{"id":88211,"date":"2026-09-25T08:39:52","date_gmt":"2026-09-25T06:39:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/?p=88211"},"modified":"2026-09-25T08:39:52","modified_gmt":"2026-09-25T06:39:52","slug":"eugenia-tamburri-la-musica-e-il-filo-che-attraversa-tutto-il-mio-percorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europeanaffairs.it\/roma\/2026\/09\/25\/eugenia-tamburri-la-musica-e-il-filo-che-attraversa-tutto-il-mio-percorso\/","title":{"rendered":"Eugenia Tamburri: \u00abLa musica \u00e8 il filo che attraversa tutto il mio percorso\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><b>Dalla formazione pianistica alla ricerca etnomusicologica, dalla musica da camera al teatro, fino all\u2019insegnamento. Eugenia Tamburri racconta un percorso artistico volutamente non lineare, nel quale il pianoforte diventa luogo di incontro tra linguaggi, memoria personale e condivisione.<\/b><b><\/b><!--more--><\/p>\n<p>Un percorso che attraversa musica, teatro, cinema, mediologia e ricerca etnomusicologica, senza la necessit\u00e0 di trovare una definizione unica. Per <b>Eugenia Tamburri<\/b>, pianista, studiosa e docente, \u00e8 proprio questa pluralit\u00e0 a rappresentare uno degli elementi pi\u00f9 significativi della propria esperienza artistica.<\/p>\n<p>Intervistata nel corso di <b>\u201cSolo buone notizie\u201d<\/b>, Tamburri parte da Roland Barthes per spiegare il rapporto con la propria formazione. Il filosofo francese, racconta, \u00e8 stato per lei \u00abun grande mentore\u00bb, soprattutto per quell&#8217;idea del non assomigliare mai completamente a se stessi. Un riferimento che aiuta a comprendere un itinerario professionale costruito attraverso discipline differenti, unite per\u00f2 da un elemento costante: <b>la musica<\/b>.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00abIl filo che mi riconduce un po&#8217; trasversalmente a tutte le discipline che spesso hanno occupato i miei interessi e la mia mente \u00e8 sempre la musica\u00bb, spiega. Una musica che non \u00e8 soltanto esecuzione, ma qualcosa da analizzare dal punto di vista tecnico, espressivo e comunicativo. Per Tamburri, il testo musicale pu\u00f2 essere letto quasi allo stesso modo di un testo filmico, visivo o figurativo.<\/p>\n<p><b>Il pianoforte come dialogo<\/b><\/p>\n<p>Una parte importante della sua esperienza \u00e8 legata alla <b>musica da camera<\/b> e alla collaborazione con altri interpreti. \u00c8 qui che cambia radicalmente il rapporto con lo strumento. Il pianista solista pu\u00f2 scegliere autonomamente tempi, respiri e attacchi; suonare insieme agli altri significa invece costruire una dimensione condivisa.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xt2WSyy1m3g\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><br \/>\n<\/iframe><\/p>\n<p>Tamburri descrive la musica da camera innanzitutto come una forma di <b>socialit\u00e0<\/b>: respirare insieme, trovare gli stessi attacchi, confrontare interpretazioni che inizialmente possono essere differenti e arrivare a una visione comune della partitura. L&#8217;esperienza con musicisti di grande preparazione cameristica \u00e8 diventata cos\u00ec una componente centrale del suo percorso degli ultimi vent&#8217;anni.<span class=\"Apple-converted-space\"> \u00a0<\/span>\u00c8 un concetto che ritorna anche quando il pianoforte incontra un altro dei territori frequentati dalla musicista: <b>il teatro<\/b>.<\/p>\n<p>Tamburri \u00e8 stata pianista di scena lavorando con attori e personalit\u00e0 del palcoscenico. In questo caso il dialogo non avviene pi\u00f9 soltanto tra strumenti, ma tra musica e parola recitata. \u00abIl fiato del musicista con cui suoni viene sostituito dal fiato dell&#8217;attore\u00bb, racconta. Ed \u00e8 proprio sul palcoscenico che la partitura pu\u00f2 trasformarsi, nella sua interpretazione, in una sorta di <b>ipertesto<\/b>. Un applauso inatteso, una pausa, una battuta dimenticata o un&#8217;improvvisazione dell&#8217;attore possono modificare i tempi e richiedere al pianista una capacit\u00e0 immediata di adattamento. La tecnica resta quella del musicista, ma cambia l&#8217;ascolto di ci\u00f2 che accade intorno.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Non esiste, per\u00f2, una dimensione privilegiata: \u00abMi piace fare teatro, mi piace essere pianista di scena, mi piace suonare con gli altri musicisti\u00bb. La condizione \u00e8 una sola: che ci siano musica e arte.<\/p>\n<p><b>\u201cChiaroscuro 2\u201d, quando la musica diventa memoria<\/b><\/p>\n<p>Il rapporto tra esperienza personale e repertorio emerge con particolare evidenza parlando del pi\u00f9 recente progetto discografico. Nel disco <b>\u201cChiaroscuro 2\u201d<\/b>, Tamburri mette in relazione compositori ed epoche lontane, facendo convivere pagine appartenenti a tradizioni differenti.<\/p>\n<p>Quando pu\u00f2 scegliere liberamente cosa registrare, ammette, <b>la memoria privata prevale<\/b>. Alcuni brani riportano agli anni della formazione e ai concorsi pianistici nazionali e internazionali, quando lo studio era inevitabilmente legato anche alla preparazione necessaria per confrontarsi con le competizioni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Con il tempo, tuttavia, cambia anche il modo di avvicinarsi ai compositori. L&#8217;esecuzione non pu\u00f2 limitarsi alla padronanza tecnica: occorre trovare una propria chiave interpretativa, soprattutto davanti a repertori affrontati da generazioni di musicisti.<\/p>\n<p>Da qui nasce anche l&#8217;interesse per pagine meno frequentate. In \u201cChiaroscuro 2\u201d, ad esempio, Tamburri ha scelto un <b>preludio modulante di Mozart<\/b> che considera sorprendentemente moderno: una composizione del 1789 priva, come ricorda nell&#8217;intervista, di indicazione di tempo e tonalit\u00e0, caratteristiche che ai suoi occhi la avvicinano quasi alla sensibilit\u00e0 della musica contemporanea.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Nella costruzione del repertorio entra inoltre un elemento ricorrente: <b>la presenza femminile<\/b>. La pianista cita, tra gli esempi, un valzer venezuelano di Antonio Lauro dedicato alla figlia Natalia e il <i>Notenb\u00fcchlein<\/i> di Anna Magdalena Bach. Non si tratta quindi soltanto di accostare compositori amati, ma di creare connessioni tra tonalit\u00e0, ricordi, storie e figure capaci di dare al disco una trama personale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Insegnare significa passare il testimone<\/b><\/p>\n<p>Dopo essere stata allieva di numerosi maestri, oggi Tamburri vive anche l&#8217;altra parte del rapporto didattico: quella dell&#8217;insegnante.<\/p>\n<p>La sua idea di formazione \u00e8 fondata soprattutto sulla <b>trasmissione della conoscenza<\/b>. Persino un elemento apparentemente tecnico come la diteggiatura di una partitura diventa un sapere da condividere e non qualcosa da custodire gelosamente.<\/p>\n<p>\u00c8 un approccio aperto anche alla possibilit\u00e0 che un allievo, a un certo punto del proprio percorso, abbia bisogno di incontrare un altro docente. Per Tamburri il maestro non deve necessariamente accompagnare uno studente per sempre: pu\u00f2 arrivare il momento in cui il suo compito si conclude e diventa necessario \u00abpassare il testimone\u00bb a qualcun altro.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In fondo \u00e8 la stessa idea che attraversa l&#8217;intera conversazione: <b>la musica come esperienza in movimento<\/b>. Non un percorso rigidamente lineare, ma un linguaggio capace di mettere in comunicazione pianoforte e teatro, ricerca e interpretazione, memoria e insegnamento. E soprattutto persone diverse.<\/p>\n<p>Nel racconto di Eugenia Tamburri, il musicista non \u00e8 cos\u00ec soltanto colui che esegue una partitura. \u00c8 qualcuno che ascolta, dialoga, interpreta e trasmette. Un percorso nel quale cambiano i palcoscenici e gli interlocutori, mentre resta costante quel filo indicato all&#8217;inizio dell&#8217;intervista: la musica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla formazione pianistica alla ricerca etnomusicologica, dalla musica da camera al teatro, fino all\u2019insegnamento. 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