Quarantine Portraits, sembianze di quarantena

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Grazie all’iniziativa di Fulvio Impoco donne e uomini si raccontano tra le mura domestiche durante la pandemia.Sebbene sia passata, la “fase uno” ormai è entrata a far parte dei nostri ricordi indelebili. Un modus vivendi non consuetudinario ha modificato radicalmente le coscienze di ognuno: è cambiata la percezione della realtà che ci circonda, sono mutate necessariamente le nostre abitudini, siamo cambiati noi. 

La vita tra le mura domestiche non è sempre facile, ma in particolar modo, durante l’emergenza Covid, non tutti hanno avuto la fortuna di vivere il lock down in compagnia dei propri cari: chi era lontano, è rimasto lontano. 

Ma anche chi era in compagnia ha avuto l’occasione di viversi dentro e di scontrarsi con la propria dimensione individuale.

Dall’introspezione al senso di solitudine, dall’euforia della novità alla noia: è l’inattività che spesso diventa motore d’intuizione. E così, in sicilia, si è acceso il lume di un’idea: Quarantine Portraits.

Fulvio Impoco, studente di lingue e letterature straniere presso la struttura didattica speciale di Ragusa Ibla (UNICT) e fotografo freelance, ha permesso a coloro che hanno aderito al suo progetto di raccontarsi durante la quarantena e il risultato è stato soprendente: specchi di volti in bianco e nero che riverberano emozioni.

“Avevo voglia di creare qualcosa di inedito: volevo raccontare della vita delle persone da vicino, della loro nuova routine. Questo progetto è stato un espediente che ci ha unito in maniera concreta, che ha accorciato le distanze creando un senso di unità e di speranza. Ha ricordato che facciamo parte di qualcosa di più grande, di qualcosa ci accomuna” (Fulvio Impoco)

La possibilità di diventare un “volto di quarantena” è stata davvero alla portata di tutti: bastava mandare un autoscatto che delineasse espressivamente il proprio stato d’animo o che mostrasse la propria passione, senza alcuna restrizione, alle chat social di Fulvio, costantemente attive. 

“La reazione al progetto è stata inaspettatamente positiva. Tra amici, conoscenti, colleghi e docenti sono state più di cento le adesioni alla mia iniziativa: chi ha inviato una foto mentre suonava il pianoforte, chi era in compagnia del proprio animale domestico e chi, invece, era assorto nei pesieri. Il passo successivo è stato rimasterizzare gli scatti e renderli in bianco e nero”. (Fulvio Impoco)

La metamorfosi dei ritatti in chiave monocromatica è la conditio sine qua non dell’intero progetto, e il perchè torna a spiegarcelo Fulvio:

“A dire il vero sono un po’ di parte: amo il bianco e nero. Riesce a canalizzarmi in una dimensione più intima e malinconica: attraverso il bianco e nero sono riuscito a sottolineare la forza espressiva degli sguardi, delle espressioni”.

Quarantine Portraits, un progetto di paternità siciliana che si è fatto portavoce di un’Italia intera dilaniata dagli squarci delle distanze. In un’epoca in cui l’umanità tutta crede che basti un telefono per accorciare le distanze, la pandemia ci ha fatto capire che in realtà, ad oggi, non esiste alcun surrogato della presenza. Viviamo nell’illusione di essere uniti grazie ai social network, ma non siamo consapevoli di essere legati da qualcosa di più profondo. Non possiamo esimerci dalla responsabilità nei confronti della vita e non possiamo cambiare canale quando il notiziario comunica notizie terribili. Sovviene alla mente l’effetto farfalla: un battito d’ali, e ciò che si è verificato in Cina l’anno scorso è arrivato fino a noi privandoci della libertà e del quieto vivere. In un momento in cui le coperte non bastavano più per sentirci protetti, caldi e al sicuro, un bagliore di speranza ha unito più di cento volti pronti a credere che questo dramma che ha colpito il mondo sarà solo un lontano ricordo.

                                                                                                     

di Ginevra Lupo

Bookreporter Settembre 22

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