Susie Ragazzi incontra la chitarra, i suoni e la produzione di Federico Poggipollini. Nasce il progetto LaLadra, nasce questo primo disco eponimo disponibile anche in vinile per la Rivertale Productions. Cosa attendersi dentro dopo aver consumato singoli come “Capolinea” o “Offline”? Sicuramente un pop distopico, urbano, dalle soluzioni sghembe, industriali ma anche molto attente alle melodie con quel piglio femminile che non so come ma sa farsi riconoscere sempre. Un disco generazionale? Decisamente si, pensando soprattutto a come le liriche sanno denunciare abitudini e atroci nuove normalità che piegano e spesso cancellano i meriti che l’individuo dovrebbe portare a casa di default. Sono scossoni al perbenismo compiacente degli automatismi digitali – direbbe Fisher…

Ladra di cosa? Sembra banale chiederlo ma in fondo non penso lo sia: rubiamo tutti qualcosa oramai visto che l’identità inedita sembra svanita. Come a dire: siamo tutti copie di qualcosa, non siamo capaci di fare diversamente…
LaLadra corre con i suoi bassi profondi, la sua tuta newave e una borsa piena di sogni rubati a un’epoca difficile, possiamo dire così.
Mi colpisce questa frase “È molto più facile, quando è uguale, vincere o perdere”… penso che sia il vero manifesto di questo tempo nostro… non trovi?
Siamo abituati al tutto e subito, al dare poco valore alle cose e poi si finisce per applicarlo anche a ciò che conta davvero nella vita. C’è quasi bisogno di difendersi dagli stimoli, c’è tanta di quella musica ad esempio che a volte non riesco a decidere cosa ascoltare e sto in silenzio. E quando ci si chiude nella propria bolla c’è un certo appiattimento delle cose.
Spesso il disco insiste nel descrivere, anzi fotografare, quello che siamo e che stiamo diventando. Dunque che abbia anche un peso sociale, forse politico questo disco?
Forse in questa epoca la politica viene vissuta come un po’ superata, ci piace vedere il mondo con occhi nuovi, senza fazioni e teorie sociali, cerchiamo di vedere l’energia dietro le cose senza giudicarle. Sicuramente bisogna imparare a non tenersi dentro ciò che si pensa per paura delle conseguenze.
“Urlare a divieti invisibili”… siamo cresciuti così… quanto manca oggi questo senso di ribellione e di contestazione nelle nuove generazioni secondo te?
Le nuove generazioni vivono spesso anche in una grande autocelebrazione del disagio, parlo del fenomeno della trap, dove ormai credo si sia talmente intossicati da questa società che non la si riesce più a vedere da fuori. Io per fortuna appena sento di intossicarmi troppo mi faccio un giro in natura e torno a vedere le cose con la distanza che si meritano, per poi poterne parlare con occhi critici e non solo lamentarmi.
“Siamo noi i terrorizzati”: dentro “Generazioni dieta” non fai sconti alle responsabilità che abbiamo come futuro possibile. Ma in fondo questo disco fa di conto anche con una possibile soluzione? Nel senso: accetta anche la responsabilità di dare una soluzione al problema che denuncia?
Le soluzioni ci sono sempre quando le si vuole vedere a mio parere, temo che non si possa aspettare che certi cambiamenti calino dall’alto ma bisogna diventare più consapevoli di tante cose, fidarsi di noi e non di ciò che ci viene detto per fare girare l’economia di chi guadagna sulla nostra salute.
E secondo voi questa denuncia doveva suonare così? Oppure è solo una scelta, quella del suono, che fa i conti con il gusto estetico de LaLadra?
Il vestito punk è sicuramente ciò che si addice al meglio a argomenti diretti e senza peli sulla lingua, si.
