Libri, autori e tanto altro

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LIBRI

Recensioni, pubblicazioni e news sulle nuove e meno nuove pubblicazioni

In uscita Nessuno sa, il nuovo libro di Arianna Papini

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Verrà presentato ad Arezzo, presso la libreria La casa sull’albero, il nuovo libro di Arianna Papini intitolato Nessuno sa. Un’opera che volge lo sguardo verso la bellezza e la saggezza della natura che sorprende ogni volta di più; è un vero e proprio grido d’amore verso di essa.

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URBAN LEGENDS – RILA’S EDITION Vol. 1 di Francesca Santi

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“Non prendete mai una leggenda metropolitana alla leggera, soprattutto se ha gli occhi senza palpebre e cerchiati di fuliggine”. Rila, Urban Legends 

Arriva in libreria Urban Legends – Rila’s Edition Vol. 1 di Francesca Santi disponibile da oggi, 28 novembre. Cos’è una leggenda metropolitana? È una storia improbabile che viaggia di bocca in bocca, raccontata talmente tante volte da guadagnarsi attendibilità.

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Incandescente di Lucrezia De Lellis

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La poesia attraversa la distanza tra significati e significanti. Ha il compito di dissolvere, dal participio passato latino DIS-SOLUTUS: disfare, separando e disordinando le parti che compongono un tutto o mandando questo in frantumi. Le metafore, incandescenti, infuocate, ripristinano più veri e più lucenti i legami tra le parole, e delle parole con il nostro personale vissuto. Essa germoglia tra le macerie dell’anima dopo che, imprudente, si sporge a osservare la profondità del divario tra sé e il mondo. All’origine non vi è mai una pace interiore ma una vertigine di fronte al paradosso che fonda il senso.

Edoardo Buroni affermava che nella poesia e nell’essere poeti si individuano spunti semantici, enciclopedici o metalinguistici molto interessanti, che sovente si intersecano con altri temi cari all’autrice quali la dimensione spirituale, l’amore, la sofferenza, la carnalità, la pazzia e la vita. Sono tentativi di definizione evocativi, icastici, a volte ben circoscritti, a volte aperti a ulteriori pensieri non delimitabili in un orizzonte chiaramente definito; lo si può vedere già a proposito della poesia stessa. 

É quello che emerge in “Incadescente”, raccolta poetica di Lucrezia De Lellis, in grado di trasportare il lettore all’interno di una magia. La magia, secondo François Truffaut, non è quella dell’ipnologo tradizionalmente inteso, il quale è supposto a cercare, in vari modi, di veicolare il proprio ‘senso’ nella mente altrui, ma è il contrario! La magia non è altro che il sapere aprire l’accesso al ‘non-senso’ e a equipaggiare lo spettatore, a godere di esso invece di soffrirne. Scrivere versi non è dunque qualcosa che astrae dal mondo, ma qualcosa che conduce all’interno di una duplice dimensione: essere e non-essere, reale e non-reale.

“Scopro nuovi modi

Di essere me stessa,

Non trovo il fondo

Di questa mia essenza.”

Basta chiudere gli occhi, immergersi nelle parole della poetessa, abbandonarsi al proprio immaginario, al proprio reale. Lucrezia De Lellis regale un viaggio introspettivo, un viaggio di comprensione e accettazione di sé, del proprio essere, del proprio non-essere. Alda Merini diceva che la poesia è vita e la vita è poesia. Bisogna soprattutto vivere, stare fra la gente, avere contatti con le persone che ci interessano, magari andare a vedere un buon film altrimenti si parla solo di sé stessi. La prima condizione della poesia è la libertà, la gioia. La poesia è gioia, è transfert; non si può fare poesia in un luogo ristretto della dimora del proprio essere. La poesia è totale. 

Totale.

É questa la parola che descrive “Incandescente”.

Una poesia totale, matura, incredibilmente vera.

Il poeta altro non è che un uomo isola che viaggia tra sogno e realtà, che vive in quegli spazi fantastici dell’immaginario. La verità che emerge dai versi è una verità cruda, memorabile, talvolta sofferente, ma che si racconta come storia, come aneddoto, come appiglio alla vita, alla sopravvivenza. Il poeta è un buon giocatore, le sue bische clandestine sono le sue parole. È un giocatore “truccato”, fuorilegge della realtà.

“Cado negli 
Odori 
Dell’universo

Livido
Lo spessore 
Del silenzio 

Lascio sciogliere 
In questo buio 

Corpo senza scheletro, 
Cedo le mie ossa.”

Dal fondo di un’acqua smarrita, il nuovo romanzo di Marcello Furiani

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Il nuovo libro di Marcello Furiani parla di Guido, di professione editor, il quale accetta l’incarico di trasformare in romanzo alcuni appunti scritti da Andrea, amico della giovinezza, morto da tempo. Dai fogli emerge una persona nuova, un giovane solo, inquieto, innamorato di una donna che viene paragonata a una dea, della quale però non si può svelare il vero nome. Chi è questa misteriosa ragazza soprannominata Irene? E come mai, se l’amore era così forte come si evince dagli scritti, l’uomo non ne ha mai fatto parola con nessuno? Si tratta di pura fantasia, di un vezzo artistico o davvero il compagno di giochi aveva dei segreti? Quasi senza accorgersene, Guido riesce a risolvere un mistero che lo coinvolge, ma non sempre le risposte sono quelle che ci aspettiamo. Non sempre le risoluzioni sono quelle che desideriamo. L’editor scopre una verità scomoda che, suo malgrado, deve accettare.

Come sostiene l’autore Marcello Furiani: “L’idea di questo romanzo nasce dal possesso dei manoscritti di un amico della giovinezza, il quale purtroppo ha avuto disagi psichici che lo hanno portato al suicidio. Ho voluto trovare in questo libro una sorta di ricompensazione nei suoi confronti anche attraverso un’indagine sulla schizofrenia, che può essere vista o come una totale perdita senso oppure può essere compresa, dato che è una possibilità umana in ciascuno di noi”.

Oltre ai due personaggi maschili emergono due personaggi femminili – come sostiene Marcello- “Arianna riflette la tenerezza, l’emotività, l’intelligenza e Daria, che invece riflette la carne ma è anche la disillusione, la fragilità, una maschera di seduzione che si è costruita. Due donne diverse ma accomunate da una ferita che non si è mai cicatrizzata”.

Un romanzo di ricordi, di consapevolezze e di verità amare. Un flusso narrativo intimo e confidenziale per imparare ad accettare una realtà che non sempre incontra il nostro favore. Dopo “Senza vero desiderio di andare”, un’altra grande prova di alta letteratura, per lettori esigenti e preparati al meglio.

Dall’estratto: “solo nei ritorni possiamo intravedere quello che siamo diventati, osservarci dalla nostra infanzia come in una lente rovesciata, vederci camminare con gli occhi di un tempo, con quello sguardo che ci interroga per le attese e le promesse naufragate di cui allora era imbevuto con l’insolenza e l’illusione della giovinezza”.

AUTORE

Marcello Furiani nasce a Bergamo nel 1959. Da qualche anno vive ad Alessandria. Ha pubblicato “A novembre, era una neve” (Joker Edizioni, 2010), “Senza vero desiderio di andare” (Brè Edizioni, 2019) e la plaquette di poesie “Mia perfetta misura” (Amazon, 2021). Congiuntamente all’attività di scrittura si è occupato di ricerca filosofica.

 

Di Anna Tulimieri

 

 

“Ad una voce”, tra Purgatorio e Paradiso.

AUTORI/CULTURA/LIBRI by

Ilaria Gallinaro mette su carta la “voce”; la “voce” di cui si occupano questi saggi è quella di Dante, intesa come spia autobiografica o metaletteraria nascosta dietro le voci dei suoi personaggi, soprattutto quella di Pia e Piccarda: la prima per il suo rapido cenno alla fatica del viaggio, che è anche viaggio di scrittore e di scrittura; la seconda per l’allusione al concetto del voto, che non è solo voto religioso, ma anche promessa, sfida, sacrificio, per raggiungere il compimento della propria opera.

Percorrere i sentieri del mondo poetico di Dante è sempre un’avventura seducente, affascinante, specialmente se questo mondo è quello della sua Commedia. Il lettore si trova infatti davanti personaggi, paesaggi, situazioni, dialoghi, che nel loro variare, catturano la sua attenzione, parlano alla sua ragione, alla sua fantasia e soprattutto al suo cuore; e il poeta deve soprattutto parlare al cuore del lettore con cui deve dialogare per suscitare in lui sentimenti e, possibilmente, creare sintonia di affetti oltre che di idee. In questo grandioso affresco della Commedia, realizzato da Ilaria Gallinaro, emergono due personaggi femminili: Pia de Tolomei e Piccarda Donati.

Come emerge dagli studi condotti da Giuseppe Ledda, si tratta di due figure femminili che Dante ha posto sul suo cammino, quasi come un preludio, un’ouverture di una grande sinfonia poetica dove le note non sono segni musicali, ma parole cariche di armonia atte a suscitare idee, immagini e sentimenti nel cuore del lettore. Pia fu una nobile donna della famiglia senese dei Tolomei andata in sposa a un signore guelfo del castello maremmano della Pietra, podestà di Volterra, Nello dei Pannocchieschi definito come “bello e savio cavaliere”, ma altrettanto “vile uomo e poco leale.” 

La figura di Pia appare alla fine del Canto V del Purgatorio, dove si trovano le anime di coloro che morirono di morte violenta ed è la prima donna che Dante incontra nel Purgatorio. 

“Deh, quando tu sarai tornato al mondo, 
e riposato della lunga via 
seguitò il terzo spirito al secondo, 
ricorditi di me, che son la Pia”

Come ricorda Sermonti, la sua è un’apparizione molto breve, ma di forte intensità, in quanto prega Dante di ricordarsi di pregare per la sua anima una volta arrivato in Terra e riassume in questo piccolo discorso la sua tragica sorte, ossia indica il luogo di nascita e di morte, conosciuti da chi nell’atto di sposarla le fece infilare l’anello nuziale al dito. Pia ricorda solamente l’amore verso colui che ha sposato e il momento delle nozze ci indica l’amore verso il marito, anche se l’ha uccisa. L’emozione che trasmettono le sue parole brevi è il riflesso della violenza patita, a causa della quale essa riposa nell’eternità della morte. La presenza di Pia nell’antipurgatorio, tra le anime pentitesi in fin di vita, giustifica forse l’ipotesi della sua infedeltà coniugale. Se anche fosse accaduta, Pia si sarebbe pentita all’ultimo momento. Pia con le sue dolci parole esprime la preoccupazione per la fatica di Dante nello scalare la montagna del Purgatorio ed è il primo personaggio di tutto il poema che mostra affetto per la condizione di Dante, in quanto uomo vivo in un mondo ultraterreno “Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato della lunga via.” 

Come ha notato la Gallinaro, attraverso gli studi della Chiavacci Leonardi, la vicenda di Pia rappresenta il momento fondamentale della fine della vita di ogni cristiano: il distacco, sempre terribile, dalla vita; il pentimento e il perdono, dato a chi ha fatto del male e ricevuto per il pentimento stesso.

Piccarda, figura dominante del Canto III del Paradiso. A causa della trasfigurazione celeste della fisionomia delle anime, Dante non riconosce subito Piccarda, che gli si mostra nella dimensione mistica e corale della vita terrena come una figura trasparente. Con la sua disponibilità al colloquio con Dante, la Donati diventa la concreta realtà di quella carità che è l’essenza del Paradiso. Essa diventa l’emblema dell’amore verso il prossimo e verso Dio nel quale solamente si può godere la pace e la felicità piena, quasi come immersi in un naufragio di beatitudine immensa. Per Dante, Piccarda è bellissima, così tanto da non averla riconosciuta all’istante e si scusa in quanto non fu a “rimembrar festino”, perché le anime assumono un aspetto diverso da quello che avevano in vita. 

“E io all’ombra che parea più vaga
di ragionar, drizza‟ mi, e cominciai, 
quasi com‟uom cui troppa voglia smaga”

Piccarda risponde al primo dubbio di Dante con occhi sorridenti, che è la condizione dei beati e gli spiega la gerarchia di beatitudine del Paradiso. Non esiste rammarico nelle anime beate siccome la parte essenziale della loro beatitudine è la concordanza perfetta della volontà loro e divina. Nel linguaggio usato da Piccarda si fonde la dottrina teologica e l’espressione dei sentimenti e dell’ardore che le anime beate esprimono, evidente nelle parole come: affetti, infiammati, letizian, carità, piace,’nvoglia. In seguito, Dante vuole conoscere la vita privata di Piccarda. La sua risposta è l’esempio della differenza tra la narrazione della vita dei beati, dei dannati e delle anime purganti. L’esperienza terrena viene collocata nella prospettiva dell’eternità e i momenti più ardenti vengono osservati con distanza. Piccarda racconta a Dante di essere stata in vita una suora ed è posta sul grado più basso di beatitudine assieme alle altre anime, perché i loro voti non furono adempiuti. 

Dunque, non solo memoria e rielaborazione di ciò che la precede, Piccarda è anche prefigurazione di ciò a cui il viaggio della Commedia tende. La domanda che Dante pone a Forese Donati, nel canto XXIV del Purgatorio “Ma dimmi, se tu sai, dov’è Piccarda”, potrebbe apparire pleonastica, perché la donna viene, comunque, rievocata nel cielo della Luna, ma la sua eco giunge fino alla rosa dei beati, fino all’ultimo sorriso di Beatrice. 

Proprio in questa Beata visio, costellata prettamente di figure femminili, Dante incontra le due donne che arricchiscono ancor di più il suo viaggio. Attraverso queste l pensiero politico-ecclesiale dantesco si consolida di ulteriori convinzioni, relativamente alla necessità di una totale rigenerazione del genere umano e al compito, che in tal senso è affidato alla parola stessa del poeta, di preannunciare i tempi e i modi d’una nuovissima età cristiana. 

“Ad una voce” cantano le anime appena giunte sulla spiaggia del Purgatorio. “Ad una voce” con Dante parlano, se le si ascolta attraverso i molteplici echi che contengono la lunga storia di Piccarda e il brevissimo intervento di Pia. Un unisono significativo nel grande coro del poema, dove le voci si inseguono e si rispondono, disegnando consonanze e dissonanze.

Il nuovo romanzo di R.J. Palacio, l’autrice bestseller di Wonder

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Dopo il successo di Wonder, un fenomeno pubblicato in 50 Paesi, con 16 milioni di copie vendute, di cui 1 milione in Italia, R. J. Palacio torna con la straordinaria avventura di un ragazzo e del suo pericoloso viaggio attraverso il Far West alla ricerca del padre.

“Pony è un grande cambiamento, è un libro molto diverso da Wonder. Quando ho iniziato a lavorarci ero un po’ nervosa perché quando io amo un autore vorrei sempre leggere lo stesso libro più e più volte e Pony è veramente un cambiamento (…). Sapevo che sarebbe stato un libro sulla perdita ma anche sui rapporti che non muoiono mai e come l’amore è eterno e ci aiuta ad andare avanti. Questo è nel profondo.”- R. J. Palacio

Il dodicenne Silas viene svegliato nel cuore della notte da tre sconosciuti a cavallo che portano via suo padre, lasciando il ragazzo solo e spaventato in compagnia di una misteriosa presenza. È allora che alla sua porta si presenta un pony. Un esemplare fuori taglia, grande quasi quanto un cavallo, dal manto nero e dai grandi occhi azzurri, simili a quelli di un cervo. Silas, pur non sapendo cavalcare, non ha scelta: deve mettere da parte i suoi timori e trovare il coraggio di partire nella speranza di salvare il padre. Sarà un viaggio pericoloso, in cui si scontrerà con la violenza e la natura selvaggia, si imbatterà in sceriffi e fantasmi, ma soprattutto un viaggio in cui dovrà affrontare le sue più grandi paure. Una storia sul potere dell’amore e sui legami che uniscono le persone sfidando la distanza e il tempo.

L’AUTRICE 

R. J. PALACIO, nata nel 1964, ha lavorato per vent’anni in editoria come grafica e art director. Palacio è il suo pseudonimo, ispirato al nome della madre di origini colombiane. Il suo primo romanzo, Wonder , immediatamente balzato in cima alle classifiche internazionali, è diventato nel 2017 un film di Stephen Chbosky con Julia Roberts e Owen Wilson. Su richiesta dei fan ha scritto altri tre capitoli della storia di Auggie: Il libro di JulianIl libro di Christopher e Il libro di Charlotte, oltre a una graphic novel, Mai Più. Per non dimenticare (White Bird) da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Marc Forster.
Il suo libro Pony uscirà in tutte le librerie a partire dal 19 ottobre.
 
Di Anna Tulimieri

Alberi: un romanzo fantasy “ecologico”

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Edoardo Ferri è un “misuratore di alberi”: analizza la vegetazione. E proprio mentre svolge questa attività, accompagnato dalla sua aiutante Valeria, scopre che all’interno della corteccia di alcuni esemplari sono presenti simboli misteriosi. Inoltre, in quel bosco, accadono fenomeni strani: voci sospette, ombre inquietanti e piccoli cadaveri dentro alle cortecce. Ben presto i due ricercatori scoprono che quelle terre sembrano essere schiave di una maledizione di cui i paesani non amano parlare, e soprattutto con i forestieri. I ragazzi cominciano a indagare, coadiuvati da Margherita, una barista del luogo. Si troveranno davanti a credenze, sortilegi e misteri. Edoardo farà la conoscenza di Erminio, un barbone che non parla con nessuno da troppo tempo. Cosa nasconde? Ci si può fidare di lui? Un ritmo incalzante, una suspense continua per un romanzo dove il bene vuole sconfiggere il male nella loro lotta eterna. Edoardo riuscirà a essere il vincitore?

 “In questi boschi ci sono cose che nessuno conosce veramente. I taglialegna non girano mai da soli, vanno sempre in gruppo. Sarà per evitare incidenti, ma anche perché ad addentrarsi senza compagnia tra quegli alberi antichissimi, a volte hanno paura. E non sono uomini da poco. Più di uno è sceso a valle con un braccio o una gamba rotta senza aiuti, stringendo i denti”

Gli autori di Alberi sono Fernando Lizzani e Mariano Rampini.

Fernando Lizzano, nato a Roma il 22 dicembre 1963, è, da una quindicina d’anni, regista di programmi televisivi (“Linea Blu”, “Linea Verde Orizzonti”, “Top – Tutto quanto fa tendenza”, “Linea Verde”, “Linea Verde Life”), di collegamenti in diretta e di servizi filmati (“Cominciamo bene”, “Novecento”, “Telethon”, “Alle falde del Kilimagiaro”, “Carràmba che sorpresa!”, “Occhio alla spesa”, “I raccomandati”, ecc.). In precedenza, è stato critico cinematografico (“L’Umanità”, “Il manifesto”, “Altro cinema”, “Radio Città Futura, ecc.) e ha scritto fumetti, documentari (la serie De Agostini “Viaggio nelle meravigli dell’archeologia”), fiction radiofoniche (“Invito in giallo con delitto” su Radiouno), televisive (“Le mille e una notte”, “Sant’Anna: l’eccidio”), programmi televisivi (“Che fine ha fatto Babbo Natale?”) e, non accreditato, sceneggiature di film horror.  A maggio 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo “Piccole infamie vista mare” (Edizioni Aporema). A marzo 2021 è uscito il suo secondo romanzo “Le notti di Artemide” (Bertoni editore).

Mariano Rampini, nato a Bologna il 7 dicembre del 1953. Ha vissuto a Roma dal 1961 e ha lavorato come giornalista per testate specializzate in politica sanitaria fino al 2011. Legge fantascienza, fantasy, horror, weird praticamente da sempre ma ne scrive dal 1980 (circa). Raccoglie buoni consensi a cominciare dall’Italcon di Modena nel 1981. Seguono quelli del Premio Italia 1982 e il Premio Amatrix 1983.  Più recentemente si è aggiudicato il Premio Gianfranco Viviani (nel 2019 e nel 2020 rispettivamente per le categorie Fantasy e Fantascienza). Ha pubblicato per l’editore Fanucci di Roma (1989) il romanzo Saghe di un mondo perduto (secondo al Premio Italia del 1990). A distanza di tempo sono poi arrivati L’ultima notte dell’anno e I Ranger di Rogers (Robin Edizioni, rispettivamente 2011 e 2012). Lo scorso anno (2021) per i tipi di Aporema Edizioni, è uscito il romanzo Terre Aride Nel cuore dell’ombra. Suoi racconti sono apparsi in numerose antologie: Fanucci (tra tutti quelli pubblicati da citare l’introduzione a Il ciclo della strumentalità di Cordwainer Smith del 1989), Edizioni Tabula Fati (in Fantasie d’Oriente – 2021) ed Edizioni Scudo (Soundscapes – 2021).

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Di Anna Tulimieri

Itinerari autobiografici: frammenti d’Italia nel mondo

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Amolà presenta il nuovo libro di Lucia Tirri, un viaggio in mondi reali e immaginari degli italiani all’estero tra spazio, identità e scrittura.

Come sostiene Sebastiano Martelli nella prefazione: “Lucia Tirri realizza una mappa consistente delle autobiografie di emigrazione, strutturata e analizzata con il supporto di una aggiornata bibliografia critica … Queste scritture rappresentano di sé ma anche per conto di altri, a volte di pezzi di comunità, il continuo flusso di memoria e di vissuto della diaspora, un continuo rinviarsi di voci, memorie, silenzi dal paese all’Altro Mondo”

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Di Anna Tulimieri

Codice Edizioni protagonista della nuova box di Romanzi.it

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L’ottava scatola propone una selezione dei migliori romanzi della casa editrice torinese

Codice Edizioni, casa editrice indipendente fondata a Torino nel 2003 su iniziativa di Vittorio Bo è la protagonista dell’ottava box letteraria di Romanzi.it.

Come ha raccontato Vittorio Bo al magazine Blurb! di Romanzi.it – “L’editoria per noi è anche curiosità e scoperta, abbiamo scoperto voci nuove e interessanti, nella certezza di contribuire con ogni titolo a soddisfare la curiosità e il bisogno di conoscenza di una platea sempre più ampia di lettori”.

Dopo essersi dedicata alla scienza nelle sue diverse declinazioni (fisica, evoluzionismo, tecnologia, scienze naturali), dal 2014 Codice si è lanciata in una nuova avventura per cercare di tornare alle origini della propria vocazione: raccontare storie. È nata così la prima collana di narrativa della casa editrice torinese che ha debuttato nel maggio 2014 al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Abbiamo scelto di lavorare su autori internazionali che sappiano raccontare il mondo da un punto di vista personale e intrigante – ha continuato l’editore Vittorio Bo -. In molti casi sono romanzi che tengono un piede nella scienza, in altri, e non sono pochi, scegliamo semplicemente le storie di cui ci innamoriamo e che ci sembrano importanti.”

Nel 2022 Codice ha poi lanciato un nuovo progetto, il Menestrolley. Un giro d’Italia per raccontare il catalogo e allacciare un dialogo sempre più fitto con i librai e i lettori, accompagnati da una struttura multimediale mobile in cui i libri, oggetti, memorabilia, video e tanto altro fanno parte di un racconto in diretta condotto dallo stesso Vittorio Bo con le letture di Federica Cassini.

Romanzi.it è una startup innovativa fondata nell’aprile 2021 a San Donà di Piave (VE) da Massimo Cuomo, Nicola Piccoli, Laura Presotto ed Enrico Drigo, per lanciare in Italia la prima box dedicata alla narrativa degli editori indipendenti.

La Box 08 di Romanzi.it, grazie alla consulenza di un gruppo di librerie che collaborano al progetto, propone una selezione di tre dei migliori romanzi dal catalogo di Codice Edizioni:

  •  Febbre di Ling Ma, un romanzo che ci riporta alla pandemia ma che va molto più in là, attraverso vari livelli di lettura, e diventa una storia sull’identità, l’immigrazione e la globalizzazione in un contesto distopico.
  •  Gli amanti poliglotti di Lina Wolff, romanzo polifonico che ruota intorno a un manoscritto perduto, infarcito di personaggi cattivissimi, spregevoli e magnifici allo stesso tempo.
  • Ottone di Xhenet Aliu, un libro d’esordio capace di guardare oltre le vite dei personaggi coinvolti per cercare di capire dove sta andando il mondo nelle dinamiche che poi investono tutti noi. Un ritratto acuto e struggente del rapporto tra madre e figlia con una scrittura potente e rabbiosa.

All’interno della scatola i lettori trovano anche un’edizione speciale della rivista letteraria Argo, in particolare una selezione di prosa breve denominata Passaggi e curata da David Watkins e Luca Chiurchiù.

La prossima Box 09, ordinabile fino al 31 ottobre e spedita a fine novembre, sarà dedicata a Iperborea, casa editrice indipendente specializzata nella narrativa del Nord Europa, in abbinamento alla rivista letteraria The Florence Review.

 

Di Anna Tulimieri

 

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Redazione
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