Dirlinger: l’anteprima del nuovo video

In ANTEPRIMA il nuovo video di Dirlinger: la leggerezza di una vita ideale

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Cosa sia una città ideale, probabilmente, ce lo chiediamo tutti, spesso… e qui il concetto diviene non tanto “urbanistico” quanto più spirituale. Un senso di casa, di protezione, di rifugio e zona di confort. Ma anche un senso nel modo di vivere, di come stiamo dentro questa vita… e Dirlinger – al secolo Andrea Sandroni – lo spiega con la delicatezza di un suono semplice, acustico, di sintesi. Un 45 giri vero, due brani nuovi dopo l’esordio di “cOntastorie”. E sul Lato A c’è questo brano che da oggi si corona di un video ufficiale per la regia di Alice Mancin che vi presentiamo in anteprima: “La città ideale”. Sul Lato B la citazione al celebre romanzo di Hemingway “Il vecchio e il mare” penso proprio rafforzi questo concetto di trovare un propio posto nel mondo. Il suono ci piace… semplice, nudo… decisamente nudo.

Cosa c’è di ideale in un sogno perfetto secondo te? Domanda che sembra ma ti assicuro che non è banale… e so di affidarla alle mani giuste…
Che partenza col botto! Altro che banale… De Andrè chiedeva all’impiegato rivoluzionario del suo disco: “Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?”, mentre l’impiegato rispondeva di volerne di più grandi. Forse, di questi tempi strani, per non dire difficili – nella quotidianità come nella Storia che stiamo attraversando – basterebbe, del sogno, godersi l’onirico durante il sonno e, nella veglia, portarne la Visione, come un input da poter utilizzare nella realtà, non solo per sé stessi. Quindi mi verrebbe da dire che il sogno perfetto è quello che non si limita a “drogare” le emozioni durante il sogno, ma che contiene un’Idea da portarsi fuori da quella dimensione, sfruttabile nella realtà.

Un video che parla di fantasia, di favole, di incontro… di condivisione… di leggerezza… è questa la perfezione del vivere?
Per l’idea alla base del videoclip bisognerebbe chiederlo a chi l’ha scritto e diretto, ovvero Alice Mancin. Personalmente a me, dal video, passa la bellezza di saper costruirsi una dimensione leggera (non superficiale!) nell’incontro, che sappia livellare le asperità date dalle divergenze personali e costruire rapporti belli e di unità nella diversità: e questo è sicuramente un piano di lettura anche della canzone. Poi, “fantasia” e “leggerezza” sono terreni spigolosi, perché il rischio di scambiare la lucidità con l’ubriacatura è dietro l’angolo; lo stesso vale per il concetto di “perfezione”, che è un qualcosa verso cui c’è tutta una controcultura popolare a cui, ognuno nel proprio campo, tenta di rinunciare e di costruire un percorso più vero e meno performativo. Ogni percorso può essere perfetto per chi lo ha fatto se, alla fine della strada, su quel percorso ha imparato qualcosa.

E tornando alla realtà? Ho l’impressione che la sintesi del suono che ti porti dietro sia un poco la fotografia di certi ingredienti che metti nel video… sbaglio?
Condivido a pieno. Alice è stata molto capace nell’adottare una sensibilità artistica quasi sinestetica: mi sembra che in entrambe le espressioni artistiche rimanga la capacità di sognare e di trasportarsi con semplicità, senza grandi barocchismi e pomposità, e in maniera comunque vigile e attinente alla realtà.

Dicci di questo 45 giri… a quando la distribuzione fisica? Dove possiamo trovarlo?
I 45 giri sono già disponibili nelle mie date live o scrivendomi in privato ai miei canali social. Ammetto che non è stata una mia idea, ma mi è stato consigliato da diversi affezionati, ancor di più perché resterà una pubblicazione a sé stante di due brani. E mi è sembrato un modo carino per celebrare questo passaggio.

E sull’altro lato campeggia un omaggio (almeno nel titolo) al celebre romanzo di Hemingway. Mescolando i due concetti, a modo mio, ti chiedo: ma se la vera “città ideale” fosse quella in cui il caso non esistesse?
Io credo che la città (o il posto) ideale esista e che lo sia in virtù di sensibilità esclusivamente personali. L’importante è essere consapevoli che gli altri possono vederlo in maniera diversa e che diversi sguardi non sfocino in conflitti e rabbie individualiste.

E a chiusa: dopo tanto intimismo sonoro, dopo tanta sottrazione nell’estetica del suono e della composizione… lo sai che non mi sarei atteso tutti questi colori, questa fantasia quasi favolistica? Un contrasto interessante… come lo racconti?
Anche qui, è stato merito dell’aver “alzato le mani” e aver lasciato ad altri il compito di dargli un’immagine. È la capacità di saper fare un passo indietro in favore del lavoro collettivo: è anche un pretesto in più per lasciarsi stupire.

 

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