Torino protagonista di un thriller dell’anima: Vincenzo Bocciarelli in “The Big Mother” di Antonello Altamura

Nel cuore di una Torino sospesa tra spiritualità e nevrosi, prende forma The Big Mother, il nuovo film del regista e sceneggiatore Antonello Altamura, già vincitore del Premio Pasolini e del Premio Manzoni. Un’opera che riporta il thriller psicologico italiano alle sue radici più profonde, innestandovi un linguaggio visivo contemporaneo e una tensione esistenziale che ne fanno un unicum nel panorama cinematografico nazionale.

Torino, da sempre città di frontiera tra razionalità e mistero, non è solo l’ambientazione, ma il vero motore narrativo del film. “È una città di confine, fatta di antico fascino inedito e mistero ineffabile”, spiega Altamura, che ha scelto di ambientare la vicenda nei quartieri popolari e multiculturali come il Baloon, crocevia di culture e simbolo di un’umanità frammentata. Qui, la macchina da presa si muove tra mercati e scorci barocchi, restituendo un’atmosfera sospesa tra realtà e visione, memoria e delirio. La trama segue le inquietudini di un anziano regista di film horror, interpretato da Vincenzo Bocciarelli, che abbandona Roma per rifugiarsi a Torino in cerca di un senso alla propria crisi interiore. Il suo viaggio si trasforma in un percorso iniziatico, popolato da figure tormentate e ambigue, legate da un filo invisibile che riconduce sempre all’archetipo della madre: presenza salvifica e al tempo stesso soffocante.

Accanto a Bocciarelli, una Marina Suma inedita e intensa offre una prova d’attrice matura, attraversata da una sottile malinconia. Il cast si completa con Aldo Dovo, Riccardo Fusero, Francesca Puopolo, Loredana Villata e Daniele Gaeta, mentre la partecipazione straordinaria di Sydne Rome dona al film un respiro internazionale e un rimando esplicito al cinema europeo degli anni Settanta.

Fondamentale la fotografia di Nicolò Fumero, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, che costruisce un linguaggio visivo denso di simbolismi: le inquadrature zenitali e gli stacchi ellittici evocano Hitchcock, mentre le luci fredde e i contrasti cromatici rimandano al gotico di Mario Bava. Ogni scena diventa un quadro esistenziale, dove l’estetica serve la narrazione interiore.

Prodotto da CiakCompany con Francesco Lucci, The Big Mother ha una durata di 74 minuti ed è stato realizzato in doppia versione, italiana e inglese. Dopo il passaggio in festival internazionali come il Terra di Siena International Film Festival, Capri Hollywood Film Festival e Biennale di Lecce, il film è pronto al debutto nelle sale torinesi a metà dicembre, in uno dei poli storico-culturali più rappresentativi della città.

Altamura costruisce un racconto che interroga il rapporto tra fede e ragione, luce e ombra, colpa e redenzione. “Come convivono in noi spiritualità e materialità?”, sembra chiedere ogni sequenza. E la risposta, forse, è nascosta proprio in quella Grande Madre che dà il titolo al film: simbolo della vita e dell’ossessione, della creazione e della distruzione.

Con The Big Mother, il cinema indipendente italiano dimostra di poter ancora osare, intrecciando introspezione e tensione visiva, e di saper parlare al pubblico internazionale con una voce autenticamente autoriale. Un’opera che restituisce al thriller psicologico il suo ruolo originario: quello di specchio delle inquietudini più profonde dell’animo umano.

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