Mario Nanni: miserie e nobiltà intorno al Parlamento

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Giornalisti parlamentari: etica del dovere o etica della responsabilità? Si chiude con la soluzione di questo dubbio il libro di Mario Nanni “Parlamento sotterraneo. Miserie e nobiltà, scene e figure di  ieri e di oggi” (ed. Rubbettino, 2020, pagg. 239, 16 euro), un viaggio nelgiornalismo politico lungo 40 anni, tra prima e seconda repubblica, che si ferma cronologicamente proprio alla penultima capriola di Matteo Renzi, quando il leader toscano favorisce la nascita del governo giallo-rosso e pochi giorni dopo, sottraendo al Pd i deputati e senatori da lui scelti, fa nascere il suo partito “Italia Viva”, che “ha nella sua traiettoria – scrive Nanni, con lucida visione politica – l’occupazione di uno spazio di centro.

E intanto controlla e tallona il governo, legandone la sopravvivenza alle sue decisioni, qualcuno dice ai suoi calcoli e capricci”. 

Ma torniamo all’interrogativo che chiude il libro. Che cosa deve fare il giornalista se ha una notizia? Deve seguire l’etica del dovere (che è quella di dare le informazioni) o l’etica della responsabilità che lo potrebbe portare a valutare l’opportunità o meno di dare quella notizia e le conseguenze che potrebberoscaturirne? Mario Nanni non ha dubbi: deve seguire l’etica del dovere e “deve fare il suo mestiere: dare le notizie, vere, verificate”. L’autore respinge decisamente la teoria del giornalismo come contropotere: il nostro – dice- “è un lavoro di testimonianza della verità e di analisi, racconto, resoconto di ciò che accade nelle aule parlamentari o nel chiuso delle riunioni”, anche se – aggiunge – il rischio di commistione, del ‘pappa e ciccia’, è sempre immanente. Ma certo il giornalista dovrebbe sapere come comportarsi”.

Nel lavoro di Nanni si affrontano dunque questioni “alte”, come i pregi e difetti del bicameralismo perfetto, ma si narrano anche “miserie e nobiltà, scene e figure di ieri e di oggi” – come si legge nel sottotitolo – dei frequentatori di Montecitorio e Palazzo Madama. Tra questi, “figure e figurine del mondo parlamentare” (il decimo capitolo è dedicato a loro) e i giornalisti. In proposito Nanni respinge decisamente la teoria secondo la quale sono “ospiti” del Palazzo e, come si addice agli ospiti, bisogna che coltivino “le buone maniere” e “facciano i bravi” e cioè diano solo notizie gradite al potere. Se fosse così – osserva Nanni – “meglio cambiare mestiere” e aggiunge: “I giornalisti parlamentari non sono ospiti del Parlamento: semplicemente ci lavorano, come lavorano deputati e senatori che rappresentano il popolo. I giornalisti sono, o dovrebbero essere, i testimoni della verità, i sacerdoti della realtà”.

Nel suo libro Nanni usa l’efficace tecnica narrativa del frammento e delle digressioni per raccontare – con profondità di analisi, ma anche con leggerezza – un lungo arco temporale che lo ha visto prima semplice cronista, poi redattore capo del servizio politico-parlamentare dell’Ansa. Un arco temporale che gli ha permesso di incontrare e raccontare, con un intenso gioco di rimandi, personaggi e momenti diventati Storia italiana: la vicenda controversa di Bettino Craxi, l’epopea di Giulio Andreotti e della Democrazia Cristiana, la figura di Spadolini e quella di Romano Prodi, la Commissione d’inchiesta sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, Tangentopoli, il crollo dei partiti tradizionali e la fine dell’equilibrio politico su cui è stata costruita la vita della Repubblica nata dalla guerra di Liberazione, dopo il periodo buio del fascismo.  

Momenti e personaggi che si integrano perfettamente con gli sprazzi di vita parlamentare che lo stesso Nanni ci aveva anticipato in un suo precedente lavoro, “Il curioso giornalista” (Mediabooks editore, 2018). C’è stato Spadolini che aveva con i giornalisti un rapporto quasi familiare, ricordando sempre di essere stato direttore del Corriere della Sera e che a volte dettava personalmente i suoi commenti agli stenografi delle agenzie. C’è stato De Mita che dettava ai giornalisti i suoi “raggionamenti”. Craxi che prediligeva le interviste a risposta scritta. Franco Calamandrei, figlio del grande Piero, che non vedendo passare le sue dichiarazioni minacciava di “chiamare la Centrale” (intesa come redazione centrale dell’agenzia).  

In entrambi i libri non mancano le scene divertenti, legate a personaggi del Parlamento e del giornalismo parlamentare, presentati con un tocco di umorismoche fa di questo lavoro una lettura molto godibile, come una fresca bevanda da sorseggiare pian piano o da bere tutta insieme. 

In ogni caso rimane un sottofondo che fa riflettere sui retaggi di una istituzione, il Parlamento, che – nonostante tutto – rimane il tempio della democrazia e l’architrave dell’impianto costituzionale.

Molto ricco (10 pagine) l’indice dei nomi: da Abu Abbas a Nicola Zingaretti, da Benito Mussolini a Maria Elena Boschi, con moltissime citazioni di giornalisti, ora famosi, che hanno “consumato le suole” nel corridoio dei Passi Perduti, il “transatlantico” di Montecitorio. 

Cesare Protettì

Bookreporter Settembre 22

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