomici aggravati dalla pandemia, la mission della nuova direttrice generale sarà tutt’altro che semplice: dare nuova vita ad un’Organizzazione paralizzata dai veti incrociati, conferirgli la centralità necessaria per essere in grado di accompagnare il sistema internazionale nell’era post-pandemica. E questo, tramite l’adozione di un approccio pragmatico che consenta di superare la sfiducia, lavorando per una migliore comprensione delle dinamiche socioeconomiche del continente africano e dei paesi in via di sviluppo, rilanciando, al contempo, organizzazioni e dinamiche multilaterali.

Plauso internazionale per un Curriculum d’eccezione

66 anni, doppia cittadinanza nigeriana e americana, Okonjo-Iweala ha una formazione da economista dello sviluppo e due lauree conseguite al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Harvard. È stata due volte ministro delle Finanze del suo paese, per poi trascorrere venticinque anni alla Banca Mondiale. Da anni presiede anche la Gavi, Organizzazione internazionale che garantisce accesso e distribuzione dei vaccini nei paesi in via di sviluppo, consentendo ogni anno la somministrazione di dosi vaccinali per milioni di bambini in tutto il mondo. 

Qualche mese fa, nel corso di un’intervista al Guardian, parlando della sua possibile nomina al WTO Okonjo-Iweala  aveva dichiarato: “a noi donne i ruoli di leadership vengono riconosciuti solo quando le cose vanno molto male”, aggiungendo: “Dobbiamo rompere il soffitto di cristallo sulle nostre teste”.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha parlato di un “momento storico per il mondo intero”, mentre Christine Lagarde, Presidente della BCE, nel complimentarsi con la sua collega, ha sottolineato come “la sua forte volontà e determinazione la porteranno a promuovere il libero scambio a vantaggio delle popolazioni del pianeta intero”.

Giulia Treossi
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