Helle: dipingere con la voce quello che vedono i sogni

Helle racconta la scrittura visionaria di “I tempi delle bestie”, la ricerca sonora, il rapporto tra musica e immagini e il lato oscuro dell’amore.

Per Helle un disco deve restare un’opera compatta, anche quando attraversa immagini, parole e forme differenti. Almeno questa è la sensazione che ho sempre maturato dentro i lunghi ascolti che ho fatto di lei… canzoni contro la violenza, per l’emancipazione, canzoni che avevano il prezioso dono della rinuncia, della solitudine come esistenza dell’io centrato e bastevole a se. Oggi c’è la pochezza umana volendo: “I tempi delle bestie” nasce così da una precisa coerenza sonora e da una scrittura fortemente visiva. Canzoni che sembrano contenere già un film, paesaggi interiori che diventano materia da descrivere attraverso la voce. Al centro torna l’amore, ma senza idealizzazioni: non è il sentimento a essere tossico, suggerisce Helle, quanto piuttosto l’essere umano e la sua capacità di degradarlo. È solo sul suo canale Bandcamp: questo disco non sta altrove.  Almeno per ora…

Una produzione che ha poco a che fare con il pop italiano… quanta ricerca c’è? E che tipo di direzione hai pensato di prendere?
Ho preso una direzione di coerenza sonora. Non amo gli album in cui ogni pezzo sembra suonare una storia a sé, non li trovo giusti – giusti, sì. Un album dovrebbe essere un’opera compatta.

I testi sono sempre molto importanti… che sia un disco da leggere? Hai mai pensato di scriverli e pubblicarli su carta?
I testi dei miei brani? Sono ancora pochi, numericamente parlando: non credo arriveremmo alle 150 pagine! Però scrivo, sì – grazie mille per il complimento. Ho pubblicato da poco un romanzo intitolato “Il filosofo coccodrillo”.

C’è sempre tanto potere visionario dietro le tue canzoni… sono sempre molto “visibili” i film alle spalle… ha senso questa mia sensazione? Che ne pensi?
Penso tu abbia toccato un tasto se non dolente, perlomeno a me caro. Scrivo per le immagini e canto perché cerco di descrivere quanto vedo nei miei sogni. Non è facile il nostro mestiere; non è facile piacersi, da artisti, però lo faremo sempre, dipingeremo anche con la bocca, se dovranno mancarci le mani. Ma non voglio misurarmi con ciò che spero di riuscire a fare, non so se mi spiego. In questo periodo sto dando valore a tanto altro. L’arte è dell’uomo, ma l’uomo è della vita. Se non è così, si finisce male.

E qui il video di “Stupida” me ne dà una conferma, se vuoi… ed è la scusa per regalarti questa parola che c’è sempre quando ascolto la tua musica: sintesi. A te la palla…
Beh, sì, considerando gli insulti che ho tirato a quel pover’uomo che ha ispirato l’album, mi sono concessa di dedicarmi quello peggiore di tutti. Perché lui, che può essere tutto quel che sembra o non sembra, di certo, stupido non lo è stato affatto.

L’amore torna protagonista… c’è sempre del lato tossico nel tuo concetto di amore o sbaglio? E qui la foresta sembra una perfetta allegoria…
Grazie, sì, lo è. L’amore non è affatto tossico, al contrario dell’essere umano. Cerco di vincere la mia opinione sulla degradazione morale dell’uomo, ma è lei ad averla sempre vinta su di me. Sappiamo essere creature orribili. Questa è l’opinione di una pessimista, ovviamente.

La scelta di non uscire su Spotify? Esiste anche una versione fisica del disco? Vinile?
Usciremo sicuramente su Spotify, solo più avanti. Nessuna versione fisica, per ora, ma ci stiamo pensando…

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