Rosa Alfaro Guevara, una vita che ne contiene molte: dal Perù all’Italia tra cura, amore e solidarietà

Presentata al Senato “Molte vite in una sola”, l’autobiografia pubblicata da Accademia Edizioni ed Eventi. Dalla migrazione all’esperienza accanto al marito malato di Alzheimer, un racconto personale che attraversa integrazione, famiglia e impegno sociale.

Ci sono esistenze che sembrano dividersi in capitoli distinti, separati da partenze, incontri e cambiamenti improvvisi. Quella di Rosa Alfaro Guevara attraversa due Paesi, professioni diverse, l’esperienza della migrazione, il volontariato e la prova della malattia di una persona amata. È da questa successione di passaggi che nasce Molte vite in una sola, autobiografia di 130 pagine pubblicata da Accademia Edizioni ed Eventi e presentata al Senato.

Il punto di partenza è il Perù. Qui Rosa studia, lavora nelle istituzioni pubbliche e matura le prime esperienze nell’attività sociale. Poi arriva l’Italia. Cambiano la lingua, le abitudini, i riferimenti e soprattutto la necessità di ricostruire una propria autonomia in un Paese diverso da quello nel quale si è formata.

Il libro racconta questa trasformazione senza separarla dalla dimensione concreta del lavoro. In Italia Alfaro Guevara consegue la qualifica di operatrice sociosanitaria, trovando nella cura una nuova strada professionale. Parallelamente porta avanti l’attività di volontariato attraverso l’associazione Provida ETS. L’integrazione emerge così come un percorso fatto di relazioni, competenze e responsabilità, più che come una semplice questione di adattamento.

Ma è nella dimensione familiare che il racconto affronta la sua prova più difficile. Il marito si ammala di Alzheimer e la vita di coppia cambia progressivamente. Rosa diventa anche caregiver, confrontandosi con una malattia che modifica i rapporti, sottrae autonomia e impone una continua riorganizzazione della quotidianità.

È probabilmente qui che la vicenda individuale riesce a parlare con maggiore forza a un pubblico più ampio. Dietro la storia di Rosa ci sono infatti domande condivise da migliaia di famiglie: cosa accade a una relazione quando uno dei due perde progressivamente la propria autonomia? Quanto spazio rimane alla persona che assiste? E quali strumenti possono impedire che chi si prende cura di un familiare finisca a sua volta isolato?

Molte vite in una sola porta queste domande dentro una narrazione autobiografica. La migrazione e la malattia non vengono trattate come categorie astratte, ma attraverso gli effetti che producono sulle giornate, sulle scelte e sulle relazioni.

La presentazione del volume al Senato ha trasferito questa esperienza personale in una cornice istituzionale. L’incontro è stato promosso su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri e moderato dalla giornalista Rai Alessandra Canale.

«È una storia che merita di essere conosciuta, di essere raccontata», ha sottolineato Gasparri, richiamando il percorso di integrazione dell’autrice, l’attività solidale e l’esperienza vissuta accanto al marito colpito dall’Alzheimer.

A restituire al pubblico alcuni dei passaggi più intimi del libro è stato l’attore Vincenzo Bocciarelli. Le sue letture hanno accompagnato la presentazione facendo emergere la dimensione familiare che attraversa l’autobiografia e il peso dei legami quando la malattia ne modifica equilibri e ruoli.

Il titolo scelto da Rosa Alfaro Guevara contiene già la chiave del racconto. Le “molte vite” non appartengono a persone differenti. Sono quelle che una stessa donna ha dovuto costruire e ricostruire nel corso degli anni: la giovane cresciuta in Perù, la migrante arrivata in Italia, la professionista, la volontaria, la moglie e la persona chiamata a prendersi cura di chi ama.

La sua autobiografia diventa così qualcosa di più di una memoria individuale. Attraverso un percorso molto personale entrano nelle pagine questioni che riguardano la società italiana contemporanea: l’integrazione di chi arriva da un altro Paese, il valore del lavoro di cura, la condizione dei caregiver e quella rete di solidarietà che spesso nasce lontano dalle istituzioni, nelle famiglie e nelle associazioni.

Raccontare queste esperienze significa dare un nome e un volto a fenomeni che le statistiche riescono a descrivere soltanto in parte. È forse questo il filo che tiene insieme le molte vite di Rosa Alfaro Guevara: la capacità di trasformare passaggi difficili della propria storia in occasioni di relazione con gli altri.

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