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Recensioni, pubblicazioni e news sulle nuove e meno nuove pubblicazioni

Chiese chiuse di Tomaso Montanari.

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Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo «ben di Dio», e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lí che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano.

Lo scorso 26 maggio Tomaso Montanari ha presentato la sua nuova opera “Chiese chiuse” presso l’Aula di Paleografia dell’Università “La Sapienza” di Roma, hanno dialogato con l’autore Gaetano Lettieri (Professore Ordinario di Storia del cristianesimo e delle chiese) e Ludovico Battista (Ricercatore). 

Ludovico Battista ha evidenziato come ciò che colpisce dell’opera è che nella sua trasparente poeticità centra una serie di problemi culturalmente giganteschi, non limitabili in alcun senso. L’opera denuncia la retorica culturale della gestione del patrimonio artistico italiano partendo da tre presupposti distinti:

  • Abbandono fisico, chiusura fisica, ma anche simbolica, morte e cancellazione di un passato che viene rimosso, un passato che, invece, invoca cura.
  • Riadattamento all’interno dell’industria culturale, mercificando, commercializzando luoghi che sarebbero pubblici, sacri.
  • Capitalizzazione del patrimonio culturale mediate la strumentalizzazione di simboli religiosi e culturali condivisi. 

Battista risulta colpito dalla triplice natura della chiusura, queste tipologie attanagliano, provocano affanno, malessere. Dunque, oltre a portare avanti una polemica contro la gestione delle chiese, emerge anche una tesi di natura democratica: non c’è spazio pubblico senza apertura al passato, non c’è spazio pubblico senza interruzione del circuito economico, non c’è spazio pubblico senza ospitalità.

Gaetano Lettieri si sofferma sulla prospettiva cristiana, se Montanari non avesse avuto un vissuto da cristiano, la tesi da lui stesso condotta sarebbe stata difficile da sostenere. Già il fatto di partire dalla nozione di chiesa chiusa, violata, morta, si inserisce nella dialettica cristologia di un corpo morto, un corpo patiens che aspetta un redentore, uno uomo che di nuovo surga. La chiesa è un luogo di rottura, di provocazione, di sospensione del meccanismo economico, allora non resta che chiedersi: se la deriva è di tipo economico, come si può resistere a questa deriva, con quale forza? Quale è l’identità culturale capace di auto-decostruzione? Il rilancio, l’utilizzazione delle chiese chiuse si basa sul fatto che le stesse devono essere riaperte a tutto, il problema, però, è come sia possibile portare avanti una dialettica tra memoria laica e spazi di rottura. La battaglia civile e culturale, se privata della visione apocalittica, non è appartiene essa stessa al mondo culturale? Non c’è, allora, simonia più elegante e raffinata di questa. 

Montanari risponde a questi interrogativi, evidenziando come sia difficile portare avanti un discorso sul patrimonio culturale, discorso che non si sofferma sulla sacralità dell’arte, perchè l’arte non è sacra in sé, non esiste in sé. Il punto non è la sacralità degli oggetti o dei luoghi, il punto è la dignità e la centralità delle persone, bisogna passare dalla metafora albertiana per cui l’arte è la finestra attraverso cui si vede il mondo, all’idea narcisistica per cui il patrimonio culturale rispecchia lo specchio del presente. 

Convergono, allora, la riflessione sul patrimonio cultuale e sulla cristianità.

Le chiese vuote in cui non si può più re-inserire il culto possono diventare il luogo di culto di ciò che resta umano dell’uomo: il patrimonio culturale diventa un luogo di sospensione. Le chiese sconsacrate non sono contenitori da riempire, ma dei vuoti necessari che possono ricostruire un senso, un senso funzionale in un disegno di sopravvivenza dell’umano nell’uomo.

Orwell affermava la necessità di conservare lo sguardo ingenuo, bisogna difendere sempre una parte infantile, essere nel mondo significa non essere completamente adulto, conservare una parte in cui si conservano i desideri infantili come giustizia e uguaglianza.

Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri. Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo.

Chiara Domeniconi e una caparra a fondo garantito al destino: quando i traumi diventano assicurazione di vita.

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Un incontro speciale e intenso quello con la Scrittrice Chiara Domeniconi, un’anima che è spiccata tra tante alla XXXIV edizione del Salone internazionale del libro di Torino, Autrice dei libri <<Whore>>, <<Come un chiodo nella carne>>, <<Diversamente amabili>> e tanti altri.

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Alice Keller firma un albo poetico che svela l’intimo sentire di un bambino.

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Alice Keller, bolognese di nascita, ravennate d’adozione, qui ha aperto MOMO, libreria per bambini e ragazzi insieme a Sara Panzavolta e Veronica Truttero. Dà vita a libri per bambini e ragazzi sotto forma di graphic novel e albi illustrati, tra le sue ultime fatiche ricordiamo: Tariq (Camelozampa), Il solitario di Rodriguez (Risma), Doppio passo (Sinnos), Caro signor F. (Camelozampa), Le cose che ho (Mondadori). Con Controcorrente (ill. Veronica Truttero, Sinnos, 2017), ha vinto il Premio Orbil; Nella pancia della Balena (Camelozampa, 2017), è stato finalista al premio Andersen.

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Uno spazio per il self-publishing al Salone del libro di Torino. Tra gli espositori, i libri dell’Autrice palermitana Letizia Tomasino.

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“Sì, lo confermo: miei libri saranno al Salone del libro di Torino, ma non io. Sono mamma a tempo pieno di 13 cani e, nell’intervallo…scrivo”.

Esordisce così Letizia Tomasino, Autrice palermitana in piena attività da quando la sua vita ha censito una nuova e incredibile svolta. Si tratta di un distacco netto e forse poco convenzionale di questi tempi, con la città, per ripiegare la sua vitalità in un locus amoenus che le ha permesso di raggiungere il giusto, intenso raccoglimento, per iniziare a scrivere.

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Andrea Donaera Intervista

Un viaggio nel dolore: storie di odio, di amore e di magia

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Calvino diceva che “leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà”. E io non lo sapevo, quando ho aperto “Io sono la bestia”, il primo romanzo di Andrea Donaera pubblicato nel 2019 dalla Casa Editrice NN. Poi l’ho iniziato (e terminato in poche ore) ed è stato un viaggio veramente particolare. E quando ho finito non sapevo che dire, per cui non ho detto nulla, perché a volte, di fronte a tanta ferocia e a tanta disperazione, basta qualche silenzio. Quindi sono stata zitta, sono rimasta in questo posto disumano, straziante e spietato. Perché da certe storie non ne esci e infondo va bene così.

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Tornato Rights Centre 2022 e annunciato l’Aficionado Award al SalTo.

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Si conferma un successo il Rights Centre 2022 con 450 partecipanti, 21 paesi e 50 case di produzione cinematografiche. Annunciato anche l’Aficionado Award il nuovo premio rivolto alle iniziative editoriali, nato dalla collaborazione tra il Salone del Libro, la Fiera del Libro di Francoforte e l’Helsinki Group.

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Redazione
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