Presso MLAC, Università La Sapienza

Alì Assaf – Opere 1973-2011 presso MLAC, Polo Museale Sapienza Cultura – Roma 23/05/2026

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In occasione della Notte dei Musei a Roma, negli spazi del MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza, abbiamo incontrato Alì Assaf, artista iracheno da molti anni protagonista della scena artistica romana.

Assaf ci ha accompagnato in un racconto personale e artistico fatto di memoria, esilio e identità. Ne è nata una breve ma intensa conversazione, in cui l’artista ha condiviso il suo percorso, dall’Iraq degli anni ’70 al suo radicamento a Roma, città che ha segnato profondamente la sua evoluzione creativa.

 

Alì Assaf è un artista iracheno nato a Bassora nel 1950 e attivo a Roma dagli anni ’70.
Formatosi tra Baghdad e l’Accademia di Belle Arti di Roma, sviluppa una carriera internazionale come artista multidisciplinare.
La sua ricerca unisce pittura, fotografia, installazioni e performance, con un approccio contemporaneo e sperimentale.
I suoi temi principali sono migrazione, esilio, identità e guerra, legati alla sua esperienza personale e alla storia dell’Iraq.
È oggi considerato una figura chiave della diaspora artistica, ponte tra cultura araba e occidentale.

 

 

 

Intervista ad Alì Assaf

Sapienza Università di Roma – MLAC

EA

Innanzitutto piacere di conoscerla. Siamo qui alla Sapienza per questo evento museale.
Vorrei partire dal suo arrivo in Italia: sappiamo che ha lasciato l’Iraq  per studiare a Roma. Com’è stato arrivare qui?

 Alì Assaf

Io ho iniziato i miei studi a Baghdad, all’Istituto di Belle Arti, dove mi sono diplomato in pittura nel 1973. In seguito, ho deciso di proseguire gli studi e sono arrivato a Roma, iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti, dove mi sono diplomato nel 1977.

Erano anni molto intensi: Roma era una città viva, con un clima culturale e politico molto partecipato. C’era meno traffico, meno caos rispetto a oggi, e si studiava bene. In quel periodo non avevo ancora problemi diretti con la situazione politica.

Le cose cambiarono dopo, con l’ascesa di Saddam Hussein e lo scoppio della guerra: a quel punto diventava necessario prendere una posizione. Io ero contrario e ho quindi deciso di continuare a vivere in Italia.

Con il tempo ho anche ottenuto la cittadinanza italiana e ho proseguito la mia attività artistica qui.

EA

Roma in quegli anni era anche molto vicina alle cause politiche del mondo arabo. Come si è inserito in questo contesto? E come è stato il confronto tra la sua formazione e l’arte italiana?

Alì Assaf

In Iraq, negli anni ’70, la formazione artistica era fortemente basata sulla storia dell’arte occidentale. Studiavamo il Rinascimento italiano: Cimabue, Giotto, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello.

Quindi arrivando in Italia avevo già una conoscenza approfondita di questa tradizione. Successivamente, durante gli studi, abbiamo affrontato anche l’arte moderna del Novecento: dal Futurismo alle avanguardie europee.

Io studiavo molto sui libri, perché all’epoca non c’erano i mezzi di oggi, e visitavo i musei. Le influenze sono arrivate naturalmente.

Nei miei primi lavori, come nei ritratti, si possono vedere richiami a Modigliani, ma anche suggestioni più ampie, come Picasso o le avanguardie del Novecento.

EA

A un certo punto però il suo linguaggio cambia e si apre ad altri mezzi oltre alla pittura. Come è avvenuto questo passaggio?

Alì Assaf

Sì, questo passaggio è stato molto importante per me. Verso la metà degli anni ’70 ho visto due mostre fondamentali:

  • la Quadriennale di Roma
  • la Biennale di Venezia (Arte Ambiente)

Queste esperienze mi hanno fatto capire che l’arte non è solo pittura.
Ho iniziato a pensare che si potesse lavorare anche con la fotografia e con delle installazioni. Da lì ho cominciato a sperimentare diversi linguaggi.

 

EA

C’è una sua opera, ad esempio quella delle edicole votive con immagini sovrapposte, che colpisce molto. Come è nata e che tecnica ha utilizzato?

Alì Assaf

Quel lavoro nasce da fotografie che ho scattato nel centro storico di Roma. Giravo come un turista e fotografavo le edicole votive.

Successivamente mi è venuta l’idea di trasformarle in un progetto più ampio. Il lavoro completo è composto da più immagini.

Ho sovrapposto, tramite collage fotografico, immagini di leader o generali al posto delle figure sacre.

EA

Quindi c’è un messaggio politico preciso?

 Alì Assaf

Sì, il messaggio è chiaro. Nelle dittature l’immagine del leader è ovunque: è una presenza continua, quasi sacralizzata.

Ho voluto mettere in relazione questa presenza con l’iconografia religiosa, sostituendo le immagini sacre con quelle dei leader.

È qualcosa che si ritrova in molti Paesi: dall’Iraq ad altri contesti. Anche recentemente, guardando immagini di altri Stati, si vede questa ripetizione ossessiva del volto del potere.

EA

I suoi lavori sono stati esposti anche in Iraq o in altri Paesi arabi?

Alì Assaf

In Iraq purtroppo no. Per molti anni non ho potuto tornare: sono rimasto lontano dal mio Paese per circa 32 anni.

Sono tornato solo nel 2009, e per poco tempo, per motivi familiari.

Ho però esposto in altri Paesi arabi:

  • Damasco
  • Algeria
  • Il Cairo

Lì ho portato lavori fotografici e video.

In Iraq, per molto tempo, non c’erano le condizioni per una vera attività culturale indipendente.

EA

Oggi torna in Iraq?

Alì Assaf

Dopo il 2009 non sono più tornato.
Per me è diventato difficile anche dal punto di vista emotivo.

Dopo tanti anni, lontano, si crea una distanza: dalla famiglia, dalla cultura. Ti senti un po’ straniero.

Io oggi mi sento a casa qui, a Roma, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, dove vivo e lavoro.

EA

San Lorenzo ha avuto un ruolo importante nel suo percorso?

 Alì Assaf

Sì, moltissimo.
San Lorenzo è sempre stato un quartiere molto vivo, pieno di fermento culturale, qui ci sono artisti, fotografi, teatri e laboratori, è stato un ambiente molto stimolante, che mi ha aiutato a crescere artisticamente.

 

EA

Progetti per il futuro?

Alì Assaf

Per il momento non ho progetti definiti. Vediamo come si sviluppa questa mostra.

 

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