{"id":88226,"date":"2026-09-25T16:53:19","date_gmt":"2026-09-25T14:53:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/?p=88226"},"modified":"2026-09-25T16:53:19","modified_gmt":"2026-09-25T14:53:19","slug":"lordito-e-la-trama-la-cifra-stilistica-della-stagione-2026-2027-di-teatrosophia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/2026\/09\/25\/lordito-e-la-trama-la-cifra-stilistica-della-stagione-2026-2027-di-teatrosophia\/","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;ordito e la Trama&#8221; : la cifra stilistica della stagione 2026\/2027 di Teatrosophia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-41869 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia-300x86.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"86\" srcset=\"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia-300x86.jpg 300w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia-768x220.jpg 768w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia-480x138.jpg 480w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia-600x172.jpg 600w, https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2023\/09\/LogoTeatrsophia.jpg 923w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>STAGIONE 2026\/2027<\/strong><\/p>\n<p>Viviamo in un tempo in cui tutto tende ad accelerare. Anche il teatro \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso attraversato dalla necessit\u00e0 di rinnovare continuamente le proposte, accorciando la permanenza degli spettacoli e riducendo le occasioni di incontro tra artisti e pubblico. Per noi, per\u00f2, il cartellone non \u00e8 un semplice elenco di titoli, ma una trama: un intreccio di spettacoli, persone, idee e percorsi che si richiamano, si influenzano e si trasformano nel corso della stagione. Ogni appuntamento acquista senso anche in relazione a ci\u00f2 che lo precede e a ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo. Ogni artista entra a far parte di una comunit\u00e0 di ricerca, mentre ogni spettatore \u00e8 invitato non soltanto ad assistere, ma a prendere parte a questo processo, ad abitarlo.<\/p>\n<p><strong>Il primo filo: il tempo<\/strong> &#8211; <strong>Gli spettacoli hanno bisogno di durata.<\/strong><\/p>\n<p>Gli spettacoli hanno bisogno di tempo. Teatrosophia sceglie di restituire valore alla durata, perch\u00e9 \u00e8 proprio nel tempo che un\u2019opera pu\u00f2 crescere, trasformarsi e rivelare nuove sfumature. Ogni replica la modifica, ogni incontro con il pubblico ne arricchisce il senso. Per questo immaginiamo la stagione come un organismo vivo, capace di accompagnare i percorsi artistici e di lasciare alle opere lo spazio necessario per respirare, evolvere e costruire, replica dopo replica, la propria storia.<\/p>\n<p><strong>Il secondo filo: gli artisti<\/strong><strong> &#8211; Le relazioni creative hanno bisogno di continuit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Ogni opera nasce da un intreccio di relazioni. Visioni, linguaggi ed esperienze si incontrano, si contaminano e si trasformano, dando vita a qualcosa che nessuno potrebbe creare da solo. Teatrosophia vuole essere lo spazio in cui questo intreccio possa crescere nel tempo: un luogo in cui gli artisti possano condividere percorsi, confrontarsi e trasformare ogni relazione in una nuova possibilit\u00e0 creativa.<\/p>\n<p><strong>ll terzo filo \u00e8 il pubblico &#8211; L\u2019esperienza ha bisogno di essere condivisa.<\/strong><\/p>\n<p>Una stagione non \u00e8 una semplice successione di eventi, ma un\u2019esperienza che prende forma nel tempo. Chi la attraversa accompagna la crescita delle opere, ritrova artisti gi\u00e0 incontrati e scopre legami e connessioni inattese. Per questo scegliamo la continuit\u00e0: perch\u00e9 \u00e8 nel tempo delle opere e delle relazioni che il teatro supera la dimensione della sola rappresentazione e diventa una comunit\u00e0 di immaginazione condivisa.<\/p>\n<p><strong>Teatrosophia ha costruito l\u2019ordito: la struttura su cui intrecciare fili, visioni e relazioni. \u00c8 da questa trama che prende forma la stagione 2026\/2027.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non un calendario, ma un tessuto di esperienze.<\/strong><strong> Non una successione di eventi, ma una geografia di legami.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il teatro non si esaurisce nell\u2019istante del debutto.<br \/>\nVive nel tempo, negli incontri, nelle relazioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il primo filo della stagione si srotoler\u00e0 <strong>dal<\/strong> <strong>1 al 4 ottobre: <\/strong>in scena <strong>Senza Fine \u2013 Quando i poeti cantano<\/strong>, scritto e interpretato da <strong>Gianni De Feo<\/strong>, con i testi poetici di <strong>Roberto Rinaldi<\/strong> e gli arrangiamenti musicali di <strong>Adriano D&#8217;Amico<\/strong> (produzione Florian Metateatro). Un viaggio che parte dal kabarett berlinese di Kurt Weill e Marlene Dietrich, attraversa l&#8217;ironia tagliente di Bertolt Brecht e approda ai poeti cantori italiani \u2014 De Andr\u00e9, Tenco, Dalida, Mia Martini \u2014 in un caleidoscopio di canzoni e frammenti poetici pensato per un ascolto \u201ca occhi chiusi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dal 6 all\u201911 ottobre<\/strong> torna, a grande richiesta, <em>Oltre lo Specchio<\/em>, spettacolo della <strong>Compagnia Australe<\/strong> firmato insieme a <strong>Noemi Miranda, Federico Dioguardi e Matteo Fasanella<\/strong>, che ne cura anche la regia. In scena <strong>Nunzia Ambrosio, Antonio Buonocunto, Carmelita Luciani e Lorenzo Martinelli<\/strong>. Meglio essere perfetti o essere felici? \u00c8 il dilemma che attraversa le vite di Marco, Chiara e Giulia, travolti dai ritmi serrati della loro agenzia di marketing, un luogo in cui la bellezza diventa strategia, la performance misura del valore e l\u2019immagine uno strumento di potere.<\/p>\n<p><strong>Dal 15 al 18 ottobre<\/strong> sar\u00e0 la volta di <em>Visioni<\/em>, scritto e diretto da <strong>Maria Letizia Chezza<\/strong> e <strong>Luca Falleri<\/strong>, entrambi anche in scena accanto a <strong>Dalila Di Palma, Pasquale Martinazzo e Irene Macuz<\/strong>, per la produzione <strong>Storie di Piazza<\/strong>. Shakespeare incontra il folklore salentino e quello dell\u2019Alta Valle del Tevere in un percorso simbolico guidato dalle carte dei tarocchi. Tra teatro di prosa e teatro fisico, musica e canti corali, cinque giovani attori danno voce alle storie di chi non ha potuto amare senza smarrirsi, intrecciando misticismo, leggende e tradizioni popolari in un racconto capace di restituire paure, desideri e sogni universali.<\/p>\n<p>Chiude il mese, <strong>dal 22 al 25 ottobre e dal 28 ottobre al 1\u00b0 novembre<\/strong>, <em>Voyeurs<\/em> di <strong>Luigi Amendola<\/strong>, con la regia e la drammaturgia musicale di <strong>Mauro Toscanelli<\/strong>. In scena <strong>Fabio Fantozzi, Masaria Colucci, Francesco Perinelli, Titti Cerrone, Massimo Napoli, Adriano D\u2019Amico e Roberta Bobbi<\/strong>, con le coreografie di <strong>Silvia De Fabiis<\/strong> (produzione <strong>Melanch\u00f2lia Teatro<\/strong>). In una strada di periferia si incrociano, alla spicciolata, sette figure, sette microcosmi incapaci di entrare davvero in relazione gli uni con gli altri. Scritto negli anni Novanta, il testo conserva una sorprendente attualit\u00e0 e si fa specchio di una societ\u00e0 segnata da individualismo, egoismo e incomunicabilit\u00e0, immersa in un\u2019indifferenza collettiva che rende ogni incontro fragile e ogni tentativo di contatto quasi impossibile.<\/p>\n<p>Novembre si apre con un ritorno, forte del successo ottenuto nella scorsa stagione: <em>Naked \u2013 Studi Nudi di Improvvisazione Teatrale<\/em>. Due attori, un luogo e cinquanta minuti a disposizione per uno spettacolo che porta l\u2019improvvisazione alla sua forma pi\u00f9 essenziale. Niente costumi, scenografia o quarta parete, ma soprattutto nessun testo scritto: tutto nasce e si costruisce in scena, rigorosamente dal vivo. Protagonisti <strong>Patrizio Cossa<\/strong> e <strong>Fabrizio Lobello<\/strong>, diretti da <strong>Giorgia Giuntoli<\/strong>, per <strong>AST Company<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dal 18 al 22 novembre<\/strong> va in scena <em>Narciso Superstar<\/em>, liberamente tratto dal romanzo di <strong>Giorgio Gigliotti<\/strong>, con adattamento e regia di <strong>Guido Lomoro<\/strong>. In scena <strong>Tiziano Di Sora<\/strong> e <strong>Francesco Giannotti<\/strong>, con le danzatrici <strong>Sara Ferrigno<\/strong> e <strong>Virginia Picchi<\/strong> e le coreografie di <strong>Maria Concetta Borgese<\/strong>. Dalla Calabria a New York e Roma, Narciso attraversa gli anni Ottanta e Novanta tra eccessi, amori, paternit\u00e0 e new wave, in un tempo segnato anche dall\u2019AIDS. Parola, danza e immagine si intrecciano in un racconto sospeso tra euforia, provocazione e intimit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mese si chiude, <strong>dal 26 al 29 novembre<\/strong>, con <em>Don Chisciotte<\/em> di <strong>Adriano D\u2019Amico<\/strong>, anche interprete insieme a <strong>Claudio Panzironi<\/strong> e <strong>Caterina Mattia<\/strong>, per la regia di <strong>Jolanda D\u2019Amico<\/strong>. Convinto di essere un Cavaliere Errante, Don Chisciotte parte alla ricerca di imprese da compiere, accompagnato dal fedele Sancio Panza e guidato dall\u2019ideale di Dulcinea. La sua ostinazione visionaria trasforma mulini in giganti e greggi in eserciti, consegnandolo a continue sconfitte. Ma proprio la forza con cui continua a credere nei propri ideali restituisce al personaggio tutta la sua irriducibile nobilt\u00e0.<\/p>\n<p>Dicembre cambia registro e apre a scenari pi\u00f9 duri e contemporanei.<\/p>\n<p><strong>Dal 3 al 6 dicembre<\/strong>, <em>Soft White Underbelly<\/em>, con <strong>Elena Biagetti, Ugo Caprarella, Matteo D\u2019Incoronato, Alessia Ferrero, Emanuela Panzarino, Caterina Petrucci<\/strong> e <strong>Massimiliano Vado<\/strong> che firma anche drammaturgia, luci e regia, per la produzione <strong>Laros di Gino Caudai<\/strong> porta in scena, con taglio documentaristico e ispirandosi al progetto fotografico di Mark Laita, le vite ai margini di Skid Row, il quartiere dei senzatetto di Los Angeles. Rielaborate in monologhi a partire da storie reali, queste testimonianze attraversano disagio esistenziale, fragilit\u00e0 psichiche e solitudini estreme, restituendo senza filtri ci\u00f2 che spesso si preferisce non vedere.<\/p>\n<p><strong>Dal 17 al 20 dicembre<\/strong> va in scena <em>Like the Avengers<\/em>, adattato e diretto da <strong>Matteo Fasanella<\/strong>, anche interprete, con <strong>Carmelita Luciani, Lorenzo Martinelli, Diana Forlani, Sabrina Sacchelli, Nicol\u00f2 Berti<\/strong> e <strong>Guido Lomoro<\/strong>, per <strong>Darkside E.T.S.<\/strong> In uno spazio metafisico, sospeso tra realt\u00e0 e surreale, la segretaria Chiara accoglie un gruppo di individui eccentrici, ciascuno alla ricerca di una possibilit\u00e0 di rinascita. Tra situazioni comiche e grottesche, fragilit\u00e0 e maschere finiscono per emergere, fino a trasformare l\u2019incontro in un\u2019inaspettata occasione di condivisione. <em>Like the Avengers<\/em> racconta cos\u00ec, con leggerezza e ironia, la forza che pu\u00f2 nascere dall\u2019aprirsi agli altri e dal riconoscere le proprie debolezze.<\/p>\n<p><strong><em>Like the Avengers<\/em><\/strong><strong> torner\u00e0 in scena anche il 31 dicembre, per accompagnare il pubblico verso il nuovo anno con una serata speciale.<\/strong><\/p>\n<p>Il 2027 si apre, <strong>dal 14 al 17 gennaio<\/strong>, con <em>Alters<\/em>, thriller psicologico scritto e diretto da <strong>Marianna Adamo<\/strong>, anche protagonista insieme a <strong>Matteo Fasanella<\/strong>, con musiche originali di <strong>Alessandro D\u2019Agostini<\/strong> (ORO Studios). In una stanza spoglia di una REMS, Filippo e Nina sostengono entrambi di essere lo psichiatra chiamato a curare l\u2019altro. Chi \u00e8 davvero il paziente? Da qui prende forma un serrato duello verbale che mette in crisi ogni certezza, muovendosi tra vendetta e giustizia, colpa e innocenza, realt\u00e0 e delirio. Un\u2019indagine sulla psiche umana, sul trauma che frantuma l\u2019identit\u00e0 e sul confine, sempre pi\u00f9 incerto, tra normalit\u00e0 e follia.<\/p>\n<p><strong>Dal 21 al 24 e dal 28 al 31 gennaio<\/strong> va in scena <em>Le intermittenze della morte<\/em>, liberamente tratto dal romanzo di <strong>Jos\u00e9 Saramago<\/strong>, con <strong>Serena Borelli, Martina Grandin<\/strong> e <strong>Alessandro Moser<\/strong>, per la regia di <strong>Valentina Cognatti<\/strong> (coproduzione <strong>Margot Theatre Company<\/strong> e <strong>Teatrosophia<\/strong>). In un paese senza nome, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, nessuno muore pi\u00f9. Quella che sembra una benedizione si trasforma presto in un paradosso sociale, economico e religioso. Dopo sette mesi, la Morte annuncia il proprio ritorno e comincia a inviare una lettera a chi \u00e8 destinato a morire. Ma una di queste continua inspiegabilmente a tornare indietro: \u00e8 indirizzata a un violoncellista solitario, costringendo la Morte a consegnarla di persona.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dal 10 al 13 febbraio<\/strong> va in scena <em>Vista Mare<\/em>, scritto e diretto da <strong>Rosario Tronnolone<\/strong>, con <strong>Stefano Licci<\/strong> e <strong>Cristiano Migali<\/strong>. Nel bar di un albergo sul mare, due ex amanti si ritrovano dopo due anni, forse per caso. Tra parole, silenzi e domande mai risolte riaffiora una relazione fatta di desiderio, rancore e dipendenza. Un amore finito che continua a risuonare come una melodia malinconica, lasciando emergere la violenza silenziosa di un sentimento che il tempo non \u00e8 riuscito a cancellare.<\/p>\n<p><strong>Dal 18 al 21 e dal 25 al 28 febbraio<\/strong> va in scena <em>I Figli del Poeta (Giulietta, Romeo e gli altri)<\/em>, per la regia di <strong>Guido Lomoro<\/strong>, con <strong>Sabrina Sacchelli, Tiziano Di Sora, Bruno Petrosino, Gabriel Durastanti<\/strong> e <strong>Gennaro Russo<\/strong>, e le coreografie di <strong>Maria Concetta Borgese<\/strong> (coproduzione <strong>Teatrosophia<\/strong> e <strong>Laros di Gino Caudai<\/strong>). Tutti conoscono la storia di Romeo e Giulietta. Ma cosa accade dopo il sipario? In un non-luogo sospeso tra vita e morte, Giulietta, Romeo, Mercuzio, Frate Lorenzo e Baldassarre si ritrovano a fare i conti con la tragedia e con una domanda irrisolta: la colpa \u00e8 del destino, del caso o delle loro scelte? Tra accuse, confessioni e assoluzioni, i personaggi ricostruiscono la propria storia fino a scoprirsi qualcosa di pi\u00f9 della loro fine: memoria, parola, poesia. Figli di un poeta che continua a vivere attraverso di loro, e attraverso lo sguardo di ogni spettatore.<\/p>\n<p>Marzo porta in scena due universi femminili profondamente diversi, accomunati per\u00f2 dalla stessa capacit\u00e0 di lasciare il segno.<\/p>\n<p><strong>Dal 4 al 7 e dall\u201911 al 14 marzo<\/strong>, <em>Sparano a Maria<\/em> di <strong>Giuliano Compagno<\/strong>, interpretato e diretto da <strong>Patrizia Schiavo<\/strong>, rende omaggio a<strong>Maria Plozner Mentil<\/strong>, portatrice carnica durante la Grande Guerra. Una delle oltre mille donne impegnate a trasportare viveri, armi e munizioni fino alle trincee, Maria rimase sola con quattro figli mentre il marito combatteva sul Carso. Rispose all\u2019appello dell\u2019esercito e il 15 febbraio 1916 fu uccisa da un cecchino; nel 1997 le venne conferita la Medaglia d\u2019Oro al Valor Militare. Una storia di coraggio e sacrificio che, dalla memoria del primo conflitto mondiale, torna a interrogare con forza il nostro presente.<\/p>\n<p><strong>Dal 18 al 21 marzo<\/strong> va in scena <em>La Stella \u2013 Il volo di Amelia<\/em>, nato dal progetto <em>Free Women Suite<\/em> di <strong>Andrea Balzola<\/strong> e <strong>Beatrice Schiaffino<\/strong>, scritto da Balzola, interpretato da Schiaffino e diretto da <strong>Matteo Fasanella<\/strong>. Amelia Earhart, nata in Kansas nel 1897, trasforma il volo nella propria vocazione e diventa simbolo di coraggio e indipendenza, fino alla misteriosa scomparsa nel Pacifico nel 1937. Lo spettacolo la immagina ancora in volo, stella nomade e figura sospesa tra mito e memoria, mentre ripercorre frammenti della propria vita e della sua inesausta tensione verso la libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Dall\u20198 all\u201911 aprile<\/strong> va in scena <em>A un \u201cmetro\u201d da\u2026<\/em>, progetto nato dall\u2019incontro di un gruppo di giovani artisti \u2014 <strong>Milena Aldini, Alessio Corso, Stefania Cancelliere, Claudia Mieli<\/strong> e <strong>Gennaro Russo<\/strong> \u2014 autori e interpreti della pi\u00e8ce, con la regia di <strong>Milena Aldini<\/strong> e <strong>Gennaro Russo<\/strong>. Lo spettacolo prende le mosse da una domanda semplice e urgente: cosa accadrebbe se, nel ritmo frenetico di una vita scandita da impegni e corse continue, fossimo improvvisamente costretti a fermarci? Da questo cortocircuito nasce una riflessione su chi siamo quando vengono meno fretta, abitudini e distrazioni, e su quanto delle nostre giornate riusciamo davvero a vivere.<\/p>\n<p><strong>Dal 14 al 18 aprile<\/strong> sar\u00e0 la volta di <em>Biancaneve non si sveglia<\/em>, liberamente ispirato alla vicenda di <strong>Alan Turing<\/strong>, con <strong>Gabriele Cantando Pascali<\/strong> e <strong>Maria Concetta Borgese<\/strong>, per l\u2019adattamento e la regia di <strong>Guido Lomoro<\/strong> e le coreografie della stessa Borgese. Matematico britannico e padre dell\u2019informatica moderna, Turing contribu\u00ec in modo decisivo alla decifrazione dei codici nazisti durante la Seconda guerra mondiale, ma pochi anni dopo fu condannato per omosessualit\u00e0, allora reato in Gran Bretagna. Mor\u00ec nel 1954 per avvelenamento da cianuro, con una mela morsicata accanto al letto. Da questa vicenda prende forma uno spettacolo costruito su due piani che si intrecciano: quello reale, nel dialogo intimo, tenero e pungente tra Alan e la madre, e quello onirico della fiaba di Biancaneve, ascoltata da Turing fin da bambino. Due dimensioni che progressivamente si riflettono e si contaminano, fino a sovrapporsi in un racconto che unisce parola e movimento.<\/p>\n<p><strong>Dal 22 al 25 aprile<\/strong> va in scena <em>Deep<\/em> di <strong>Giuseppe Coppola<\/strong> e <strong>Massimiliano Viola<\/strong>, con <strong>Coppola<\/strong>, anche regista, e <strong>Andrea Lam<\/strong>. \u00abI giovani di oggi sono senza futuro\u00bb: ma \u00e8 davvero colpa delle circostanze, o il problema siamo anche noi? In un futuro post-apocalittico, segnato dalla bomba atomica del 2030, i sopravvissuti vivono in comunit\u00e0 sotterranee e lottano per una risorsa ormai rarissima: l\u2019acqua. Due giovani si incontrano presso uno degli ultimi pozzi e, nell\u2019attesa che il secchio riporti in superficie qualcosa oltre al fango, si confrontano su due visioni opposte del mondo e del futuro.<\/p>\n<p><strong>Dal 12 maggio<\/strong> va in scena <em>TU! \u2013 Tecnologia Umana<\/em>, produzione <strong>Teatrosophia<\/strong> scritta e diretta da <strong>Matteo Fasanella<\/strong>, con <strong>Gianni De Feo, Evelina Nazzari, Serena Borelli, Mauro Toscanelli<\/strong> e <strong>Antonio Buonocunto<\/strong>. Un progetto che riunisce artisti provenienti da percorsi diversi e traduce in scena uno dei principi centrali della nuova stagione: costruire relazioni creative durature, capaci di far dialogare linguaggi, esperienze e sensibilit\u00e0 differenti. Lo spettacolo guarda al futuro per interrogare il presente. Nel 2101, dieci anni dopo la Terza guerra mondiale, l\u2019umanit\u00e0 vive in una societ\u00e0 in cui il contatto umano \u00e8 quasi scomparso e ogni esperienza passa attraverso il digitale. Un giovane divulgatore sceglie l\u2019abbattimento dell\u2019ultimo archivio culturale fisico rimasto sulla Terra come scenario della sua millesima diretta, ma quattro figure del passato \u2014 <em>Louis Jouvet<\/em>, <em>Marguerite Yourcenar<\/em>, <em>Stefan Zweig<\/em> e <em>Mary Shelley<\/em> \u2014 irrompono nel suo spazio portando con s\u00e9 frammenti di memoria, creativit\u00e0, condivisione e tempo. Da questo incontro nasce una riflessione sul valore della memoria e sulla necessit\u00e0 di preservare arte, bellezza e relazione non come reliquie del passato, ma come condizioni indispensabili per rendere possibile il futuro.<\/p>\n<p><strong><em>Diciannove titoli, un solo filo conduttore: il tempo necessario perch\u00e9 l\u2019incontro tra artisti, linguaggi e pubblico possa trasformarsi in qualcosa di autentico.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Ufficio stampa<\/strong><\/p>\n<p><strong>Andra Cavazzini<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"mailto:press@quartapareteroma.it\"><strong>press@quartapareteroma.it<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>cell. 329.41.31.346<\/strong><\/p>\n<p><strong>Teatrosophia: Via della Vetrina, 7 \u2013 00186 Roma<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STAGIONE 2026\/2027 Viviamo in un tempo in cui tutto tende ad accelerare. 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