Diplomazia culturale e reputazione globale: al Senato il confronto sul nuovo libro di Carmelo Cutuli

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle piattaforme digitali e della competizione globale tra Stati, l’immagine di un Paese non può più essere considerata un semplice elemento accessorio della comunicazione istituzionale. È questo il messaggio emerso dalla conferenza stampa di presentazione della terza edizione del volume The Art and Science of Crafting a Country’s Image – The Essential Toolkit for Transforming National Identity into Global Influence di Carmelo Cutuli, ospitata nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica a Palazzo Madama. Un appuntamento che ha riunito mondi diversi – politica, comunicazione, relazioni internazionali e impresa – attorno a un tema sempre più centrale: la costruzione della reputazione nazionale come leva strategica di influenza globale.

A promuovere l’iniziativa è stato il Senatore Francesco Giacobbe, autore della prefazione del volume e moderatore dell’incontro, affiancato dagli interventi di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni, e Roberto Menotti, Direttore Responsabile di Aspenia Online. Il dibattito ha offerto una riflessione ampia sul significato contemporaneo del concetto di “Country Image”, superando l’idea tradizionale del nation branding inteso esclusivamente come promozione turistica o valorizzazione enogastronomica. Per Giacobbe, infatti, il libro di Cutuli rappresenta “una preziosa sintesi tra teoria e pratica”, capace di integrare comunicazione strategica, relazioni pubbliche internazionali e scienze comportamentali in una visione organica della reputazione di un Paese.

Uno dei punti più significativi emersi nel corso dell’incontro riguarda il tema dell’autenticità. Secondo Giacobbe, l’immagine di una nazione non può essere costruita artificialmente attraverso campagne pubblicitarie, ma deve riflettere valori, cultura, affidabilità e qualità percepite nel tempo. In questa prospettiva assume un ruolo decisivo anche la comunità degli italiani nel mondo, descritta come una rete di “ambasciatori naturali” dell’identità italiana. I circa 70 milioni di discendenti italiani sparsi nei cinque continenti rappresentano infatti una straordinaria infrastruttura culturale capace di trasmettere nel tempo elementi distintivi del nostro Paese, dal patrimonio artistico alla capacità imprenditoriale.

Nel suo intervento, Carmelo Cutuli ha raccontato la lunga gestazione del libro, frutto di oltre dodici anni di esperienze internazionali maturate tra diplomazia, comunicazione strategica e internazionalizzazione d’impresa. Un percorso personale e professionale che l’autore ha voluto dedicare alla memoria di Franco Cappelli, figura fondamentale nella sua formazione. Cutuli ha spiegato anche la scelta del titolo, sottolineando come le parole “Art and Science” rappresentino la necessaria convergenza tra creatività e metodo, mentre il termine “Crafting” restituisce concretezza a concetti spesso percepiti come astratti. Particolarmente interessante la decisione di utilizzare l’espressione “Country Image”, ritenuta più ampia e inclusiva rispetto a definizioni più verticali come nation branding o reputation management.

La nuova edizione del volume dedica inoltre ampio spazio alle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale e dalle piattaforme digitali nella costruzione dell’immagine di un Paese. Su questo punto Cutuli ha espresso una posizione articolata e non priva di criticità, mettendo in guardia dal rischio di un eccessivo “tecnosoluzionismo”. L’autore ha osservato come il patrimonio culturale italiano stia oggi alimentando i sistemi di IA attraverso libri, archivi e contenuti prodotti nei secoli, trasformando l’Italia in una sorta di “donatrice culturale” globale. Un fenomeno che da un lato testimonia il valore universale della cultura italiana, ma dall’altro pone interrogativi sul rapporto tra innovazione tecnologica e tutela dell’identità culturale.

Roberto Menotti ha invece affrontato il tema dal punto di vista delle relazioni internazionali, sottolineando il carattere fortemente interdisciplinare del lavoro di Cutuli. Nel suo intervento ha richiamato la teoria dei giochi, le neuroscienze e l’economia comportamentale per spiegare come le dinamiche della reputazione nazionale siano profondamente influenzate sia da fattori razionali sia da componenti emotive. Secondo Menotti, la fiducia rappresenta oggi uno degli elementi decisivi per il posizionamento internazionale di uno Stato, soprattutto in un contesto geopolitico segnato da crescente frammentazione e competizione narrativa. Il direttore di Aspenia Online ha inoltre evidenziato la necessità di distinguere tra il concetto di “nazione” e quello di “Stato”, due dimensioni spesso sovrapposte ma non sempre coincidenti.

A chiudere l’incontro è stato Angelo Deiana, che ha ampliato il discorso alla dimensione individuale della reputazione nell’era digitale. Il Presidente di Confassociazioni ha sottolineato come ogni cittadino possieda ormai un “doppio digitale”, destinato a incidere sulla percezione collettiva dell’identità nazionale. Riprendendo una celebre riflessione di Gabriel García Márquez sulle “tre vite” di ogni individuo – pubblica, privata e segreta – Deiana ha osservato come oggi queste esistano anche online, influenzando profondamente il modo in cui persone e Paesi vengono percepiti. Da qui la necessità di una vera diplomazia digitale, capace di integrare soft power culturale, innovazione e capacità industriale.

Dal confronto emerso a Palazzo Madama prende forma una visione chiara: la reputazione di una nazione non può essere ridotta a un’operazione di marketing o a un artificio comunicativo. Essa coincide piuttosto con la capacità di tradurre identità, storia, cultura e valori in influenza reale nel mondo contemporaneo. In un sistema internazionale sempre più dominato dalle narrazioni, dalle piattaforme digitali e dalla competizione reputazionale, il tema della “Country Image” si conferma così una delle sfide strategiche più importanti per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

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