Gate 66: dentro le notti del futuro, li negli anni ’90

Esce “Linguaggio Macchina” dei Gate 66, il primo EP del duo riminese è un viaggio synth‑pop, tra glitch temporali e umanità resistente

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È questione di tempo, direbbe questo disco. Ai Gate 66 con “Linguaggio Macchina”, il tempo sembra servire come ancora e ponte tra un futuro delle macchine e la creatività degli esseri umani. L’EP d’esordio nasce infatti da un cortocircuito narrativo: due viaggiatori provenienti dal 2096, i producers Bruno J e l’Uomo Stokastico, rimasti intrappolati nel presente a causa di un glitch. Da questa frattura prende forma un suono che guarda avanti ma respira ancora come se venisse dagli anni ’90, tra synth pulsanti e una sensibilità pop che non ha mai smesso di credere nelle melodie. Dentro questo equilibrio instabile, l’elettronica non è mai fredda. Anche quando si fa distopica, mantiene una componente emotiva quasi analogica, come se ogni macchina conservasse un residuo umano. Brani come “Numeri primi” o “Balcanica” oscillano tra visioni urbane e derive cinematografiche, dove il dancefloor diventa spesso un luogo di sopravvivenza più che di evasione. E in mezzo, “Vicino a me” apre una crepa più fragile: la ballad che diventa anche singolo radiofonico. L’intelligenza artificiale fa il resto in questo video ufficiale.

Parliamo di questa produzione che tanto deve al futuro ma tanto anche al passato. Strumenti “antichi” all’opera? O solo computer e plug-in?
Un Akai MPC One è il motore di tutto. Inclusa la stesura degli arrangiamenti. Siamo a un livello molto old. Poi certo: anche PC e plug in ma alla fine, in sede di missaggio.

Che rapporto avete con l’A.I.? Visto che l’avete usata?
Nessun preconcetto: la tecnologia si usa e si sperimenta. Abbiamo fatto qualche sperimentazione ed in effetti, uno dei brani (Dormi ancora), la base è stata realizzata con l’AI su cui abbiamo montato la voce di Bruno J. Anche in “Scelgo te” qualche parte è stata realizzata con AI ma poi rieditata e montata su strutture originali suonate. E’ in ogni caso un brano ibrido che si muove su due sponde, quella umana e quella artificiale. C’è da dire che, spesso, tirare fuori un sound decente dal punto di vista della dinamica dall’AI si rivela un’impresa molto ardua.

Oggi secondo voi, le scorciatoie tecniche accessibili a tutti è una risorsa o l’ennesimo appiattimento verso il basso? Come a dire: si possono esprimere tutti o si possono esprimere purtroppo tanti che non dovrebbero?
Guarda ti diamo una notizia: questa è una storia trita e ritrita che periodicamente torna a galla. Successe nel 1977 con il punk, dove l’imperativo era che non bisognava sapere suonare ma fare casino. Sicuramente qualche effetto deletrio lo ha avuto ma nessuno a posteriori si è lamentato. Anzi per alcuni quelli sono anni d’oro. Idem nei primi anni 80 con l’avvento dei campionatori: qui proprio non toccavi più uno strumento ma rimontavi la musica degli altri. Anche qui, urla e strepiti che la musica si appiattiva, che nessuno creava piu niente ecc. E anche questi sono diventati anni d’oro. In entrambi i casi, la cirtica era sempre la stessa: atteso che tutti si possono esprimere, il livello si abbasserà. Ora è il momento dell’AI: questi sono fenomeni che vanno osservati sul lungo periodo, tipo 20 -30 anni, un pò come si fa nei mercati finanziari. Gli asset di valore li vedi solo sulle lunghe scadenze.

In tal senso insisto: secondo voi un’opera cattiva fa danni alla società? E un’opera buona? Dunque richiamo aprendo possibilità a tutti?
E chi lo decide se un’opera è buona ? tu ? noi ? il pubblico ? la politica ? Per noi non esistono opere buone o cattive. Esistono solo opere che piacciono o non piacciono. Il giudizio sulla bontà lo lasciamo a giudici, insegnanti e critici. Di norma, sono loro che svolgono questo ruolo. Gli artisti si limitano a creare, ovvero a fare.

Queste domande perché tanto del disco – nella mia lettura – sembra tornare ad una vicinanza umana… o sbaglio? In fondo scelgo te che sei umano e non macchina…
Ed hai scelto esattamente il brano che è l’esatto ibrido tra uomo e macchina perchè “Scelgo te”, come abbiamo poco fa precisato, è un brano realizzato mediante fusione di programmazione umana con tracce audio realizzate dall’AI. In pratica, “Nato d’uomo e di macchina” che è un romanzo di fantascienza del 1965 di Ted White. Questa modalità compositiva la sta già usando un botto di gente, noi non siamo certo i primi, a dimostrazione che questa tecnologia dilagherà come un fiume in piena.

Il disco dei Gate 66?
Allo stato c’è già: “2096” che è una ricca raccolta di tutti i nostri singoli pubblicato tra il 2023 e il 2025, disponibile su Bandcamp e di fatto costituisce al momento il nostro album.

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