Marcello Lisco, classe ’72, laureato in Scienze dell’Informazione, lavora come progettista e sistemista di architetture informatiche per una multinazionale del settore ICT, occupandosi anche della valutazione tecnica dei nuovi assunti. il suo saggio sta occupando un posto centrale nel tessuto quotidiano: “L’era Nucleare” è un libro che purtroppo rammenta a tutti noi la centralità di un problema etico e morale. Oltre a sorvolare con puntualità la storia, gli esperimenti e le tante evoluzioni, si sofferma sul nodo topico di tutto: l’uomo e la macchina, la vita e la distruzione. Un equilibrio che, a quanto stiamo dimostrando, non siamo capaci di reggere. È un libro che indaga anche sul decorso delle radiazioni… che la distruzione non finisce con una bomba soltanto.
L’uomo è l’unica specie umana che distrugge se stessa. Partiamo da qui: secondo te, l’indagine scientifica ha comunque regalato o può regalare una risposta a questa osservazione?
In primis, ringrazio la redazione per l’invito. Rispondo immediatamente alla prima domanda. Penso che questa domanda debba essere posta a psicologi e psichiatri. Il mio parere è che l’uomo faccia del male ai propri simili sia per interesse sia per mancanza di empatia, perché, a volte non si ragiona su quanto crudeli e dolorose possano essere certe azioni. Se tutti applicassero il metodo “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” ci sarebbe più rispetto, sicurezza e pace.
E ripercorrendo il passato, ha senso e ragione interrogarsi anche sul perché di certi perpetui e spesso identici cicli storici? Come a dire che l’uomo non impara mai…
È giusto interrogarsi sul passato, studiare la storia per comprendere le ragioni di certe decisioni. Personalmente penso che il 90% delle azioni siano dettate dall’interesse di taluni per le risorse di altri. Il tutto sovente è mascherato da una ideologia.
Erica, morale… dall’altra parte la tecnica, il progresso… sei più per la prima o per la seconda fazione? Se ha senso questa domanda…
Il mio barbiere di fiducia ripeteva sovente che nella vita ci vuole “la misura”. La scienza, la tecnologia e le applicazioni che derivano da esse, non devono essere sterili e fredde, ma devono essere etiche e morali. Se l’applicazione di una tecnologia non fosse etica o morale, a mio avviso, bisognerebbe abbandonarne l’uso.
Secondo te oggi abbiamo gli strumenti politici e umani adatti per gestire un simile strumento di distruzione?
A mio avviso, oggi c’è molta più consapevolezza del pericolo delle armi atomiche che nel passato. Le democrazie sono salde nel dichiarare e volere la pace. Penso che noi europei, siamo ancora spaventati e inorriditi dal ricordo di ciò che sono state la prima e la seconda guerra mondiale. Questo è un bene. Non dobbiamo mai dimenticare e mai smettere di condannare lo scempio che è stato realizzato. Spero arditamente che non si ripeta qualche deriva pericolosa come fu il nazismo e spero che l’ONU assuma una posizione di rilievo nelle controversie tra i popoli. La voglia e la ricerca dell’atomica mi preoccupa perché è un segnale che prelude alla scarsa volontà di dialogo. Allora io mi chiedo… “e quando tutti i popoli avranno l’atomica che succederà? Non saranno costretti comunque ad un dialogo perché la superiorità strategica sarà nulla? Avranno solo contaminato parte del loro territorio per testare la bomba e per fabbricarla. Miliardi spesi inutilmente senza portare beneficio alla popolazione (ospedali, case, posti di lavoro, etc.). Perché non dialogare subito allora? Abbiamo tanti problemi da risolvere. L’inquinamento in primis, la fame nel mondo, la povertà”. Spero che nessuno abbia mai il coraggio o l’incoscienza di spingere quel “bottone rosso” per primo.
Che poi parliamo di atomiche e di guerra… senza contare che il resto del mondo non toccato dall’esplosione poi dovrà fare i conti con il decorso della tossicità nucleare… vero?
Certamente. Dipenderà molto, in caso di conflitto nucleare, dal numero di testate esplose e dal numero di siti coinvolti dalle esplosioni. A mio avviso, se si distruggessero solo le città, si tornerebbe all’età contadina. Il 56% della popolazione mondiale, circa 5 miliardi di individui, vive nelle città: con loro sarebbero spazzati via, in un colpo solo, il sapere e la tecnologia. Quasi tutto lo scibile umano è concentrato nelle città o nelle zone limitrofe (università, professori, medici, biblioteche, ospedali, industrie, etc.). Se il conflitto fosse globale e totale, sicuramente il successivo si combatterebbe con bastoni e pietre se l’avvelenamento da radiazioni non dovesse uccidere tutta la popolazione superstite.
In questo libro, alla fin della fiera, viene concesso anche spazio per una riflessione più umana oltre che meramente scientifica e storica?
Spero di aver trasmesso il seguente messaggio. Al giorno d’oggi abbiamo le armi per estinguerci e l’industria per avvelenarci. Se l’uomo non agirà con etica, consapevolezza e morale, non riuscirà mai a vincere la sfida del vivere in pace. La pace non è una condizione che si acquisisce tutta in una volta ed una volta per tutte ma, è una condizione che si matura giorno dopo giorno coltivandola con il dialogo e la collaborazione tra i popoli. Allo stesso modo, con la collaborazione e con decisioni etiche e scientifiche, si deve combattere la sfida dell’inquinamento. L’inquinamento è un problema globale che coinvolge tutti i popoli della Terra senza distinzione alcuna.
