{"id":88313,"date":"2026-10-09T12:39:16","date_gmt":"2026-10-09T10:39:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/?p=88313"},"modified":"2026-10-09T12:39:16","modified_gmt":"2026-10-09T10:39:16","slug":"cristina-borella-amare-come-manifesto-di-lliberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/2026\/10\/09\/cristina-borella-amare-come-manifesto-di-lliberta\/","title":{"rendered":"Cristina Borella: amare come manifesto di llibert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p data-pm-slice=\"1 1 []\"><strong>Cristina Borella<\/strong> attraversa il confine sottile tra metodo scientifico e ascolto emotivo e lo fa con una delicatezza che ho trovato opportuna. Ho letto <strong>\u201cFusa che creano mondi\u201d<\/strong> non senza emozione e commozione, non senza divertimento, non senza la curiosit\u00e0 di scoprire nuovi mondi&#8230; qui va di scena il rapporto con i gatti come una forma di conoscenza che chiede attenzione, rispetto e misura. Attenzione: non vuole essere un manuale, ma quasi un romanzo, una cronaca dolcissima, un racconto di ci\u00f2 che gli animali possono insegnarci sul silenzio, sulla libert\u00e0, sull\u2019assenza di possesso e, in fondo, anche su noi stessi.<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-88315\" src=\"http:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA.jpg\" alt=\"\" width=\"1400\" height=\"2100\" srcset=\"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA.jpg 1400w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-1365x2048.jpg 1365w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2026\/10\/COVER-BORELLA-480x720.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px\" \/><\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Tra metodo scientifico e ascolto emotivo, dove comincia per te la vera conoscenza di un animale?<br \/>\n<\/strong>Per me la vera conoscenza di un animale comincia dall\u2019incontro tra metodo e ascolto. Il metodo scientifico \u00e8 fondamentale: permette di conoscere la specie, riconoscere i bisogni, comprendere la salute, il comportamento e ci\u00f2 che \u00e8 oggettivamente osservabile. Ma da solo non basta. Credo che la conoscenza profonda inizi quando, accanto a ci\u00f2 che sappiamo, impariamo a osservare davvero quell\u2019animale: i suoi tempi, le sue reazioni, il modo in cui comunica, ci\u00f2 che lo rassicura e ci\u00f2 che lo mette in difficolt\u00e0. L\u2019ascolto emotivo non significa attribuirgli sentimenti umani, ma imparare a leggere i suoi segnali senza forzarli dentro le nostre aspettative. In fondo, la scienza ci insegna a conoscere l\u2019animale; l\u2019ascolto ci insegna a conoscerlo come individuo. E penso che sia proprio nell\u2019unione di queste due dimensioni che nasca una relazione realmente rispettosa.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Ma possiamo davvero fare a meno del nostro modo di sentire?<br \/>\n<\/strong>No, credo che non possiamo fare a meno del nostro modo di sentire, e forse non sarebbe nemmeno giusto. Il punto, per\u00f2, \u00e8 non confondere ci\u00f2 che sentiamo noi con ci\u00f2 che sente l\u2019animale. La nostra sensibilit\u00e0 pu\u00f2 essere uno strumento prezioso: ci permette di accorgerci di un cambiamento, di fermarci, di osservare meglio. Ma deve accompagnarsi all\u2019umilt\u00e0 di sapere che l\u2019animale ha un modo di percepire il mondo diverso dal nostro. Per me, quindi, non si tratta di mettere da parte le emozioni, ma di imparare a usarle senza sovrapporle all\u2019animale. Possiamo sentire molto, purch\u00e9 continuiamo ad ascoltare ci\u00f2 che lui ci sta realmente comunicando.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Domanda davvero filosofica, ma alla fine, chi ha ragione, se una ragione esiste?<br \/>\n<\/strong>Io non credo che, quando parliamo di animali, debba esserci necessariamente qualcuno che \u201cha ragione\u201d. Forse la domanda stessa ci porta nella direzione sbagliata. La scienza ha ragione quando ci offre strumenti per comprendere ci\u00f2 che \u00e8 misurabile e verificabile. La nostra sensibilit\u00e0 ha valore quando ci permette di cogliere qualcosa che non sempre pu\u00f2 essere tradotto immediatamente in numeri o formule. Il problema nasce quando una delle due pretende di essere l\u2019unica verit\u00e0 possibile. Forse la ragione, se esiste, sta proprio nell\u2019equilibrio: sapere ci\u00f2 che possiamo sapere, riconoscere ci\u00f2 che ancora non comprendiamo e avere abbastanza umilt\u00e0 da lasciare all\u2019animale il diritto di essere diverso da come noi lo immaginiamo. In fondo, credo che non debba vincere n\u00e9 la scienza n\u00e9 l\u2019emozione. Deve vincere il rispetto per l\u2019animale.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Tornando ai gatti, amare senza possedere, sono stati loro a insegnartelo?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec. E forse \u00e8 una delle cose pi\u00f9 importanti che i gatti mi hanno insegnato. Amare un gatto significa accettare che non ci appartiene davvero. Possiamo prendercene cura, proteggerlo, accompagnarlo, costruire con lui un legame profondissimo, ma non possiamo possederlo nel senso pi\u00f9 vero della parola. Ha i suoi tempi, le sue preferenze, il suo carattere, il suo modo di scegliere quando avvicinarsi e quando prendere le distanze. Credo che proprio questo renda il rapporto con un gatto cos\u00ec speciale: l\u2019amore non si misura da quanto riusciamo a trattenerlo, ma dalla libert\u00e0 che siamo capaci di lasciargli. E s\u00ec, questo me lo hanno insegnato loro. Ogni giorno<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Questo significa forse assenza di ego e prospettiva del qui ed ora?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, almeno in parte. Credo che vivere accanto a un gatto ci costringa a ridimensionare il nostro ego e, soprattutto, la nostra pretesa di controllare tutto. Il gatto vive molto nel presente. Non gli interessa ci\u00f2 che noi pensiamo dovrebbe accadere: se in quel momento vuole osservare, osserva; se vuole giocare, gioca; se vuole stare accanto a noi, lo fa. E quando non vuole, semplicemente si allontana. Stare con loro ci insegna allora a esserci senza voler sempre intervenire, ad ascoltare senza anticipare, a godere di un momento senza trasformarlo necessariamente in qualcosa da trattenere. Forse \u00e8 proprio questo il regalo pi\u00f9 grande: imparare che essere presenti non significa possedere il momento, ma viverlo.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>E qui naturalmente approfondiamo dentro il concetto del silenzio. Gli animali non parlano eppure comunicano.<br \/>\n<\/strong>Il silenzio, per me, non \u00e8 assenza di comunicazione. \u00c8 semplicemente un linguaggio diverso dal nostro. Gli animali non hanno bisogno delle parole per dirci come stanno. Parlano attraverso il corpo, lo sguardo, la distanza che scelgono, il modo in cui si avvicinano, un movimento della coda, un cambiamento nel respiro. E spesso siamo noi a non saperli ascoltare, perch\u00e9 siamo talmente abituati alle parole da dimenticare tutto ci\u00f2 che viene prima e dopo di esse. Penso, per esempio, a un gatto che si avvicina senza fare rumore e si siede accanto a noi, senza cercare necessariamente il contatto. Non miagola, non chiede nulla. Eppure quella vicinanza pu\u00f2 essere una comunicazione potentissima. Allo stesso modo, se improvvisamente si allontana, abbassa le orecchie o cambia postura, ci sta dicendo qualcosa: sta a noi avere la sensibilit\u00e0 e l&#8217;attenzione per accorgercene. Con i gatti ho imparato che il silenzio pu\u00f2 essere uno spazio di ascolto. Quando smettiamo di riempirlo, iniziamo ad accorgerci di cose che prima non vedevamo. Forse \u00e8 proprio questo che gli animali ci insegnano: non tutto ci\u00f2 che \u00e8 importante ha bisogno di essere detto. A volte bisogna semplicemente imparare a stare in silenzio abbastanza a lungo da poter ascoltare.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Con il senno di poi, questo libro \u00e8 scritto da un allevatore o da una donna che ama i suoi gatti?<br \/>\n<\/strong>Io direi che \u00e8 scritto da una donna che ama profondamente i suoi gatti e che, proprio attraverso l\u2019esperienza di allevatrice, ha imparato a conoscerli. Non vorrei che le due cose fossero messe in contrapposizione. Essere allevatrice mi ha dato gli strumenti, l\u2019osservazione quotidiana, la responsabilit\u00e0 e anche la necessit\u00e0 di conoscere la realt\u00e0 degli animali in modo concreto. Ma alla base c\u2019\u00e8 una relazione personale, fatta di attenzione, affetto e ascolto. Forse, con il senno di poi, direi che l\u2019allevatrice \u00e8 il punto di partenza, ma la donna che ama i suoi gatti \u00e8 la voce con cui questo libro \u00e8 stato scritto. E probabilmente \u00e8 proprio questo che vorrei arrivasse al lettore: non un manuale su come allevare o accudire un gatto, ma il racconto di ci\u00f2 che i gatti possono insegnare a noi, se siamo disposti ad ascoltarli.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>In chiusa. Cosa rispondiamo a quanti denunciano che umanizziamo i nostri amici a quattro zampe? Tanto per chiudere in bellezza.<br \/>\n<\/strong>Io risponderei che amare un animale non significa necessariamente umanizzarlo. Umanizzare significa attribuirgli automaticamente pensieri, bisogni e comportamenti umani. Conoscere un animale, invece, significa cercare di comprenderlo per quello che \u00e8, rispettando la sua natura. Io posso guardare un gatto negli occhi e riconoscere un legame, un&#8217;emozione, una scelta, senza per questo pensare che sia una piccola persona travestita da gatto. Anzi, credo che il vero rispetto cominci proprio l\u00ec: non abbiamo bisogno di trasformarli in qualcosa di simile a noi per amarli. Possiamo amarli nella loro diversit\u00e0. E forse, alla fine, sono loro a ricordarci una cosa che abbiamo dimenticato: non tutto ci\u00f2 che proviamo deve essere spiegato con le nostre parole per essere vero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristina Borella attraversa il confine sottile tra metodo scientifico e ascolto emotivo e lo fa con una delicatezza che ho trovato opportuna. 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