In occasione della Notte dei Musei a Roma, negli spazi del MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza, abbiamo incontrato Alì Assaf, artista iracheno da molti anni protagonista della scena artistica romana.
Assaf ci ha accompagnato in un racconto personale e artistico fatto di memoria, esilio e identità. Ne è nata una breve ma intensa conversazione, in cui l’artista ha condiviso il suo percorso, dall’Iraq degli anni ’70 al suo radicamento a Roma, città che ha segnato profondamente la sua evoluzione creativa.
Alì Assaf è un artista iracheno nato a Bassora nel 1950 e attivo a Roma dagli anni ’70.
Formatosi tra Baghdad e l’Accademia di Belle Arti di Roma, sviluppa una carriera internazionale come artista multidisciplinare.
La sua ricerca unisce pittura, fotografia, installazioni e performance, con un approccio contemporaneo e sperimentale.
I suoi temi principali sono migrazione, esilio, identità e guerra, legati alla sua esperienza personale e alla storia dell’Iraq.
È oggi considerato una figura chiave della diaspora artistica, ponte tra cultura araba e occidentale.
Intervista ad Alì Assaf
Sapienza Università di Roma – MLAC
EA
Innanzitutto piacere di conoscerla. Siamo qui alla Sapienza per questo evento museale.
Vorrei partire dal suo arrivo in Italia: sappiamo che ha lasciato l’Iraq per studiare a Roma. Com’è stato arrivare qui?
Alì Assaf
Io ho iniziato i miei studi a Baghdad, all’Istituto di Belle Arti, dove mi sono diplomato in pittura nel 1973. In seguito, ho deciso di proseguire gli studi e sono arrivato a Roma, iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti, dove mi sono diplomato nel 1977.
Erano anni molto intensi: Roma era una città viva, con un clima culturale e politico molto partecipato. C’era meno traffico, meno caos rispetto a oggi, e si studiava bene. In quel periodo non avevo ancora problemi diretti con la situazione politica.
Le cose cambiarono dopo, con l’ascesa di Saddam Hussein e lo scoppio della guerra: a quel punto diventava necessario prendere una posizione. Io ero contrario e ho quindi deciso di continuare a vivere in Italia.
Con il tempo ho anche ottenuto la cittadinanza italiana e ho proseguito la mia attività artistica qui.
EA
Roma in quegli anni era anche molto vicina alle cause politiche del mondo arabo. Come si è inserito in questo contesto? E come è stato il confronto tra la sua formazione e l’arte italiana?
Alì Assaf
In Iraq, negli anni ’70, la formazione artistica era fortemente basata sulla storia dell’arte occidentale. Studiavamo il Rinascimento italiano: Cimabue, Giotto, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello.
Quindi arrivando in Italia avevo già una conoscenza approfondita di questa tradizione. Successivamente, durante gli studi, abbiamo affrontato anche l’arte moderna del Novecento: dal Futurismo alle avanguardie europee.
Io studiavo molto sui libri, perché all’epoca non c’erano i mezzi di oggi, e visitavo i musei. Le influenze sono arrivate naturalmente.
Nei miei primi lavori, come nei ritratti, si possono vedere richiami a Modigliani, ma anche suggestioni più ampie, come Picasso o le avanguardie del Novecento.
EA
A un certo punto però il suo linguaggio cambia e si apre ad altri mezzi oltre alla pittura. Come è avvenuto questo passaggio?
Alì Assaf
Sì, questo passaggio è stato molto importante per me. Verso la metà degli anni ’70 ho visto due mostre fondamentali:
- la Quadriennale di Roma
- la Biennale di Venezia (Arte Ambiente)
Queste esperienze mi hanno fatto capire che l’arte non è solo pittura.
Ho iniziato a pensare che si potesse lavorare anche con la fotografia e con delle installazioni. Da lì ho cominciato a sperimentare diversi linguaggi.
EA
C’è una sua opera, ad esempio quella delle edicole votive con immagini sovrapposte, che colpisce molto. Come è nata e che tecnica ha utilizzato?
Alì Assaf
Quel lavoro nasce da fotografie che ho scattato nel centro storico di Roma. Giravo come un turista e fotografavo le edicole votive.
Successivamente mi è venuta l’idea di trasformarle in un progetto più ampio. Il lavoro completo è composto da più immagini.
Ho sovrapposto, tramite collage fotografico, immagini di leader o generali al posto delle figure sacre.
EA
Quindi c’è un messaggio politico preciso?
Alì Assaf
Sì, il messaggio è chiaro. Nelle dittature l’immagine del leader è ovunque: è una presenza continua, quasi sacralizzata.
Ho voluto mettere in relazione questa presenza con l’iconografia religiosa, sostituendo le immagini sacre con quelle dei leader.
È qualcosa che si ritrova in molti Paesi: dall’Iraq ad altri contesti. Anche recentemente, guardando immagini di altri Stati, si vede questa ripetizione ossessiva del volto del potere.
EA
I suoi lavori sono stati esposti anche in Iraq o in altri Paesi arabi?
Alì Assaf
In Iraq purtroppo no. Per molti anni non ho potuto tornare: sono rimasto lontano dal mio Paese per circa 32 anni.
Sono tornato solo nel 2009, e per poco tempo, per motivi familiari.
Ho però esposto in altri Paesi arabi:
- Damasco
- Algeria
- Il Cairo
Lì ho portato lavori fotografici e video.
In Iraq, per molto tempo, non c’erano le condizioni per una vera attività culturale indipendente.
EA
Oggi torna in Iraq?
Alì Assaf
Dopo il 2009 non sono più tornato.
Per me è diventato difficile anche dal punto di vista emotivo.
Dopo tanti anni, lontano, si crea una distanza: dalla famiglia, dalla cultura. Ti senti un po’ straniero.
Io oggi mi sento a casa qui, a Roma, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, dove vivo e lavoro.
EA
San Lorenzo ha avuto un ruolo importante nel suo percorso?
Alì Assaf
Sì, moltissimo.
San Lorenzo è sempre stato un quartiere molto vivo, pieno di fermento culturale, qui ci sono artisti, fotografi, teatri e laboratori, è stato un ambiente molto stimolante, che mi ha aiutato a crescere artisticamente.
EA
Progetti per il futuro?
Alì Assaf
Per il momento non ho progetti definiti. Vediamo come si sviluppa questa mostra.












