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Teatrosophia

Teatrosophia – HERBARIE, LE CHIAMAVANO STREGHE

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

Presenta

HERBARIE, LE CHIAMAVANO STREGHE

Di Silvia Pietrovanni

Regia di Ivan Vincenzo Cozzi

Personaggi e interpreti

Mercuria: Brunella Petrini

Caterina: Elena Stabile

Lucia: Silvia Mazzotta

Adattamento: Isabella Moroni

Musiche originali: Tito Rinesi

Costumi: Rosanna Grassia rivisitati da Arianna Longobardi

Luci e fonica: Andrea Memoli

Si ringrazia l’atelier di Marina Sciarelli

DA VENERDÌ 16 A DOMENICA 18 FEBBRAIO 2024

Torna in scena a Teatrosophiadal 16 al 18 febbraio, lo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghe, il testo di Silvia Pietrovanni adattato da Isabella Moroni, con Silvia Mazzotta, Brunella Petrini, Elena Stabile, frutto di un lavoro di ricerca sulla figura ancestrale e sulle origini sacre della domina herbarum, l’erborista del popolo, definita saggia dalla gente del popolo e strega ciarlatana dal potere che inizia così la distruzione capillare del sapere femminile.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.

Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche

come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

NOTE DI REGIA

Con Herbarie. Le chiamavano streghe, progetto culturale con una forte componente di teatro civile e di tematiche di genere, Argillateatri prosegue il percorso dedicato alle molteplici forme del femminile, iniziato nel 2005.

Le tre donne di Herbarie sono legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano la loro libertà espressiva, la dedizione e la ribellione; l’anima creativa e quella politica di queste donne che, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale, apprendevano le conoscenze, creando reti di cura e salvezza e trasmettendosi le proprie esperienze.

Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro, che saprà cambiare le sorti della Storia.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali e fare luce sulla medicina delle donne…

Un invito alla meraviglia della scoperta di un mondo, spesso sconosciuto, fatto di saperi antichi e profondi come l’erboristeria, i ritmi naturali, la medicina delle donne per secoli perseguitati, oscurati e ridicolizzati.

Uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

 Teatrosophia: via della Vetrina 7 – 00186 Roma

Orari: venerdì e sabato h 21:00/domenica h 18:00

 Biglietti: Intero: Euro 14,00+5,00 per tessera associativa

Ridotto: Euro 11,00+5,00 per tessera associativa

Prenotazioni: Tel: 06 68801089 /353.39.25.682  – info@teatrosophia.com

Andrea Cavazzini
Giornalista e Ufficio Stampa
cell. 329.41.31.346
press@quartapareteroma.it

Teatrosophia – La Topa Bianca

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

Presenta

 LA TOPA BIANCA

Gabriella Ferri racconta se stessa

 Scritto e diretto da Emanuele Billotta

Con: Daniela AntoliniFlavio AccorintiAntonio Antolini

DA GIOVEDI 1 A DOMENICA 4 FEBBRAIO 2024

Flavio, musicista di strada è intento a presentare alcuni brani del suo nuovo album ai passanti, sperando di poter guadagnare qualcosa dalle offerte a cappello. Irrompe Gabriella Ferri che, approfittando del gruppetto di persone che si sono attorniate davanti a lui, prende la scena per parlare un minuto ma, in realtà, travolge il povero Flavio e le altre persone in un’ora e mezza di ricordi, aneddoti, canzoni ed emozioni che ripercorrono la sua vita, la sua poetica e il suo sentire.

Progetto artistico

Nel 2024 ricorre il ventennale dalla morte di Gabriella Ferri, artista romana poliedrica, cantautrice e interprete, poetessa, pittrice e attrice, ha rappresentato la Capitale in tutte le sue sfaccettature, arrivando a girare il mondo non solo come rappresentate di Roma, ma artista capace di interpretare colori e suoni di ogni luogo che ha incontrato. Da Napoli a Milano, viaggiando per l’America Latina.

Anima fragile ha sempre avuto un rapporto di amore/odio con il successo e con i riflettori, altalenando periodi di forte presenza a periodi di completa sparizione dalle scene, elemento che l’ha portata a non confondersi con il business che ruota attorno al mondo artistico ma mantenendo lo spirito popolare che la contraddistingueva. Divenuta famosa con la riscoperta del brano La società dei Magnaccioni ha presentato un repertorio che ha toccato brani della tradizione e ha portato alla ribalta propri brani cantautoriali entrati prepotentemente nella storia della musica.

Lo spettacolo dal titolo La Topa Bianca: Gabriella Ferri racconta sè stessa che ha debuttato nell’Agosto 2023 è un testo dalla struttura semplice, in quasi un’ora e mezza di racconti, aneddoti, canzoni, momenti di forte comicità, di dramma, poesia e riflessione.

Partendo dalla sua infanzia il racconto si snoda dal rapporto con il padre quello con la Roma delle bancarelle di via Sannio, un tempo “campo de carciofi dove ce passava in mezzo la marana”, con la Roma del Monte dei Cocci e delle osterie. Il suo rapporto con Pasolini, dell’amore totale nei suoi confronti e della sua paura ad avvicinarlo, e il suo rapporto con il pubblico.

Il testo, scritto da Emanuele Bilotta, che si è occupato anche della regia, è corredato da molte canzoni portate al successo da Gabriella Ferri, in una struttura di commedia musicale con un accompagnamento realizzato completamente dal vivo con voce e chitarra e la presenza di scene danzanti, in cui si alternano momenti di cantato a dialoghi tra l’artista romana e il giovane cantautore e monologhi che la poliedrica rappresentante di Roma regala al pubblico con la schiettezza che la contraddistingue, in una multidisciplinarietà che abbraccia teatro, canto e danza popolare.

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

INFO:

La Topa bianca

Scritto e diretto da Emanuele Bilotta

Orari: Giovedì a Sabato h 21:00/Domenica h 16:00

Teatrosophia – “La Bambola Spezzata”: per il giorno della memoria per non dimenticare 

in CULTURA/PHOTOGALLERY/TEATRO by

“Teatrosophia – “La Bambola Spezzata”: per il giorno della memoria per non dimenticare 

No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo, non posso amarti

Roma, 26 gennaio 2024

Foto ed articolo di Grazia Menna

Gianni De Feo, con la magnifica interpretazione di Irma Ciaramella e Alessandra Ferro, portano di nuovo in scena il testo “La Bambola Spezzata” di Emilia De Rienzo, già rappresentato in Italia e con tantissimo successo dal 2014, sempre con De Feo alla regia ed alla partecipazione nella recitazione.

De Feo con la sua regia, accompagna il pubblico presente a vivere il dramma di una figlia (Eva) abbandonata dalla madre a sei anni perché ella, la madre, ha scelto di abbracciare l’ideologia nazista ed entrare nelle SS, tutto ciò a scapito del rapporto sia con il marito quanto con la figlia che difatti abbandona.

I tempi sono quelli dell’estate del 1939, la città Berlino, da una parte una famiglia tedesca : padre madre ed una bella figlia bionda da sfoggiare come un trofeo, una vera ariana di razza pura; dall’altra il fervente nazionalismo tedesco che di lì a poco sfocerà nell’ideologia nazista, nella costituzione delle SS.

Il ruolo della madre è affidato alla bravissima Alessandra Ferro che con la sua efficace recitazione, basandosi sui passaggi di tono dalla cattiveria più feroce a momenti di goffa comicità, a momenti di “calore materno” quando chiede di esser chiamata “mamma”, incarna le tante sfaccettature di una donna che ha scelto di abbracciare tout-court l’ideologia nazista, per sentirsi partecipe della storia. L’allestimento scenico la ritrae seduta in un angolo, su una sorta di trono ad elevarla dalla “plebea altezza dei non-SS” ed  avvolta in una sorta di mantello con una svastica nera impressa in bella evidenza.

Irma Ciaramella nel ruolo della figlia che spera, molti anni dopo, rincontrando la madre, di capire le ragioni dell’abbandono e forse sperare di riavvicinarsi a lei che chiama “MADRE” e non “mamma”.

Chiamarla “MADRE” per porre una distanza affettiva da colei che mamma non è mai stata.

Oggi quella bambina di sei anni è una donna con un vissuto, che ha scelto di essere un’artista, un’attrice e questa scelta pone le due donne ancora in antitesi perché secondo sua madre la cultura è decadenza, perché “la Germania ha bisogno di carattere” ed è con questa affermazione che giustifica i roghi di libri del maggio del ‘39.

Tra di loro, come un cordone ombelicale per riavvicinare le due, la bambola che la madre regalò alla figlia ed a cui Eva è rimasta profondamente legata, tanto da conservarla nella sua valigia.

La bambola è la vera unica testimone oggi di quanto accaduto in passato; e se c’era la possibilità di riavvicinare le due donne attraverso questa bambola, ricordo di un gesto tenero di madre verso la figlia, questa possibilità svanisce dolorosamente quando Eva scopre la provenienza e la reale storia della sua bambola: ad Auschwitz, racconta la madre, c’erano solo quattro camere a gas e poteva capitare che qualcuno non morisse e, spesso, i più forti erano proprio i bambini. Quando, invece, anche questi diventavano “polvere”, rimanevano integri solo i giocattoli da cui erano accompagnati.

Cruda verità per la bimba che Eva era allora, ma ancor di più per la donna che è oggi, alla quale si spezza il cuore identificandosi con quella bambola spezzata dalla quale è incapace di separarsi.

No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo, non posso amarti

Si ringrazia l’Ufficio stampa di Teatrosophia nella persona di Andrea Cavazzini

Teatrosophia – La bambola spezzata

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

presenta

 LA BAMBOLA SPEZZATA

di Emilia de Rienzo

con

Irma Ciaramella e Alessandra Ferro

Con la partecipazione di

Gianni De Feo

regia

Gianni De Feo

Aiuto regia Sabrina Pistilli

Assistente alla regia Letizia Nicolais

 costumi Gianni Sapone e Roberto Rinaldi

Progettazione scenografia Roberto Rinaldi

musiche originali Adriano D’Amico

Foto di scena Manuela Giusto

Grafica Umberto Cappadocia

Produzione Lab 48 srls

Ufficio stampa Andrea Cavazzini

 

DA GIOVEDÌ 25 A DOMENICA 28 GENNAIO 2024

 

Secondo appuntamento del 2024 a Teatrosophia con “La bambola spezzata” di Emilia di Rienzo, per riflettere sulla tragedia dell’Olocausto e imparare dalla storia affinché certe tragedie non si ripetano mai più. Una bambola, ponte tra il passato e il presente, simbolo della memoria, degli orrori e di chi la storia non ha potuto raccontarla; unico legame tra una madre e una figlia “eredi” di un vissuto doloroso che le vedrà irrimediabilmente distanti!

In scena Irma Ciaramella, Alessandra Ferro  e con la partecipazione di Gianni De Feo che ne cura anche la regia.

Una madre abbandona la figlia sin dalla prima infanzia per consacrarsi alla fede  nazista.

Madre e figlia si ritrovano ora dopo lunghi anni di distacco. Si scrutano, si riconoscono appena, si fiutano, si respingono, sospesi in uno spazio onirico e irreale.

La madre, scolpita in un’età indefinibile, bianca come marmo, simile a un rapace pronto all’ attacco, è deturpata dai segni evidenti di una follia delirante, frutto di un agghiacciante addestramento di disumanizzazione.

I ricordi riaffiorano da una vecchia valigia dove è custodita una bambola, unica testimone del reale.

Il ritmo è serrato e forte, l’atmosfera tagliente. Come in una gabbia, i due personaggi si affrontano in un delirante, appassionato e feroce scontro tra vittima e carnefice.

Grottesca e patetica la madre, in preda ad improvvisi attacchi di pianto, chiede, pretende, implora addirittura di essere chiamata : “MAMMA!

Passionale e carnale la figlia, oscillante tra lucida consapevolezza e smarrimento emotivo, stordita dal dubbio, rifiuta, incapace di pronunciare quella parola mai più detta e ormai dimenticata.

“No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo. Non posso amarti.”

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

INFO:

La bambola spezzata

Di Emilia Di Rienzo 

 Giovedì a sabato h 21:00/domenica h 18:00

UNA SU TRE – WOMEN’S FESTIVAL – Teatrosophia

in COMUNICATI STAMPA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

      Presenta

UNA SU TRE – WOMEN’S FESTIVAL

Con

Tracy Walsh

Marsha de Salvatore

Mayil Georgi Nieto

Valentina Celentano

Fabiana De Rose

Elisa Caminada

Parysa Pourmoneshi

CAPSA Service

 Prodotto da Teatro Multilingue

 

 

DA GIOVEDI’ 23 A DOMENICA 26  NOVEMBRE 2023

 L’universo femminile che si svela sul palco per dare luce alle sue storie, che sono storie di tutti. Storie di violenza, di emancipazione, di vita, di mancanza di rispetto, di lotte; ma anche storie di gioia e di conquista del proprio spazio nella società. Dalla Isabel di Garcia Marquez che ripercorre un episodio dimenticato della storia della Colombia, alla grinta di una comica Italo-Americana al suo secondo one-woman show, passando per una serata di corti teatrali, ad Una su Tre che denuncia casi di violenza domestica attraverso le epoche, le culture e le lingue. Tutto quanto è donna. Tutto quanto può essere donna.

Dopo lo spettacolo, il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

Biglietti:

Intero: Euro 14,00+5,00 per tessera associativa/ Ridotto: Euro 11,00+5,00 per tessera associativa

Prenotazioni

Tel: 06 68801089 /353.39.25.682

info@teatrosophia.com

https://www.teatrosophia.it/index.php/le-stagioni/2023-2024?view=article&id=38&catid=9

Ufficio stampa Teatrosophia

Andrea Cavazzini

Giornalista e Ufficio Stampa
Cell: 329.41.31.346

 

 

“Teatrosophia – “Le nostre figlie si amano”

in CULTURA/TEATRO by

“Teatrosophia – “Le nostre figlie si amano”

Viaggio interiore nei vizi, nell’amore, e nel dolore di due sorelle

Roma, 06 ottobre 2023

Articolo di Leonardo De Luca

Foto Ufficio Stampa Teatrosophia

“Le nostre figlie si amano” di Antonio Mocciola è il monologo interpretato da Serena Borrelli al Teatrosophia dal 6 all’8 ottobre per la regia di Giorgia Filanti. Centro della storia è l’incontro tra due sorelle, Pia e Giordana, che hanno vissuto separate per molto tempo e, a parte per qualche visita fugace, non sono rimaste in contatto per molti anni. Questo incontro capita in un momento particolare della vita di Giordana.  Infatti, lei ha portato al fallimento un matrimonio e ha visto la sua libreria fallire per assenza di acquirenti mentre tutto si consumava nella totale indifferenza degli abitanti del suo paese, a suo dire impermeabili alla cultura. Il fumo e l’alcool sono intervenuti nella sua vita come anestetico divenendo subito vizi da cui non riusciva più a uscire. La casa è stata mantenuta dalla sorella Pia che tira avanti, adesso con il peso in più del mantenimento di Giordana, con la sua piccola sartoria. La visita di Pia si trasforma in una speranza di salvezza per Giordana che ritrova un punto saldo e stabile su cui poter fare affidamento. Dopo gli innumerevoli inviti della sorella torna nella loro vecchia casa nel loro piccolo e remoto paese natale, per ritrovare in esso un luogo di pace e serenità e per riuscire ad abbandonare i vizi che tanto la tormentano.

Il loro rapporto però si è deteriorato con il tempo e continua a farlo durante la loro convivenza, fintanto che questo muta in un mantenimento che dura fino a tre anni, alimentato da rigidità, bugie e soprattutto da una grande incomprensione di fondo. In più di due anni passati nella casa assieme a Pia, Giordana non ha nessun miglioramento nel superamento dell’alcolismo e del tabagismo, i periodi dove riusciva nella loro privazione seguivano precipitosamente altri con pessime ricadute. E con questo paradigma, che si ripete quasi ciclicamente, è messa in luce la sua totale incapacità di sapersi regolare e la totale assenza di volontà personale.

Il monologo scava molto nel loro rapporto di vicendevole ricerca nell’altro di una fonte di aiuto e liberazione dalla propria condizione di repressione che annulla ogni tipo di volontà. Questo è assecondato dal loro legame consanguineo che le porta a sentirsi entrambe parte di una stessa matrice originale e a rispecchiarsi nell’altro. L’opera pone la sua essenza all’interno di quelle oppressioni soffocanti che non lasciano aria da respirare. La canicola è una di queste, la più durevole tra tutte tanto è l’affanno che appesantisce Giordana. La subdola violazione di Pia, anch’essa forma di oppressione, la maggiore tra tutte, è nascosta dalla parsimonia che imperversa ogni suo movimento e ogni sua parola, qualunque essa sia, da una manifestazione di affetto a una richiesta o un’esortazione, anche violenta se necessario.

I due personaggi sono speculari e Simona Borelli interpreta magistralmente ognuno di loro, semplicemente mettendosi e togliendosi un cappello, rende le sorelle proprie nel loro autentico modo di muoversi e assolutamente inconfondibili. Veniamo portati in luoghi la cui realtà viene prima filtrata dalla percezione individuale delle due sorelle. Ne vien fuori un’opera di straordinaria potenza in grado di calare nella tragicità della situazione impartendo un senso il soffocamento che Pia e Giordana manifestano di percepire e che, quando arriva allo stremo, diviene forza distruttiva.

Teatrosophia – Stagione 2023-2024

in COMUNICATI STAMPA/CULTURA/TEATRO by

STAGIONE 2023-2024

Via della Vetrina 7, Roma

https://www.teatrosophia.it/

Qualcuno ha definito Teatrosophia “uno spazio immenso in un luogo ristretto”: la stagione 2022/2023 ha confermato e avvalorato quello che Teatrosophia è. Luogo d’arte e di professionalità. Luogo che è casa, calore, accoglienza. Piazza Navona è sempre lì, a 2 passi, e sul palcoscenico tanta bellezza è pronta a mostrarsi. Mille emozioni sono pronte ad essere donate.

“Un anno fa io e tutto il mio team ci affacciavamo con entusiasmo alla prima vera stagione post pandemia, dichiara il direttore artistico Guido Lomoro, e tutto questo entusiasmo è stato ampiamente ripagato. Teatrosophia ha vissuto una stagione straordinaria in cui idee e progetti sono diventati solide realtà che hanno goduto del riscontro degli artisti ospitati e del numeroso pubblico. Merito di un lavoro di squadra eccellente, di una unità di intenti mai scalfita, di una visione, ideale ed operativa, che è andata nella giusta direzione. Sulla scia del successo della scorsa stagione ci apprestiamo a mettere sul fuoco nuova progettualità con una energia ed una convinzione rese più forti dai recenti riscontri.

Con me ancora: Maria Concetta Borgese, con la sua lunga e meritoria esperienza nel campo della danza e della coreografia, performer di esperienza internazionale. Ilenia Costanza, attrice, autrice, regista e docente, che dove si mette produce meraviglie. Lorena Vetro, organizzatrice, produttrice, poliedrica musicista, fotografa ed altro ancora, infaticabile, attenta ai minimi particolari. Marta lacopini, attrice di successo e da anni mio impareggiabile e irrinunciabile alter ego. Alessandra Di Tommaso, il nostro tuttofare, che continua a occuparsi in particolare dell’attività del dopo teatro. Una nota di merito assoluta al settore Comunicazione grazie al cui lavoro Teatrosophia ha acquisito sempre maggiore visibilità e attenzione: I Vetri Blu, ossia ancora Ilenia Costanza e Lorena Vetro, che curano in modo originale ed efficacissimo la comunicazione e la promozione social di Teatrosophia. E Andrea Cavazzini, ufficio stampa, con la sua dedizione appassionata e competente. Mi si permetta di citare altre fruttuose collaborazioni che verranno confermate.

Quella con MY Comunicazioni di Milano, nella persona di Marta Viola, fattrice e curatrice del sito e della grafica istituzionale. Gloria Mancuso, la nostra regina delle luci, E ancora Il Teatro Multilingue che ha portato alla realizzazione dei Corti Multilingue, nelle persone di Flavio Marigliani e Francesco Baj. Ed infine l’Accademia Beatrice Bracco, nella persona della sua direttrice Sabrina Galateri che ha scelto Teatrosophia come “casa” e i cui allievi vengono coinvolti nelle attività del nostro spazio.

La nuova stagione prende il via nel weekend del 6,7 e 8 ottobre con “LE NOSTRE FIGLIE SI AMANO” tratto da un adattamento di un testo di Antonio Mocciola. In scena Serena Borelli con la regia di Giorgia Filanti.

Un viaggio interiore, allucinato e palpitante nella vita di due sorelle. Costrette a convivere in un totale rapporto di dipendenza e di identificazione, una sorella maggiore sarta e piccolo borghese, ospita in casa la sorella intellettuale proprietaria di una libreria, alcolizzata e fallita. L’una contro l’altra, nella convivenza trovano finalmente il coraggio di riannodare i fili del passato, scavando negli abissi delle proprie anime, fino alle estreme conseguenze: la protagonista, Serena Borelli, interpreta entrambe le sorelle senza scadere nel grottesco e accetta di farsi sedurre dal gioco onirico e intimo di un “auto-da-fé”, rivelando – squarci di ansia liberatoria fino a raggiungere una “nemesi “inaspettata e sconvolgente.

Per info complete: Teatrosophia

Grazia Menna
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