Cali superiori al 50% per il mercato del libro,

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«I dati sono la voce degli editori. Sono una richiesta d’aiuto!»con 12.500 titoli in attesa di uscire il settore teme il peggio.

La chiusura di tutte le attività dovuta alla lotta al coronavirus ha messo in ginocchio alcuni settori importanti della nostra economia. Di questi settori ne fa parte l’editoria con un indottocomplessivo da 3,170 miliardi di euro. Chiuse le librerie e le catene di distribuzione, le vendite di libri in Italia sono crollate. Sebbene in molti paesi anglosassoni – come rivela il The Guardian- l’e-commerce è riuscito a sostituirsi alle librerie, come confermano i dati dove la catena Waterstone ha visto un aumento delle sue vendite online pari al 400%. Nel Bel paese la venditaonline non sembra seguire la stessa tendenza. 

Il 29 marzo Enrico Selva Codde’ -amministratore delegato di Mondadori- ha spiegato in una intervista rilasciata all’Ansa come: “Nella situazione attuale con librerie e catene chiuse, la GDO fortemente limitata dai provvedimenti di legge, l’impossibilità di lanciare novità, e anche l’e-commerce in comprensibile affanno per sovraccarico logistico, il mercato del libro tende fisiologicamente a cali superiori al 50%. Numeri impressionanti che, da qualunque prospettiva li si voglia guardare, banalmente dimostrano quanto siano importanti, oggi più che mai, gli sforzi di tutti per garantire continuità e per tenere viva la più importante filiera dell’industria culturale italiana”.

Alle dichiarazioni del numero uno di Mondadori fanno eco le ultime rilevazioni pubblicate il 15 aprile, dell’Osservatoriodell’Associazione Italiana Editori-AIE sull’impatto che il Covid-19 avrà quest’anno sull’intera filiera. “I dati sono la voce degli editori. Sono una richiesta d’aiuto, molto chiara e con conseguenze di grande impatto. Richiedono una risposta, con misure a doppia velocità: misure immediate, che sostengano la crisi di liquidità del settore, e misure strutturali per aiutare il mondo del libro a risollevarsi” afferma il presidente dell’AIE, Ricardo Franco Levi.

I numeri confermano un mercato fortemente limitato, dove il 70 % degli editori già usufruisce o sta pensando di programmare la cassa integrazione. Con un -21.000 libri pubblicati nel 2020. I nuovi titoli bloccati in attesa di uscita si aggirano intorno ai 12.500, 44,5 milioni di copie non saranno stampate e le copie in meno da tradurre saranno 2.900. Conferma di tale situazione arrivano dal confronto delle vendite e dalle classifiche editoriali delle settimane precedenti alle chiusure delle librerie con quelle post-lockdown. 11 mila erano le copie vendute del primo titolo inclassifica generale nell’ultima settimana di febbraio, mentre ora le copie vendute per un titolo nella stessa posizione si aggirano intorno alle 2.700. Sebbene le case editrici più grandi abbiano nell’ultimo periodo incentivato la vendita online e malgrado le prospettive più rosee per la seconda parte dell’anno sperando in un recupero natalizio, la zampata dell’orso non sembra aver risparmiato il mercato del libro.

Bookreporter Settembre 22

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