Libri, autori e tanto altro

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CULTURA

La cultura italiana in tutte le sue forme dalla letteratura al cinema, dalla scultura al teatro

Squi-libri, Festival di Narrazioni.

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Francavilla al Mare, paese sulle coste abruzzesi rilancia il suo Festival letterario, nato dalla mente dello scrittore Peppe Millanta con la collaborazione dell’Assessore alla Cultura Cristina Rapino e della Scuola Macondo. È stata scelta la parola “SquiLibri” – afferma Peppe Millanta – per vari motivi: in primo luogo contiene la parola libro, elemento chiave dell’evento; dunque, rappresentativo della visione e condivisione della cultura su cui si basa il Festival. In secondo luogo perché ogni movimento nasce da una situazione di squilibrio, e il Festival vuole indagare lo squilibrio del presente per indagare i movimenti del domani.

Dal 24 al 26 giugno eventi letterari, incontri d’autore, ospiti del mondo editorial-culturale e presenza di editori indipendenti: questo è Squilibri. Tra aperitivi letterari e presentazioni, il 25 giugno si svolgerà la consegna dei primi Squilibri Awards, premio riservato a racconti brevi, ma che con la loro essenzialità lasciano un segno, come un lampo di luce nel cielo. Inoltre, la Scuola Macondo presenterò il suo nuovo laboratorio incentrato sulla scrittura di racconti, progetto portato avanti anche grazie alla collaborazione con Neo Edizioni di Francesco Coscioni. Diversi gli autori in anteprima nazionali, tra questi Paolo Crepet, Stefano Redaelli, Michele Zatta e Maura Chiulli. 

Saranno ben 27 gli editori presenti come spiega Francesco Coscioni della Neo Edizioni, una delle case editrici più rappresentative del nostro territorio, co-organizzatore della fiera collocata nel piazzale antistante la Sirena: “ci saranno dei veri e propri stand per le case editrici indipendenti in questo meraviglioso contesto offerto dal Festival ed è una soluzione adottata di proposito per permettere agli editori di stare fianco a fianco, non c’è concorrenza infatti. Ci troviamo quasi di fronte ad un piccolo Salone del Libro simile a quello di Torino. Curiosi ed appassionati possono passeggiare tra gli stand, osservare, studiare, comprare libri e scegliere i cataloghi degli editori completi delle loro proposte. Ci sarà sicuramente una grande risposta e sono tante le novità da scoprire in questa fiera.”

L’esperienza prosegue poi con l’area dedicata allo street food e con “Itinerari del gusto: mangiare tra le righe”, che coinvolge gli esercenti presenti in piazza Sirena in un percorso tra cibo e letteratura, e non mancheranno laboratori di scrittura e lettura per grandi e piccoli offerti dalla Scuola Macondo.

“Sarà un week end estivo diverso e molto interessante: questo Festival rappresenta una sceltaintelligente di turismo culturale, ci si aspetta una risposta anche allegra”, conclude Coscioni

Salerno Letteratura Festival

Ritorna Salerno Letteratura: i dieci anni del Festival

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Tutto pronto per la prima giornata di Salerno Letteratura, in programma dal 18 al 25 giugno. L’inaugurazione, alla presenza delle istituzioni, si terrà oggi alle ore 11:00 presso la chiesa dell’Addolorata. Questa nuova edizione, che festeggerà anche il decimo compleanno del famosissimo Festival Salernitano, sarà, come si legge sul sito ufficiale, “un’occasione per ripercorrere le tappe di una strada fatta insieme e per immaginare il futuro”. I temi scelti saranno due: felicità e rivoluzione. 

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Scuola Macondo propone “Parole e inchiostro”: il laboratorio di scrittura e creatività, con il sostegno della Fondazione Pescarabruzzo.

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Il progetto ” Parole e inchiostro. Laboratorio di Scrittura e Creatività” della Scuola di Macondo, fondato e diretto dall’autore abruzzese Peppe Millanta, mira a coinvolgere le scuole in un percorso formativo di 3 mesi, Frontiers and Labs, che si terrà negli anni 2022 e affidato a professionisti ed esperti del settore. La Società per l’Avanzamento Sociale (APS) Macondo intende donare 7 borse di studio a 7 ragazze candidate al progetto, coprendo l’intero percorso educativo, per affrontare il disagio e la povertà educativa, migliorando le competenze spesso punite da svantaggio economico.

Il Presidente Nicola Mattoscio ha asserito che la Fondazione Pescara Bruzzo è lieta di contribuire, attraverso Bando Erogazione Settori Rilevanti 2021, a un progetto di utilità sociale così vicino alle difficoltà quotidiane delle giovani generazioni della città di Pescara, con l’auspicio di offrire anche una sola opportunità in più a coloro che hanno percepito dalla collettività o dalla condizione familiare di non averne affatto. Nell’ambito della campagna per lo sradicamento della povertà nell’istruzione, l’impegno di Scuola Macondo è concreto. Impegno che può essere realizzato immediatamente e ha un impatto consapevole, duraturo sulla vita degli studenti coinvolti. Nell’ambito della campagna, la fondazione ha anche deciso di recente di fare un’importante donazione al Fondo nazionale di confronto sulla povertà per l’educazione dei bambini, che quest’anno è stato gestito anche quest’anno dall’ associazione “Con i bambini” a tutti i livelli, dal locale al nazionale”.

Oltre a lezioni e workshop, il corso si concentrerà su alcuni dei ruoli femminili più rilevanti nella storia: dalla letteratura all’arte, dalla scienza al mito e alla conoscenza di sé. Agli studenti verrà chiesto di creare un’antologia di racconti ad essi ispirati; verranno quindi affrontati anche i temi della riscrittura e della trasposizione, stimolando la creatività e fornendo modelli ispiratori per i percorsi di vita dei partecipanti.

Chiese chiuse di Tomaso Montanari.

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Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo «ben di Dio», e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lí che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano.

Lo scorso 26 maggio Tomaso Montanari ha presentato la sua nuova opera “Chiese chiuse” presso l’Aula di Paleografia dell’Università “La Sapienza” di Roma, hanno dialogato con l’autore Gaetano Lettieri (Professore Ordinario di Storia del cristianesimo e delle chiese) e Ludovico Battista (Ricercatore). 

Ludovico Battista ha evidenziato come ciò che colpisce dell’opera è che nella sua trasparente poeticità centra una serie di problemi culturalmente giganteschi, non limitabili in alcun senso. L’opera denuncia la retorica culturale della gestione del patrimonio artistico italiano partendo da tre presupposti distinti:

  • Abbandono fisico, chiusura fisica, ma anche simbolica, morte e cancellazione di un passato che viene rimosso, un passato che, invece, invoca cura.
  • Riadattamento all’interno dell’industria culturale, mercificando, commercializzando luoghi che sarebbero pubblici, sacri.
  • Capitalizzazione del patrimonio culturale mediate la strumentalizzazione di simboli religiosi e culturali condivisi. 

Battista risulta colpito dalla triplice natura della chiusura, queste tipologie attanagliano, provocano affanno, malessere. Dunque, oltre a portare avanti una polemica contro la gestione delle chiese, emerge anche una tesi di natura democratica: non c’è spazio pubblico senza apertura al passato, non c’è spazio pubblico senza interruzione del circuito economico, non c’è spazio pubblico senza ospitalità.

Gaetano Lettieri si sofferma sulla prospettiva cristiana, se Montanari non avesse avuto un vissuto da cristiano, la tesi da lui stesso condotta sarebbe stata difficile da sostenere. Già il fatto di partire dalla nozione di chiesa chiusa, violata, morta, si inserisce nella dialettica cristologia di un corpo morto, un corpo patiens che aspetta un redentore, uno uomo che di nuovo surga. La chiesa è un luogo di rottura, di provocazione, di sospensione del meccanismo economico, allora non resta che chiedersi: se la deriva è di tipo economico, come si può resistere a questa deriva, con quale forza? Quale è l’identità culturale capace di auto-decostruzione? Il rilancio, l’utilizzazione delle chiese chiuse si basa sul fatto che le stesse devono essere riaperte a tutto, il problema, però, è come sia possibile portare avanti una dialettica tra memoria laica e spazi di rottura. La battaglia civile e culturale, se privata della visione apocalittica, non è appartiene essa stessa al mondo culturale? Non c’è, allora, simonia più elegante e raffinata di questa. 

Montanari risponde a questi interrogativi, evidenziando come sia difficile portare avanti un discorso sul patrimonio culturale, discorso che non si sofferma sulla sacralità dell’arte, perchè l’arte non è sacra in sé, non esiste in sé. Il punto non è la sacralità degli oggetti o dei luoghi, il punto è la dignità e la centralità delle persone, bisogna passare dalla metafora albertiana per cui l’arte è la finestra attraverso cui si vede il mondo, all’idea narcisistica per cui il patrimonio culturale rispecchia lo specchio del presente. 

Convergono, allora, la riflessione sul patrimonio cultuale e sulla cristianità.

Le chiese vuote in cui non si può più re-inserire il culto possono diventare il luogo di culto di ciò che resta umano dell’uomo: il patrimonio culturale diventa un luogo di sospensione. Le chiese sconsacrate non sono contenitori da riempire, ma dei vuoti necessari che possono ricostruire un senso, un senso funzionale in un disegno di sopravvivenza dell’umano nell’uomo.

Orwell affermava la necessità di conservare lo sguardo ingenuo, bisogna difendere sempre una parte infantile, essere nel mondo significa non essere completamente adulto, conservare una parte in cui si conservano i desideri infantili come giustizia e uguaglianza.

Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri. Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo.

“E adesso parlo io Giulietta Masina si racconta”, il libro di Marco Sani

CULTURA by

Bookreporter presenta il libro realizzato da Marco Sani nel centenario della nascita di Giulietta Masina, attrice di talento donna di carattere, moglie di Federico Fellini. Il racconto dell’autore della vita dell’attrice in forma di intervista mette in luce la vita e il pensiero della donna e dell’attrice che ha attraversato i momenti storici del paese non solo come la moglie del grande regista. Ne parliamo con l’autore, il professor Marco Sani, scrittore esperto felliniano che da decenni ha seguito la vita del più famoso dei registi italiani.

Alessandro Conte
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