Nel cuore di giugno, quando la luce del Mediterraneo dilata le giornate e la città si apre al respiro del mare, Salerno torna a farsi crocevia di idee, storie e visioni con la quattordicesima edizione di Salerno Letteratura, in programma dal 13 al 20 giugno. Il tema scelto per quest’anno, “Il cuore desto avrà parole. Letteratura nei tempi inquieti”, non è soltanto un titolo evocativo: è una dichiarazione d’intenti, un manifesto che affida alla parola letteraria il compito di interrogare il presente e, forse, di resistergli.
L’omaggio ad Alfonso Gatto, poeta salernitano tra le voci più intense del Novecento, si sviluppa lontano da ogni retorica celebrativa. Il verso scelto dai curatori – Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo, affiancati dalla direttrice organizzativa Ines Mainieri e dalla presidente di Duna di Sale Daria Limatola – risuona infatti come un invito alla vigilanza. In un tempo segnato da inquietudini diffuse, il “cuore desto” evocato da Gatto diventa simbolo di una coscienza attiva, capace di interpretare la realtà senza lasciarsene travolgere. La letteratura, in questa prospettiva, non è rifugio ma strumento, non evasione ma esercizio critico.
A incarnare questa tensione saranno gli oltre cento ospiti che animeranno i luoghi del centro storico, trasformati ancora una volta in una costellazione di spazi culturali aperti e partecipati. Dalla prolusione affidata a Erri De Luca agli interventi di scrittori e intellettuali come Emanuele Trevi, Valeria Parrella, Rachel Kushner, Brian Evenson, fino alle voci ibride della saggistica e del giornalismo culturale come Goffredo Buccini, Marino Niola, Stefano Bartezzaghi e Eliana Liotta, il programma si configura come un laboratorio diffuso sul linguaggio e sulla sua funzione pubblica.
Non è un caso che tra i temi centrali di questa edizione emergano le distorsioni del discorso politico e mediatico. Il festival si misura apertamente con questioni come il trumpismo o il progressivo slittamento semantico delle parole nella comunicazione contemporanea, affrontate rispettivamente da studiosi e giornalisti come Mario Del Pero e Venanzio Postiglione. A questi si affianca il ciclo di lezioni sul racconto della politica affidato a Daniela Preziosi, con il contrappunto di Andrea Fabozzi, in un dialogo che promette di illuminare le dinamiche narrative della scena italiana.
Il rapporto tra verità e rappresentazione attraversa anche gli interventi di Giorgio Caravale, dedicati alla manipolazione della storia, e quelli di Massimo Bucciantini, focalizzati sugli abusi interpretativi della figura di Galileo. In questo intreccio di discipline, la letteratura si conferma ancora una volta territorio di confine, capace di dialogare con la filosofia, la storia e la scienza senza perdere la propria autonomia.
Le sezioni Classica e Filosofia, ormai divenute pilastri della manifestazione, continuano a registrare un consenso crescente, segno di un pubblico sempre più desideroso di confrontarsi con le grandi tradizioni del pensiero. Accanto a queste, la formula dei tributi ai classici – lectio magistralis accompagnate da letture sceniche – rinnova il legame tra parola scritta e oralità. Quest’anno sarà la volta, tra gli altri, di Benedetto Croce, di cui verrà presentata un’antologia dell’epistolario curata per Adelphi, e di Ingeborg Bachmann, affidata alla voce intensa di Elena Bucci.
Spazio anche alla contemporaneità letteraria più viva, con la presenza dei finalisti del Premio Strega, a conferma di una vocazione che unisce riflessione critica e attenzione al mercato editoriale. I premi collaterali – dal Salerno Libro d’Europa al Premio Demetra, fino al riconoscimento dedicato alla letteratura d’impresa – rafforzano l’apertura internazionale e multidisciplinare del festival, ormai punto di riferimento nel panorama culturale italiano.
A sintetizzare visivamente il tema di questa edizione è l’immagine della sveglia vintage, ideata da Giuseppe Durante. Non un semplice elemento grafico, ma un dispositivo simbolico: la sveglia interrompe il sonno, richiama all’azione, impone una presa di coscienza. È, in fondo, la traduzione iconica di quel “cuore desto” che Gatto invocava e che oggi torna a interrogare lettori e cittadini. In un’epoca in cui la passività rischia di diventare la norma, la letteratura rivendica il suo ruolo di risveglio.
Salerno Letteratura si conferma così non solo come festival, ma come spazio di resistenza culturale. Un luogo in cui le parole non si limitano a raccontare il mondo, ma provano ancora, testardamente, a cambiarlo.
