La cultura che (non) ti aspetti

A Cesare quel che è di Cesare

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L’Arcivescovo Viganò, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera nientemeno che al Presidente americano, Donald Trump, annoverandolo tra i cosiddetti “figli della luce”: non c’è nulla, ahinoi, di profondo né di teologico su cui riflettere nelle parole dell’Arcivescovo. Tuttavia, queste righe possono servire come spunto di riflessione su quella che è una delle due grandi categorie del pensiero unico odierno: quella dei complottisti.

In particolare, ci riferiamo in questo caso ai complottisti Cristiani, il cui copione è sempre il medesimo: il club bilderberg (di cui spesso non sanno nemmeno lo spelling) è satanico, e vuole l’estinzione di massa con i vaccini di Bill Gates. Ma noi non vogliamo entrare nel merito delle opinioni, che pure, almeno a prima vista, sembrano forse un po’ deboli: vorremmo infatti cercare di analizzare il loro modo di vedere il mondo, che è comune, come abbiamo già detto, a quelli che sostengono l’esatto opposto: i tifosi della Scienza.

Sì, perché anche loro vivono nel fantastico mondo nel quale sono stati abituati a stare fin da bambini: quello delle favole, nelle quali c’è da una parte la bestia feroce, e dall’altra il principe pronto a salvare la principessa. Attenzione: non ci permetteremmo mai di ridurre una qualsiasi religione a favola (come pure qualche fedele osa fare con credenti di altre confessioni), bensì vorremmo mostrare come anche la stessa religione, tra gli altri saperi, ci inviti a riflettere criticamente, e ad evitare pericolose dicotomie.

Lo stesso Cristianesimo (che pure ha spesso avuto di mira il potere temporale, basti pensare alla Donazione di Costantino, di cui qui è riportata la raffigurazione che si trova nell’oratorio di S. Silvestro, a Roma), infatti, condanna come eresia il Manicheismo, corrente che concepisce una netta separazione tra un principio maligno e un Padre Buono: anche Gesù, nel Vangelo di Matteo, di fronte alle richieste dei farisei che gli intimano di non cenare con i pubblicani risponde: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi”.

Posto che già questo episodio dovrebbe far riflettere i sedicenti crociati, c’è un elemento ulteriore dei Vangeli che potrebbe far riflettere, e non è affatto marginale: è la Morte di Cristo. Sì, perché quello che, secondo i Cristiani, è il Figlio di Dio muore in croce non ucciso da satanisti, vaccinisti o seguaci di Bill Gates: muore crocifisso per volere degli Ebrei, i quali erano (e sono, ma non ditelo troppo forte, che gli ecumenisti potrebbero agitarsi) convinti che Gesù fosse solo un impostore (anche se oggi si tende ad addolcire il brodo, chiamando Cristo un Profeta), ed erano fermi credenti del solo ed unico Dio.

Molto simili ad alcuni Cristiani di oggi, non trovate? Ora, la cosa divertente è che alcuni di questi complottisti stanno tacciando lo stesso Conte di essere l’Anticristo: noi non vogliamo affatto difenderlo, ma mostrare come il premier non possegga nemmeno la statura intellettuale di un potenziale nemico di Gesù: se, come è scritto nella prima lettera di Giovanni, “L’Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio”, va da sé che prima debba conoscere il Padre e il Figlio.

Giuseppe Conte, facendo gli auguri di Pasqua ai Cristiani, è riuscito a dire che in tale giorno essi celebrano l’uscita dalla schiavitù all’Egitto, confondendo in primis la Pasqua cristiana con quella ebraica, ma soprattutto volendo molto male agli stessi Ebrei che, liberatisi dalla schiavitù in Egitto, sarebbero tornati nuovamente nel luogo dello sfruttamento.

Noi, mantenendoci avalutativi sui contenuti, non vogliamo negare né la verità di chi crede che Conte e Colao siano perfidi satanisti, né quella di chi crede che Burioni sia il nuovo Messia, pronto a salvare il mondo a forza di vaccini.

Per noi, come scrive Gianni Vattimo ne “La fine della modernità”, la verità non è “oggetto di cui ci si appropria e che si trasmette, ma […] orizzonte e sfondo entro il quale, discretamente, ci si muove”. Demonizzare (qui addirittura in senso letterale) il nemico politico è una tendenza di cui dobbiamo liberarci; il Cristianesimo, privato della sua antica statura intellettuale e spirituale, si riduce a cercare il male in un misero professorino di un’Università di Firenze.

Ancora una volta è Cristo ad esprimere benissimo il concetto: “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

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