La Russia di Putin come sfida alla sicurezza europea e mondiale

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L’escalation di violenza tra Russia e Nato ha riportato all’ordine del giorno la tematica della guerra e della pace all’interno del continente europeo. La Russia sta esortando l’Alleanza Atlantica a ripristinare lo status quo del 1997. Ciò per la Nato significherebbe rinunciare di esercitare la propria influenza sull’Europa orientale e le Repubbliche baltiche.

Al fine di promuovere la dottrina dell’”indivisibilità della sicurezza”, la Russia ha concentrato 150.000 soldati al confine con l’Ucraina.  In aggiunta a questo, ha intrapreso delle esercitazioni militari al fianco della Bielorussia a livello navale nelle acque de Mar Nero, per effettuare un attacco a tenaglia nei confronti dell’Ucraina, appena la situazione lo permetterà. Gli studiosi di relazioni internazionali, esperti di Russia, hanno capito perfettamente la strategia che sta seguendo Mosca: chiedere più di quanto si desidera per ottenere ciò che si desidera. E’ esattamente la strategia che erano soliti portare avanti i sovietici. Secondo il Cremlino questo tipo di politica dovrebbe riportare l’Ucraina dentro la sua sfera d’influenza.

Il Cremlino, non essendo riuscito ad ottenere ciò che voleva tramite trattative diplomatiche, ha dato il via a una serie di conferenze internazionali a Ginevra, Vienna e Bruxelles tra Russia, Stati Uniti, Nato, Osce. Tuttavia, questi colloqui tra Potenze e organizzazioni internazionali sono andati di pari passo con manovre militari di minaccia ai danni dell’Ucraina. In ogni caso, l’occidente non solo, si è opposto a questi ricatti di Mosca ma anche pubblicato i dati di intelligence del piano di azione russa per risolvere la questione Ucraina, nel tentativo di placare la situazione. Dunque, non essendo stata riconosciuta la legittimità delle sue pretese, Mosca è stata costretta ad agire seguendo il piano di azione -L/DPR, che aveva precedentemente approvato.

Nell’ultimo mese, i media sono stati invasi da innumerevoli fake news tese a creare una rappresentazione della realtà che giustificasse un’ipotetica invasione russa nei confronti dell’Ucraina. In particolare, durante il suo primo con Zelenskyi, Putin ha giustificato la sua intenzione di non adempiere agli accordi di Minsk, accusando Kiev di esser colpevole di un genocidio simile a quello che avvenne a Srebrenica nel 1995.

Il 9 dicembre il presidente ha dichiarato che la causa di questo presunto genocidio ucraino sia stata la “russofobia”. Queste come altre informazioni sono state quelle che hanno fatte da base a Mosca per avviare la campagna di disinformazione nei confronti dell’Ucraina e creare un “casus belli”. Proprio per questo, tra luglio e ottobre del 2021, è stata avviata un’operazione speciale sui territori occupati. Sotto la supervisione degli ufficiali del Gru Dmitriy Perkovskiy e Sergei Rozhkov, questa operazione, coadiuvata dalle amministrazioni di occupazione, doveva creare un caso propagandistico riesumando quei 290 corpi dei militanti e dei civili uccisi dalle forze ucraine durante le ostilità del 2014.

A rafforzare le suddette tesi del Cremlino il Rappresentante del Comitato Investigativo della Federazione Russa, Artyom Artyomov e dei presunti testimoni oculari che avrebbero visto le atrocità commesse delle forze armate ucraine a Slavyanoserbsk, Verkhnyosjevyrivka, Zolote e Pervomaisk, Dunque, questo è il proiettile propagandistico che il Cremlino potrebbe usare in qualsiasi momento per giustificare, agli occhi dell’opinione pubblica, le proprie pretese militari.Inoltre, dopo l’avvenuto riconoscimento, si attende un’intensificazione dei rapporti diplomatici tra Mosca e le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk.

Risulta evidente come Putin stia cercando di creare, il più possibile, una rappresentazione della realtà che, agli occhi del suo popolo e dei suoi apologeti all’estero, renda l’invasione dell’Ucraina come un qualcosa di inevitabile.Dunque, per la Russia il presunto genocidio delle popolazioni di lingua russa e la presunta minaccia militare di Kiev sarebbero motivi sufficientemente validi per giustificare un’invasione sul suolo ucraino. Inoltre, sempre in termini di propaganda, la Russia ha ampliato la propria narrazione includendo al suo interno anche dei pretesi attacchi chimici, alludendo ai crimini commessi da Bashar-Al-Assad contro il popolo siriano.

I media russi stanno anche diffondendo notizie su dei putativi tentativi falliti di spie ucraine di far saltare in aria i serbatoi di cloro negli edifici di trattamento delle acque reflue a Horilvka e altri di stoccaggio dell’ammoniaca nell’impianto di Styrol. E nonostante la smentita di queste informazioni, i media russi continuano a diffondere insinuazioni sulla preparazione di un ipotetico attacco al Donbass con armi chimiche che vedrebbe coinvolti gli Stati Uniti. Nonché, il 15 gennaio si sarebbe verificato, sempre in Ucraina, un incidente che avrebbe causato una fuoriuscita di sostanze pericolose che potrebbero portare a una catastrofe ambientale.

Fatto che, ovviamente, sarebbe per Mosca l’ennesimo pretesto per invadere. Insieme alla disinformazione è aumentata vertiginosamente l’intensità dei bombardamenti come gli insediamenti militari nei pressi del confine con l’Ucraina, rigorosamente vietati dagli accordi di Minsk. Non sorprende, infatti, che, lo scorso 17 febbraio, Stanytsia Luhanska, controllata dall’Ucraina, sia diventata un bersaglio per i bombardamenti di munizioni calibro 120/152. E questo attacco oltre che essere emblematico sotto un punto di vista militare, lo è anche sotto il profilo della manipolazione mediatica russa poiché, stando alla narrativa di Mosca, i bombardamenti sarebbero stati effettuati dall’esercito ucraino.

Infatti, secondo il Cremlino si sarebbe trattato di una messa in scena orchestrata da Kiev per criminalizzare la Repubblica popolare di Lugansk. Inoltre, la LPR ha affermato che le truppe ucraine avrebbero effettuato altri 16 attacchi ini altri insediamenti nei pressi di Lugansk, cosa, ovviamente, negata dall’OSCE. Anche questi avvenimenti rientrano in quel processo di propaganda avviato da Mosca teso a giustificare la presenza di 150.000 soldati russi ai confini settentrionali e nord-orientali dell’Ucraina.Di rilievo, anche la disumanizzazione dell’Ucraina e degli ucraini promossa dall’opinione pubblica russa.

Questa rientra in una delle fasi di preparazioni al conflitto. Il Cremlino non è riuscito a ottenere concessioni politiche da USA e Nato sulla questione ucraina, ed ha ricorso ai metodi di cui sopra per volgere la situazione in proprio favore. I media e i social network russi stanno continuando a produrre falsi e propaganda su scala industriale cercando il più possibile di alzare il livello di tensione pur di rendere, agli occhi del popolo, l’invasione come inevitabile.Alla luce di tutto ciò, la situazione dell’Ucraina rimane di vitale importanza in quanto il prossimo round di violenza potrebbe ridisegnare per sempre la mappa della sicurezza dell’Europa.

Ecco perché l’Ue e la Nato in questo momento sono obbligate a rispondere a due domande fondamentali: il mondo occidentale è disposto a dare il suo pieno sostegno all’Ucraina affinchè possa difendere oltre che la propria integrità territoriale anche i propri valori europei? Inoltre, il mondo occidentale è disposto a sacrificare i suoi legami culturali ed economici di lunga data con la Russia al fine di mantenere l’ordine internazionale e un sistema di sicurezza collettivo?

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