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L’Africa Occidentale verso una moneta unica nel 2027

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In occasione del vertice annuale tenutosi il 19 giugno scorso, i 15 membri della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), hanno adottato una nuova tabella di marcia per l’adozione di una moneta comune, con l’obiettivo di promuovere l’integrazione economica tra i paesi dell’Africa occidentale, prevedendone il lancio ufficiale entro il 2027.

Nella nuova Roadmap i capi di Stato, riuniti ad Accra, in Ghana, hanno tracciato il cammino da percorrere verso l’introduzione della nuova valuta comune dal nome “Eco”, da parte del blocco formato da Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. 

Le origini del progetto

Occorre notare che, in realtà, i piani di introduzione di una moneta comune sono in lavorazione almeno dal 2000, e che l’idea di creare una valuta unica è stata avanzata, per la prima volta, in un momento ancora più risalente nel tempo, precisamente nel 1982, a seguito della creazione dell’ECOWAS. Passi più concreti verso un’effettiva convergenza monetaria sono stati poi stati ritardati più volte, nel 2005, nel 2010, nel 2014 e, da ultimo, nel 2020.

L’Eco

Il progetto dell’Eco dura, almeno programmaticamente, dal 2015 ed è nato all’interno di una associazione di Stati più ristretta dell’ECOWAS, la cosiddetta WAMZ, West African Monetary Zone, che si compone di Gambia, Ghana, Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone. La nuova moneta unica, ancorata all’euro secondo un sistema di tasso di cambio fisso, doveva entrare in vigore nel 2020 ma, le grandi difficoltà economiche e sociali, aggravate dalla pandemia da Covid-19, hanno reso necessario un nuovo rinvio del progetto. Di pari passo è seguita la sospensione del processo di attuazione del Patto di convergenza, e la definizione di altri aspetti implementativi.

Difficoltà di realizzazione

Un altro ostacolo per la realizzazione del progetto della moneta unica africana risiede nel fatto che la maggioranza dei Paesi occidentali del continente utilizzano il franco CFA, una controversa valuta creata nel 1945 dalla Francia, ancorata all’euro e garantita dal Tesoro francese. Infatti, il meccanismo del Franco CFA prevede che gli Stati aderenti depositino il 50% delle loro riserve esterne presso il tesoro francese.  Per aderire all’Eco, quindi, detti paesi dovrebbero “divorziare” dal Ministero del Tesoro di Parigi, con molteplici risvolti economici e politici, relativi soprattutto al rapporto con l’ex potenza coloniale.

Ad oggi, sette membri dell’ECOWAS hanno le proprie valute, mentre i restanti otto paesi utilizzano il franco CFA. L’obiettivo del percorso di adozione di una moneta unica, se effettivamente realizzato, sarà quindi in grado di mutare gli equilibri interni al continente, rappresentando un forte cambiamento di rotta nel rapporto con l’ex potenza coloniale.

La nuova Roadmap

Ad Accra, nel giugno scorso, il progetto riparte, prevedendo un percorso in tempi medi e graduale. In una prima fase, all’Eco aderiranno quei Paesi che hanno una propria moneta, mentre in una seconda fase, ma comunque entro il 2027, si inseriranno anche i Paesi dell’UEMOA (Union Économique et Monétaire Ouest-Africaine) che adottano il franco CFA e cioè Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

Il progetto riprende il suo cammino ma le difficoltà non sono poche, prima fra tutte l’ostilità della Nigeria, che rappresenta da sola il 70% del PIL dell’ECOWAS, e che nutre una certa diffidenza verso un ancoraggio della sua economia a quella dei fragili Paesi vicini. 

Il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo, in questo momento alla guida dell’ECOWAS, ha manifestato invece ottimismo sulla possibilità di rispettare la nuova tabella di marcia e raggiungere lo storico obiettivo della moneta unica, un passaggio non di poco conto per le sue implicazioni economiche e politiche all’interno del continente. 

 

Giulia Treossi
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