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Claudio Enea - page 8

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Mike Stern & Dave Weckl Band

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Cross Roads
 – Roma 12.04.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

Basterebbero solo questi due nomi per riempire un palazzetto dello sport, se poi ci aggiungiamo Tom Kennedy (Al DiMeola, Frank Gambale, Steve Lukather) al basso e Bob Franceschini (Paul Simon, Willie Colónal) al sax, ne avremmo la certezza assoluta.

E se invece questo fantastico quartetto lo riunissimo in una location più intima, dove pubblico ed artisti si possano quasi toccare, l’atmosfera diventerebbe magica e l’occasione per gli amanti della jazz-fusion sarebbe quasi un’opportunità irripetibile.

Bene, è successo proprio questo al Cross Roads, locale ormai storico del panorama romano, dove sono passati fior fiori di gruppi ed artisti, nazionali ed internazionali, dove ci si può prenotare per mangiare una pizza, bere una birra e perché no sentire qualche fenomeno strimpellare.

E’ la volta di Dave Weckl, eclettico batterista (Chick Corea Elektric Band) che collabora ormai da qualche anno con Mike Stern, inutile presentare quest’ultimo, scoperto da Metheny ha collaborato con nomi quali Miles Davis, Billy Cobham e Jaco Pastorius e con cinque nominations ai Grammy Award, si è affermato come uno dei principali chitarristi e compositori jazz-fusion della sua generazione.

Un bellissimo concerto quindi, dove la band ha trasmesso entusiasmo e voglia di suonare forse aiutata, come dicevamo prima, da un ambiente non dispersivo che ha messo in contatto quasi fisico pubblico e band.

Divertimento e piccole improvvisazioni, dove spiccano la precisione martellante di Kennedy, la tecnica sopraffina di Weckl, la pulizia graffiante di Franceschini ed il virtuosismo di Stern per nulla scalfito dall’incidente subito nel 2016 e che lo vede combattere una dura lotta riabilitativa per recuperare dai problemi ai tendini della mano destra.

Insomma, una serata indimenticabile con quattro star ancora alte nel firmamento musicale mondiale.

(Pregalleria)



Maneskin – Il ballo della vita Tour 2019

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Sono stati la rivelazione del 2017 ma se andiamo a vedere i numeri, anche del 2018. Mentre il 2019 non poteva iniziare che nel migliore dei modi, innumerevoli dischi d’oro e di platino stanno accompagnando il tour dei Maneskin “IL BALLO DELLA VITA TOUR”, alla seconda tranche, anche questa, come la prima, con praticamente tutte le date sold out, persino quelle aggiunte all’ultimo momento. Ma nulla nasce dal caso, dal secondo posto inaspettato per certi versi di XFactor, che li ha visti assoluti protagonisti e che preannunciava la scoperta di una nova talentuosa band, l’ascesa è stata inarrestabile. Sono bravi e coinvolgenti questi ragazzi e danno veramente tutto sul palco, il pubblico lo capisce, non solo i teenagers che sono lo zoccolo duro tra i fan del gruppo ma anche persone più avanti con gli anni, apprezzano l’energia che i quattro sanno trasmettere e rispondo urlando, cantando e ballando per tutti i 21 brani in programma per il concerto. La si gusta tutta l’armonia instaurata tra i componenti, sembra inesauribile, ne è la prova il momento in cui a fine concerto si scambiano gli strumenti, Victoria alla chitarra, Ethan al basso, Thomas alla batteria, l’unico che non si separa dal proprio strumento, il microfono, è Damiano, ma si sa, lui è fin dall’inizio il frontman che tolti i tacchi a spillo ha il compito di far sognare il pubblico femminile e allora eccolo andare da una parte all’altra del palco a torso nudo intonando Torna a casa, prima di chiudere e congedarsi assieme agli altri con la gente di casa, a cui danno appuntamento per il tour estivo che li vedrà sempre a Roma il 23 e 24 Giugno questa volta al Cavea Auditorium Parco della Musica nell’ambito del Roma Summer Fest, quindi un arrivederci a presto Maneskin.

I brani del concerto di Roma:

  1. Are You Ready?
  2. Fear For Nobody
  3. Immortale
  4. New Song
  5. Morirò Da Re
  6. Lasciami Stare
  7. Let’s Get It Started (Black Eyed Peas cover)
  8. You Need Me, I Don’t Need You (Ed Sheeran cover)
  9. Sh*t Blvd
  10. Breezeblocks (Alt-J cover)
  11. Le Parole Lontane
  12. Pyro (Kings Of Leon cover)
  13. Niente Da Dire
  14. Recovery
  15. Vengo Dalla Luna (Caparezza cover)
  16. Beggin’ (The Four Seasons cover)
  17. Chosen
  18. L’Altra Dimensione
  19. Kiwi (Harry Styles cover)
  20. Close To The Top
  21. Torna A Casa

Al Di Meola – Opus Tour 2019

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Dopo meno di una settimana dal concerto di Patitucci, sbarca a Roma o meglio a Ciampino un’altra icona del jazz mondiale, anch’egli di chiare origini italiane, è infatti la volta di Al Di Meola.

Probabilmente, per un chiaro volere, non sceglie un grandissimo ambiente, parlando in termini di dimensioni, ma una location più raccolta dove circa un 200 persone non si sono fatte sfuggire l’occasione di ascoltare dal vivo, il virtuoso della jazz fusion o meglio del genere smooth, una fusion  più delicata con inquinamenti etnico-classici che sembrano ormai essere lo stile prediletto dall’artista. Opus Tour 2019 è volto a promuovere l’omonimo album, ultima opera dell’artista uscita nel febbraio scorso. In quest’ultima avventura è accompagnato da musicisti di eccellenza come l’italianissimo Fausto Beccalossi ed il cubano naturalizzato americano Kemuel Roig, due portenti nell’ambito dei rispettivi strumenti. Buona la serata che scorre piacevole su nuovi e vecchi brani, citiamo “Cerreto Sannita” dedicata al luogo delle origini dell’artista americano e “Mediterranean Sundance” un brano dell’ormai lontano ’77 ma sempre coinvolgente, che fa battere a tempo le mani del soddisfatto pubblico presente.

Insomma, un nome una garanzia, Al e la sua compagnia, non deludono il loro pubblico e noi non possiamo che lasciare alla fine, il locale, soddisfatti con uno scontato arrivederci.

FORMAZIONE:
Al Di Meola – chitarra
Kemuel Roig – pianoforte
Fausto Beccalossi – fisarmonica

Ciampino 22.03.2019 – Orion

by Claudio Enea

photo by Claudio Enea

Danilo Pérez, John Patitucci e Terri Lyne Carrington – Children of the Light

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Ispirato al grande sassofonista, di Milleriana memoria Wayne Shorter, Children of the light è il trio composto da tre grandi artisti del panorama mondiale del genere jazz, Danilo Pérez, John Patitucci e Terri Lyne Carrington. I tre, che ormai collaborano da diversi anni, dedicano questo tour ad uno dei loro maestri, titolo tratto da un’opera dello stesso, offrendo uno spettacolo raffinato, intriso di improvvisazioni e modulazioni che in alcuni casi vedono gli strumenti fondersi in un’unica cosa. Non mancano botte e risposte, che vedono la soddisfazione dei tre tradotta in gemiti di esultanza e grandi sorrisi di intesa. Si divertono loro e si diverte anche il pubblico a vederli giocare con le armonizzaizoni dei loro brani, cosa volere di più da un concerto jazz?

Roma 18.03.2019 Auditorium Parco della Musica

By Claudio Enea

Foto by Claudio Enea

Subsonica 8 Tour

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Palalottomatica di Roma – 21.02.2019

Un esplosione di luci e suoni, sorprende, ma magari per gli affezionatissimi, anche no, il pubblico del Palalottomatica. Bellissima scenografia che vede i cinque componenti muoversi su altrettante piattaforme semovibili sovrastate da pannelli led che proiettano le immagini del gruppo ben visibili anche dal terzo anello del palasport. Coinvolgenti come sempre, come il genere tra pop e rock elettronico che contraddistingue la band e la pone tra le attuali più prolifere e longeve del panorama musicale Italiano.

“Non ci sono tanti gruppi che vi fanno ballare come noi in Italia”, esordisce Samuel Romano ed è proprio vero vedendo i fans sugli spalti percorsi da una irrefrenabile voglia di muoversi a tempo di musica ed impossibilitati a rimanere immobili al loro posto. Non deludono i Subsonica, e con la presentazione della loro ultima fatica 8 da cui prende il nome anche il tour, raggiungono facilmente il loro intento dichiarato ovvero quello di far ballare i presenti con i nuovissimi pezzi ma anche con i vecchi tratti dal loro repertorio come Up patriots to arm di Battiato e Nuova ossessione oppure Il Cielo Su Torino e Strade. Insomma 2 ore e mezza di ottima musica che rinfranca l’animo e ci fa pensare che in fondo anche da noi esiste ancora la possibilità di ascoltare dell’ottimo rock.

Live report e foto di Claudio Enea

De André canta De André “Storia di un impiegato”

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Applausi ed un affetto immediato e totale accolgono Cristiano De André non appena questi appare sul palcoscenico della Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. <<Dovrò trasferirmi a Roma>> dice visibilmente colpito, riferendosi apertamente al calore che il pubblico capitolino da sempre gli riserva.

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Giovanni Lattanzio, un giovane che sorrideva alla vita

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Una commemorazione veramente toccante, quella tenutasi il 23 Novembre 2018 presso l’Istituto tecnico Di Vittorio – Lattanzio di Roma, ma anche formativa per l’enorme numero di studenti presenti e soprattutto partecipanti. Cercare di affrontare il problema del bullismo cogliendo l’occasione del 40° anno dalla morte di Giovanni Lattanzio, ma in particolare organizzare in maniera pressoché perfetta l’evento, non era cosa semplice, un plauso quindi deve andare a chi ha voluto fortemente questa giornata volta a trasmettere ai ragazzi un messaggio forte che è quello che la morte di Giovanni non deve essere considerata inutile, inspiegabile, impunita purtroppo si, ma inutile non può e non dovrà mai essere. Incredibile come, dopo 40 anni, sia ancora sentita e partecipata questa vicenda.

E così che l’aula 50 dell’istituto si riempie all’inverosimile, tantissimi studenti che la gremiscono e rimangono presenti fin all’ultimo minuto delle oltre 2 ore della cerimonia.

Ospiti d’onore, ovviamente la famiglia di “Gianni” come lo chiamavano i più stretti, la mamma Enrica, il papà Antonio, la sorella Marisa ed il fratello Luca con la moglie, tutti segnati dal dolore che dopo 40 anni rimane fresco e presente come non fosse passato un giorno. Determinati nel trasmettere ai ragazzi la loro esperienza e raccontare chi era il loro caro e quanto sia stato incomprensibile ed infame quel gesto di cui ancora oggi se ne cerca l’autore ed il motivo, ancora più fermi nella ricerca della verità per porre le tante domande ancora senza risposta che avrebbero da fare. 

La promotrice, prof. Teresa Maria Anna Squitti, aprè introducendo gli altri coorganizzatori, il direttore dell’istituto Claudio Dore e l’ex preside e docente della VB, classe di Gianni, Biagio Vallefuoco. Entrambi si presentano con testimonianze dirette ed indirette raccontando la storia della scuola che vedeva le V di quell’anno le primissime V a dare gli esami di maturità, come sia cambiata la scuola da quegli anni e come sia stato difficile il percorso per poterla intitolare a nome di uno “semplice” studente.

La prof. Squitti che oltre a ringraziare per la collaborazione anche l’altra sua collega, la prof. Giordano, fa da moderatore dell’evento e comincia a chiamare i ragazzi che frequentano la scuola di oggi e che fanno parte del laboratorio teatrale dell’istituto.

Tantissimi, delle classi V ma anche di II, sfilano ad uno ad uno recitando poesie o brani scritti da loro e dedicati a Gianni, così, come se fosse un loro compagno di oggi, in fondo la sua vita si è fermata a soli 17 anni, la loro età, allora lo chiamano, ci parlano, gli raccontano la loro giornata o gli chiedono semplicemente come va, come ad aspettarsi una risposta, come una chiacchierata tra amici. Loro frequentano la scuola che porta il suo nome, lo sanno che era uno come loro, se ne rendono conto anche guardando le foto di lui assieme ai suoi amici nella vita di tutti i giorni e che scorrono proiettate sul telo dell’aula. Ne conoscono in parte la storia ed oggi attendono di ascoltare la storia nella sua completezza, da chi questa storia l’ha vissuta in prima persona. Ma prima di questo, un intervento interessante è quello del dott. Tommaso Scandale, neuropsichiatra infantile che affronta il tema del bullismo nelle sue forme, trasformate si nel tempo, ma ispirate dagli stessi principi. Scandale, spiega anche ai ragazzi quali possono essere le cause scatenanti della storia che ha visto protagonista Gianni, come cercare di non farsi influenzare e come eventualmente cercare di porre rimedio a situazioni limite. Seguono gli interventi del giornalista Lorenzo Gramaccioni che 4 anni fa scrisse la sua intervista impossibile fatta a Gianni e dell’assessore alla cultura del V municipio Maria Teresa Brunetti. Ma come dicevamo, la parte più commovente è sicuramente stata quella che ha visto protagonisti i ragazzi della scuola, che con i loro scritti e accompagnati dal chitarrista Stefano Barbati, sono riusciti ad arrivare al cuore dei presenti, diversi in lacrime, soprattutto i compagni di classe di Gianni, anche loro intervenuti numerosi all’evento che hanno poi voluto omaggiare i familiari con delle dediche scritte ed un mazzo di fiori. Una bandiera italiana, tirata per i lembi, da uno studente di quinta del 2018 e da un “ragazzo” di quinta del 1978, scopre una targa affissa all’ingresso della scuola come dedica ad “un giovane che sorrideva alla vita”, atto conclusivo di una giornata che rimarrà nella memoria dei presenti e speriamo per chi seguirà, perché la vita è una e va vissuta ma soprattutto, non deve essere negata.

Quell’anno, quei giorni, quel giorno

4 anni passati assieme, 4 anni di amicizia resa sempre più forte dal tempo. Compagni di banco, compagni di studio, e alla fine anche compagni di divertimento, dal Giovanni XXIII, istituto tecnico industriale in quel di Tor Sapienza, all’ex XVI ITIS, oggi purtroppo, ITI Giovanni Lattanzio.

Purtroppo, non per la dedica, fortemente voluta, dagli alunni della scuola e soprattutto dagli allievi e professori della sua classe, ma perché questo significava e significa che Gianni non c’è più. Gianni non ha avuto la possibilità di vivere una vita come tutti noi, una vita fatta di difficoltà, di sudore, ma anche di soddisfazioni e piaceri, di sconfitte e vittorie insomma, una vita. Ne è stato privato, con violenza, arroganza, presunzione di onnipotenza. Erano anni difficili, soprattutto il 78, anno di fermenti politici e non, l’anno dei tre papi, ma anche il più buio tra gli anni di piombo, il più nero per la democrazia del nostro paese, dall’uccisione di Peppino Impastato, vittima eccellente di mafia, al rapimento e uccisione di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse.

Le pistole e le contestazioni violente in piazza, gli attentati e le uccisioni erano loro malgrado, protagoniste dei telegiornali di tutti i giorni. Le scuole ed i ragazzi di quel periodo non erano esenti dalle influenze del violento clima socio politico che si respirava, la contestazione non era lontana anzi, era ancora fortemente presente nelle scuole e nelle periferie della città l’atmosfera era quella del far west, dove chiunque in possesso di un arma, si sentiva il diritto di brandirla alla prima occasione, magari non per usarla ma per dimostrare chi era l’animale alfa del branco. E’ così che una mattina di Settembre del 1978, per un banale incidente, “una pestata di piede” su un bus affollato, che in una società civile si concluderebbe con un “mi scusi”, “ ma no, non si preoccupi, può accadere”, si scatena una discussione il cui epilogo è di una violenza inaudita, inspiegabile o meglio, spiegabilissima, perché la mano è quella di un delinquentello, di un balordo, che per farsi grande di fronte al suo amico e magari incoraggiato dallo stesso, estrae una arma e fa fuoco. Accidentale o meno che sia, l’arma non doveva essere in quelle mani, a disposizione del branco a disposizione di due “vermi”. 

Gianni non doveva essere su quell’autobus quella mattina, doveva rimanere a casa per un piccolo problema di salute, ma c’era un’interrogazione e decise di non rinunciare ad essere presente, il fato, maledetto fato. Vista l’atmosfera di quel periodo le prime ipotesi che si fecero erano quelle che l’accaduto fosse legato ad un movente politico poi si cerco la motivazione in un regolamento di conti fra bande, ma non era nulla di tutto questo, Gianni ha avuto solo la sfortuna di incontrare sulla strada della sua vita, due nullità, capaci di farsi forza solo attraverso l’esibizione di un arma, in somma due “Bulli da strapazzo”, nemmeno capaci di capire qual’è il limite oltre il quale non si dovrebbe mai andare.

Bullo poi per cosa? Per dimostrare a chi? Se hanno una coscienza, lui e il suo compare, avranno portato questa pesante macchia per il resto dei loro giorni ma magari non ce l’hanno mai avuta una coscienza e si saranno anche vantati di aver stroncato una vita, una vita che era proiettata al futuro, piena di speranze e di progetti di un tranquillo e “normale” ragazzo di periferia.

Ciao giovane che sorridevi alla vita!

TOMMY EMMANUEL WITH SPECIAL GUEST JERRY DOUGLAS – ACCOMPLICE TOUR

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Tommy Emmanuel, artista australiano, torna in Italia dopo due anni per una serie di concerti, accompagnato questa volta da un altro eccellente chitarrista, Jerry Douglas, per la prima volta nel nostro paese.
Ad inizio 2018 il nuovo album “Accomplice one”, che nasce dalla collaborazione con una nutrita schiera di prestigiosi artisti del calibro di Jason Isbell, Mark Knopfler, Rodney Crowell, Jerry Douglas, Amanda Shires, Ricky Skaggs, JD Simo, David Grisman, Bryan Sutton, Suzy Bogguss e molti altri, album che tra l’altro da il nome al tour mondiale che lo vede approdare finalmente di nuovo nel nostro paese.

Una delle 7 tappe italiane Roma dove, accolti da un caloroso pubblico che gremisce al completo la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, i due artisti si trovano sin da subito a loro agio e deliziano con i loro virtuosismi la platea della capitale.

Apre il concerto Jerry Douglas, vincitore di 14 Grammy Awards, denominato ‘il maestro contemporaneo ineguagliabile di Dobro’ dal New York Times, il tre volte vincitore del premio CMA Musician of the Year Jerry Douglas uno degli artisti di registrazione più innovativi, con all’attivo 14 album da solista ed il suo sound presente su circa 1500 album con artisti come Garth Brooks, George Jones, Paul Simon, Little Big Town, James Taylor, Emmylou Harris, Elvis Costello, Earl Scruggs, Ray Charles, Dierks Bentley, Douglas rappresenta la massima espressione tra i musicisti della chitarra resofonica.

Prosegue il concerto Emmanuel, presentando i brani dell’ultimo album e confermando la crescente popolarità a livello planetario acquisita a colpi di concerti, 128 date solo nell’ultimo anno e 5 continenti toccati.

Conobbi Tommy Emmanuel agli inizi degli anni 2000 in uno dei DISMA di Rimini e rimasi immediatamente folgorato dalla sua tecnica, dal suo virtuosismo, dalla capacità di far suonare ogni centimetro della sua chitarra e quella di coinvolgere ed eccitare la sinapsi di chi lo sta ascoltando. Da li a poco riceveva il riconoscimento CGP titolo attribuito solo ai chitarristi più influenti del mondo ed oggi uno dei 5 Certified Guitar Player esistenti.

Nel corso della sua carriera ha inciso oltre 25 dischi, ricevuto nomination ai Grammy Award, partecipato alla cerimonia conclusiva olimpica di Sydney 2000, suonato tra gli altri con artisti come Stevie Wonder, Eric Clapton, Michael Bolton, Tina Turner, Cliff Richard, John Denver, Bruce Welch, Joan Armatrading, Larry Carlton, Bill Wyman dei Rolling Stones. Un talento unico i cui fan vanno dagli appassionati di chitarra che hanno seguito la sua carriera per decenni, agli amanti di grandi canzoni e melodie che affollano gli spettacoli di Tommy per l’autenticità emotiva che guida e trasmette in ogni performance. Per Tommy, però, la ricompensa più grande è sempre la stessa: fare il prossimo grande disco e vedere il pubblico radioso al prossimo grande spettacolo.

“Quando ero un bambino, volevo essere nel mondo dello spettacolo. Ora voglio solo essere nel mondo della felicità, io faccio musica, tu diventi felice. E questo allora risulta un buon lavoro”.

Auditorium Parco della Musica Roma
Roma 06.11.2018

Con Fabri Fibra chiude i battenti l’edizione 2018 di Rock in Roma.

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Ultimo concerto nella cornice dell’ippodoromo delle Capannelle, location ormai istituzionale della kermesse musicale estiva, che ha visto anche quest’anno un nutrito numero di artisti avvicendarsi sul palco ed una sempre consistente risposta da parte del pubblico romano. Non poteva quindi essere da meno, nonostante il diluvio abbatutosi su Roma pochi minuti prima dell’inizio del concerto, l’affluenza di pubblico per la penultima tappa del tour di Fabri Fibra al secolo Fabrizio Tarducci con il suo “Le vacanze tour”.

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