la geografia della scoperta

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BORGHI

G10RNATE IN PIETRA

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“Il Comune di Lettomanoppello Città della Pietra e l’organizzazione dell’Evento 10 Giornate in Pietra hanno appoggiato, sin dalla prima edizione il progetto “Fiabosco” del Comune di Sant’Eufemia, collaborazione che ad oggi si sta concretizzando attraverso un protocollo d’Intesa”

Simone D’Alfonso e Francesco Crivelli, rispettivamente sindaci di Lettomanoppelo e di Sant’Eufemia a Maiella, hanno un obiettivo: valorizzare tutto ciò che è legato alla tradizione della lavorazione della pietra. Conservare le tradizioni del parco e mostrarle ai visitatori è l’intento del protocollo d’intesa, nato come una vera e propria guida al coinvolgimento, con la speranza che in futuro si aggiungano ulteriori progetti e iniziative, volti a riconoscere e tutelare appieno il valore delle attività del parco.

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Medioevo in Sabina: il borgo di Fara e l’abbazia di Farfa

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Nella provincia di Rieti, sulla sommità del Colle Buzio, sorge l’antico borgo medievale di Fara in Sabina, oggi comune a sé stante, che, nel suo territorio, comprende un altro sito di fondamentale importanza: l’Abbazia di Farfa, con il relativo borgo. La storia di entrambi questi luoghi affonda le sue radici nell’Alto Medioevo, ma non vale lo stesso per i loro destini, che corrono paralleli almeno fino all’XI secolo, quando, finalmente, si incrociano, con l’ingresso dell’antica Fara nel novero dei possedimenti abbaziali.

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A spasso per la Tuscia: il borgo di Blera

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Siamo in Tuscia, nel territorio che anticamente era la casa degli Etruschi. Qui, su uno sperone di roccia tufacea, stretta tra il Torrente Biedano e il Rio Canale, sorge il borgo di Blera.

Il comune in provincia di Viterbo, perlomeno nella parte del centro storico, oggi si presenta come un caratteristico borgo medievale. Articolato intorno all’asse costituito dalla via principale (oggi via Roma), il centro storico è popolato di case costruite in pietra tufacea, tipica della zona, e conserva ancora almeno una delle due porte che un tempo consentivano l’accesso alla città, ovvero Porta Marina (di Porta Romana non è rimasto quasi nulla).

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Nel cuore della Tuscia: Barbarano Romano e la Necropoli di San Giuliano

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Nel cuore della Tuscia, in provincia di Viterbo, arroccato su una rupe di roccia vulcanica, sorge il borgo di Barbarano Romano.       

La storia di questo borgo è molto più antica, eppure, il nome “Barbarano” compare per la prima volta in un documento del 1188: un atto di cessione della città da parte di papa Celestino III a beneficio Viterbo.

Sulla sua storia precedente ci sono molti dubbi e poche certezze. 

Sappiamo infatti che, nell’area dove sorge il borgo e nei suoi dintorni, e specialmente nella zona del pianoro di San Giuliano, insediamenti umani sono registrati fin dal Paleolitico. Un deciso aumento demografico si sarebbe verificato durante l’Età del Bronzo, ma il periodo di massimo splendore sicuramente fu quello della dominazione etrusca. Tra VII e V secolo a.C., l’area, era sotto il controllo di Cerveteri, ed era fondamentale, dal punto di vista commerciale, in ragione della sua posizione strategica: al crocevia delle strade che collegavano Cerveteri e Orvieto, Veio e l’Etruria settentrionale, l’area falisca e Tarquinia. E, con il declino di Cerveteri, sarà proprio sotto il dominio di questa città (che la usava come avamposto contro la sempre più potente Roma), che, tra la metà del IV e l’inizio del III secolo a.C., la zona vivrà un secondo periodo di fioritura, che si concluderà con la conquista da parte di Roma. Dopo un lungo periodo di impoverimento e di contrazione demografica, agli inizi del Medioevo, l’area di San Giuliano inizia a ripopolarsi sempre più, fino a che, non si sa precisamente quando, sembra che la popolazione abbia iniziato a spostarsi nella zona dove sorge l’attuale Barbarano, dove si presume esistesse già un insediamento, in ragione della sua posizione arroccata.

Dell’antico nome dell’area di San Giuliano non si sa nulla, pertanto è difficile anche identificarla nelle fonti scritte. Agli inizi del XX secolo, soprattutto grazie agli studi di Gargana, si tendeva ad identificarla con quella che, all’inizio del Medioevo, nel Liber Pontificalis era indicata come “Mantunarum” o, come compare invece in alcuni documenti, “Marturanum”. Oggi però si tende ad escludere questa ipotesi, identificando piuttosto “Marturanum” con l’antica Rocca di Monterano.

Ad ogni modo, oggi, la zona è ricompresa all’interno del vastissimo Parco Regionale Marturanum (che è parte del Comune di Barbarano Romano). Un luogo incantato, dove sembra che il tempo si sia fermato: l’eterna natura che domina e abbraccia i resti di quello che per l’uomo è solo passaggio. Ed è così che qui, a poca distanza le une dalle altre, troviamo preziosissime testimonianze dell’antico passato etrusco, e tracce del più recente Medioevo.

La Necropoli etrusca di San Giuliano, è, infatti, secondo gli archeologi, l’unica, fra tutte quelle conosciute, a presentare una tale varietà di tipi sepolcrali. Tra le tante tombe rupestri disseminate fra i sentieri del parco, che raccontano una storia lunga circa quattro secoli – dal VII al III a.C – spiccano, per imponenza, quella cosiddetta della Regina – che presenta una facciata alta 10 metri – e, per via della presenza di una scultura a basso rilievo, rappresentante la lotta fra un cervo e un lupo, la tomba del Cervo. 

Necropoli di San Giuliano – Particolare di sepoltura

 tempi si scontrano e si incontrano, quando, continuando a camminare, ci compare innanzi, immersa nella natura, la Chiesa di San Giuliano, parte di quel poco che rimane dell’antica rocca medievale. Costruita con materiali di recupero provenienti dall’antico abitato etrusco-romano, risale al XII secolo, ma nel corso degli anni ha subito vari rimaneggiamenti. Originariamente a 3 navate, oggi ne presenta solo una, in seguito ad un importante intervento risalente al XV secolo, quando si cercò di recuperare l’edificio gravemente danneggiato da crolli dovuti ad eventi sismici e periodici abbandoni. Dal XVII alla fine del XIX secolo la Chiesa è diventata rifugio di una comunità monastica eremitica, ragion per cui, tra il XVII e il XVIII secolo furono effettuati ulteriori adattamenti alla struttura, che venne fornita, tra le altre cose, di un edificio annesso, a due piani, che fungeva da romitorio. Ancora oggi sono visibili, anche se in cattivo stato di conservazione, degli antichi affreschi che ornavano le pareti (in particolare gli absidi) della chiesa.

Chiesa di San Giuliano – Esterno
Edificio a due piani annesso alla Chiesa di San Giuliano
Chiesa di San Giuliano – Affreschi absidali

Se dunque la chiesa di San Giuliano venne edificata nel XII secolo, a questa altezza cronologica il castrum di Barbarano esisteva già, e, a differenza di quanto è toccato in sorte alla prima rocca medievale, destinata al progressivo abbandono, quest’ultima ebbe sicuramente più fortuna, e infatti esiste ancora oggi.

La tradizione vuole che il nome del borgo, Barbarano, nonostante inizi a comparire nei documenti dal XII secolo, gli sia stato attribuito dal re longobardo Desiderio, che, intorno al 770, stava iniziando a fortificare i borghi della zona per difendersi dai Franchi di Carlo Magno. Per questo fu edificata anche l’imponente torre a pianta pentagonale che è stata adiacente a quello che oggi è il Palazzo del Comune fino al 1930, anno del suo crollo.

A lungo conteso fra le città di Roma e Viterbo, a partire dal 1283 fino al XIX secolo, Barbarano fu soggetto al dominio feudale della Chiesa di Roma: per questo al suo nome è stato aggiunto l’attributo “Romano”, che conserva ancora oggi. Il feudo, nel corso dei secoli, è passato nelle mani di varie famiglie nobili, fra cui quella degli Anguillara, nel XIV secolo, quella degli Orsini e, infine, quella dei Borgia nel XV.

La struttura del borgo è a cosiddetta “spina di pesce”, ovvero organizzata su tre strade parallele, una principale e due secondarie, che la fiancheggiano. Si presenta suddiviso in due parti, il borgo antico e quello nuovo, separati da una cinta muraria di XV secolo in cui si apre la “Porta Romana”, un tempo dotata di ponte levatoio. Nel borgo antico sono presenti altre due cinte murarie: la prima, di XI secolo, a protezione del nucleo più antico della città, il “Castello”; la seconda di XIII-XIV secolo.

La città, che ospita un Museo Archeologico e un Museo Naturalistico, ha uno stile tipicamente medievale, ravvisabile soprattutto nel centro storico e nelle architetture religiose. Tra queste, sono di particolare interesse: la Chiesa del Crocifisso, edificata fra XII e XIII secolo, così chiamata perché ospita un crocifisso ligneo di XVI secolo; la Chiesa di Santa Maria del Piano, ricca di preziosi affreschi, costruita per la prima volta nel XIII secolo e poi di nuovo alla metà del XVI; la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente alla fine del XI secolo. Il Complesso di Sant’Angelo, che comprende una chiesa, ormai sconsacrata, e degli edifici annessi, risale invece al XIII secolo, ed è qui che ha la sua sede il Museo Archeologico delle necropoli rupestri.

 

Foto credit: Ginevra Natarelli

Ai confini del regno di Sicilia: benvenuti a Leonessa

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Ai piedi del monte Tilia, nell’attuale provincia di Rieti, nasce, nel 1278, Leonessa. In origine, la città era demaniale, posta direttamente sotto il controllo del Regno di Sicilia, che, peraltro, nella persona del re Carlo d’Angiò, ne aveva voluto la fondazione. Ma nel XVII secolo, quando ormai da circa 200 anni l’antica Gonessa (questo il nome con cui compare nei primi documenti) era diventata un feudo, evidentemente non ce lo si ricordava più, e le leggende, simili peraltro a quelle relative all’origine delle città limitrofe, la facevano sembrare più antica riportandone la fondazione ad una rivolta anti-baronale del 1228. “L’atto di nascita” però è uscito fuori: il 16 Luglio 1278 Carlo d’Angiò ordinò che sulla spianata alla base di Ripa di Corno (ovvero il Tilia, che all’epoca era considerato parte del retrostante monte Corno) venisse creato un “habitacio” per gli abitanti della Valle Arnaria (ovvero dell’attuale piana di Leonessa).

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