La corsa di Albania e Macedonia del Nord nell’adesione All’UE

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“Fin dall’inizio del suo mandato, questa commissione ha rinforzato l’impegno nei confronti dei paesi vicini, quale caratteristica prioritaria. Dobbiamo impegnarci energicamente per arrivare alla pace e alla prosperità dei paesi vicini. Questo principio è alla base del nostro lavoro non solo per il nostro interesse ma anche per la credibilità della commissione e della stessa Unione Europea”.



Con queste parole, il commissario europeo per la politica di vicinato e allargamento, OlivérVárhelyi, ha esordito in occasione di una visita presso la Commissione Affari esteri ed europei alla Camera dei Deputati Italiana (10 settembre 2020). In quella sede, il commissario ha provveduto a fornire un quadro dettagliato della situazione in cui versano Macedonia del Nord e Albania, sottolineando la necessità di proseguire su nuove linee guida per favorire il processo di integrazione per due Paesi, che, a distanza di anni dall’avvio dei negoziati, faticano a realizzare le promesse richiestegli dalle istituzioni europee.

Dopo tanti (troppi) rinvii, nella giornata del 24 marzo 2020, i ministri degli esteri dei paesi UE, riunitisi in videoconferenza, hanno concordato l’avvio dei colloqui dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord. Solo negli ultimi due anni la decisione è stata rimandata tre volte, a causa del veto e delle reticenze di alcuni paesi come Francia e Paesi Bassi. Il cambio di posizione della Francia è stato indotto dall’adozione di una nuova metodologia per i negoziati d’adesione che prevede maggiori rassicurazioni per gli Stati membri, come la possibilità di bloccare i colloqui nel caso in cui i candidati non realizzino le riforme necessarie.

Lo stesso commissario Várhelyi, dopo aver prontamente ricordatoche il futuro dei Balcani è nell’Unione Europea, ha indicato comela concretizzazione dell’allargamento dipenda dalla realizzazione di tre fattori. Il primo riguarda l’adozione di una nuova metodologia composta da alcuni principi fondamentali: la credibilità, il processo di adesione deve potersi basare sulla fiducia reciproca e su impegni chiari, con il rafforzamento e l’attuazione delle riforme fondamentali, a cominciare dallo Stato di diritto, dal funzionamento delle istituzioni democratiche e della pubblica amministrazione nonché dall’economia dei paesi candidati; una stabilità politica, intesa come una guida politica forte che riesca a mantenere un impegno ai massimi livelli, anche grazie al coinvolgimento sistematico degli Stati membri nella fase di monitoraggio e revisione del processo; un processo più dinamico, ovvero la necessità di avviare continui negoziati che saranno raggruppati in sei gruppi tematici (riforme fondamentali; mercato interno; competitività e crescita inclusiva; agenda verde e connettività sostenibile; risorse, agricoltura e coesione; relazione esterne); un processo più prevedibile, sostenuto da un’imprescindibile chiarezza su ciò che entrambe le parti si aspettano reciprocamente. 

Secondo il commissario, la traduzione nella pratica di questo approccio può realizzarsi solo attraverso un dialogo strutturato tra Ue e Albania e Macedonia del Nord (II fattore), un dialogo cheauspica possa realizzarsi entro la fine dell’anno sotto la presidenza tedesca. A quel punto, infatti, avremo la prima conferenzaintergovernativa.

Last but not least, la predisposizione di un piano economico di investimento. Il divario economico tra i Balcani occidentali e UE è enorme e la maggior parte delle problematiche endogene rappresenta la conseguenza di questa “forbice”: si pone come indispensabile la creazione di un’economia di mercato forte, resiliente e sostenibile. A tal proposito, una buona notizia è arrivata il 6 ottobre 2020, con l’adozione del pacchetto sull’allargamento ed il piano economico e di investimento per i Balcani occidentali, annunciato dalla Commissione. Tale pianoprevede un consistente pacchetto di investimenti che mobilita fino a 9 miliardi di euro di finanziamenti per la regione. Disporrà la connettività sostenibile, il capitale umano, la competitività e la crescita inclusiva e la doppia transizione verde e digitale. Con questo piano, l’UE dimostra, ancora una volta, il suo impegno per la ripresa economica dei partner dei Balcani occidentali nella prospettiva del loro futuro nell’Unione europea.

Nel frattempo, le istituzioni europee stanno lavorando con il nuovo governo della Macedonia del Nord affinché l’attuazione delle riforme avvenga più rapidamente possibile, soprattutto nella promozione dello Stato di diritto e nella lotta contro il crimine organizzato e contro la corruzione. In particolare, a seguito del ritorno di Zoran Zaev alla guida del paese (il 30 agosto il parlamento macedone ha dato la fiducia al nuovo esecutivo a trazione socialdemocratica) dopo sette mesi di governo tecnico, la coalizione di governo – che comprende l’Unione Socialdemocratica (SDSM), i partiti etnici albanesi DUI e BESA, e il Partito Liberaldemocratico (LDP) – dovrà avviare i negoziati per l’accesso all’Unione europea e far fronte alle conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia di COVID-19. Tale coalizione è stata accolta con favore dall’UE che confida nel rafforzare le relazioni con il paese balcanico. Il leader socialdemocratico ha puntato tutto il proprio capitale politico sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Grecia, che per far cadere il veto sull’accesso alla NATO e all’Ue ha preteso e ottenuto il cambio del nome del paese in Macedonia del Nord, con gli Accordi di Prespa del 12 giugno 2018. 

In questo scenario, l’opposizione di destra ha ribadito la propria contrarietà all’accordo di Prespa con Atene, visto come un imperdonabile sacrificio dell’identità nazionale sull’altare dell’integrazione euro-atlantica. Dichiarazioni che non hanno impedito al nuovo governo di incassare la fiducia, archiviando, per ora, una fase di incertezza e aprendo dunque la strada alla prospettiva europea di Skopje. In particolare, nel comunicato della Commissione europea vengono sottolineati i passi significativi fatti per rafforzare l’indipendenza del sistema giudiziario, inclusa la recente adozione della legge per l’ufficio della Procura della Repubblica. L’ex procuratore speciale capo è stato condannato dopo essere stato giudicato colpevole di abuso dei doveri ufficiali e dell’autorità nel cosiddetto “caso di racket”. Gli sforzi per combattere la corruzione e la criminalità organizzata deve proseguire senza sosta e in modo trasparente, indipendentemente dalla posizione o dalla posizione l’affiliazione politica dei sospetti. Viene, inoltre, segnalato il progresso nel paese nella riforma per i servizi di intelligence e della pubblica amministrazione, con l’adozione della strategia di trasparenza e l’aumento della pubblicazione dei dati governativi.

Numerosi progressi sono stati compiuti anche sul versante albanese. A conferma di un rapporto sempre più dettagliato, il 5 ottobre 2020 è stato adottato un testo dal Collegio dei commissari dove vengono presentate le relazioni annuali che valutano l’attuazione delle riforme fondamentali nei Paesi candidati a entrare nell’Unione. Proprio alla luce dei progressi dell’Albania, sarebbe un scoglio oneroso se lo scontro politico sulle modifiche alla legge elettorale ostacolasse la prima conferenza intergovernativa per l’inizio dei negoziati d’adesione di Tirana all’Ue. 

Il parlamento albanese ha, infatti, dato il via libera pochi giorni fa ad alcune modifiche del sistema elettorale richieste dalla maggioranza socialista che sostiene il premier Edi Rama, ma senza trovare alcun accordo con gli altri principali partiti politici. Di qui una possibile sovrapposizione tra lo scontro politico e gli impegni nel cammino verso l’adesione all’Ue. 

Nonostante questi ostacoli, l’Albania continua a compiere buoni progressi nella riforma del sistema giudiziario attraverso la continua l’attuazione della riforma globale della giustizia e i risultati tangibili ottenuti dal vetting processo (processo che ha la funzione di garantire la professionalità e l’integrità dell’intero sistema di giustizia attraverso un articolato processo di verifica di magistrati e procuratori). 

Per parte sua, l’Unione europea continua a sostenere il processo in modo da permettere al popolo albanese e macedone di cogliere i frutti delle riforme con orgoglio per l’era del cambiamento da tempo desiderata.

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