GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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La Principessa Kate annuncia “Ho il cancro” VIDEO

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LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Kate Middleton ha un cancro e ha iniziato a sottoporsi a chemioterapia da fine febbraio. Ad annunciarlo in un video è stata la stessa Principessa del Galles, consorte dell’erede al trono britannico William. “E’ stato ovviamente un enorme shock, e William e io abbiamo fatto tutto il possibile per elaborare e gestire la cosa in privato per il bene della nostra giovane famiglia”, ha detto Kate, 42 anni, nel video girato mercoledì a Windsor.
I dettagli su quali tipo di cancro sia non sono stati resi noti. “Come potete immaginare, ci è voluto del tempo. Mi ci è voluto del tempo per riprendermi da un intervento chirurgico importante e iniziare il trattamento”. La malattia “è stata scoperta nei test postoperatori dopo l’intervento chirurgico addominale a metà gennaio”, ha detto Kate. “Un importante intervento chirurgico addominale, ma all’epoca non si pensava che fosse un cancro”.

“C’è voluto del tempo per spiegare tutto a George, Charlotte e Louis in un modo che fosse adatto per loro, e per rassicurarli che starò bene – ha aggiunto Kate – Come ho detto loro, sto bene e divento più forte ogni giorno concentrandomi sulle cose che mi aiuteranno a guarire; nella mente, nel corpo e nello spirito”. La Principessa del Galles ha poi spiegato che avere suo marito al suo fianco “è una grande fonte di conforto e rassicurazione”.
“Speriamo che capiate che, come famiglia, ora abbiamo bisogno di un po’ di tempo, spazio e privacy mentre continuo le cure. Il mio lavoro mi ha sempre portato un profondo senso di gioia e non vedo l’ora di tornare quando potrò, ma per ora devo concentrarmi sulla guarigione completa”, ha sottolineato Kate.

– fonte profilo ufficiale youtube Principe e Principessa del Galles –
(ITALPRESS).

 

Zelensky “Servono più munizioni”

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Le munizioni sono una questione vitale e sono grato per la creazione del Fondo di assistenza all’Ucraina, pari a 5 miliardi di euro, e per il sostegno all’iniziativa ceca per l’acquisto di proiettili per i nostri soldati. Questo aiuterà, vi ringraziamo. Ma sfortunatamente l’uso dell’artiglieria in prima linea da parte dei nostri soldati è umiliante per l’Europa, nel senso che l’Europa può fornire di più, ed è fondamentale dimostrarlo ora”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in videocollegamento con il Consiglio Europeo.
Durante la notte l’Ucraina ha subito attacchi da oltre 60 droni Shaheed e da quasi 90 razzi di vario tipo. “Il mondo vede gli obiettivi dei terroristi russi nel modo più chiaro possibile – scrive sui social Zelensky -: centrali elettriche e linee di approvvigionamento energetico, una diga idroelettrica, edifici residenziali, persino un filobus. La Russia è in guerra contro la vita ordinaria delle persone. Le mie condoglianze alle famiglie e ai cari delle persone uccise in questo terrore”.
“Non ci sono ritardi nei missili russi, così come invece avviene per i pacchetti di aiuti al nostro Stato. Gli Shaheed non hanno indecisioni, a differenza di alcuni politici – prosegue -. E’ importante comprendere il costo dei ritardi e delle decisioni lente. I sistemi Patriot devono proteggere Kharkiv e Zaporizhzhia, la difesa aerea è necessaria per proteggere persone, infrastrutture, case e dighe. I partner sanno esattamente cosa è necessario. Queste soluzioni sono necessarie”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).

Kosovo, Morabito “Serve una via europea per la stabilità dei Balcani”

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ROMA (ITALPRESS) – “Quello in ex Jugoslavia fu il primo vero conflitto nel nostro continente dopo il 1945, pertanto quel fatidico 24 marzo 1999 segnò l’inizio di una delle pagine più tristi della storia recente dell’Europa”. Il generale Giuseppe Morabito, già capo di Stato maggiore del contingente KFOR (Kosovo Force) tra il 2000 il 2002 e membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation, in un’intervista all’Italpress ha ripercorso i principali punti del conflitto in ex Jugoslavia a 25 anni dall’operazione dell’Alleanza Atlantica in Serbia e Kosovo avviata il 24 marzo 1999.
“Quel giorno, verso le ore 16 – ha spiegato -, la NATO avviò la sua operazione (Allied Force) contro la Repubblica Federale di Jugoslavia guidata da Slobodan Milosevic, consistita in un’intensa campagna di attacchi aerei durata oltre due mesi, fino al 10 giugno. L’operazione fu condotta evitando scrupolosamente l’opzione dell’attacco terrestre. E’ stata la seconda azione militare nella storia della NATO, dopo l’operazione Deliberate Force del 1995 in Bosnia ed Erzegovina. E’ stata, inoltre, la prima volta in cui la NATO ha usato la forza militare senza la preventiva approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sulla carta l’intervento della NATO aveva lo scopo di riportare la delegazione serba al tavolo delle trattative diplomatiche. Il conflitto portò, nel tempo, il Kosovo a staccarsi dalla Serbia (e nel 2008 a dichiarare unilateralmente lo stato d’indipendenza) e alla caduta del presidente Milosevic”.
“Il nostro paese – ha spiegato – partecipò ai bombardamenti in virtù della sua appartenenza alla NATO e della sua posizione geografica sulla sponda opposta dell’Adriatico, con diverse basi e aeroporti militari, alcune dei quali in gestione delle forze armate degli Stati Uniti. La nostra penisola fu un trampolino di lancio essenziale nel conflitto. Ai bombardamenti parteciperanno più di 50 aerei italiani, attaccando gli obiettivi indicati dalla NATO. Per decisione del governo il numero di aerei italiani che bombardarono la Serbia è stato secondo solo agli americani”.
Dopo oltre 20 anni i Balcani vivono ancora momenti di tensione. “I Balcani occidentali guardano all’Unione Europea per il loro futuro. A mio parere – ha evidenziato il generale – le crisi in atto in Israele e Ucraina mettono in risalto quanto sia centrale per i paesi dei Balcani trovare una comune ‘via europeà. La cooperazione regionale tra i paesi dei Balcani occidentali (Macedonia del Nord, Albania, Serbia e Montenegro) appare fondamentale per il loro processo di pace e integrazione europea. Tale cooperazione svolge un ruolo centrale nella stabilità regionale, nei rapporti tra i paesi dei Balcani occidentali e nel loro basilare percorso verso l’integrazione europea”.
Per il generale Morabito, “è palese che la principale crisi dei Balcani Occidentali e principale ostacolo a una futura integrazione europea risiede nella crisi del Kosovo e i suoi sviluppi. Sulla scia dei pesanti scontri tra la polizia del Kosovo e i serbi del Kosovo il 24 settembre 2023, seguiti da movimenti di truppe serbe e della NATO, il dialogo Kosovo-Serbia, mediato dall’UE e sostenuto dagli Stati Uniti, è a un punto importante. Quando la NATO intervenne nel 1999 per fermare le azioni serbe contro gli albanesi in Kosovo, fermò un conflitto ma risolse ben poco. Da allora, i politici ‘ultranazionalistì su entrambi i lati del confine hanno vinto le elezioni. Per più di 20 anni, la presenza della KFOR e gli incentivi allo sviluppo per entrambe le parti hanno ampiamente impedito che questo conflitto si estendesse nuovamente alla regione. Ovviamente, la guerra dell’Ucraina, a seguito dell’aggressione russa, ha cambiato la percezione dell’influenza di Mosca nei Balcani e, più recentemente, l’effettiva espulsione/pulizia etnica degli armeni dal Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaijan appoggiato dalla Turchia, potrebbe significare che il traballante equilibrio si sta rapidamente erodendo e lo status quo sostenuto dal deterrente della KFOR e l’incentivo citato dell’adesione all’UE potrebbe non reggere più”.
Nella stabilità balcanica l’Italia riveste un ruolo importante. “Subito dopo che si era insediato l’attuale governo – ha spiegato Morabito – i ministri Crosetto e Tajani hanno incontrato i vertici politici di Serbia e Kosovo facendo ben comprendere che l’Italia è oggi pronta a mediare e trovare una soluzione. Inoltre, il Comando delle forze della NATO in Kosovo era in quel periodo del nostro Paese. In Kosovo – ha continuato – sono permanentemente presenti alcune centinaia di militari italiani e questo conferma che la stabilità della regione è un’importante questione d’interesse nazionale. Roma è considerata un attore centrale per la stabilità balcanica”.
“I kosovari sono schierati con gli Stati Uniti in modo assoluto, hanno contributori dell’area mediorientale del Golfo e asiatica, e l’autarchia turca cerca in ogni modo di influenzare, a mio parere negativamente, il Paese. L’Italia deve giocare il ruolo di ‘baluardò della democrazia”, ha aggiunto.
Oggi le diverse crisi e i conflitti in varie aree del Pianeta preoccupano la comunità internazionale. Sono cambiati gli scenari e anche la posizione della NATO. “L’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina e il protrarsi di un conflitto convenzionale ad alta intensità appena oltre i confini dell’Alleanza Atlantica – ha spiegato Morabito – ha sensibilmente promosso un consolidamento e rinvigorimento della NATO sotto numerosi profili. L’adesione di Finlandia e Svezia insieme al ruolo dell’Alleanza nel sostegno a Kiev rappresentano il segnale più evidente del rafforzamento politico-strategico dell’Organizzazione. Anche la componente operativo-militare ha profondamente aggiornato postura, piani e potenziali prospettive d’impiego. La NATO ha confermato la centralità del compito di deterrenza e difesa e questo ha implicato un rilevante aggiornamento delle capacità di dissuadere ed eventualmente contrastare l’azione dei potenziali avversari intenzionati a minacciare l’integrità e sicurezza dell’Alleanza. Questo rappresenta dunque un presupposto fondamentale per approntare le forze dell’Alleanza a un’eventuale attivazione dell’Articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord. La grande esercitazione ‘Steadfast Defender’ dal 24 Gennaio scorso – ha continuato – mira proprio a quest’obiettivo, delineando uno scenario operativo in cui nell’arco di quasi cinque mesi il dispositivo militare alleato ha effettuato ed effettuerà una sequenza di operazioni finalizzate a proiettare, dispiegare, supportare e sostenere un grande contingente multinazionale in un contesto di combattimento difensivo ad alta intensità”.
“Questo per dimostrare a eventuali attori avversari il potenziale militare della NATO capace di concretarsi contro una minaccia significativa sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica, lungo un ipotetico fronte esteso dalle regioni artiche del Vecchio Continente fino al Mar Nero. Si è passati, quindi, negli anni, a considerare possibile doversi difendere da un attacco a un membro dell’Alleanza e non solo a considerare necessario un intervento a salvaguardia dello status democratico in un’area d’interesse quale era stato ritenuto l’intervento in Serbia e Kosovo. In 25 anni – ha concluso il generale Morabito – sono cambiati i fattori di rischio e conseguentemente le necessità difensive”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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Serbia, Palalic “Raid Nato pericoloso precedente, ha ancora effetti”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il 24 marzo è una ricorrenza triste per noi. Sono trascorsi 25 anni dall’inizio del bombardamento della Serbia che è durato 78 giorni con conseguenze disastrose e terribili: migliaia di persone uccise, di cui molti bambini, e la distruzione di molte fabbriche, ospedali, ponti, ferrovie e case. Il danno conta oltre 10 miliardi di euro e ci sono state conseguenze politiche, economiche e sanitarie”. Così Jovan Palalic, deputato e segretario del Partito popolare serbo e presidente del gruppo parlamentare di amicizia Italia-Serbia, in un’intervista all’Italpress, ricorda l’operazione della Nato in Serbia avviata il 24 marzo 1999. Al centro della campagna dell’Alleanza atlantica c’era la questione del Kosovo.
“A nove anni dal bombardamento – ha affermato – c’è stata l’autoproclamazione dell’indipendenza del Kosovo che è stata illegale e ha causato tantissimi problemi nei Balcani, per quanto riguarda i separatismi in diversi paesi e le violenze contro il popolo serbo. La Serbia, dopo il bombardamento, ha proclamato la sua neutralità militare e c’è un’enorme maggioranza del popolo serbo che non vuole sostenere una decisione di adesione alla Nato. Il paese vuole essere fuori dall’integrazione atlantica. Dopo il bombardamento, inoltre – ha aggiunto -, ci siamo dedicati al rinnovamento della nostra economia con molti crediti stranieri”.
L’Italia, per Palalic, ha “capito e sostenuto economicamente e politicamente la Serbia per farla uscire dall’isolamento in cui era rimasta. Dal punto di vista sanitario, invece – ha proseguito -, in Serbia possiamo notare molti tumori dopo il bombardamento. Tante persone hanno evidenziato problemi sanitari nelle zone bombardate e lo stesso hanno riportato i soldati italiani che sono stati in Kosovo. E’ un problema molto grave di cui non si parla molto”.
Per il deputato serbo ci sono state anche conseguenze nelle relazioni a livello globale. “A livello mondiale – ha evidenziato – possiamo dire che il bombardamento della Serbia ha una conseguenza diretta: l’indipendenza del Kosovo ha distrutto il diritto internazionale rispetto a tutte le regole ma innanzitutto per quanto riguarda l’integrità territoriale. Adesso molti paesi sfruttano il precedente del Kosovo per risolvere le controversie territoriali. Per esempio in Ucraina si parla di integrità territoriale e abbiamo una situazione molto strana perchè i paesi che hanno sostenuto l’indipendenza del Kosovo riconoscono l’integrità territoriale dell’Ucraina ma non rispettano quella della Serbia. La Russia invece si pone totalmente all’opposto”.
Per il deputato serbo, infatti, “il Kosovo è un precedente” che può determinare altre crisi perchè “quando si distrugge il diritto internazionale una volta” poi questo può accadere “dappertutto”.
Nel 1999 l’Italia ha partecipato all’operazione della Nato. “In Italia c’era un governo che ha sostenuto la posizione a favore del bombardamento”, ha ricordato Palalic. “Però dopo il bombardamento – ha continuato – c’è stata un’apertura da parte italiana per quanto riguarda gli investimenti e la presenza economica nel paese, dopo la caduta di Milosevic”.
Ora i rapporti tra i due paesi sono buoni. “L’Italia sostiene l’adesione della Serbia all’Unione Europea – ha sottolineato – e il paese è sempre stato uno dei primi partner economici. E’ molto importante perchè, dopo tutti gli errori che ha fatto il governo italiano, avvertiamo un cambiamento, in particolare oggi con il governo di centrodestra. I partiti che ne fanno parte, innanzitutto la Lega – ha continuato -, durante il bombardamento hanno sostenuto la posizione della Serbia. Adesso la Serbia è il primo partner dell’Italia nei Balcani e abbiamo buonissimi rapporti economici e politici. Belgrado, a 25 anni dal bombardamento, diventa un pilastro della presenza italiana nella regione. Sono felice di vedere – ha aggiunto Palalic – che i politici italiani hanno capito che si deve sostenere la Serbia se si vuole avere una regione stabile e con una crescita economica”.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, invece, per il deputato serbo la situazione è “complicata”. “In base alla posizione ufficiale del nostro governo – ha spiegato – vogliamo essere membri dell’Ue e continuare l’adesione ma adesso abbiamo due problemi che provocano controversie tra Belgrado e Bruxelles. Innanzitutto, non avvertiamo la volontà da parte dell’Ue di volere allargarsi nella regione: ci sono parole e promesse ma non ci sono scadenze e mosse chiare. In secondo luogo, il nostro processo è condizionato dalla questione del Kosovo. Per la Serbia il Kosovo è parte integrante del paese e anche la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dice che il Kosovo è parte della Serbia. Noi rispettiamo le nostre regole e il diritto internazionale ma adesso – ha proseguito – siamo condizionati dall’Ue a riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Come popolo non possiamo farlo. Gli ultimi sondaggi dicono che oltre l’85% dei serbi afferma che se riconoscere l’indipendenza del Kosovo è una condizione per l’adesione della Serbia all’Ue, noi scegliamo la nostra integrità territoriale e non vogliamo entrare nell’Ue. I vertici di Bruxelles, però, non smettono di fare pressioni sulla Serbia perchè rinunci a parte del suo territorio. Oltre a Italia e Ungheria, gli altri paesi hanno la stessa linea. L’Italia continua a sostenere la posizione della Serbia senza condizioni per quanto riguarda l’adesione all’Ue”. Per Palalic, “dopo 25 anni dal bombardamento, si deve considerare la Serbia un paese serio, si deve rispettare la sua potenza economica nella regione e la sua identità – ha concluso Palalic -, che è molto importante”.

– Foto Gruppo parlamentare di amicizia Italia-Serbia –

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Blinken “Risoluzione Usa all’Onu per il cessate il fuoco a Gaza”

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ROMA (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti hanno diffuso una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiede un “cessate il fuoco immediato legato al rilascio degli ostaggi” nella Striscia di Gaza. Lo ha detto il Segretario di Stato Antony Blinken, nel corso del suo sesto tour in Medio Oriente. “Bene, in effetti, abbiamo una risoluzione che abbiamo presentato proprio ora davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco immediato legato al rilascio degli ostaggi, e speriamo vivamente che i paesi lo sostengano”, ha affermato Blinken. “Penso che ciò manderebbe un messaggio forte, un segnale forte”, ha commentato il capo della diplomazia saudita all’emittente televisiva “al Hadath” durante una visita in Arabia Saudita per discutere della guerra tra Israele e Hamas, scatenata dal devastante attacco del gruppo terroristico del 7 ottobre.
Washington in precedenza era stata contraria alla parola “cessate il fuoco”. Durante la guerra durata cinque mesi, ha posto il veto su tre progetti di risoluzione, due dei quali avrebbero richiesto un cessate il fuoco immediato. Più recentemente, gli Stati Uniti hanno giustificato il loro veto affermando che tale azione del consiglio potrebbe mettere a repentaglio gli sforzi di Stati Uniti, Egitto e Qatar per mediare una pausa nella guerra e il rilascio degli ostaggi.
Blinken ha affermato che ciò che sta accadendo nel Mar Rosso è un problema internazionale, non solo americano, sottolineando che continuano le pressioni sull’Iran affinchè usi la sua influenza sugli Houthi per fermare gli attacchi nel Mar Rosso. In un’intervista con l’emittente televisiva saudita “Al-Arabiya”, il segretario di Stato americano ha detto da Jeddah, dove si è recato ieri in visita, che Washington sta studiando alternative per trattare con Hamas, aggiungendo: “Hamas ha causato molta sofferenza e morte ai palestinesi”.
Blinken ha espresso l’ottimismo di Washington riguardo al raggiungimento di un accordo di scambio tra Israele e Hamas, sottolineando che discuterà del governo di Gaza dopo la guerra durante il suo attuale viaggio in Medio Oriente.
Blinken è atteso oggi al Cairo per discutere con il presidente Abdel Fattah al Sisi della crisi di Gaza e di come arrivare ad una tregua. Il viaggio del capo della diplomazia Usa in Egitto è la seconda tappa del suo sesto tour in Medio Oriente che lo vedrà domani in Israele. Ieri Blinken è stato in Arabia Saudita dove è stato ricevuto dal principe ereditario Mohammed bin Salman a Jeddah. L’incontro ha visto discutere degli “sviluppi nella Striscia di Gaza e degli sforzi compiuti per fermare le operazioni militari e affrontare le loro ripercussioni sulla sicurezza e sul piano umanitario”, ha aggiunto. I due leader “hanno esaminato le relazioni bilaterali e le aree di cooperazione congiunta, oltre agli ultimi sviluppi regionali e internazionali”. In precedenza, il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, e Blinken avevano discusso dell’”importanza di un cessate il fuoco immediato” a Gaza.
Parlando alla stampa saudita, Blinken ha detto che gli Stati Uniti stanno “premendo per un cessate il fuoco immediato legato al rilascio degli ostaggi. Ciò porterebbe un sollievo immediato a tante persone che soffrono a Gaza”.

– foto: Agenzia Fotogramma –
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Usa 2024. Trump ipoteca l’Ohio, Stato chiave per vincere a novembre

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di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Se non fosse per il fatto che sia l’ex presidente Donald Trump che il presidente Joe Biden hanno già oltrepassato la soglia dei delegati necessari per ottenere nomination dei loro rispettivi partiti, il risultato delle primarie che si sono svolte in cinque Stati martedì 19 marzo sarebbe stato il più importante dopo quello del Super Tuesday. Invece si è votato senza suspence, se non per alcune primarie che riguardavano le sfide per la corsa al Congresso, come in Ohio.
Biden e Trump hanno ottenuto vittorie nette negli stati di Arizona, Florida, Illinois, Kansas e Ohio, anche se per entrambi resta evidente ancora una significativa resistenza da parte di ciascun partito nei confronti dei presunti nominati, che se dovesse continuare con questi numeri metterebbe in pericolo le possibilità di vittoria il 5 novembre (in questo momento la “resistenza” è più sentita per Trump che Biden).
Trump non è mai sceso sotto il 75% dei voti in ogni stato, quando il conteggio dei voti era ormai alla fine mercoledì mattina. L’ex governatrice e ambasciatrice Nikki Haley, che ha gettato la spugna dopo il Super Tuesday, ha comunque continuato a ricevere notevoli percentuali di voti in ciascuna primaria, fino al 19% in Arizona.
Biden finora non è sceso sotto l’83% dei voti in ogni Stato nel conteggio dei voti di mercoledì, ma restano evidenti ancora quei voti “uncommitted” che esprimono una critica nei confronti della sua ricandidatura (il presidente a 81 anni è giudicato troppo anziano) o della sua politica estera (Gaza, dove gli USA hanno imposto dei veti all’ONU per il cessate il fuoco). In Ohio, addirittura il 13% ha votato per il deputato del Minnesota Dean Phillips, che si era ritirato e aveva appoggiato Biden dopo il Super Tuesday. In Kansas, oltre il 10% ha votato per “nessuno dei nomi in lista”.
Importante la vittoria di Bernie Moreno alle primarie repubblicane dell’Ohio per la corsa al Senato, candidato che godeva del sostegno di Trump che nello stato aveva tenuto comizi per lui. Moreno, ex concessionario di automobili senza alcuna esperienza politica, ha vinto di misura contro altri candidati che erano invece appoggiati dall’establishment repubblicano dell’Ohio. Ora Moreno affronterà a novembre il senatore Sherrod Brown, il democratico in carica in uno stato chiave, da sempre determinante per la vittoria della Casa Bianca.

– Foto Ipa Agency –

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Russia, Putin presidente per la quinta volta “Porteremo a termine i nostri piani”

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ROMA (ITALPRESS) – Vladimir Putin ha vinto per la quinta volta le elezioni presidenziali in Russia. E’ nettamente in testa con l’87,34% dei voti, quando è stato scrutinato il 50% delle schede, come riporta la Tass. Seguono il candidato del Partito Comunista Nikolay Kharitonov con il 4,11%, Vladislav Davankov del partito Nuovo Popolo (4,01%) e il liberal democratico Leonid Slutsky (3,11%).

Si tratta di un risultato superiore alle elezioni del 2018, quanto Putin ottenne il 76,6%. Superate ampiamente anche le percentuali raggiunte nelle altre tre elezioni vinte, nel 2000 (53,4%), nel 2004 (71,9%) e nel 2012 (63,6%).

“Il risultato delle elezioni conferma la fiducia dei cittadini per quello che stiamo facendo. La fonte del potere del Paese è il popolo russo. Dal voto di ciascun cittadino russo si compone un’unica volontà dei popoli della Federazione. È la base più importante di uno sviluppo deciso nel campo della difesa, delle scienze, dell’istruzione. Oggi particolare gratitudine va ai ragazzi che sulla linea del fronte garantiscono al Paese le condizioni per svilupparsi ed esistere”, ha detto Putin, nel suo primo discorso dopo la nuova vittoria elettorale.

“Indipendentemente dall’appartenenza religiosa ed etnica tutti si sentono un’unica famiglia russa. Tutti i piani grandiosi che abbiamo predisposto verranno portati a termine, gli obiettivi verranno raggiunti”, ha aggiunto.

– Foto Ipa Agency –

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Firmata intesa Ue-Egitto, Von der Leyen “Pietra miliare”

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IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – Quella di oggi è una pietra miliare storica, con la firma di un partenariato strategico tra Unione Europea ed Egitto”. Lo dice la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, nelle dichiarazioni alla stampa dopo il vertice al Cairo con il presidente egiziano Abd al-Fattah Al Sisi.

“La Repubblica Araba d’Egitto e l’Unione Europea hanno concordato di elevare la loro relazione al livello di un partenariato strategico e globale, basato sui valori di equità e sul rispetto e la fiducia reciproci – si legge in una dichiarazione congiunta di Ue ed Egitto -. Le due parti, consapevoli del rapporto storico che le lega da millenni, hanno ribadito il loro impegno a consolidare il loro rapporto di lunga data, forgiato da stretti legami geografici, culturali, politici, economici e tra i popoli, con l’obiettivo di approfondire la stabilità, la pace e la prosperità condivise. L’Unione europea riconosce l’Egitto come un partner affidabile, così come il ruolo geostrategico unico e vitale dell’Egitto come pilastro di sicurezza, moderazione e pace nella regione del Mediterraneo, del Vicino Oriente e dell’Africa. Entrambe le parti ricordano il loro impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e di altri accordi multilaterali pertinenti, nonché dell’Accordo di associazione e delle priorità del partenariato Egitto-UE 2021-2027 che li vincolano”.

“Di conseguenza, l’Egitto e l’UE hanno deciso di formulare e firmare un documento inclusivo sul partenariato globale e strategico, durante il primo trimestre del 2024 – prosegue la dichiarazione congiunta -. Il documento di partenariato strategico identificherà chiaramente aree specifiche di cooperazione, vale a dire: relazioni politiche, stabilità macroeconomica, investimenti sostenibili e commercio, compresi energia, acqua, sicurezza alimentare e cambiamento climatico, migrazione, sicurezza e sviluppo del capitale umano”.

“La situazione in Palestina sta creando molte preoccupazioni. Ribadiamo l’appello per un cessate il fuoco e l’appello ai leader europei affinchè facciano più pressione per questo obiettivo”, dice il presidente egiziano Abd al-Fattah Al Sisi.
“I palestinesi stanno vivendo una grave crisi umanitaria. L’Egitto ribadisce la propria condanna a ogni tentativo di spostamento forzato dei palestinesi delle loro terre. È necessario riconoscere lo Stato Palestinese”, aggiunge.

“A Gaza c’è carestia e questo è inaccettabile. È necessario un cessate il fuoco e fare entrare gli aiuti umanitari a Gaza”, sottolinea Von der Leyen.

– Foto: Agenzia Fotogramma -p

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A Washington l’Ambasciata d’Italia celebra la Giornata del Design

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WASHINGTON (ITALPRESS) – In occasione dell’Italian Design Day 2024, l’Ambasciatrice Mariangela Zappia ha ospitato a Villa Firenze, a Washington, l’evento “Il design italiano a Villa Firenze. La storia di Edra, un’eccellenza italiana nel mondo”, un’occasione per celebrare il design italiano con un focus su una delle più rinomate aziende italiane del settore.
L’ambasciatrice Mariangela Zappia ha ricordato in apertura il tema della Giornata del Design di quest’anno “Fabbricare valore – inclusività, innovazione e sostenibilità” che pone l’accento sul valore estetico degli oggetti di disegno industriale e sulla qualità delle materie impiegate tra tradizione, tecnologia e sostenibilità: “Dal secondo dopoguerra in poi, il design italiano ha promosso il Made in Italy. Quel mito del bello e ben fatto che Villa Firenze Contemporanea vuole rappresentare concretamente, dimostrando in un contesto d’eccezione, la feconda vivacità del rapporto tra antico e nuovo attraverso l’esposizione di icone del disegno industriale e di manufatti più sensibili alla vocazione artigianale, all’arte e alla moda”.
All’intervento di apertura dell’Ambasciatrice è seguita una conversazione tra Niccolò Mazzei, Direttore dello Sviluppo Internazionale di Edra, e il fotografo Massimo Listri, autore delle immagini del catalogo ufficiale di Villa Firenze Contemporanea, progetto di diplomazia culturale che raccoglie 50 tra opere d’arte e oggetti di design dei più importanti artisti e designer italiani, con un’attenzione al contributo delle artiste italiane donne Carla Accardi, Chiara Dynys, Maria Cristina Finucci, Grazia Varisco.
Nella conversazione, Mazzei ha sottolineato come per Edra il design sia una pratica artistica che predilige la cultura del progetto, mantenendo in equilibrio tecnica, innovazione ed estro. Tradizione artistica, ricerca tecnologica, alta sapienza manuale, materiali di elevatissimo pregio si uniscono nelle sue creazioni. Edra espone a Villa Firenze il divano “Essential” di Francesco Binfaré e i tavoli bassi “Cicladi” di Jacopo Foggini.
La conversazione è stata moderata dagli architetti Gabriella Vetrugno e Andrea Maggi, collegati in diretta dalla Manifattura Tabacchi a Firenze, dove erano presenti per l’occasione rappresentanti di studi di architettura, istituzioni locali e mondo della cultura.
All’evento hanno partecipato Maby Palmisano, Presidente del COMITES di Washington D.C., e Andrea Davis e Maurizio Mancianti, co-presidenti dell’Associazione Toscana-USA.
La conversazione si inserisce nel contesto delle iniziative promosse dalla rete consolare e culturale italiana in tutti gli Stati Uniti in occasione della Giornata del Design.
– foto ufficio stampa Ambasciata d’Italia –
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Usa 2024. Procuratrice Willis può processare Trump, chi ne approfitta?

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di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Ha perso questa volta Trump? Dipende dall’interpretazione che si vuol dare alla decisione del giovane giudice Scott McAfee (solo da un anno in attività) della Corte superiore della contea di Fulton, Stato della Georgia, che venerdì 15 marzo ha forse pronunciato la sentenza più importante della sua vita. McAfee ha stabilito che il procuratore distrettuale della contea, Fani Willis, non avrà bisogno di dimettersi dal perseguire il caso di alto profilo contro l’ex presidente Donald Trump e altri 14 imputati (compreso l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani), incriminati con l’accusa di aver tentato di sovvertire il risultato delle elezioni presidenziali 2020 in Georgia. Però, ha anche detto il giudice, il procuratore speciale assunto da Willis e suo ex amante, Nathan Wade, dovrà essere escluso dal caso. Wade è un avvocato esterno assunto da Willis e il suo abbandono del caso consentirebbe di proseguirlo senza alcun ritardo. Se invece Willis decidesse di farsi da parte, il suo intero ufficio sarebbe escluso dal caso, e i tempi si allungherebbero.
Il giudice ha ritenuto che anche se il conflitto di interessi non fosse stato dimostrato, l’apparenza di irregolarità sussiste perché “un conflitto percepito agli occhi ragionevoli del pubblico minaccia la fiducia nel sistema legale stesso”. Ma il rimedio per un problema di aspetto, ha concluso il giudice, non è la squalifica. Per porre rimedio al problema dell’apparenza, causato dalla relazione, una delle parti deve abbandonare il caso, afferma il giudice. Willis e Wade avevano testimoniato che la relazione romantica era già finita nell’estate del 2023. “La spiegazione palesemente poco convincente di Wade per gli interrogatori imprecisi che ha presentato in attesa del divorzio (è stata la moglie di Wade a rivelare la relazione del marito con Willis…) indica la volontà da parte sua di nascondere ingiustamente la sua relazione con il procuratore distrettuale.” Allo stato attuale, “membri ragionevoli del pubblico” potrebbero continuare a chiedersi se ci sia un vantaggio finanziario o una relazione romantica continuata, ha scritto il giudice nella sua decisione. “In altre parole, un estraneo potrebbe ragionevolmente pensare che il procuratore distrettuale non stia esercitando il suo giudizio professionale indipendente e totalmente esente da influenze compromettenti. Finché Wade continuerà a occuparsi del caso, questa percezione non necessaria persisterà”. Gli avvocati di Trump hanno subito dichiarato: “Pur rispettando la decisione della Corte, riteniamo che la Corte non abbia attribuito il giusto significato alla cattiva condotta giudiziaria di Willis e Wade, compresi i benefici finanziari, testimoniando in modo non veritiero su quando è iniziata la loro relazione personale, così come al discorso extragiudiziale in chiesa di Willis, dove ha giocato la carta della razza e ha accusato falsamente gli imputati e i loro avvocati di razzismo”.
Steve Sadow, principale avvocato difensore del presidente Trump in Georgia, ha fatto riferimento al video su un recente discorso tenuto dalla procuratrice Willis in una Chiesa e ritenuto prevenuto nei confronti degli imputati. “Utilizzeremo tutte le opzioni legali disponibili mentre continuiamo a lottare per porre fine a questo caso, che non avrebbe mai dovuto essere portato avanti”, hanno concluso gli avvocati di Trump. Allora ha perso Trump? Anche se la procuratrice Willis potrà resterà al suo posto, il team difensivo dell’ex presidente potrà continuare ad avvantaggiarsi, durante il processo, della perdita di credibilità dell’accusa per i sospetti di “conflitto di interesse”. Intanto a New York – nell’unico dei quattro casi penali contro Trump che sembrava destinato a concludersi presto, quello sul “silenzio” comprato con i soldi della campagna elettorale per convincere la porno star Stormy Daniel a non rivelare la relazione con il tycoon nel 2016 – rischia di subire ritardi, a causa di una grande quantità di nuove prove contro l’ex presidente diventata improvvisamente disponibile. Ma la notizia del probabile rinvio (il procuratore ha proposto 30 giorni) è arrivata giovedì mentre Trump si trovava davanti al tribunale federale della Florida per un’udienza su un caso diverso, quello in cui è accusato di aver sottratto all’Archivio di Stato documenti segreti della sua presidenza per nasconderli a casa sua, un processo che ancora adesso non ha una data di inizio certa.
Come se non bastassero già questi guai giudiziari, la sorte sul più importante dei processi di Trump resta ancora in sospeso a Washington DC, dove i pubblici ministeri e gli avvocati di Trump si stanno preparando per la decisione della Corte Suprema, che il mese prossimo ascolterà le argomentazioni sulla pretesa dell’ex presidente di essere immune dalle accuse contenute nell’incriminazione federale preparata dal procuratore speciale Jack Smith che lo accusa di aver complottato per ribaltare la sua sconfitta elettorale del 2020. Originariamente il processo sarebbe già dovuto partire agli inizi di marzo. Tutti e quattro i casi nelle ultime settimane, in un modo o nell’altro, si sono arenati in questioni procedurali o sostanziali che stanno provocando i ritardi che sono tutti a vantaggio dell’obiettivo di Trump: arrivare alle elezioni di novembre prima della fine dei processi. Se infatti Trump riconquistasse la Casa Bianca, potrebbe utilizzare i poteri presidenziali per almeno sospendere le accuse che sta affrontando e respingere qualsiasi processo fino a quando non avrà lasciato la presidenza. Inoltre, ancora più importante per le strategie elettorali di Trump, gli americani arriverebbero alla cabina elettorale il 5 novembre senza aver avuto la possibilità di ascoltare tutte le prove a carico dell’ex presidente o senza che una giuria abbia potuto stabilire la sua innocenza o colpevolezza.

– Foto Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).

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